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Emozioni e sentimenti. 1. Introduzione storica L'analisi psicologica dell'emozione trova le sue radici nella discussione filosofica che si svolse inizialmente.

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1 Emozioni e sentimenti

2 1. Introduzione storica L'analisi psicologica dell'emozione trova le sue radici nella discussione filosofica che si svolse inizialmente nel contesto della retorica e dell'etica. Solo nel corso del XVII secolo le considerazioni proprie delle scienze naturali cominciarono a essere incluse in quelle discussioni e nelle analisi elaborate nel più ampio contesto entro cui si mirava a chiarire i processi sociali. L'aspetto centrale delle emozioni, in tutte le trattazioni di questo primo periodo, era il loro lato motivazionale, il loro carattere di passione, la loro capacità di determinare il comportamento. Gli sforzi compiuti nel XVIII secolo per ricondurre nell'ambito delle scienze naturali i processi mentali portarono a un approccio analitico a tali processi, nella ricerca degli elementi della mente. Le emozioni erano considerate stati di coscienza costituiti da un tipo di sensazione, un punto di vista che ha dominato le teorie delle emozioni nei secoli XVIII e XIX. Nei primi tempi della psicologia scientifica la teoria delle emozioni seguiva questa linea, interpretando le emozioni come un tipo particolare di elementi della coscienza oppure come sensazione corporea L'approccio sensista fu attaccato, nei primi anni del XX secolo, dalla prospettiva intenzionalista della filosofia fenomenologica. Secondo tale prospettiva le emozioni sono fenomeni intenzionali, cioè modalità della relazione soggetto-oggetto e percezioni di significati.Fino agli anni sessanta le posizioni sensiste hanno dominato la psicologia scientifica; da allora, anche se tali posizioni hanno continuato a contribuire alla ricerca e all'elaborazione teorica, la teoria delle emozioni ha cominciato a spostarsi verso il cosiddetto approccio cognitivo, in una sintesi che incorpora i punti di vista dei fenomenologi e quelli della filosofia precedente. Nello stesso periodo si è sviluppata una linea di pensiero del tutto diversa, centrata sul comportamento emotivo piuttosto che sull'esperienza emotiva; tale linea, che esercitò notevole influenza soprattutto attraverso lo studio comparativo di Darwin, The expression of emotions in man and animals fu adottata dall'etologia - lo studio del comportamento animale - e dal comportamentismo nella sua formulazione più recente Questi due approcci condividono una prospettiva funzionale: il comportamento emotivo innato, di cui fa parte l'espressione facciale, può essersi sviluppato nel corso dell'evoluzione solo in virtù del suo valore funzionale per l'adattamento. Anche il comportamento appreso sopravvive solo quando è funzionale all'ottenimento di ricompense. La prospettiva funzionale è importante anche nell'attuale scienza cognitiva, nel cui ambito vengono costruiti col computer modelli dei processi emotivi.

