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A. A. 2009-2010 Università degli Studi di Perugia Facoltà di Scienze della Formazione Corso di Psicologia Generale e Sociale Il campionato mondiale di.

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1 A. A Università degli Studi di Perugia Facoltà di Scienze della Formazione Corso di Psicologia Generale e Sociale Il campionato mondiale di calcio è […] unassemblea universale con gli occhi di tutto il mondo puntati su un calice, la coppa, che i vincitori innalzano fieramente verso il cielo) […]; ma da questa cerimonia non discende alcun messaggio spirituale o culturale, nessuna speranza per lumanità, nessuna promessa di miglioramento della sua condizione. Si celebra soltanto il culto dei marchi pubblicitari e la legge del più forte. R. Redeker. Le sport contre les peuples. Berg International Editeurs, Paris, Trad. it. Lo sport contro luomo. Citttà Aperta, Troina, 2003, p. 13

2 Programma: 1. Identità e pratica sportiva 2. Efficacia personale e collettiva 3. Emozioni e sport 4. Relazioni interpersonali 5. Leadership e gestione dei gruppi sportivi 6. Coesione nelle squadre sportive 7. Stereotipi e pregiudizi 8. Conflitto e sport 9. Conoscere e mediare il conflitto 10. Il tifo sportivo 2

3 Libro di riferimento: pagine 18,60 euro

4 Introduzione Lo sport come fenomeno sociale Fenomeno = qualsiasi evento osservabile Fenomeno sociale = fatto, accadimento, fenomeno che incide su struttura, tendenza, aspetti della società e ne modifica talune caratteristiche Sport = Fenomeno Sociale 4

5 5 Introduzione La psicologia sociale studia le relazioni reali o immaginate da persona a persona in un dato contesto sociale, in quanto esse riguardano le persone implicate in questa relazione (F.H. Allport, 1924) La psicologia sociale è il tentativo di spiegare come il pensiero, i sentimenti e i comportamenti delle persone sono influenzati dalla presenza reale, immaginata o implicita di altre persone (G.W. Allport, 1937)

6 6 Introduzione La psicologia sociale è quella scienza che riguarda lo studio del comportamento e della vita soggettiva delluomo in quanto è inserito in un ambiente e in una comunità di altri uomini, cioè con particolare riferimento alle inter-relazioni umane (G. Trentini, 1971) Lo scopo principale della psicologia sociale è quello di studiare, nel modo più sistematico possibile, i diversi aspetti dellinterazione tra individui, fra gruppi sociali e allinterno di essi, e fra gli individui e i sistemi sociali, piccoli o grandi, di cui fanno parte (H. Tajfel, C. Fraser, 1978)

7 7 Introduzione Il compito della Psicologia Sociale è quello di contribuire, insieme ad altre discipline, alla comprensione del comportamento umano, avendo come proprio oggetto di studio una serie di fenomeni specifici che risultano generati dallintersezione fra processi psicologici e dinamiche sociali (G. Mantovani, 2003).

8 8 1. Identità e pratica sportiva Cosè lidentità? Il concetto di identità si riferisce, da un lato, al modo in cui lindividuo considera e costruisce se stesso come membro di determinati gruppi sociali (nazione, classe sociale, livello culturale, etnia, genere, professione, ecc), dall'altro, al modo in cui le norme di quei gruppi consentono a ciascun individuo di pensarsi, muoversi, collocarsi e relazionarsi rispetto a sé stesso, agli altri, al gruppo a cui afferisce ed ai gruppi esterni intesi, percepiti e classificati come alterità. Il concetto di identità si riferisce, da un lato, al modo in cui lindividuo considera e costruisce se stesso come membro di determinati gruppi sociali (nazione, classe sociale, livello culturale, etnia, genere, professione, ecc), dall'altro, al modo in cui le norme di quei gruppi consentono a ciascun individuo di pensarsi, muoversi, collocarsi e relazionarsi rispetto a sé stesso, agli altri, al gruppo a cui afferisce ed ai gruppi esterni intesi, percepiti e classificati come alterità.

9 9 1. Identità e pratica sportiva Cosè lidentità? Lidentità esiste solo entro la relazione con ciò che è altro e diverso da noi: introverso/estroverso, forte/debole, bello/brutto, io/tu, atleta/allenatore, ecc. Lidentità esiste solo entro la relazione con ciò che è altro e diverso da noi: introverso/estroverso, forte/debole, bello/brutto, io/tu, atleta/allenatore, ecc. Lidentità è dunque riconoscersi ed essere riconosciuti, è riflessione che il soggetto fa in merito alla propria continuità nel tempo e alla sua differenza dagli altri Lidentità è dunque riconoscersi ed essere riconosciuti, è riflessione che il soggetto fa in merito alla propria continuità nel tempo e alla sua differenza dagli altri

10 10 1. Identità e pratica sportiva Il sé e lidentità: alcune prospettive Teoria degli schemi del sé (Markus & Sentis, 1982) Lidentità è formata da un insieme di schemi gerarchicamente organizzati Lidentità è formata da un insieme di schemi gerarchicamente organizzati Metafora dellalbero chi sono io? Metafora dellalbero chi sono io? Teoria della categorizzazione del sé (Turner et al., 1987) 3 tipi di elementi identitari: 3 tipi di elementi identitari: 1. Elementi personali (estroverso, lunatico, ecc.) 2. Elementi relazionali (marito di Anna, ecc.) 3. Elementi sociali (giocatore di tennis, allenatore, ecc.)

11 11 1. Identità e pratica sportiva Il sé e lidentità: alcune prospettive Il sé operativo (Markus) Costellazione di elementi identitari attivi in un dato momento esistenzale Non per questo abbiamo una molteplicità di identità: semplicemente, essa non emerge in tutti i suoi aspetti in ogni situazione I sé possibili (Markus & Nirius, 1986) Sé desiderato ciò che vorremmo Sé desiderato ciò che vorremmo Sé atteso ciò che ci aspettiamo Sé atteso ciò che ci aspettiamo Sé temuto ciò che temiamo avvenga Sé temuto ciò che temiamo avvenga

12 12 1. Identità e pratica sportiva Il sé e lidentità: alcune prospettive Teoria della discrepanza del sé (Higgins, 1987) Sé reale percezione che abbiamo di noi stessi Sé ideale ciò che vorremmo essere Sé normativo ciò che sentiamo di dover essere Teoria dellidentità narrativa (McAdams, 1993) Identità narrativa = racconto interiorizzato su di sé che fornisce allindividuo il senso di essere una persona unica che tende ad uno scopo Identità narrativa = racconto interiorizzato su di sé che fornisce allindividuo il senso di essere una persona unica che tende ad uno scopo Lidentità non è dunque unorganizzazione gerarchica ma un sistema di senso, una storia

13 13 1. Identità e pratica sportiva Lo sviluppo dellidentità Lidentità cambia nel tempo? Il processo di sviluppo si colloca soprattutto nelladolescenza 2 processi: esplorazione e impegno Variabili in gioco: interesse, fattori fisici, cognitivi, relazionali, contestuali, di personalità Teoria degli stili di identità (Berzonsky, 1989) Stile informativo apertura allesperienza, disponibilità a cambiare Stile normativo chiusura, rigidità Stile diffuso-evitante disorientamento, emotività, scarsa introspezione

14 14 1. Identità e pratica sportiva Costruire o scoprire la propria identità? 2 prospettive: vs. 2 prospettive: Costruzione vs. Scoperta Costruire la propria identità: processo attivo, ragionato, cognitivo Scoprire la propria identità: concetto di daimon (vero sé), scoprire le proprie potenzialità, esprimere a pieno se stessi Come scoprire se stessi? Cerca di scoprire il disegno che sei chiamato ad essere, poi mettiti con passione a realizzarlo nella vita (Martin Luther King)

15 15 1. Identità e pratica sportiva Costruire o scoprire la propria identità? Scoprire se stessi: lesperienza di flusso Capita, a volte, di vivere momenti durante i quali, malgrado le circostanze, si avverte il pieno controllo delle proprie azioni e ci si sente totalmente padroni di se stessi; in queste rare occasioni, si prova un senso di eccitazione, una profonda e preziosa sensazione di piacere che rappresenta un punto di riferimento nella memoria, un termine di paragone rispetto a come la vita dovrebbe essere vissuta. Questo è ciò che si intende con esperienza ottimale o flow (Csikszentmihalyi, 1975) Capita, a volte, di vivere momenti durante i quali, malgrado le circostanze, si avverte il pieno controllo delle proprie azioni e ci si sente totalmente padroni di se stessi; in queste rare occasioni, si prova un senso di eccitazione, una profonda e preziosa sensazione di piacere che rappresenta un punto di riferimento nella memoria, un termine di paragone rispetto a come la vita dovrebbe essere vissuta. Questo è ciò che si intende con esperienza ottimale o flow (Csikszentmihalyi, 1975)

