La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

Il processo dellautonomia scolastica: dati e prospettive Vicenza – 6 maggio 2005 Prof. Antonio Cocozza - Coordinatore dellOsservatorio sulla scuola dellautonomia.

Presentazioni simili


Presentazione sul tema: "Il processo dellautonomia scolastica: dati e prospettive Vicenza – 6 maggio 2005 Prof. Antonio Cocozza - Coordinatore dellOsservatorio sulla scuola dellautonomia."— Transcript della presentazione:

1

2 Il processo dellautonomia scolastica: dati e prospettive Vicenza – 6 maggio 2005 Prof. Antonio Cocozza - Coordinatore dellOsservatorio sulla scuola dellautonomia OSSERVATORIO SULLA SCUOLA DELLAUTONOMIA

3 INDICE 1. PROSPETTIVE E AMBIGUITÀ DELLAUTONOMIA SCOLASTICA NEL SISTEMA ITALIANO 2. RUOLO E OBIETTIVI DELLOSSERVATORIO SULLA SCUOLA DELLAUTONOMIA 3.LAUTONOMIA DIDATTICA, ORGANIZZATIVA E GESTIONALE 4.LE RELAZIONI TRA SCUOLE E TERRITORIO E LALTERNANZA SCUOLA – LAVORO 5.AUTONOMIA DI RICERCA E SISTEMA DI VALUTAZIONE 6.LANALISI DELLE BEST PRACTICES DELLAUTONOMIA 7.QUALI SFIDE PER LO SVILUPPO DEL SISTEMA EDUCATIVO?

4 1. Prospettive e ambiguità dellautonomia scolastica nel sistema italiano Negli ultimi due decenni si stanno affermando sempre più negli ordinamenti politico-amministrativi e nei relativi sistemi di Welfare State dei principali Paesi industrializzati i principi di decentramento delle competenze dallo Stato alle autonomie locali, di autonomia istituzionale e funzionale, di sussidiarietà verticale e orizzontale. Si assiste ad una ridistribuzione dei poteri e dei compiti tra le diverse le amministrazioni pubbliche, che tende a superare la logica centralistica e a proiettarsi in una prospettiva dove lautonomia funzionale delle istituzioni scolastiche svolge un ruolo fondamentale per la crescita e lo sviluppo del sistema dellistruzione e della formazione, in una logica sinergica con gli stakeholders presenti nel territorio e nella comunità locale.

5 Il Rapporto Ocse Education at Glance 2004 conferma la tendenza verso lautonomia La performance del nostro Paese in materia di educazione è ancora al di sotto della media dei 30 Paesi dellarea Ocse La percentuale di cittadini italiani che ha conseguito una qualifica di base è rimasta quasi invariata nel corso degli ultimi 40 anni (la Corea del Sud è passata dal 24° al 1° posto, il Giappone dall11° al 3°, mentre lItalia ha oscillato tra il 24° e il 26° posto (quartultimo) La stragrande maggioranza di Paesi che ottengono buoni risultati hanno un sistema educativo basato sui principi dellautonomia delle Istituzioni scolastiche Il Paese che detiene la migliore performance è la Finlandia: un sistema educativo in cui vi è un buon livello di autonomia e uno stretto rapporto tra scuole e sistema politico, economico e sociale locale.

6 Il percorso dellautonomia nel sistema scolastico italiano In Italia il processo di autonomia è stato avviato attraverso la prima delega al Governo nel 1995; Larticolo 21 della legge 59/97 introduce formalmente l'autonomia scolastica nel nostro ordinamento; Il Regolamento dellautonomia delle istituzioni scolastiche (dpr 275/99) lo sostanzia; Una nuova concezione istituzionale dellautonomia scolastica viene successivamente sancita al livello più alto, nellambito della riforma costituzionale del Titolo V della Costituzione attuata nel Iniziativa interessante della Regione Emilia Romagna (devoluzione quota curriculo regionale, biennio integrato); Tali provvedimenti sono correlati ad altre norme, assunte in questi anni: dimensionamento delle ISA, conferimento della dirigenza scolastica, prolungamento dellobbligo scolastico, introduzione della contrattazione integrativa, riforma degli ordinamenti, parità scolastica; In un contesto di invarianza del ruolo degli OO. CC..