3 2. Definizione di emozione La radicale differenza di prospettive ha condotto a disaccordi sulla definizione stessa di emozione. Le differenti prospettive e i disaccordi riflettono il fatto che il termine 'emozione' è usato in riferimento a fenomeni assolutamente diversi: esperienze soggettive o sentimenti, comportamenti espressivi, comportamenti motivati e mutamenti corporei. Uno dei problemi principali nella definizione di emozione è che ognuno dei quattro tipi di fenomeni suddetti può verificarsi in assenza degli altri. Ci possono essere sentimenti senza mutamenti fisiologici o segni esteriori, e comportamenti espressivi senza che risulti un sentimento soggettivo. Tra questi differenti indici dell'emozione tendono a esserci correlazioni positive, ma il grado di correlazione generalmente è basso. Le differenti prospettive, inoltre, interpretano le relazioni causali tra i quattro tipi di fenomeni indicati in modo assai diverso, e definizioni differenti considerano preminente ora l'uno ora l'altro. Per queste ragioni l'emozione è stata chiamata un 'processo a molte componenti', definito dalla presenza di una o più delle quattro componenti, quando tale presenza va fatta risalire al verificarsi di un evento emotivamente significativo. In questo lavoro per 'emozione' si intenderà quel processo interiore che è suscitato da un evento emotivamente significativo e che può divenire manifesto attraverso ognuno dei suddetti fenomeni La percezione dell'emozione, cioè la sua esperienza soggettiva, è spesso ritenuta il nucleo o la caratteristica distintiva dell'emozione, mentre gli altri fenomeni sono considerati solo fattori concomitanti incidentali. Questo è stato il punto di vista più diffuso negli ultimi secoli; si tratta però di un punto di vista criticabile, dal momento che attribuire delle emozioni è significativo e utile, per la previsione del comportamento, anche quando non vengono attribuiti sentimenti, come nello studio degli animali o dei bambini non ancora in grado di parlare. Il concetto di emozione trae origine dalla classificazione del comportamento oltre che dall'esperienza soggettiva. Nella definizione data prima l'emozione è stata chiamata 'processo interiore', perché i quattro tipi di fenomeni sono tutti manifestazioni di un processo sottostante comune. Questo processo può essere descritto come l'impatto di un evento-stimolo, impatto consistente nella valutazione di quell'evento, la quale implica un effetto sulla preparazione all'azione. Il sentimento è principalmente la rappresentazione cosciente di tale valutazione; l'espressione dell'emozione, il comportamento motivato e il mutamento fisiologico sono le manifestazioni dello stato di preparazione all'azione, e la consapevolezza di essi contribuisce al sentimento. Dopo una discussione sulla misura delle emozioni, saranno trattati in maggior dettaglio i quattro tipi di fenomeni.

4 3. La misura delle emozioni Dal momento che col termine 'emozione' indichiamo l'impatto di un evento, impatto del quale i vari fenomeni sono manifestazioni, le emozioni possono essere misurate solo indirettamente, tramite queste manifestazioni. Poiché queste ultime sono solo moderatamente correlate fra loro, le misurazioni possono divergere e perfino risultare contraddittorie; nessuna di esse fornisce la sola misura dell'emozione, o la migliore.La misura delle emozioni implica una valutazione sia del tipo o qualità dell'emozione, che della sua intensità o forza. a) Il sentimento I sentimenti sono normalmente misurati tramite liste di controllo o scale di valutazione. Ai soggetti viene chiesto di indicare quale di una serie di emozioni sia o fosse presente durante un episodio particolare, o di precisarne l'intensità in base a una scala a tre o più valori (generalmente fino a 7 o 10). Talvolta si richiede di indicare l'intensità solo genericamente ("quanto era forte la tua emozione?"). Per ottenere risposte più affidabili possono essere presentate più scale per una data emozione o per un dato aspetto di un'emozione ("quanto era intensa la tua rabbia, la tua collera, la tua irritazione?"), combinando poi i punteggi relativi; per alcuni stati emotivi (ansia, rabbia, depressione) sono stati approntati questionari standard. I punteggi desunti dalle scale di valutazione sono condizionati da diversi tipi di alterazione delle risposte: per esempio gli interrogati possono nascondere o esagerare i loro sentimenti. Le scale di valutazione restringono l'ambito dei sentimenti o degli aspetti dei sentimenti riferiti, e pertanto sono talvolta richieste delle descrizioni libere, cui è difficile assegnare un punteggio affidabile. b) Il comportamento espressivo L'espressione facciale rappresenta l'indice delle emozioni più facilmente disponibile. Sono stati approntati molti metodi che consentono una classificazione sistematica delle espressioni facciali osservate direttamente o fotografate. Il metodo più oggettivo ed esaustivo, chiamato FACS è stato sviluppato da P. Ekman e W. V. Friesen (v.,1978); esso richiede che siano registrate unità individuali di azione facciale e consente la valutazione sia della qualità che dell'intensità della risposta emotiva. L'utilità di tale metodo è limitata dall'elevata quantità di tempo che esso richiede. Qualche progresso è stato fatto nell'analisi dell'intonazione e del tremore della voce e degli aspetti paralinguistici del linguaggio ma finora nessuno di tali metodi ha raggiunto lo status di tecnica standard per la misura delle emozioni. Lo stesso vale per quanto riguarda i movimenti del corpo, le caratteristiche generali del movimento e le tracce grafiche dell'espressione