16 16 1. Identità e pratica sportiva Costruire o scoprire la propria identità? Scoprire se stessi: lesperienza di flusso Cosa provi quando balli? Cosa provi quando balli? Non so… Allinizio sono un po rigido, ma dopo che ho iniziato mi dimentico qualunque cosa ed è come se… come se sparissi, come se dentro avessi un fuoco, come se volassi… sono un uccello… sono… elettricità: già, elettricità (dal film Billy Elliot, di Stephen Daldry) E' quello stato di grazia all'interno del quale non sembra quasi di competere, dove ci si rende conto dopo che durante la prestazione quasi non si stava pensando, quasi non si stava agendo. Almeno a me capita così: potenzialmente mi sento in grado di fare tutto, ma il brutto è che non so perché… (E' quello stato di grazia all'interno del quale non sembra quasi di competere, dove ci si rende conto dopo che durante la prestazione quasi non si stava pensando, quasi non si stava agendo. Almeno a me capita così: potenzialmente mi sento in grado di fare tutto, ma il brutto è che non so perché… ( Matteo Tagliariol, Medaglia doro nella Spada Maschile a Pechino 2008)

17 17 1. Identità e pratica sportiva Sviluppo dellidentità e attività sportiva Lo sport contribuisce allo sviluppo dellidentità? Il piacere entro processi di apprendimento Il piacere entro processi di apprendimento Conoscenza delle proprie potenzialità motorie Conoscenza delle proprie potenzialità motorie Contatto con le emozioni Contatto con le emozioni Dimensione progettuale Dimensione progettuale Dimensione relazionale Dimensione relazionale Lo sport presenta delle criticità? La competizione intergruppo La competizione intergruppo La competizione intragruppo La competizione intragruppo Il confronto con altre attività strutturate (volontariato, associazionismo religioso, artistico, culturale) Il confronto con altre attività strutturate (volontariato, associazionismo religioso, artistico, culturale)

18 18 2. Efficacia personale e collettiva Sapevo che avrei vinto… Sono arrivato ad Atene al cento per cento, sia dal punto di vista fisico che mentale. In gara, poi, ho avvertito di avere dentro di me qualcosa in più degli altri, una determinazione che non conoscevo. La sicurezza nelle risorse di cui potevo disporre mi ha accompagnato dal primo allultimo metro di gara: mi sentivo padrone assoluto della situazione (Stefano Baldini, Medaglia dOro alle Olimpiadi di Atene 2004) Le parole di Baldini, che vinse inaspettatamente davanti ad atleti ben più quotati, illustrano in modo esemplare il significato dellautoefficacia percepita

19 19 2. Efficacia personale e collettiva La teoria socialcognitiva di Bandura Autoefficacia percepita = insieme delle valutazioni che si fanno rispetto al proprio sentirsi capaci di eseguire determinate azioni e di raggiungere determinati obiettivi (Bandura, 2000) Le nostre azioni, decisioni, lo stesso impegno che mettiamo in ciò che facciamo dipendono largamente dal come e dal quanto ci riteniamo effettivamente in grado di fare Le convinzioni di autoefficacia non sono esattamente quelle che potremmo definire le reali capacità dellindividuo, ma normalmente non se ne discostano mai in modo eccessivo

20 20 2. Efficacia personale e collettiva La teoria socialcognitiva di Bandura Secondo Bandura (2006) la mente umana è un sistema agentico caratterizzato da un rapporto di continua e reciproca influenza tra persona, ambiente e comportamento PERSONA COMPOR TAMENTO AMBIENTE

21 21 2. Efficacia personale e collettiva La teoria socialcognitiva di Bandura Le convinzioni di autoefficacia rappresentano la massima espressione delle capacità tipicamente umane di autoriflessione, autoregolazione e apprendimento dallesperienza Lautoefficacia influenza: Le decisioni sulle attività da intraprendere (lo studio di Betz e Hackett sulle materie scientifiche) Le decisioni sulle attività da intraprendere (lo studio di Betz e Hackett sulle materie scientifiche) La scelta di obiettivi più o meno ambiziosi (cosa voglio raggiungere?) La scelta di obiettivi più o meno ambiziosi (cosa voglio raggiungere?) Le aspettative (cosa succederà se agirò in questo modo?) Le aspettative (cosa succederà se agirò in questo modo?) I giudizi di causalità (di chi è il merito/colpa?) I giudizi di causalità (di chi è il merito/colpa?) Il livello di impegno profuso Il livello di impegno profuso

22 22 2. Efficacia personale e collettiva La teoria socialcognitiva di Bandura Intenzione di agire Azione Realizzazione Aspet tative Giudizi di causalità Autoef ficacia

23 23 2. Efficacia personale e collettiva La teoria socialcognitiva di Bandura Profilo psicologico del soggetto con alta autoefficacia: 1. Obiettivi ambiziosi 2. Notevole impegno e dedizione 3. Locus of control interno 4. Ottimismo, fiducia 5. Sostanziale sobrietà nel giudicarsi 6. Ottima gestione delle emozioni 7. Alta resistenza alle frustrazioni

24 24 2. Efficacia personale e collettiva Fonti dellautoefficacia percepita Come si formano e cambiano le convinzioni relative alle nostre capacità? Bandura indica 4 fonti: Esperienza diretta Esperienza diretta Esperienze vicarie (observation e imagery) Esperienze vicarie (observation e imagery) Persuasione verbale Persuasione verbale Interpretazione delle emozioni e dei segnali corporei Interpretazione delle emozioni e dei segnali corporei Lautoefficacia è un tratto stabile? Sì, nel senso che è radicata anche alla personalità Sì, nel senso che è radicata anche alla personalità No, se pensiamo a momenti e situazioni diverse: il caso degli ex professionisti No, se pensiamo a momenti e situazioni diverse: il caso degli ex professionisti

25 25 1. Identità e pratica sportiva Sviluppo dellidentità e attività sportiva AUTO EFFICACIA Esperienza diretta Stati fisiologici Esperienza vicaria Persuasione

26 26 2. Efficacia personale e collettiva Lefficacia percepita collettiva Cosa accade in una squadra? Che fine fa lautoefficacia individuale? Autoefficacia collettiva = convinzione di essere in grado, come gruppo, di gestire compiti e attività Essa dipende dalle percezioni che i singoli membri hanno delle abilità dei compagni Essa dipende dalle percezioni che i singoli membri hanno delle abilità dei compagni È in relazione, anche, con lautoefficacia individuale È in relazione, anche, con lautoefficacia individuale È molto più specifica di quella individuale: vale per quel gruppo in quel dato compito È molto più specifica di quella individuale: vale per quel gruppo in quel dato compito Non è la somma di quelle individuali Non è la somma di quelle individuali Il ruolo della coesione ununica voce… Il ruolo della coesione ununica voce…

27 27 2. Efficacia personale e collettiva Lautoefficacia percepita nello sport Nello sporti individuati molti tipi di autoefficacia: Aree Convinzione di essere in grado di.. Compito Eseguire adeguatamente un determinato compito Competizione Fronteggiare con successo gli avversari Prestazione Raggiungere un determinato livello di prestazione Autoregolazione Regolare la condotta in vista di specifici obiettivi Apprendimento Imparare nuove tecniche e strategie di gioco Difficoltà Gestire situazioni difficili (es. un infortunio) Stress - emozioni Sopportare lo stress e regolare le emozioni Relazioni Gestire le relazioni con compagni ed allenatore

28 28 2. Efficacia personale e collettiva Lefficacia percepita collettiva Profilo psicologico dellatleta con alta autoefficacia (il c.d. vincente): 1. Obiettivi realistici ma ambiziosi 2. Capacità superiore di concentrarsi 3. Notevole impegno e dedizione 4. Locus of control (di solito) interno 5. Ottimismo, fiducia 6. Sostanziale sobrietà nel giudicarsi 7. Ottima gestione di emozioni, stress, ansia 8. Alta resistenza alle frustrazioni

29 29 2. Efficacia personale e collettiva Lefficacia percepita collettiva Profilo psicologico dellatleta con bassa autoefficacia (il c.d. perdente…): 1. Obiettivi irrealistici: troppo modesti/ambiziosi 2. Facilità nel perdere la concentrazione 3. Impegno discontinuo e spesso disorganizzato 4. Locus of control (di solito) esterno 5. Sostanziale pessimismo, sfiducia 6. Tendenza a sopravvalutare gli avversari 7. Pessima gestione di emozioni, stress, ansia 8. Bassa resistenza alle frustrazioni

30 30 2. Efficacia personale e collettiva Lefficacia percepita collettiva Cosa si dice un atleta con alta autoefficacia: È un momento difficile, ma posso farcela È un momento difficile, ma posso farcela Lui è forte, ma io non sono da meno Lui è forte, ma io non sono da meno Posso dare di più Posso dare di più Potevo/Non potevo fare meglio di così Potevo/Non potevo fare meglio di così Mi sto divertendo! Mi sto divertendo! Questa non ci voleva… ma mi riprenderò! Questa non ci voleva… ma mi riprenderò! Voglio puntare fin lì, sento che è alla mia portata Voglio puntare fin lì, sento che è alla mia portata Il vincente sa anche perdere…

31 31 2. Efficacia personale e collettiva Lefficacia percepita collettiva Cosa si dice un atleta con bassa autoefficacia: È un momento tremendo, non ne esco… È un momento tremendo, non ne esco… Lui è troppo forte, non ce la farò mai Lui è troppo forte, non ce la farò mai Che altro posso inventarmi? Che altro posso inventarmi? Non potevo fare meglio di così Non potevo fare meglio di così Non mi diverto… sono stressato! Non mi diverto… sono stressato! Il mondo ce lha con me… sono sfortunato Il mondo ce lha con me… sono sfortunato Voglio stravincere: lo voglio schiacciare, umiliare! Voglio stravincere: lo voglio schiacciare, umiliare! Il perdente… non sa perdere!

