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LEZIONE 2 RISCHI SUL LAVORO 1. LEZIONE 2 2 Tutti i soggetti coinvolti nellambiente di lavoro devono partecipare attivamente sulle questioni riguardanti.

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1 LEZIONE 2 RISCHI SUL LAVORO 1

2 LEZIONE 2 2 Tutti i soggetti coinvolti nellambiente di lavoro devono partecipare attivamente sulle questioni riguardanti la sicurezza e la salute sul luogo di lavoro in modo da: conoscere i pericoli e gestire il rischio

3 LEZIONE 2 PERICOLO (DEFINIZIONE) Pericolo: Proprietà o qualità intrinseca di una determinata entità o condizione che ha la potenzialità di causare danni. Concetto generale: molte cose (impianti, materiali, attrezzi di lavoro, sostanze, metodi e pratiche di lavoro, rumore, ecc.) rappresentano un pericolo. 3

4 LEZIONE 2 RISCHIO (DEFINIZIONE) Rischio: Probabilità che sia effettivamente raggiunto il limite potenziale che determina il danno. Luso degli agenti pericolosi può determinare un rischio concreto o meno. Dipende dalle condizioni di uso. 4

5 LEZIONE 2 IL RISCHIO È LA MISURA DEL PERICOLO R = P x M Misure di protezione Misure di prevenzione Dove: R= Rischio P= Probabilità di accadimento di un evento M= magnitudo dellevento cioè le conseguenze 5

6 LEZIONE 2 MISURE DI PREVENZIONE E PROTEZIONE Misure di prevenzione Misure organizzativo-gestionali e di tipo tecnico che determinano la riduzione della probabilità di accadimento (P) di un evento dannoso Misure di protezione Misure tecniche che determinano la riduzione della gravità e dellintensità degli effetti dannosi (M) 6

7 LEZIONE 2 DANNO Il danno è levento che può chiudere il circuito tra il pericolo (forse succede) e il rischio (sta succedendo). Pericolo (potenziale): potrebbe succedere Rischio (quanto potrebbe succedere): Condizioni duso, esposizione, ecc. Danno (è successo): Alle persone, alle cose, agli impianti ecc. 7

8 LEZIONE 2 PRINCIPALI TIPOLOGIE DI RISCHIO RISCHI DI NATURA IGIENICA ESPOSIZIONE ED AGENTI CHIMICI, MICROCLIMA ESPOSIZIONE ED AGENTI CANCEROGENI ESPOSIZIONE A RADIAZIONE ESPOSIZIONE AD AGENTI BIOLOGICI CARICO DI LAVORO FISICO E MENTALE ESPOSIZIONE A RUMORE LAVORO A VIDEORTERMINALI ESPOSIZIONE A VIBRAZIONE 8

9 RISCHI PER LA SICUREZZA E LINCOLUMITA FISICA I rischi per la sicurezza, o rischi di natura infortunistica, sono quelli responsabili del potenziale verificarsi di incidenti o infortuni, ovvero di danni o menomazioni fisiche subite dalle persone addette alle varie attività lavorative, in conseguenza di un impatto fisicotraumatico di diversa natura (meccanica, elettrica, chimica, termica, etc.) LEZIONE 2 9

10 RISCHI IGIENICO AMBIENTALI I rischi igienico ambientali per la salute dei lavoratori, sono quelli responsabili della potenziale compromissione dellequilibrio biologico del personale addetto ad operazioni o a lavorazioni che comportano lemissione nellambiente di agenti inquinanti ambientali, di natura chimica, fisica e biologica, con seguente esposizione degli addetti. LEZIONE 2 10

11 RISCHI TRASVERSALI Questi rischi sono essenzialmente individuabili allinterno della complessa articolazione che caratterizza il rapporto tra loperatore e lorganizzazione del lavoro in cui è inserito. Tale rapporto può comportare problemi di natura psicologica ed organizzativa che possono determinare eventi di natura infortunistica o problemi per la salute degli operatori. LEZIONE 2 11