5 c) Il comportamento motivato Negli studi sugli animali vengono usate liste di categorie per l'osservazione sistematica e la registrazione del comportamento motivato. Liste simili sono state usate negli studi sul comportamento emotivo dei bambini in situazioni specifiche (per esempio sul comportamento dei bambini piccoli in situazioni strane). L'analisi del comportamento emotivo degli adulti si basa quasi interamente su questionari intorno a esperienze o interessi passati; nessuno di questi sistemi è standardizzato al punto da fornire una scala valutativa accettata da tutti per la misura delle emozioni. d) Le reazioni fisiologiche Nell'atto di provare un'emozione si verifica un certo numero di cambiamenti fisiologici, alcuni dei quali saranno menzionati più avanti. A causa delle rilevanti differenze individuali e situazionali nei valori standard dei parametri fisiologici, le reazioni emotive sono generalmente misurate in termini di deviazione da tali valori. Il grado di correlazione relativamente basso tra le reazioni fisiologiche durante le emozioni impedisce di calcolare in modo universalmente valido i valori di intensità delle emozioni, o di utilizzare uno dei parametri come valore di riferimento. Nondimeno la frequenza cardiaca e l'attività elettrocutanea (v. sotto) sono frequentemente usati come indici delle emozioni negli studi sperimentali. Non esiste alcuna tecnica fisiologica valida per accertare la presenza di un particolare tipo di emozione.

6 4. I sentimenti Il termine 'sentimento' ha diversi significati: secondo una certa accezione esso si riferisce a esperienze emotive deboli, prive di impulso all'azione e di turbamento fisico; in un senso più ampio esso si riferisce all'esperienza soggettiva dell'emozione in generale, ed è in questa accezione che useremo il termine. Il fatto che si parli abitualmente di sentimenti quali la paura, la gioia, la rabbia, ecc. suggerisce che l'esperienza emotiva consista di stati semplici e distinti di consapevolezza, analoghi alle sensazioni di rosso o verde. Alcune teorie dell'emozione affermano proprio che l'esperienza emotiva, come quella dei colori, è basata su un certo numero di sentimenti di base qualitativamente distinti (qualia). Le liste di tali emozioni di base, benché varino di volta in volta, generalmente comprendono la gioia, la tristezza, la rabbia, la paura, il disgusto, la sorpresa. Le prove basate sui resoconti personali e le analisi semantiche dei termini designanti le emozioni suggeriscono comunque che tutti i sentimenti, anche quelli di base, sono complessi e costituiti da molte componenti. Quando un individuo designa un proprio sentimento con un certo termine, può riferirsi a differenti elementi. Questi elementi sono: a) l'affetto; b) i contenuti cognitivi, chiamati 'strutture di valutazione'; c) la consapevolezza dello stato di preparazione all'azione; d) la consapevolezza del corpo. Diverse combinazioni di questi elementi costituiscono sentimenti particolari.

7 a)L'affetto La caratteristica principale dei sentimenti è l'affetto, termine col quale intendiamo la consapevolezza del piacere o del dolore, o del carattere piacevole o spiacevole dell'oggetto dell'emozione. Si tratta di una delle caratteristiche definitorie del sentimento, che lo contraddistinguono da altri tipi di esperienza. Le sensazioni di piacere e di dolore (o di piacevolezza e di spiacevolezza di un oggetto) sono tipi elementari di esperienza; vale a dire che non possono essere ridotte alla consapevolezza della 'attivazione' (arousal) corporea o a valutazioni di benefici o danni attuali o futuri (sebbene questi fattori possano averle determinate). Alcuni dati sperimentali dimostrano che particolari composti neurochimici, soprattutto i neuropeptidi chiamati endorfine e le catecolamine cerebrali adrenalina e/o dopamina, sono responsabili dell'affetto. Le stimolazioni elettriche delle vie neuronali ricche di queste ultime sostanze inducono gli animali a ricercare o (a seconda della collocazione) a evitare tali stimolazioni. Stimolazioni simili negli uomini inducono, rispettivamente, sentimenti di felicità e di sconforto o ansia. Sebbene piacere e dolore siano qualia irriducibili (e i soli a esser tali nell'ambito delle emozioni), la loro percezione consente qualche descrizione ulteriore. Essi sono intimamente legati al desiderio di accrescere il primo e diminuire il secondo. Questo aspetto descrittivo corrisponde alla caratterizzazione filosofica del piacere come senso del buon funzionamento (Aristotele) o come accrescimento del potere di agire (Spinoza), e del dolore mentale come esperienza diametralmente opposta. Si parla correntemente di 'stati d'animo'. Questi sono spesso definiti come sentimenti di intensità relativamente bassa e durata relativamente lunga. Una definizione più soddisfacente precisa che si tratta di sentimenti che non implicano una relazione con un oggetto emotivo particolare. Le emozioni, per contro, sono definite come relazioni con un oggetto specifico, compresa la propria persona.