32 32 2. Efficacia personale e collettiva Valutazione e miglioramento Esistono diversi test per misurarla Si tratta in genere di questionari di autopercezione Sono costruiti sullessere in grado di fare e non su il voler fare (intenzione) o lessere soliti fare (abitudine) S.A.F. SCALA DELLAUTOEFFICACIA FISICA (Ryckman)

33 33 2. Efficacia personale e collettiva Valutazione e miglioramento 1. Ho ottimi riflessi 2. Non sono agile e aggraziato 3. Raramente sono imbarazzato dalla mia voce 4. Il mio fisico è piuttosto forte 5. Qualche volta non ho una buona resistenza sotto stress 6. Non so correre veloce 7. Ho difetti fisici che qualche volta mi infastidiscono 8. Non sento il pieno controllo nei compiti che richiedono abilità fisica 9. Non sono mai intimidito dal pensiero di un incontro sessuale …..

34 34 2. Efficacia personale e collettiva Valutazione e miglioramento Strategie per il potenziamento: Esperienza diretta di successo Esperienza diretta di successo Tecniche di observation Tecniche di observation Tecniche di imagery Tecniche di imagery Rafforzamento della coesione (non solo nelle squadre) Rafforzamento della coesione (non solo nelle squadre) Tecniche di persuasione Tecniche di persuasione Ulteriori tecniche di mental training (goal setting, rilassamento, ecc.) Ulteriori tecniche di mental training (goal setting, rilassamento, ecc.) Limiti al potenziamento Limiti al potenziamento

35 35 3. Relazioni interpersonali nello sport Qualche domanda: Cosa intendiamo per relazione interpersonale? Cosa intendiamo per relazione interpersonale? Luomo è un animale sociale? Luomo è un animale sociale? Quali possono essere, nello sport, le relazioni interpersonali? Quali possono essere, nello sport, le relazioni interpersonali? Da cosa dipende la qualità di una relazione? Da cosa dipende la qualità di una relazione? È possibile allenarsi alle relazioni? È possibile allenarsi alle relazioni? La qualità delle relazioni influenza la felicità della persona? La qualità delle relazioni influenza la felicità della persona?

36 36 3. Relazioni interpersonali nello sport Cosa dice la letteratura…

37 37 3. Relazioni interpersonali nello sport A cosa servono le relazioni? A soddisfare i bisogni fisiologici A soddisfare i bisogni fisiologici A soddisfare i bisogni di sicurezza A soddisfare i bisogni di sicurezza A soddisfare i bisogni sociali A soddisfare i bisogni sociali A soddisfare i bisogni di stima A soddisfare i bisogni di stima A soddisfare i bisogni di autorealizzazione A soddisfare i bisogni di autorealizzazione

38 38 3. Relazioni interpersonali nello sport Due tipi di relazioni: Superficiali Superficiali 1. Teoria dello scambio profitti, investimento, alternative 2. Teoria dellequità confronto con linvestimento dellaltro Profonde Profonde 1. Interdipendenza cognitiva, emotiva, comportamentale

39 39 3. Relazioni interpersonali nello sport Relazione atleta - allenatore È una relazione di tipo profondo È una relazione di tipo profondo La posta in gioco è il risultato La posta in gioco è il risultato Relazione allievo (adulto) - istruttore È una relazione di tipo profondo/superficiale È una relazione di tipo profondo/superficiale La posta in gioco è lapprendimento La posta in gioco è lapprendimento Relazione bambino - maestro È una relazione di tipo profondo È una relazione di tipo profondo La posta in gioco è la crescita La posta in gioco è la crescita

40 40 3. Relazioni interpersonali nello sport Relazione atleta - allenatore Tre dimensioni (Wylleman, 2000): Tre dimensioni (Wylleman, 2000): 1. accettazione/rifiuto 2. dominanza/sottomissione 3. livello personale/livello ufficiale Tre variabili (LaVoi, 2007): Tre variabili (LaVoi, 2007): 1. antecedenti 2. pensieri/sentimenti reciproci 3. outcomes (motivazione, soddisfazione)

41 41 3. Relazioni interpersonali nello sport Relazione atleta - allenatore Tre aspetti (Jowett, 2005): Tre aspetti (Jowett, 2005): 1. vicinanza emotiva (fiducia, rispetto) 2. impegno (intenzione di mantenere la relazione) 3. complementarietà (cooperazione, sinergia)

42 42 3. Relazioni interpersonali nello sport Relazione atleta (giovane) - allenatore Lesperienza sportiva dei giovani e il livello di stress competitivo che arrivano a sperimentare sono influenzati fortemente dallallenatore e in particolare dal suo modo di relazionarsi con loro (Small, Smith, 1988) Lesperienza sportiva dei giovani e il livello di stress competitivo che arrivano a sperimentare sono influenzati fortemente dallallenatore e in particolare dal suo modo di relazionarsi con loro (Small, Smith, 1988) In genere gli allenatori sono formati per essere dei bravi tecnici; lo sono assai meno per essere dei bravi educatori In genere gli allenatori sono formati per essere dei bravi tecnici; lo sono assai meno per essere dei bravi educatori Il problema è che molti di loro non si pongono affatto il problema… Il problema è che molti di loro non si pongono affatto il problema…

43 43 3. Relazioni interpersonali nello sport allievogenitoreallenatore Psicologo

44 44 3. Relazioni interpersonali nello sport allievogenitoreallenatore Psicologo Manca qualcosa? Il dirigente…

45 45 3. Relazioni interpersonali nello sport Limportanza di condividere gli obiettivi (goal setting) Obiettivi allenatore Obiettivi allievo Obiettivi genitore Variabili tecniche ___________ Variabili fisiche ___________ Variabili psicologiche ___________

46 46 3. Relazioni interpersonali nello sport Valutare il livello di relazioni Cosa ti aspetti/desideri dal tuo allenatore? Che mi aiuti nei miei problemi personali Che mi aiuti a superare i conflitti Che mi dia fiducia Che mi faccia dei favori personali Che mi inviti a casa sua Che sia comprensivo Che si preoccupi della mia sicurezza personale

47 47 3. Relazioni interpersonali nello sport Secondo la mia esperienza… Lallenatore mi aiuta nei miei problemi personali Lallenatore mi aiuta a superare i conflitti Lallenatore favorisce la mia fiducia in lui Lallenatore mi fa dei favori personali Lallenatore mi invita a casa sua Lallenatore è comprensivo Lallenatore si preoccupa della mia sicurezza personale

48 48 3. Relazioni interpersonali nello sport Sociogramma di Moreno Chi è il tuo compagno di squadra più antipatico? Con quale compagno di squadra preferisci dividere la stanza dalbergo durante le trasferte? Chi tra i tuoi compagni ti sembra più isolato? Chi pensi sia il vero leader della squadra? A chi parleresti di un tuo problema personale?

49 49 4. Leadership e gestione dei gruppi sportivi La forza del lupo è il branco e la forza del branco è il lupo Leadership, qualche domanda: Cosè la leadership? Cosè la leadership? Chi è il leader? Chi è il leader? Leader si nasce o si diventa? Leader si nasce o si diventa? Esistono anche fattori di gruppo che determinano lemergere del leader? Esistono anche fattori di gruppo che determinano lemergere del leader? Esistono fattori situazionali? Esistono fattori situazionali? Un leader resta tale in ogni contesto? Un leader resta tale in ogni contesto? Quali sono i possibili leader nello sport? Quali sono i possibili leader nello sport?