7 Il Regolamento dellautonomia delle istituzioni scolastiche - DPR 275/99 Fornisce una serie di importanti opportunità alle scuole: Lautonomia didattica e le nuove modalità organizzative; La progettazione dellofferta formativa; La formazione e laggiornamento culturale e professionale del personale insegnante; La sperimentazione, linnovazione tecnologica e disciplinare; La ricerca didattica sulle tecnologie dellinformazione e sulla loro integrazione nei processi formativi; La documentazione innovativa e lo scambio di informazioni, esperienze e materiali didattici allinterno della scuola e tra scuole diverse (costituzione di reti)

8 Lautonomia scolastica nella riforma Moratti I recenti provvedimenti in materia scolastica compresi i decreti attuativi della legge 53/03 si pongono però per certi versi in controtendenza sia con quanto previsto nel Regolamento dellautonomia, sia con gli orientamenti prevalenti negli altri sistemi nazionali; Di fatto non hanno teso a favorire lo sviluppo della necessaria cultura dellautonomia e della responsabilità degli attori nelle singole istituzioni scolastiche, che dovrebbe essere lelemento fondamentale per unefficace ed uneffettiva implementazione di questa riforma, dalla portata potenzialmente rivoluzionaria; I provvedimenti in questione hanno invece alimentato una sorta di riregolazione neocentralistica, volta a ridare un ruolo sostanziale alle strutture ministeriali e ad una regia centrale delle politiche scolastiche.

9 2. Ruolo e obiettivi dellOsservatorio sulla scuola dellautonomia In questo scenario altalenante, a partire dalla primavera del 2001, sinserisce lattività svolta dallOsservatorio sulla scuola dellautonomia, finalizzata ad attivare un Laboratorio per l'autonomia, con il compito sia di analizzare, monitorare e favorire il confronto e la crescita delle diverse realtà delle istituzioni scolastiche autonome, sia di elaborare un Rapporto annuale sullo stato di implementazione delle riforme nel sistema scolastico ed educativo; Lobiettivo specifico è quello di analizzare le tendenze di evoluzione del sistema (indagine quantitativa), sulla base di dati raccolti attraverso una propria ricerca sul campo, che ha coinvolto 1000 scuole provenienti da tutto il territorio nazionale, già orientate positivamente nellimplementazione dellautonomia, nonché di porre in evidenza le principali criticità e le più interessanti innovazioni (indagine qualitativa di best practices e case analysis), con conseguente elaborazione di studi, papers e pubblicazioni di carattere monografico.

10 Il Rapporto annuale Rapporto 2002 Survey generale e delineazione dei diversi profili dellautonomia: autonomia di ricerca; autonomia didattica; autonomia organizzativa e gestionale. Possibili linee di trasformazioni degli Organi Collegiali. Rapporto 2003 (in collaborazione con la Fondazione per la scuola - Compagnia di San Paolo) Analisi del rapporto tra scuole e territorio; Autonomia didattica e le connesse nuove modalità dell'autonomia organizzativa. Rapporto 2004 (in collaborazione con la Fondazione per la scuola - Compagnia di San Paolo) Autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo; Sistema di valutazione: distituto, delle prestazioni professionali, dellapprendimento.

11 3. Lautonomia didattica, organizzativa e gestionale Nel Rapporto 2002 emerge che il 56,97% delle scuole dichiarano di aver impiegato schemi di orario variati rispetto a quello ministeriale, e il 51,91% di aver fatto ricorso a gruppi-alunni diversi dal gruppo-classe tradizionale; Nel 56,75% di scuole sono stati definiti standard minimi, criteri e strumenti per la individuazione dei livelli di competenza degli alunni, nonché i relativi criteri di monitoraggio e valutazione; Nel 65,47% dei casi, però, non sono state adottate iniziative per la valutazione della dotazione professionale dellistituto e gli obiettivi delle diverse componenti del mondo della scuola, relativamente allinnovazione dellofferta formativa, non sempre risultano essere convergenti.

12 A conclusione dellanalisi di questo primo profilo dellautonomia, possiamo affermare che il cammino verso la realizzazione dellautonomia è già iniziato, i risultati di questa indagine delineano una tendenza generale del variegato mondo delle istituzioni scolastiche caratterizzata da attenzione, apertura e sperimentazione dei diversi profili dellautonomia esaminati Ma il processo di autonomia non potrà ritenersi concluso fino a quando la singola Istituzione scolastica non potrà: Ridefinire e contestualizzare la sua specifica mission, in modo tale da poter elaborare proprie politiche educative (le mete fondamentali e gli obiettivi di lungo termine), attraverso il dialogo e linterazione sinergica con le diverse tipologie di stakeholders presenti sul territorio; Decidere, senza stringenti vincoli esterni, le politiche di acquisizione e allocazione delle risorse, a partire dalla gestione delle risorse umane (in particolare il personale docente), nonché i criteri di azione organizzativa necessari alla realizzazione degli obiettivi definiti nel Piano dellOfferta Formativa.