8 b) Le strutture di valutazione Nelle attuali analisi dell'esperienza emotiva si attribuisce un ruolo centrale alla valutazione della situazione emotiva. Le esperienze emotive includono strutture di valutazione, tramite le quali si percepisce la situazione in quanto significativa per il benessere o i desideri del soggetto. Le valutazioni possono essere descritte come configurazioni di attributi della situazione emotiva, qual è percepita dal soggetto; differenti valutazioni possono essere interpretate come configurazioni diverse. Emozioni differenti corrispondono, tra le altre cose, a diverse configurazioni di valutazione; vale a dire che i termini con cui si indicano le emozioni sono (tra l'altro) nomi utilizzati per designare l'esperienza di differenti configurazioni di valutazione. La rabbia, per esempio, può essere vista come l'esperienza dell'esser minacciati da un evento spiacevole causato da qualcun altro che avrebbe potuto evitare di causarlo; la paura può essere vista come l'esperienza di qualche male potenziale dall'esito incerto. I dati ricavati da resoconti personali suffragano questa tesi. Alcuni studi (v., per esempio, Smith e Ellsworth, 1985) hanno mostrato che differenti nomi di emozioni, utilizzati da soggetti di esperimenti per designare le proprie esperienze emotive, di fatto sono associati a differenti configurazioni di valutazione. Generalmente tali configurazioni implicano la percezione di ciò che ha causato l'emozione, ma sono anzitutto un aspetto dell'emozione stessa. La rabbia è (tra le altre cose) l'esperienza di esser soggetto a un'azione intenzionalmente dannosa, indipendentemente dal fatto che l'azione scatenante la rabbia sia stata percepita come intenzionale oppure no.

9 c) La consapevolezza della preparazione all'azione L'esperienza emotiva include anche la consapevolezza dei desideri e degli impulsi all'azione. La percezione dei desideri e quella della preparazione all'azione sono tra gli aspetti caratteristici dei sentimenti di gioia, paura, collera, ecc.; tra gli aspetti del dolore e della disperazione c'è la consapevolezza della propria perdita di interesse e di inclinazione all'azione. Sono state riscontrate strette correlazioni tra autoattribuzioni di emozioni e descrizioni di proprie modalità di preparazione all'azione. Dati transculturali indicano che si tratta di risultati generali, ma la ricerca ha dedicato a questi aspetti minore attenzione che agli aspetti cognitivi. La preparazione all'azione, nelle emozioni, è generalmente sentita come involontaria, o come un impulso. A questo proposito si parla del senso di 'precedenza di controllo' di un'emozione. La preparazione all'azione sperimentata con la precedenza di controllo forma un secondo attributo definitorio dell'esperienza emotiva: definisce una classe di esperienze che si sovrappone, pur differendone in parte, a quella definita dall'affetto. L'interesse, per esempio, non è segnatamente piacevole o spiacevole, e perciò spesso non è considerato un'emozione, pur contenendo uno stimolo a partecipare e a continuare a prestare attenzione a scapito di altre attività.

10 d) La consapevolezza delle risposte corporee Nella famosa teoria James-Lange l'esperienza emotiva era vista come consapevolezza delle risposte corporee. Si riteneva che ogni distinta emozione corrispondesse alla consapevolezza di un diverso schema di risposta corporea. Le discussioni sulla teoria James-Lange furono in gran parte incentrate sulla consapevolezza di un mutamento fisiologico periferico, spesso designato come 'arousal (attivazione) autonomo'. Nel complesso gli schemi di risposta autonoma che si attuano in occasione di differenti emozioni non sembrano così sistematicamente diversi da poter spiegare le differenze tra sentimenti. La consapevolezza del mutamento corporeo contribuisce senz'altro ai sentimenti di turbamento, eccitazione e oppressione, ma non fornisce la specifica qualità dei diversi stati emotivi; né costituisce la base del sentimento come tale, perché il grado di correlazione tra valutazione della propria esperienza emotiva e perturbazione a livello vegetativo, percepita o registrata, tende a essere basso. Tuttavia i soggetti cui viene chiesto di indicare quali cambiamenti corporei abbiano sentito in occasione di emozioni particolari forniscono descrizioni che distinguono tra emozioni diverse. I dati suggeriscono che essi facciano riferimento a rappresentazioni schematiche piuttosto che a esperienze effettive.