50 4. Leadership e gestione dei gruppi sportivi Il prezzo della grandezza è la responsabilità - Churchill La leadership è un processo di influenza interpersonale orientata al raggiungimento di particolari obiettivi, che i membri del gruppo esplicano nei confronti di uno di loro Leadership significa coordinare e motivare le azioni degli atri per raggiungere obiettivi comuni. Un leader deve definire gli obiettivi e guadagnarsi lapprovazione degli altri ad essere guidati e a lavorare insieme verso gli stessi scopi Con il termine di leadership si intende la capacità di influenzare e mobilitare i membri di un gruppo sociale verso il raggiungimento degli obiettivi fissati dal gruppo stesso

51 51 4. Leadership e gestione dei gruppi sportivi Teorie sulla leadership Le moltissime teorie sulla leadership sono riconducibili a 3 grandi orientamenti: 1. Orientamento personologico 2. Orientamento comportamentale 3. Orientamento situazionale

52 52 4. Leadership e gestione dei gruppi sportivi Teorie ad orientamento personologico Lassunto di base è leader si nasce, non si diventa Si studiano pertanto le caratteristiche del leader La Teoria dei grandi uomini di Carlyle: atteggiamento dominante, carisma, intelligenza, struttura fisica (statura, voce, bellezza, forza) La Teoria dei grandi uomini di Carlyle: atteggiamento dominante, carisma, intelligenza, struttura fisica (statura, voce, bellezza, forza) Le ricerche successive hanno smentito lipotesi del grande uomo Le ricerche successive hanno smentito lipotesi del grande uomo Le ricerche non sono ancora riuscite ad ancorare la leadership a tratti certi di personalità, intelligenza o motivazione Le ricerche non sono ancora riuscite ad ancorare la leadership a tratti certi di personalità, intelligenza o motivazione

53 53 4. Leadership e gestione dei gruppi sportivi Teorie ad orientamento comportamentale Lattenzione si sposta sul comportamento del leader (stile di leadership) Tre stili (Lewin, 1939): Tre stili (Lewin, 1939): 1. Autocratico il leader decide da solo e mantiene una distanza relazionale (produce quantitativamente molto, atmosfera buona in presenza del leader) 2. Democratico il leader decide insieme al gruppo ed è vicino a livello relazionale (produce qualitativamente molto, atmosfera migliore) 3. Permissivo il leader non decide affatto, fornisce solo suggerimenti e materiali (produce poco, atmosfera instabile)

54 54 4. Leadership e gestione dei gruppi sportivi Teorie ad orientamento comportamentale Due ulteriori possibilità di leadership (Bales e Slater, 1955): Due ulteriori possibilità di leadership (Bales e Slater, 1955): 1. Orientata al compito la leadership punta allobiettivo per cui il gruppo è nato: elabora un metodo di lavoro, verifica le risorse, i tempi, i progressi 2. Orientata alle relazioni la leadership è attenta soprattutto ai bisogni individuali, alla qualità delle relazioni, alla soluzione dei conflitti, garantendo unalta motivazione e partecipazione emotiva Spesso in un gruppo esistono più leader

55 55 4. Leadership e gestione dei gruppi sportivi Teorie ad orientamento situazionale Hersey e Blanchard (1984) 3 Coinvolgere Alto sostegno Basse direttive 2 Vendere Alto sostegno Alte direttive 4 Delegare Basso sostegno Basse direttive 1 Prescrivere Basso sostegno Alte direttive ALTO Comportamento di sostegno ORIENTAMENTO ALLE RELAZIONI BASSO BASSO Comportamento direttivo ALTO ORIENTAMENTO AL COMPITO Alto Medio alto Medio basso Basso Livello di maturità dei collaboratori

56 56 4. Leadership e gestione dei gruppi sportivi Percezione che il gruppo ha verso il leader Percezione che il gruppo ha verso il leader 1. È fortemente ancorata ai risultati 2. È influenzata anche da talune aspettative aprioristiche (curriculum, genere, razza, ecc.) Percezione che il leader ha verso il gruppo Percezione che il leader ha verso il gruppo 1. In mancanza di risultati, il leader potrà o meno proteggersi 2. Definisce lo stile di leadership adottato Linterdipendenza leader/gruppo

57 57 4. Leadership e gestione dei gruppi sportivi La leadership dellallenatore Alcune domande: Lallenatore deve essere un leader? Lallenatore deve essere un leader? Perché nello sport professionistico (ma non solo…) si assiste a così tanti esoneri/ingaggi di allenatori? Perché nello sport professionistico (ma non solo…) si assiste a così tanti esoneri/ingaggi di allenatori? Che differenza cè tra la leadership dellallenatore e quella dellatleta? Che differenza cè tra la leadership dellallenatore e quella dellatleta? Esistono 2 modelli: mediazionale e multidimensionale

58 58 4. Leadership e gestione dei gruppi sportivi La leadership dellallenatore Modello mediazionale Assunto di base: gli effetti del comportamento dellallenatore sul gruppo dipendono dalla percezione e valutazione di questultimo Assunto di base: gli effetti del comportamento dellallenatore sul gruppo dipendono dalla percezione e valutazione di questultimo Lo studio di Smith et al. (1979) comportamenti, videoregistrazione, interviste ad allenatore e allievi (bambini) Lo studio di Smith et al. (1979) comportamenti, videoregistrazione, interviste ad allenatore e allievi (bambini)Risultati: 1. Gli allenatori hanno scarsa consapevolezza del proprio comportamento 2. Latteggiamento degli allievi dipende proprio da quel comportamento (e non dai risultati)

59 59 4. Leadership e gestione dei gruppi sportivi La leadership dellallenatore Modello multidimensionale Assunto di base: prestazione e soddisfazione del gruppo dipendono dal grado di accordo tra comportamento richiesto, comportamento preferito e comportamento effettivo dellallenatore Assunto di base: prestazione e soddisfazione del gruppo dipendono dal grado di accordo tra comportamento richiesto, comportamento preferito e comportamento effettivo dellallenatore - Comportamento richiesto (dal compito) - Comportamento preferito (dal gruppo) - Comportamento effettivo (dellallenatore)

60 60 4. Leadership e gestione dei gruppi sportivi La leadership dellallenatore Modello multidimensionale Variabili in gioco: Variabili in gioco: 1. Caratteristiche del gruppo e dellallenatore (personalità, esperienza, abilità tecniche) 2. Comportamento (effettivo) dellallenatore a. orientato alla tecnica e alla tattica b. orientato alla coesione 3. Situazione (situazione attuale + obiettivo da raggiungere)

61 61 4. Leadership e gestione dei gruppi sportivi La leadership dellallenatore Modello multidimensionale Ulteriori evidenze: Atleti maschi training, informazione, comportamento autocratico Atleti maschi training, informazione, comportamento autocratico Atlete femmine relazioni, supporto, comportamento democratico Atlete femmine relazioni, supporto, comportamento democratico Atleti giovani e/o principianti relazioni, supporto Atleti giovani e/o principianti relazioni, supporto Atleti maschi/femmine aspettative diverse se allenatore maschio o femmina Atleti maschi/femmine aspettative diverse se allenatore maschio o femmina

62 62 4. Leadership e gestione dei gruppi sportivi La leadership dellallenatore Infine (e riassumento): Lallenatore/istruttore deve essere un leader riconosciuto I membri del gruppo non possono però riconoscere un individuo troppo diverso da loro Lefficienza di un buon leader deriva dallequilibrio che egli sa mantenere tra le opposte esigenze di essere come gli altri e diverso dagli altri

63 63 5. Coesione nelle squadre sportive Credo che nel calcio non si debba per forza di cose essere amici per ottenere, di fatto, dei risultati, quanto piuttosto sia necessario fra tutti il reciproco rispetto e la stessa unità dintenti (Alberto Fontana) Credo che nel calcio non si debba per forza di cose essere amici per ottenere, di fatto, dei risultati, quanto piuttosto sia necessario fra tutti il reciproco rispetto e la stessa unità dintenti (Alberto Fontana) Negli sport di squadra il corpo di un giocatore costituisce il frammento al quale è attaccato per un po di tempo il prodotto di unazione comune (Goffman, 1971) Negli sport di squadra il corpo di un giocatore costituisce il frammento al quale è attaccato per un po di tempo il prodotto di unazione comune (Goffman, 1971) Ma cosè la coesione?

64 64 5. Coesione nelle squadre sportive Altre domande… La coesione è sempre un fattore positivo per un gruppo? La coesione è sempre un fattore positivo per un gruppo? Coesione e prestazione sono correlate? Coesione e prestazione sono correlate? Quali sono le variabili in gioco quando si parla di coesione? Quali sono le variabili in gioco quando si parla di coesione? La coesione è un fattore stabile, nel tempo, allinterno di uno stesso gruppo? La coesione è un fattore stabile, nel tempo, allinterno di uno stesso gruppo? Linsuccesso è sempre fattore peggiorativo della coesione? Linsuccesso è sempre fattore peggiorativo della coesione?