13 4. Le relazioni tra scuole e territorio Dai dati raccolti nel Rapporto 2003 risulta che solo il 12% delle scuole nellelaborazione del POF ha utilizzato dati e informazioni di fonte regionale e nazionale e solo il 25% ha utilizzato quelli locali, per motivi riconducibili a difficoltà legate alla possibilità di stabilire rapporti con enti/soggetti esterni; Risposte che potrebbe essere comprensibili per gli enti/soggetti a livello nazionale, ma comunque poco convincenti, dimostrano invece la reale propensione al superamento dellautoreferenzialità da parte della scuola, nel caso di soggetti locali, più facilmente raggiungibili; Questi dati rappresentano un indicatore del tasso di apertura dellIstituzione scolastica al sistema istituzionale, economico, produttivo, professionale, sociale e culturale presente nel territorio, con il quale la scuola deve necessariamente interagire positivamente e sinergicamente, al fine di sviluppare effettivamente lautonomia.

14 Lalternanza scuola-lavoro Lorganizzazione di iniziative e progetti di alternanza scuola – lavoro, un altro elemento di particolare valore, per la misurazione del tasso di innovazione del sistema scolastico (ripreso positivamente dallarticolo 5 della riforma Moratti) vede prevalere una percentuale di risposte negativa 54,2% di no. Prevale il si in Valle dAosta, Lombardia, Friuli; si verifica unequidistribuzione tra si e no in Piemonte, Sardegna. In assenza di una virtuosa integrazione tra scuola e lavoro, che favorisce le necessarie opportunità di rendersi conto dell'utilità dellistruzione e dei vincoli del mercato del lavoro, risulta essere difficile una corretta comunicazione tra questi due mondi così vicini e ancora troppo distanti. La mancata integrazione rende quasi impossibile ladesione completa ad un modello di life long learning, così come previsto dalla strategia di Lisbona elaborata dallUE.

15 Schema di decreto legislativo (approvato dal CdM il 24 marzo 2005) 1.Affermazione del diritto - dovere di espletare la formazione dai 15 ai 18 anni, attraverso lalternanza di periodi di studio e di lavoro, sotto la responsabilità dellIS o formativa (Capacità esercizio autonomia e responsabilità progettuali ?); 2.I percorsi in alternanza sono progettati, attuati, verificati e valutati, sotto la responsabilità dellIS o formativa, sulla base di apposite convenzioni stipulate (a titolo gratuito) con una serie di soggetti: imprese (associazioni di rappresentanza), CCIA, enti pubblici e privati, terzo settore (Capacità di coordinamento endoorganizzativo e interistituzionale, competenze di progettazione strategica ?); 3.Finalità dei percorsi: a) attuare modalità di apprendimento flessibili ed equivalenti sotto il profilo culturale ed educativo, che colleghino sistematicamente la formazione in aula con lesperienza pratica; b) arricchire la formazione acquisita nei percorsi scolastici e formativi con lacquisizione di competenze spendibili anche nel mercato del lavoro; c) favorire lorientamento dei giovani per valorizzarne le vocazioni personali, gli interessi e gli stili di apprendimento individuali; d) realizzare un organico collegamento delle istituzioni scolastiche e formative con il mondo del lavoro e la società civile che consenta la partecipazione attiva dei soggetti economici e sociali nei processi formativi; e) correlare lofferta formativa allo sviluppo culturale, sociale ed economico del territorio (Competenze di pianificazione formativa e programmazione didattica ?); 4.Funzione tutoriale (interna ed esterna) fondamentale per la riuscita dei percorsi integrati tra sistema dellistruzione e della formazione professionale (Capacità di coordinamento interprofessionale, competenze di certificazione e valutazione ?).

16 5. Autonomia di ricerca e sistema di valutazione Nel Rapporto 2004 emerge che l'attività di ricerca proposta dallart. 6 del Regolamento dell'autonomia è stata avviata: per il 43, 2% prima dell'entrata in vigore del dpr 275/1999; per il 38,9% a partire dallanno scolastico 2001/2002; nel 17,9% delle scuole non è stata ancora avviata; Le difficoltà nellavvio dellattività di ricerca sono dovute sostanzialmente a due precise variabili: lincompletezza della formazione degli insegnanti (32,5%), la mancata compatibilità tra tale attività e quella svolta dallistituto (41,2%); Tale risultato dimostra che, purtroppo, lattuale sistema organizzativo e gestionale, ma anche e soprattutto il modello culturale, con cui è governata listituzione scolastica, rischia di essere troppo burocratico e autoreferenziale, a tratti incompatibile con lattività di ricerca e il relativo sviluppo, che ad essa dovrebbe seguire.