11 5. L'espressione dell'emozione In questo contesto per 'espressione' si intende il comportamento (movimenti e suoni) che indica la presenza dell'emozione a un osservatore esterno e che tende a verificarsi quando gli individui si trovano di fronte a eventi emotivamente significativi. Il termine 'espressione' può creare confusione, perché suggerisce che i movimenti e i suoni abbiano lo scopo di segnalare le emozioni agli altri, mentre il fatto che essi permettano di individuare le emozioni non implica che sia questa la loro funzione.

12 a) L'espressione facciale Darwin, nel libro prima citato, confronta le espressioni facciali e le posture negli animali e nell'uomo, e fornisce dati a favore dell'ipotesi che le principali espressioni della specie umana siano universali. Questa ipotesi è stata suffragata dalla scoperta, di P. Ekman e C. E. Izard, che certe espressioni facciali sono correttamente riconosciute da persone appartenenti a una grande varietà di culture, compresi gli analfabeti, e si riscontrano anche in individui ciechi dalla nascita. Le espressioni in questione sono quelle che riflettono la felicità, la tristezza, la rabbia, la paura, il disgusto, la sorpresa, il disprezzo; l'universalità di altre espressioni è ancora controversa. Inoltre molte espressioni facciali (e posturali) umane trovano riscontro in quelle di animali superiori; fanno eccezione il riso, il sorriso e il pianto. Il riso e il sorriso sembrano tuttavia avere precursori nelle espressioni di pacificazione e nella 'faccia da gioco' degli scimpanzé.Perché le emozioni sono accompagnate da manifestazioni espressive?

13 Darwin propose tre principî. 1. Il principio delle abitudini associate utili: si può supporre che i movimenti espressivi abbiano fatto parte di un comportamento adattativo nel nostro lontano passato; essi ora, attraverso l'ereditarietà, vengono compiuti ogniqualvolta proviamo gli stessi sentimenti che, in passato, davano luogo a quel comportamento. 2. Il principio dell'antitesi: sentimenti opposti portano a opposti comportamenti espressivi; se, per esempio, la rabbia genera una esibizione di potere (per esempio la postura eretta), la sottomissione genera una esibizione di mancanza di potere (per esempio la postura china). 3. Il principio dell'azione diretta del sistema nervoso: "Certe azioni che riconosciamo come espressive [...] sono il risultato diretto della costituzione del sistema nervoso" (The expression of emotions in man and animals, 1872, cap. 3); esse sono, diremmo oggi, manifestazioni di un generale stato di attivazione o inibizione. Il modo in cui Darwin ha formulato il primo principio trascura il fatto che molte espressioni facciali sono gli stadi iniziali o preparatori di configurazioni di risposta che hanno un'effettiva natura adattativa in molte condizioni emotive, come il rannicchiarsi per proteggersi da un attacco, il raccogliere le forze in vista di un'azione offensiva, il focalizzare l'attenzione sensoriale. Altri movimenti espressivi sono adattativi in virtù dell'effetto che esercitano sugli altri, come l'effetto rassicurante o distensivo del sorriso, la risposta protettiva suscitata dal pianto e l'effetto intimidatorio dello sguardo di sfida, dell'urlo, dell'esibizione della forza muscolare. Gli effetti diretti e sociali sono spesso funzionali nel contesto emotivo che suscita le espressioni. Le risposte autoprotettive (una faccia spaventata, il rannicchiarsi) sono provocate dalla minaccia, le risposte rassicuranti e distensive (sorriso) da incontri sociali non ostili e da incontri con superiori, la richiesta di aiuto (pianto) è causata da dolore e disagio e il comportamento intimidatorio da incontri ostili e dalla frustrazione causata da altri.