65 65 5. Coesione nelle squadre sportive Coesione: possibili definizioni Coesione deriva dal latino cohærere (= essere congiunto, attaccato, stare unito). In fisica la coesione è quella proprietà dei corpi di resistere alla rottura dei legami che tengono unite le loro molecole Coesione deriva dal latino cohærere (= essere congiunto, attaccato, stare unito). In fisica la coesione è quella proprietà dei corpi di resistere alla rottura dei legami che tengono unite le loro molecole Un gruppo è coeso quando lavora come una singola unità, quando cè uno spirito unito, un unico corpo che si muove… quando si forma una mente di gruppo (Lewin, 1935) Un gruppo è coeso quando lavora come una singola unità, quando cè uno spirito unito, un unico corpo che si muove… quando si forma una mente di gruppo (Lewin, 1935) Un gruppo è coeso se i suoi membri si piacciono e sono reciprocamente attratti (attrazione personale - Festinger et al., 1950) Un gruppo è coeso se i suoi membri si piacciono e sono reciprocamente attratti (attrazione personale - Festinger et al., 1950) La coesione è lattrazione dei membri allidea o immagine prototipica del gruppo e del suo membro tipico (attrazione sociale - Hogg, 1992) La coesione è lattrazione dei membri allidea o immagine prototipica del gruppo e del suo membro tipico (attrazione sociale - Hogg, 1992)

66 66 5. Coesione nelle squadre sportive Un gruppo è coeso anche quando sa resistere alle forze che lo vorrebbero disgregare Così come per lindividuo, anche il gruppo ha i suoi meccanismi di difesa Coesione difensiva (Proiezione) Coesione difensiva (Proiezione) suggestionabilità, insicurezza, dipendenza dal leader, pensieri magici, pensieri persecutori, ecc Coesione istituzionalizzata (Controllo) Coesione istituzionalizzata (Controllo) regole rigide, gruppo gerarchico Coesione cooperativa Coesione cooperativa presa di coscienza, analisi delle difficoltà, obiettivi del gruppo più importanti di quelli personali

67 67 5. Coesione nelle squadre sportive Coesione e prestazione Coesione + soddisfazione = produttività La ricerca di Van Zelst (1952) nel cantiere edile: produttività, assenteismo, infortuni, malattie Se la coesione facilita la prestazione, è vero pure il contrario? In situazioni di insuccesso, la coesione viene sempre e comunque meno? La coesione è sempre un fattore positivo? Il caso delle mentalità totalitarie

68 68 5. Coesione nelle squadre sportive Ricapitolando: La coesione è fattore facilitante la prestazione, ma… La coesione è fattore facilitante la prestazione, ma… 1. Nello sport esistono molti esempi di gruppi non coesi eppure vincenti 2. In alcuni sport (tennis, bowling, golf), quando si gareggia come squadra la coesione è irrilevante 3. Gli atleti maschi rendono in genere di più se cè competizione intragruppo

69 69 5. Coesione nelle squadre sportive Per concludere: il team building Il team building (strategie per promuovere la coesione) può avere un approccio diretto o indiretto Il team building (strategie per promuovere la coesione) può avere un approccio diretto o indiretto Il protocollo di intervento riguarda: Il protocollo di intervento riguarda: 1. Analisi della situazione (criticità, comunicazione, dinamiche di gruppo) 2. Ridefinizione (dei ruoli, degli obiettivi, delle risorse a disposizione) 3. Miglioramento (delle criticità)

70 70 6. Stereotipi e pregiudizi Introduzione Ci sono ancora molte persone che hanno unimmagine dello sport come realtà idilliaca, dove la pace, lonesta competizione, le diversità culturali sono valori consolidati e di crescita Ci sono ancora molte persone che hanno unimmagine dello sport come realtà idilliaca, dove la pace, lonesta competizione, le diversità culturali sono valori consolidati e di crescita Pierre de Coubertin lottò a lungo per imporre valori quali sport come isola di pace, dove interessi economici, conflitti politici e discriminazioni non avessero accesso Pierre de Coubertin lottò a lungo per imporre valori quali sport come isola di pace, dove interessi economici, conflitti politici e discriminazioni non avessero accesso Ma… Ma…

71 71 6. Stereotipi e pregiudizi Introduzione Nonostante le rivendicazioni morali dello sport – la retorica delluniversalità, fair play e in campo tutti uguali – tra i primi promotori dello sport moderno solo pochi volevano che questa attività fosse inclusiva e universale. Al contrario, lo sport si sviluppò come attività ricreativa e di socializzazione riservata ai maschi di elevata classe sociale (Kidd e Donnelly, 2000) Nonostante le rivendicazioni morali dello sport – la retorica delluniversalità, fair play e in campo tutti uguali – tra i primi promotori dello sport moderno solo pochi volevano che questa attività fosse inclusiva e universale. Al contrario, lo sport si sviluppò come attività ricreativa e di socializzazione riservata ai maschi di elevata classe sociale (Kidd e Donnelly, 2000) Nonostante le buone intenzioni, le Olimpiadi, massima espressione dello sport universale, sono state spesso arena di scontri politici, ideologici e razziali, dove la discriminazione lha fatta da padrone Nonostante le buone intenzioni, le Olimpiadi, massima espressione dello sport universale, sono state spesso arena di scontri politici, ideologici e razziali, dove la discriminazione lha fatta da padrone

72 72 6. Stereotipi e pregiudizi Introduzione Daltro canto lo sport, essendo unattività umana espressione di quello che luomo è, non poteva magicamente diventare unisola felice Daltro canto lo sport, essendo unattività umana espressione di quello che luomo è, non poteva magicamente diventare unisola felice Anche se non sono mancati e non mancano episodi di grande solidarietà e onestà che continuano a veicolare limmagine di un fenomeno sociale, lo sport, sostanzialmente pulito Anche se non sono mancati e non mancano episodi di grande solidarietà e onestà che continuano a veicolare limmagine di un fenomeno sociale, lo sport, sostanzialmente pulito Quali meccanismi ci sono a monte delle tante questioni sociali che lo sport solleva? Quali meccanismi ci sono a monte delle tante questioni sociali che lo sport solleva?

73 73 6. Stereotipi e pregiudizi La categorizzazione sociale La categorizzazione sociale è un meccanismo per lo più inconscio volto a far rientrare persone, fatti ed eventi in categorie preconfezionate dalleducazione ricevuta e dalla cultura di appartenenza In buona sostanza, la categorizzazione sociale è volta ad organizzare e gestire la complessità del mondo sociale Quando un individuo viene categorizzato, per esempio un atleta, ci si aspetta che abbia determinate caratteristiche: fisico atletico, conduzione di una vita sana, onestà, ecc.

74 74 Lo stereotipo è proprio linsieme delle caratteristiche associate ad una determinata categoria sociale Gli stereotipi possono riguardare la razza, letà, il genere, lo status socioeconomico, lorientamento religioso o politico, ecc. Lo stereotipo, la cui funzione è benefica, è però strumento esposto ad una eccessiva semplificazione della realtà, a rigidità, a distorsione 6. Stereotipi e pregiudizi Categorizzazione sociale e stereotipi

75 75 Lo stereotipo è meccanismo che, ovviamente, riguarda anche chi in quella determinata categoria rientra In altri termini, per esempio, latleta sa a quale categoria sociale appartiene e quali sono gli stereotipi caratteristici dellessere atleta Ciò ha evidentemente delle conseguenze sulla percezione di sé e delle proprie capacità: la minaccia derivante dallo stereotipo (stereotype threat) 6. Stereotipi e pregiudizi Categorizzazione sociale e stereotipi

76 76 Molti studi fatti su varie categorie sociali (anziani, minoranze etniche, donne, studenti appartenenti a classi sociali basse) hanno evidenziato come il sapere di appartenere a una determinata categoria influenza comportamenti e capacità a prescindere da ciò che effettivamente lindividuo è Nello sport sono emblematiche ricerche come quella di Stone et al. (1997) che confermano lesistenza di stereotipi e categorizzazioni (latleta bianco, latleta nero) 6. Stereotipi e pregiudizi Categorizzazione sociale e stereotipi

77 77 Alcuni studi: I primi studi sulle differenze di prestazione tra atleti di colore e bianchi, in varie discipline sportive, evidenziarono talune caratteristiche fisiche predisponenti I primi studi sulle differenze di prestazione tra atleti di colore e bianchi, in varie discipline sportive, evidenziarono talune caratteristiche fisiche predisponenti Steele e Aronson (1995) studenti americani di origine europea/africana, test (a metà veniva detto che era di abilità intellettiva) Steele e Aronson (1995) studenti americani di origine europea/africana, test (a metà veniva detto che era di abilità intellettiva) Stone et al. (1999) studenti bianchi/di colore, test cognitivo + test sul golf Stone et al. (1999) studenti bianchi/di colore, test cognitivo + test sul golf 6. Stereotipi e pregiudizi Categorizzazione sociale e stereotipi

78 78 Ridurre leffetto di stereotype threat: se dovessimo allenare una squadra di basket con ragazzi bianchi e di colore, oppure una squadra femminile di pugilato o rugby, come garantire che la prestazione non venga condizionata da stereotype threat? Contestualizzare il compito in modo che il presunto deficit non venga evidenziato Contestualizzare il compito in modo che il presunto deficit non venga evidenziato Lavorare sullautostima Lavorare sullautostima Fornire modelli di comportamento Fornire modelli di comportamento Spiegare linconsistenza dello stereotipo Spiegare linconsistenza dello stereotipo 6. Stereotipi e pregiudizi Categorizzazione sociale e stereotipi