17 Il sistema di valutazione Dalla valutazione del servizio rivolto agli utenti interni (personale della scuola, studenti, famiglie) emerge che questi hanno fornito indicazioni utili per lelaborazione del POF nel 88,7% delle scuole, prevale invece lassenza di strumenti di valutazione del servizio scolastico che coinvolgano gli esterni; Le ragioni principali dellassenza di tali strumenti sono individuabili: nelle difficoltà a costruire una relazione con questa tipologia di utenti (60%) e nelle difficoltà di definizione degli strumenti di valutazione (25,1%); Le ragioni relative allassenza di iniziative per la valutazione della dotazione professionale dellistituto e delle metodologie didattiche riguardano: le difficoltà nella definizione degli strumenti di valutazione 69,5%, ma anche la non adeguata consapevolezza del ruolo dei docenti (24,5%).

18 Di particolare interesse, il dato nel quale si evidenzia che lorganismo preposto alla valutazione istituzionale della scuola per il 51,4% dovrebbe essere un organismo indipendente, mentre per il 32,5% delle scuole tale organismo dovrebbe essere un istituto autonomo ma nominato dal Miur; Come già avviene per il sistema universitario, listituzione di nuclei di valutazione interni alla scuola potrebbero cooperare con un organismo nazionale (85,5%) e l87% delle scuole ritiene utile accanto allautovalutazione dellistituto anche una valutazione esterna; Lattribuzione delle risorse deve avvenire anche sulla base della valutazione esterna per circa il 57% delle scuola (Valle dAosta 72,70%, Lombardia 66,70%, Molise 66,70%); Per il 65,6 % delle scuole la valutazione esterna deve riguardare anche i singoli docenti.

19 6. Lanalisi delle best practices dellautonomia Lindagine sulle best practices si è proposta un obiettivo del tutto nuovo: leggere le esperienze di autonomia più promettenti - nel senso di prossime a diventar tendenze - per inseguire il filo rosso della processualità, che è il carattere distintivo della scuola autonoma rispetto alla scuola centralizzata e della dipendenza; Per questultima basta attenersi alle disposizioni (le circolari) per assicurarsi quel "buon andamento" atteso dallAmministrazione. Il buon andamento consiste nel rispetto formale di percorsi di insegnamento uniformi, scanditi cioè dalla regolarità della trasmissione di conoscenze prestabilite; La scuola autonoma, al contrario, deve costruirsi gran parte delle regole e degli obiettivi con cui operare didatticamente, e soprattutto deve progettare percorsi combinati di insegnamento e apprendimento - e quindi di scelte contenutistiche e metodologiche - che hanno come obiettivo, ben al di là delle logiche trasmissive, leffettiva maturazione di conoscenze e competenze da parte degli alunni.

20 I risultati dellanalisi delle best practices Hanno messo in evidenza tre fenomeni emergenti: 1.Lesperienza dellautonomia avanza nella realtà, ma in un quadro di luci e ombre; 2.La processualità si afferma come carattere distintivo dell'autonomia e richiede cultura e competenze adeguate; 3.La formazione degli insegnanti diventa una delle questioni critiche principali.

21 7. Quali sfide per lo sviluppo del sistema educativo? 1.Come insegna lesperienza che possiamo trarre dallanalisi del sistema finlandese, le migliori performance dei sistemi educativi non sono correlate e non dipendono meccanicamente dalla quantità di risorse impiegate, ma dalla qualità delle persone e dalla cultura dellautonomia, nonché dal grado di responsabilità presente a tutti i livelli del sistema stesso; 2.Nel nuovo scenario un ruolo fondamentale sarà sempre più svolto dalla piena istituzione di un sistema di formazione continua per tutti i soggetti professionali che popolano la scuola (dirigenti scolastici, docenti, personale amministrativo, tecnico e ausiliare); 3.Dare risposte efficaci alla gestione delle tre variabili sistemiche fondamentali: Autonomia, Valutazione, Responsabilità.

22 È POSSIBILE AVERE AUTONOMIA E RESPONSABILITÀ, SENZA VALUTAZIONE ? Una questione antica e una emergenza post moderna UNA VITA SENZA ESAME NON È DEGNA DI ESSERE VISSUTA (PLATONE, APOLOGIA DI SOCRATE) LA VITA ESAMINATA HA PIÙ VALORE DI UNA VITA SENZA ESAME (NOZICK, SOCRATIC PUZZLES) LESAME NELLA VITA, COME NELLA RICERCA, È SENZA FINE (VECA, LA FILOSOFIA E LA VITA ESAMINATA


Scaricare ppt "Il processo dellautonomia scolastica: dati e prospettive Vicenza – 6 maggio 2005 Prof. Antonio Cocozza - Coordinatore dellOsservatorio sulla scuola dellautonomia."

Presentazioni simili


Annunci Google