14 Secondo una delle principali ipotesi sull'espressione facciale, la sua più importante funzione e la sua origine evolutiva sarebbe la comunicazione sociale dell'emozione. La funzione adattativa diretta e la capacità di influenzare gli altri, appena descritta, non si conciliano con questa ipotesi. Comunque la comunicazione delle emozioni gioca senz'altro un ruolo importante in quei movimenti, più o meno volontari, che derivano dall'espressione emotiva involontaria e che vengono designati come emblemi o gesti (facciali o d'altro tipo). Esempi di segnali emblematici sono: annuire per dimostrare consenso, scuotere il capo in segno di diniego e i segnali colloquiali di dubbio, disapprovazione, apprezzamento e simili. Espressioni facciali involontarie sono spesso riprodotte o accentuate volontariamente, a scopo di comunicazione, come risulta dal fatto che i ciechi dalla nascita mostrano espressioni facciali più deboli e povere rispetto alle persone normali. La distinzione tra espressioni emotive facciali e gesti facciali si basa su differenze nel controllo nervoso e sulla generalità transculturale delle prime in contrasto con le differenze culturali riscontrate a proposito dei secondi.Le espressioni emotive possono, inoltre, svolgere funzioni regolatorie. È stato ipotizzato che il riso e il pianto - due configurazioni espressive che sono risultate difficili da spiegare in altro modo - possano servire a scaricare l'attivazione emotiva. Recentemente R. B. Zajonc ha fornito prove a favore di una teoria 'vascolare' dell'espressione, in base alla quale l'espressione facciale potrebbe influenzare direttamente l'affetto modificando il flusso sanguigno cerebrale, la temperatura del cervello e la secrezione delle endorfine.

15 b) La postura e i movimenti del corpo La postura del corpo, i movimenti delle braccia e delle gambe e le caratteristiche generali del movimento veicolano anch'essi significati emotivi in modo sistematico. Le espressioni facciali, negli uomini e negli animali, sono spesso parte di configurazioni di azione che comprendono posture e movimenti di tutto il corpo. Queste configurazioni appartengono a repertori d'azione specie-specifici, funzionali a scopi adattativi, quali la difesa, il rifiuto di sostanze ripugnanti, l'approccio investigativo e la modulazione delle relazioni interpersonali. Una postura esageratamente eretta, per esempio, è parte di un comportamento intimidatorio e preparatorio a un eventuale uso della forza. Le caratteristiche generali del movimento, come la velocità, la forza e la tensione, possono essere intese come manifestazioni di aumento o diminuzione dell'attivazione e dell'inibizione generali. c) L'espressione vocale Naturalmente i segnali vocali svolgono un ruolo preminente nella risposta emotiva animale, e compaiono nell'espressione emotiva umana sia come specifiche configurazioni sonore (grida, riso, pianto, lamenti), sia sotto forma di intonazioni linguistiche. Lo studio sistematico delle espressioni vocali negli uomini è stato intrapreso solo di recente. Secondo alcuni dati il significato emotivo dei segnali vocali non verbali viene riconosciuto quasi altrettanto bene quanto il significato dell'espressione facciale.