79 79 Il pregiudizio è un atteggiamento e/o sentimento negativo nei confronti di membri di un altro gruppo sociale, basato esclusivamente alla loro appartenenza a quel gruppo È facile individuare, nei grandi temi politici come pure nella vita di ciascuno di noi, molti esempi di pregiudizio Il pregiudizio, che talvolta può anche basarsi su elementi oggettivi, è meccanismo che in genere crea conflittualità 6. Stereotipi e pregiudizi Categorizzazione sociale, stereotipi e pregiudizi

80 80 Ipotesi del contatto: Allport (1954) formulò una teoria secondo la quale era possibile ridurre il pregiudizio tra gruppi sociali Il contatto tra membri di gruppi sociali diversi porta alla riduzione del pregiudizio Perché ciò sia possibile, sono necessarie 4 condizioni: Parità di status Parità di status Obiettivi comuni Obiettivi comuni Sostegno delle istituzioni Sostegno delle istituzioni Percezione di similitudine Percezione di similitudine 6. Stereotipi e pregiudizi Categorizzazione sociale, stereotipi e pregiudizi

81 81 Ricategorizzazione (Gaertner et al., 1993) Piuttosto che annullare le categorie, conviene ampliarne i confini Nier et al. (2001) incontro di football, questionario abitudini alimentari dei tifosi, intervistatore bianco/di colore, intervistatore con la maglietta della squadra tifata/avversaria Maggiori adesioni al questionario se: 1. Intervistatore era bianco 2. Intervistatore era di colore, ma indossava la maglietta della squadra (appartenenza ad un gruppo sovraordinato) 6. Stereotipi e pregiudizi Categorizzazione sociale, stereotipi e pregiudizi

82 82 Ricategorizzazione (Gaertner et al., 1993) Piuttosto che annullare le categorie, conviene ampliarne i confini (= dissolvere le differenze tra gruppi, siamo tutti uguali): quali controindicazioni? 1. In genere si tratta di un assorbimento che il gruppo più forte attua nei confronti di quello più debole 2. Comporta la perdita di usi, costumi, credenze, valori da parte del gruppo di minoranza 3. Ignora il fatto che… non siamo tutti uguali! (ma conserviamo gli stessi diritti/doveri, dignità, potenzialità) 6. Stereotipi e pregiudizi Categorizzazione sociale, stereotipi e pregiudizi

83 83 Mutua differenziazione (Hewstone e Brown, 1997): per ridurre il pregiudizio è necessaria uninterazione positiva tra i gruppi con mutuo riconoscimento Van Oudenhouven et al. (1996) Tre gruppi di studenti per svolgere un compito lessicale, tutti formati da 2 olandesi e 1 turco; primo gruppo nessun riferimento alla diversa nazionalità; secondo gruppo chiaro riferimento sin dallinizio; terzo gruppo riferimento solo a metà del lavoro. Risultati: miglioramento dellatteggiamento nel terzo gruppo 6. Stereotipi e pregiudizi Categorizzazione sociale, stereotipi e pregiudizi

84 84 Cosa avviene nello sport? Il praticare sport diversi: essere un ginnasta piuttosto che un calciatore o un nuotatore Il praticare sport diversi: essere un ginnasta piuttosto che un calciatore o un nuotatore Lipotesi del contatto applicata alle squadre (stesso status, stessi obiettivi, protezione istituzionale, percezione di similitudine e appartenenza ad una categoria sovraordinata comune): perché non sempre funziona? E perché funziona ancora meno tra squadre? Lipotesi del contatto applicata alle squadre (stesso status, stessi obiettivi, protezione istituzionale, percezione di similitudine e appartenenza ad una categoria sovraordinata comune): perché non sempre funziona? E perché funziona ancora meno tra squadre? Il caso del tifo razzista Il caso del tifo razzista Status sociale e sport praticato Status sociale e sport praticato 6. Stereotipi e pregiudizi Categorizzazione sociale, stereotipi e pregiudizi

85 85 Devi lottare, diventare ancora più aggressivo, non avere paura (Rafael Nadal) Laggressività ha caratteristiche diverse nelluomo rispetto agli altri animali? Laggressività ha caratteristiche diverse nelluomo rispetto agli altri animali? Quali sono le ragioni dellaggressività umana? Quali sono le ragioni dellaggressività umana? Laggressività è fenomeno sempre e comunque negativo? Laggressività è fenomeno sempre e comunque negativo? Il conflitto è incidente di percorso? Il conflitto è incidente di percorso? Cosa si intende per conflitto? Cosa si intende per conflitto? Che tipi di conflitti esistono? Che tipi di conflitti esistono? Nello sport, il conflitto è sempre necessario? Nello sport, il conflitto è sempre necessario? 7. Conflitto e sport

86 86 Il conflitto è ciò che emerge quando aspirazioni, credenze o valori di un individuo e di un gruppo sono minacciati da un altro individuo o gruppo Sostanzialmente esistono 3 tipi di conflitto: Intrapersonale Intrapersonale Interpersonale Interpersonale Intergruppo Intergruppo Esistono molte teorie per spiegare origine e senso del conflitto 7. Conflitto e sport

87 87 Teoria della frustrazione (Dollard et al., 1939) Cè ununica e comune causa allaggressività e al conflitto: la frustrazione La frustrazione provoca unattivazione (arousal) negativa il cui bersaglio (target) può essere colui che la causa oppure altro Laggressività conseguente alla frustrazione ha tempi di attivazione e di esecuzione variabili, spesso ritardati Hovland e Sears (1940) correlarono il declino delle condizioni economiche con il numero di linciaggi di persone di colore Hovland e Sears (1940) correlarono il declino delle condizioni economiche con il numero di linciaggi di persone di colore 7. Conflitto e sport

88 88 Teoria del trasferimento dellattivazione (Zillmann et al., 1974) Esercizio fisico intenso e provocazione: subito dopo oppure dopo un breve riposo. Reazioni più aggressive nel secondo caso Finale dei Mondiali di calcio Italia-Francia, nel 2006: Zidane colpisce in pieno petto Materazzi. I due erano lontani dallazione di gioco, Zidane era stato trattenuto nellazione precedente ed era tutta la partita che Materazzi lo marcava stretto. Materazzi lo provoca verbalmente e… 7. Conflitto e sport

89 89 De Vito (1986) nota come 2 persone possano entrare in conflitto sia per il contenuto che per la relazione (il modo) Il conflitto sul contenuto oltre che naturale, può anche essere positivo Il conflitto sulla relazione è, in genere, sempre più veemente Latleta che salta lallenamento per un esame universitario può trovare la solidarietà dellallenatore; ma se non ne ha chiesto il permesso, il conflitto si sposta sul piano personale 7. Conflitto e sport

90 90 Teoria del conflitto realistico (Sherif, 1966) 22 dodicenni divisi in 2 gruppi: nessuno conosce gli altri e nessun gruppo sa dellesistenza dellaltro gruppo. Si finge la partenza per un campo estivo, ciascun gruppo si installa in aree separate 22 dodicenni divisi in 2 gruppi: nessuno conosce gli altri e nessun gruppo sa dellesistenza dellaltro gruppo. Si finge la partenza per un campo estivo, ciascun gruppo si installa in aree separate Fase I – si lavora sulla coesione intragruppo Fase I – si lavora sulla coesione intragruppo Fase II – si mettono in competizione i 2 gruppi: dopo essersi accorti dellesistenza dellaltro, si organizzano competizioni, cambiano le dinamiche intragruppo e compaiono episodi di aggressività manifesta intergruppo Fase II – si mettono in competizione i 2 gruppi: dopo essersi accorti dellesistenza dellaltro, si organizzano competizioni, cambiano le dinamiche intragruppo e compaiono episodi di aggressività manifesta intergruppo Fase III – si lavora allinterazione intergruppo: rottura condotto acqua, rottura camion provviste Fase III – si lavora allinterazione intergruppo: rottura condotto acqua, rottura camion provviste 7. Conflitto e sport

91 91 Il ruolo della cultura Molti studi hanno riguardato il confronto tra culture individualiste (occidentali) e culture collettiviste (orientali) Molti studi hanno riguardato il confronto tra culture individualiste (occidentali) e culture collettiviste (orientali) Educazione occidentale: enfasi posta sullindividuo, sulle sue aspirazioni e obiettivi; incoraggiamento a sviluppare un carattere indipendente e intraprendente, perseguire il successo personale Educazione occidentale: enfasi posta sullindividuo, sulle sue aspirazioni e obiettivi; incoraggiamento a sviluppare un carattere indipendente e intraprendente, perseguire il successo personale Educazione orientale: enfasi posta sulla comunità, sul progresso e la prosperità della collettività; incoraggiamento a collaborare per il bene comune, accento sulle relazioni sociali Educazione orientale: enfasi posta sulla comunità, sul progresso e la prosperità della collettività; incoraggiamento a collaborare per il bene comune, accento sulle relazioni sociali 7. Conflitto e sport

92 92 Il ruolo della cultura Greenfield et al. (2002) e il conflitto in una squadra di pallavolo femminile. Protagoniste: uneuroamericana, una koreana americana e una latino americana Greenfield et al. (2002) e il conflitto in una squadra di pallavolo femminile. Protagoniste: uneuroamericana, una koreana americana e una latino americana Entusiasmi e tendenza ad evitare le critiche della prima sono interpretate come minaccia alla coesione dalle altre due Entusiasmi e tendenza ad evitare le critiche della prima sono interpretate come minaccia alla coesione dalle altre due Daltro canto, la modestia e la pronta ammissione di colpe di queste ultime, sono tradotte come falsità e vigliaccheria dalla prima Daltro canto, la modestia e la pronta ammissione di colpe di queste ultime, sono tradotte come falsità e vigliaccheria dalla prima 7. Conflitto e sport

93 93 Ho imparato che per quanto tu veloce possa essere, non puoi scappare dai tuoi problemi (Jenson Button) Le organizzazioni sportive possono essere intese e studiate con la metafora della rete, fatta di nodi e connessioni incrociate Le organizzazioni sportive possono essere intese e studiate con la metafora della rete, fatta di nodi e connessioni incrociate La metafora della rete sottolinea gli aspetti di vincolo/risorsa delle relazioni: lega/limita ma favorisce anche supporto/crescita La metafora della rete sottolinea gli aspetti di vincolo/risorsa delle relazioni: lega/limita ma favorisce anche supporto/crescita Se cooperazione = processo negoziale e condiviso di costruzione di obiettivi e attivazione di risorse, il conflitto non è necessariamente separato da questo percorso Se cooperazione = processo negoziale e condiviso di costruzione di obiettivi e attivazione di risorse, il conflitto non è necessariamente separato da questo percorso 8. Mediare il conflitto nello sport

94 94 Tuttavia il conflitto viene spesso temuto per le componenti distruttive che lo possono connotare e per questo motivo evitato o represso Tuttavia il conflitto viene spesso temuto per le componenti distruttive che lo possono connotare e per questo motivo evitato o represso Eppure riconoscerlo e gestirlo può consentire di prevenirne le forme degenerative e di coglierne gli aspetti di potenzialità Eppure riconoscerlo e gestirlo può consentire di prevenirne le forme degenerative e di coglierne gli aspetti di potenzialità In questottica la gestione di una situazione conflittuale può essere considerata un compito da assumersi e non un ostacolo alla relazione In questottica la gestione di una situazione conflittuale può essere considerata un compito da assumersi e non un ostacolo alla relazione Quali esempi di conflitto possiamo fare in seno, per esempio, ad una società sportiva? Quali esempi di conflitto possiamo fare in seno, per esempio, ad una società sportiva? 8. Mediare il conflitto nello sport

95 95 Atleta vs atleta Atleta vs allenatore Atleta vs dirigente Allenatore vs dirigente Allenatore vs genitori La mediazione può rappresentare un utile strumento per tenere insieme bisogni e richieste a volte contrastanti 8. Mediare il conflitto nello sport

96 96 Cina (V secolo a.C.) mediazione come tecnica principe per risolvere i conflitti Antica Grecia conflitti tra città-stato mediati dallintervento di altre città In molte tribù africane ancora oggi lassemblea popolare è organo riconosciuto come istituto di conciliazione Civiltà occidentale pre-industriale famiglia patriarcale e ruolo del capofamiglia USA (1913) Dipartimento del lavoro come servizio di conciliazione nei contrasti di lavoro 8. Mediare il conflitto nello sport Un po di storia…

97 97 USA (1939) Family Conciliation Court per le coppie in crisi e poi per quelle divorziate USA (1947) Servizio federale di mediazione e conciliazione, agenzia privata indipendente USA (1964) Community Relations Service per conflitti di natura etnica o razziale USA (1972) Family Mediation Association per ex coniugi che rinegoziano la separazione o divorzio Attualmente negli USA esistono oltre 700 centri di mediazione, statali e non, che collaborano con i tribunali 8. Mediare il conflitto nello sport Un po di storia…

98 98 Europa (anni 80) la mediazione fa la sua comparsa istituzionale in Inghilterra, Francia, Irlanda, Germania Ma cosa significa mediazione? Significa incontrarsi a metà strada? Significa trovare quel compromesso per cui ciascuna parte rinuncia a qualcosa? Significa imporre una qualche decisione da parte di un soggetto terzo scelto dai contendenti? Significa ridurre alla ragione, con argomenti oggettivi, una o entrambe le parti? 8. Mediare il conflitto nello sport

99 99 La mediazione è un processo mirato a far evolvere una situazione di conflitto È il tentativo, da parte di un terzo neutrale, di confrontare punti di vista differenti Mira a ristabilire il dialogo fra le parti, a riorganizzare le relazioni: lobiettivo è raggiunto quando le parti su sono riappropriate della propria attiva e responsabile capacità decisionale Non è solo un intervento sullemergenza, ma anche e soprattutto una costruzione di compatibilità relazionali 8. Mediare il conflitto nello sport

100 100 È unalternativa al procedimento giudiziario (che persegue una logica vincitore-perdente) e al negoziato (dove non cè una terza parte) Mediare significa stare in mezzo, condividere il conflitto, costruire un terreno culturale e semantico di reciproca comprensione per favorire uno spazio di dialogo Il mediatore non interviene sui contenuti della disputa né sui termini della sua soluzione La mediazione si fonda sul principio di responsabilità, sulla capacità delle parti di raggiungere un accordo volontario, non imposto 8. Mediare il conflitto nello sport

101 101 Il mediatore fornisce informazioni sul processo, solleva questioni e aiuta ad esplorare le possibili opzioni Il valore aggiunto della sua presenza è lacquisizione, da parte dei contendenti, di una capacità di sostare nel conflitto, trovando risorse per un sistema di relazioni che non possono prescindere dalla differenza Oggigiorno la mediazione è ormai realtà polisemica, con una diversificazione di ambiti, oggetti, finalità, obiettivi e modalità operative Esiste la mediazione famigliare, scolastica, penale, aziendale, culturale, comunitaria, sociale, … 8. Mediare il conflitto nello sport

102 102 Mentre allestero esistono molteplici organi incaricati di mediare i conflitti nello sport, in Italia non ci sono ancora iniziative istituzionalizzate di pari livello Esistono soltanto isolate realtà che, spesso in seno a società sportive di grandi dimensioni, appaiono sensibili alla tematica e si organizzano con proprie figure mediatrici di riferimento (il caso dellInter e dellAtalanta, liniziativa del Comune di Roma per la violenza negli stadi) 8. Mediare il conflitto nello sport

103 103 Un caso oggetto di mediazione Società calcistica professionistica, settore giovanile Società calcistica professionistica, settore giovanile Due tredicenni, Luca (ragazzo di colore) e Alessandro, entrambi molto promettenti, entrambi riconosciuti dai compagni come i più bravi e dal sicuro avvenire Due tredicenni, Luca (ragazzo di colore) e Alessandro, entrambi molto promettenti, entrambi riconosciuti dai compagni come i più bravi e dal sicuro avvenire I due non vanno daccordo, ci sono accuse reciproche in campo e fuori I due non vanno daccordo, ci sono accuse reciproche in campo e fuori Unaccesa lite durante una trasferta spinge lautista a far scendere i due ragazzi (sono a 10 minuti a piedi dal campo) Unaccesa lite durante una trasferta spinge lautista a far scendere i due ragazzi (sono a 10 minuti a piedi dal campo) 8. Mediare il conflitto nello sport

104 104 Il mister inizia lallenamento, i due non si presentano Il mister inizia lallenamento, i due non si presentano Quella sera riceve 3 telefonate: Quella sera riceve 3 telefonate: - dallautista che gli racconta agitatissimo il fatto - dai genitori di Alessandro che, arrabbiati, dicono che un episodio così non dovrà più succedere - dal responsabile del settore giovanile che, avendo ricevuto una telefonata dai genitori di Luca che minacciavano di cambiare società, gli dice di risolvere il pasticcio Lallenatore sente i due ragazzi Lallenatore sente i due ragazzi La società si rivolge ad un mediatore La società si rivolge ad un mediatore 8. Mediare il conflitto nello sport