16 6. Regolazione e controllo delle emozioni Le emozioni sono soggette a controllo di tipo sia volontario sia involontario. Il controllo dell'espressione emotiva è evidente anche negli animali, dove esso è stimolato sia dalla necessità di adeguare la risposta alla natura della situazione che la suscita (per esempio la distanza di una preda), sia da fattori sociali (una probabile ritorsione, una forma di cautela). Per esempio gli scimpanzé non agiscono quasi mai aggressivamente contro i giovani del loro gruppo, anche quando vengono importunati. Capacità di discernimento di questo tipo tendono a sparire in seguito a lesioni cerebrali. Negli uomini un qualche tipo di controllo emotivo è quasi sempre presente. Esso tende a indebolirsi solo nel caso di eccitazione molto intensa, di perdita collettiva di inibizioni e sotto l'influenza di sostanze tossiche (come l'alcool). In generale il controllo dell'emozione è stimolato dal timore che la risposta emotiva abbia conseguenze negative o - il che spesso è la stessa cosa - dall'ansia provocata dall'impulso emotivo. I fattori regolatori possono essere presenti nella situazione effettiva (come quando si reprime la propria rabbia perché l'aggressore appare più forte), oppure possono derivare da esperienze precedenti e dall'interiorizzazione di norme sociali.Il comportamento espressivo è retto dalle 'regole di esibizione' (display rules) del gruppo sociale o della cultura di appartenenza, che possono applicarsi a tutto il comportamento espressivo, o a particolari emozioni o situazioni emotive. Differenze culturali nell'espressione emotiva sono il risultato di regole di esibizione specifiche di ciascuna cultura, che modificano le propensioni espressive proprie di tutti gli uomini. La regolazione agisce non solo sul comportamento, ma anche sui sentimenti e sugli impulsi, i quali sono influenzati da processi chiamati 'coping difensivo' o 'repressione', che hanno lo scopo di diminuire il disagio dovuto a emozioni dolorose. Esistono processi regolatori che rafforzano le emozioni anziché indebolirle. Le 'regole di sentimento' (feeling rules) prescrivono particolari emozioni in particolari occasioni (Le considerevoli differenze culturali nella vendicatività illustrano tali regole: in certi gruppi la vendetta e l'odio a essa sottostante sono obblighi sociali. Le regole di sentimento influenzano l'emozione, perché le norme culturali e l'approvazione sociale derivante dal rispetto di tali norme accrescono l'attenzione per gli aspetti emotivi degli eventi. Anche la previsione dei vantaggi secondari associati a certe emozioni contribuisce a intensificarle; oltre all'approvazione unanime riservata a chi si conforma alle regole, esistono anche vantaggi più individuali, come l'obbedienza che può essere imposta tramite la collera, la sollecitudine e il rispetto suscitati dal cordoglio e l'aiuto che si riesce a ottenere quando si è spaventati. I vantaggi secondari tendono a prolungare la durata delle emozioni anche molto tempo dopo che gli eventi che le hanno scatenate sono passati.

17 7. La teoria funzionalista delle emozioni La maggior parte delle attuali teorie delle emozioni hanno un carattere funzionalista. Secondo le teorie funzionaliste le emozioni servono ad affrontare le opportunità e le minacce dell'ambiente. Le emozioni possono essere viste come meccanismi utili alla sopravvivenza o, più generalmente (dal momento che non tutto ciò cui l'individuo tende serve alla sopravvivenza), come meccanismi utili al soddisfacimento degli interessi. Questa prospettiva chiaramente si applica alle reazioni emotive degli animali e a molte emozioni dell'uomo (rabbia, paura, disgusto). Le emozioni segnalano all'individuo che un evento è rilevante per qualcuno dei suoi interessi e sollecitano gli appropriati comportamenti con cui farvi fronte (difesa, fuga, rifiuto di sostanze potenzialmente nocive, ecc.). Alcune emozioni, che possono sembrare soltanto sconvolgenti, si rivelano funzionali in un arco di tempo più lungo del periodo a disposizione per affrontare gli eventi scatenanti; altre sono utili per prevenire il verificarsi di tali eventi. Le emozioni di gioia inducono a far uso degli oggetti agognati dopo averli ottenuti. Il cordoglio spinge l'individuo a cercare l'oggetto perduto, o, per anticipazione, a prevenire tale perdita rimanendo vicino a tale oggetto. Altre emozioni appaiono utili per l'integrità del gruppo sociale, piuttosto che per il benessere dell'individuo. I sensi di colpa possono essere interpretati come prodotti di un meccanismo finalizzato a garantire la cautela nei rapporti con i membri del gruppo; la vendicatività adempie alla stessa funzione obbligando alla cautela in vista di una possibile ritorsione. La vergogna assicura la conformità alle regole del gruppo e il mantenimento della coesione del gruppo. Anche la compassione e la simpatia assicurano la coesione del gruppo e la premura nei confronti dei suoi membri. Queste stesse emozioni possono, dal punto di vista del vantaggio individuale, essere interpretate come modi per prevenire sanzioni da parte del gruppo o il ripetersi di comportamenti nocivi da parte di altri.