105 105 Situazione di partenza: 2 contendenti, molte altre figure coinvolte (genitori, autista, allenatore, dirigente) Situazione di partenza: 2 contendenti, molte altre figure coinvolte (genitori, autista, allenatore, dirigente) Fase I – colloqui individuali con le varie parti Fase I – colloqui individuali con le varie parti - Allenatore: è preoccupato per la sorte dei due, sottolinea il difficile rapporto che inficia anche i risultati sul campo - Genitori di Luca: rigidi, ritengono inconcepibile il comportamento dellautista, ne chiedono la sostituzione - Genitori di Alessandro: irritati, il figlio è rientrato senza dire nulla ma ha accentuato la sua demotivazione 8. Mediare il conflitto nello sport

106 106 - Autista: dispiaciuto e preoccupato, cerca comunque di far valere le sue ragioni - Luca (parlando di Alessandro): si sente escluso, giudicato, boicottato; vorrebbe la sua amicizia ma lui lo scansa; lo riconosce come altro vero leader - Alessandro (parlando di Luca): controbatte e lo accusa di molti dispetti; traspare nervosismo e difficoltà che vanno al di là del fatto Fase II – Restituzione alle varie figure adulte Fase II – Restituzione alle varie figure adulte Fase III – Analisi degli spazi di mediazione: entrambi vorrebbero restare nella squadra, bene o male esiste tra loro un legame Fase III – Analisi degli spazi di mediazione: entrambi vorrebbero restare nella squadra, bene o male esiste tra loro un legame 8. Mediare il conflitto nello sport

107 107 Fase IV – Mediazione: ascolto delle parti, analisi degli stati emotivi sottesi, ipotesi per una futura potenziale convivenza, accordo Fase IV – Mediazione: ascolto delle parti, analisi degli stati emotivi sottesi, ipotesi per una futura potenziale convivenza, accordo Fase V – Verifica della tenuta dellaccordo Fase V – Verifica della tenuta dellaccordo 8. Mediare il conflitto nello sport

108 108 Alcune domande: Il tifo è sempre esistito? Il tifo è sempre esistito? Perché è così spesso eccessivo nelle sue manifestazioni (positive e negative)? Perché è così spesso eccessivo nelle sue manifestazioni (positive e negative)? Il tifoso rimane se stesso mentre sta nel gruppo? Il tifoso rimane se stesso mentre sta nel gruppo? Cosa porta una persona ad entrare in un gruppo ultras? Cosa porta una persona ad entrare in un gruppo ultras? Ci sono differenze tra, per esempio, il tifo ultras e quello hooligans? Ci sono differenze tra, per esempio, il tifo ultras e quello hooligans? Perché è così frequente che le forze dellordine diventino un bersaglio? Perché è così frequente che le forze dellordine diventino un bersaglio? 9. Il tifo sportivo

109 109 E ancora: Quali sono le espressioni positive del tifo? Quali sono le espressioni positive del tifo? Cosa vuol dire essere tifoso? Cosa vuol dire essere tifoso? Cosa sente un tifoso? Cosa sente un tifoso? Perché il tifo resta pur sempre un fenomeno soprattutto maschile? Perché il tifo resta pur sempre un fenomeno soprattutto maschile? Come estirpare la mala pianta della violenza? Come estirpare la mala pianta della violenza? Cosa devono pensare i non tifosi? Cosa devono pensare i non tifosi? 9. Il tifo sportivo

110 110 Cosa vuol dire essere tifosi La Psicologia delle folle (Le Bon, 1895) La Psicologia delle folle (Le Bon, 1895) - Appartenere a una folla modifica le regole del comportamento umano: meno razionale, più volubile, tendente alla violenza - Concetto di mente di gruppo - Perdita di identità deindividuazione - Anonimato, contagio, suggestionabilità Festinger et al, 1952 Festinger et al, convinzione che determinati canoni normativi di condotta in certi contesti non si applichino - Ampiezza del gruppo, responsabilità diffusa 9. Il tifo sportivo

111 111 Teoria dellidentità sociale (Tajfel, 1978) Il tifo non è perdita di identità ma acquisizione di identità (sociale) Il tifo non è perdita di identità ma acquisizione di identità (sociale) - Il significato di appartenenza - Lidentità sociale nei suoi 3 aspetti: 1. Cognitivo (consapevolezza di appartenere ad un gruppo) 2. Valutativo (considerazione più o meno positiva del gruppo cui si appartiene) 3. Emotivo (sentimento di attaccamento al gruppo) Lidentità sociale integra quella personale Lidentità sociale integra quella personale 9. Il tifo sportivo

112 112 Ulteriori elementi: Stabilità di appartenenza Stabilità di appartenenza Differenti significati nellappartenere a seconda degli individui Differenti significati nellappartenere a seconda degli individui Ruolo dellautostima: vittoria/sconfitta della squadra = vittoria/sconfitta personale Ruolo dellautostima: vittoria/sconfitta della squadra = vittoria/sconfitta personale Il BIRG (Basking in reflected glory – Brillare di luce riflessa) Il BIRG (Basking in reflected glory – Brillare di luce riflessa) Il blasting (screditamento dellavversario dopo la propria vittoria) Il blasting (screditamento dellavversario dopo la propria vittoria) 9. Il tifo sportivo

113 113 Pensare da tifosi Definendoci membri di un gruppo, siamo portati a vedere chi appartiene ad altri gruppi in modo stereotipato e sostanzialmente intercambiabile con gli altri membri del suo gruppo: vedendo un membro della tifoseria avversaria abbiamo la presunzione di sapere già chi è Definendoci membri di un gruppo, siamo portati a vedere chi appartiene ad altri gruppi in modo stereotipato e sostanzialmente intercambiabile con gli altri membri del suo gruppo: vedendo un membro della tifoseria avversaria abbiamo la presunzione di sapere già chi è Il concetto di errore (bias) di attribuzione: i successi sono dipesi da noi (merito), gli insuccessi da cause esterne (avversari, arbitro, destino, ecc.) Il concetto di errore (bias) di attribuzione: i successi sono dipesi da noi (merito), gli insuccessi da cause esterne (avversari, arbitro, destino, ecc.) Dietro allerrore di attribuzione cè: preservazione del gruppo, autostima, difficoltà nel gestire la frustrazione Dietro allerrore di attribuzione cè: preservazione del gruppo, autostima, difficoltà nel gestire la frustrazione 9. Il tifo sportivo

114 114 Pensare da tifosi Lerrore di attribuzione è correlato al livello di identificazione col gruppo: alto livello = alto errore (la fedeltà al gruppo); basso livello = basso errore Lerrore di attribuzione è correlato al livello di identificazione col gruppo: alto livello = alto errore (la fedeltà al gruppo); basso livello = basso errore 9. Il tifo sportivo

115 115 Sentire da tifosi Tipiche emozioni in caso di insuccesso: tristezza e rabbia Tipiche emozioni in caso di insuccesso: tristezza e rabbia Tristezza: correlata con bassi livelli di identificazione (fenomeno dellevitare il fallimento riflesso) Tristezza: correlata con bassi livelli di identificazione (fenomeno dellevitare il fallimento riflesso) Rabbia: correlata con alti livelli di attribuzione (assunzione di responsabilità e necessità di fare qualcosa per) Rabbia: correlata con alti livelli di attribuzione (assunzione di responsabilità e necessità di fare qualcosa per) 9. Il tifo sportivo

116 116 Violenza e tifo Il ruolo giocato dalla frustrazione Il ruolo giocato dalla frustrazione La necessità di preservare lautostima La necessità di preservare lautostima Il bisogno di tenere unito il gruppo (cioè la propria identità sociale) Il bisogno di tenere unito il gruppo (cioè la propria identità sociale) Protagonisti: tifosi con alta identificazione nel gruppo Protagonisti: tifosi con alta identificazione nel gruppo Due tipi di atti violenti: non programmati oppure premeditati Due tipi di atti violenti: non programmati oppure premeditati Violenza come risposta al comportamento altrui Violenza come risposta al comportamento altrui Due modalità di azione: allinterno del campo da gioco e nel contesto della partita; oppure al di fuori Due modalità di azione: allinterno del campo da gioco e nel contesto della partita; oppure al di fuori 9. Il tifo sportivo

117 117 Violenza e tifo Il fenomeno degli hooligans e quello degli ultras Il fenomeno degli hooligans e quello degli ultras Hooligans Hooligans - Connotazione classista - Marcata motivazione allaggressione (che è il fine) - Violenza come elemento di aggregazione Ultras Ultras - Connotazione interclassista - Connotazione politica - Violenza come mezzo - Forme evolute e durevoli di coordinamento e organizzazione 9. Il tifo sportivo

118 118 Cosa fare? Fermarsi a riflettere (capire cosa sta succedendo) Fermarsi a riflettere (capire cosa sta succedendo) Riconoscere il senso e il valore dellaggressività Riconoscere il senso e il valore dellaggressività Far incontrare le parti: tifoserie, forze dellordine, arbitri, giornalisti Far incontrare le parti: tifoserie, forze dellordine, arbitri, giornalisti Fare prevenzione presso i giovani: il mettersi nei panni di Fare prevenzione presso i giovani: il mettersi nei panni di Altro? …… Altro? …… 9. Il tifo sportivo


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