18 L'interpretazione funzionalista si estende a fenomeni emotivi che a prima vista non sono utili. È stata avanzata l'ipotesi che l'apatia depressiva aiuti nel processo di distacco da persone o ambizioni perdute, nello stesso modo in cui il dolore fisico si ritiene fornisca un motivo per fermarsi e riprendersi. Un altro esempio è la preoccupazione apprensiva, che, come è stato mostrato, aiuta a prepararsi mentalmente a eventi sfavorevoli (per esempio operazioni chirurgiche) e facilita il successivo ristabilimento. La prospettiva funzionalista si applica anche alle emozioni che non hanno proprietà motivanti utili o chiaramente definite. Come s'è detto, i sentimenti includono la consapevolezza della situazione in quanto significativa per il soggetto nonché la consapevolezza della preparazione all'azione. Il sentimento segnala all'individuo la rilevanza della situazione per l'interesse; in tal modo dirige la sua attenzione e i suoi processi mentali, e gli permette di definire l'importanza di valori e stati d'animo. Anche un'emozione inutile, come la nostalgia, rende chiaro all'individuo che il passato o l'oggetto assente conserva per lui ancora un valore. Tuttavia le concezioni funzionaliste (o 'razionaliste', come anche vengono chiamate) delle emozioni sono in contrasto con gli effetti chiaramente perturbanti che possono avere molte emozioni e con l'ovvia irrazionalità che possono causare. Le emozioni possono condurre alle superstizioni, a credenze disfunzionali o a credenze che l'individuo sa essere false. Molti di questi fenomeni disadattivi possono essere compresi partendo da aspetti delle emozioni che sono stati discussi precedentemente. In linea di massima essi sembrano derivare dai seguenti principî: 1) le emozioni sono governate da elementi che segnalano la prossimità o l'imminenza di eventi rilevanti. Gli stimoli percettivi, di conseguenza, hanno un potere emozionale maggiore della mera consapevolezza che certe conseguenze potranno verificarsi in futuro; inoltre, gli stimoli fortemente associati a precedenti emozioni hanno più potere di quelli che non lo sono; 2) l'intensità delle emozioni dipende dall'intensità degli interessi che ne sono alla base. Le emozioni irrazionali non mostrano tanto la natura disfunzionale delle emozioni stesse, quanto piuttosto quella degli interessi che ne sono alla base; le emozioni dipendenti dalla droga o dalla sua mancanza ne sono esempi. Inoltre due interessi possono essere in conflitto tra loro e le emozioni causate dall'uno possono mettere in ombra le emozioni causate dall'altro; dopo che il primo interesse è stato soddisfatto, trascurare il secondo può causare rammarico; 3) le emozioni sono 'meccanismi' che servono a mettere l'individuo in grado di reagire rapidamente, grazie a un processo di elaborazione delle informazioni minimo, alle situazioni d'emergenza. Se le emozioni hanno questo scopo, ci si può aspettare che esse insorgano quando un'elaborazione più approfondita e un pensiero più ponderato risulterebbero inappropriati o non necessari. Che tali 'meccanismi' siano disfunzionali o meno dipende dagli esiti favorevoli e dalle frequenze relative degli eventi implicati: non sono disfunzionali se i risultati di un falso allarme sono meno onerosi di quelli prodotti dall'omissione di una risposta necessaria. Questi principî non spiegano esaurientemente tutti gli effetti sconvolgenti e debilitanti che le emozioni possono causare. Rimangono quelli causati dalle inevitabili limitazioni delle risorse umane. L'attivazione emotiva prolungata, o stress, determina l'esaurimento delle risorse fisiologiche dalle quali dipendono la capacità di far fronte alle situazioni, l'attenzione prolungata e il controllo delle emozioni. Le emozioni utilizzano anche risorse necessarie per altre attività. L'ansia assorbe l'attenzione necessaria per realizzare compiti che non comportano emozioni ma anche compiti carichi emotivamente, come per esempio un volo in condizioni difficili. Nel complesso le emozioni possono essere considerate il risultato di meccanismi adattativi in organismi con risorse limitate, che vivono in un ambiente complesso, incerto e che spesso mette a dura prova l'individuo.

19 A cura di : A cura di : Secondulfo Assunta Secondulfo Assunta Tammaro Dalila Tammaro Dalila Romano Martina Maria Romano Martina Maria Caputo Madonna Emma Caputo Madonna Emma Guarino Tonia Guarino Tonia Riera Vincenza Riera Vincenza


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