12 RISCHIO INCENDI LEZIONE 2 12

13 FUOCO E INCENDI Quello degli incendi è uno dei rischi principali di ogni ambiente di lavoro, la relativa normativa è molto approfondita e dettagliata Gli interventi di lotta antincendio si dividono tra azioni volte a: Evitare linnesco dellincendio Limitarne la propagazione LEZIONE 2 13

14 Effetti del fuoco su persone e strutture Leffetto principale sulluomo è lasfissia e lintossicazione ad opera dei fumi La diminuzione della visibilità può ostacolare levacuazione dal locale Le ustioni dirette sono abbastanza improbabili come effetto primario Dopo un certo periodo di stress termico cè il collasso con conseguente crollo delle strutture. LEZIONE 2 14

15 CLASSIFICAZIONE DEI TIPI DI FUOCO TipoNatura AFuochi di materie solide BFuochi di liquidi o solidi che possono liquefarsi CFuochi di gas DFuochi di metalli EFuochi di natura elettrica LEZIONE 2 15

16 ATTIVITÀ SOGGETTE A CPI Il D.M. 16 febbraio 1982 indica 97 tipologie di attività, locali e depositi, soggetti ai controlli dei VVF per il rilascio del certificato di prevenzione incendi. In questo caso viene presentato un progetto ai VVF che verificano la coerenza tra la VDR e le misure proposte. LEZIONE 2 16

17 Per alcuni ambienti e attività particolari (uffici, locali di spettacolo, autorimesse ecc.) sono stati emanati dei decreti che indicano nel dettaglio le misure specifiche da adottare per lantincendio. In questo caso viene presentato i VVF verificano che il progetto sia coerente con la regola tecnica. ATTIVITÀ SOGGETTE A REGOLE TECNICHE LEZIONE 2 17

18 ATTIVITÀ NON SOGGETTE A CPI Nelle attività non soggette al rilascio del CPI: Il DL valuta i rischi con le procedure del DM 13/3/1998 e adotta le conseguenti misure (senza esame da parte dei VVF) Il DL applica la regola tecnica nelle attività soggette (per esempio autorimessa con meno di 9 posti macchina) LEZIONE 2 18

19 GESTIONE DELLE EMERGENZE Il DL deve prevenire gli incendi e adottare i sistemi di protezione. Il piano di emergenza è una procedura di gestione da applicare per la difesa di persone e cose qualora si verifichino incendi o altre emergenze (si applica quando non è più ragionevolmente possibile ridurre il rischio con interventi di prevenzione) LEZIONE 2 19

20 GLI SCENARI DI EMERGENZA Il piano di emergenza non si applica solo allantincendio ma a ogni possibile scenario quali: Terremoto Altra emergenza naturale Contaminazione naturale o artificiale Attacco terroristico LEZIONE 2 20

21 Contenuti del piano di emergenza Possibili scenari di emergenza Procedure da adottare Procedure di coordinamento con terzi Procedure per lallontanamento dal luogo di lavoro Procedure per assicurare lefficienza dei presidi antincendio Intervento dei VVF Assistenza ai disabili Planimetrie Esercitazioni annuali. LEZIONE 2 21

22 NOMINATIVI E RECAPITI PRESENTI I nominativi e recapiti presenti nel piano di emergenza e visibili ai lavoratori devono essere: Datore di lavoro RSPP Lavoratori addetti alla gestione delle emergenze Centralinisti e portiere Addetti al pronto soccorso Addetti allassistenza dei disabili Medico Competente Servizi di pronto intervento locali LEZIONE 2 22

23 NUMERO ADDETTI EMERGENZE I lavoratori addetti alla gestione delle emergenze devono essere scelti in base alle loro capacità e attitudini e non possono rifiutare (se non in maniera motivata) lincarico. Il loro numero è fissato dal DM 10/3/1998 ma deve essere comunque tale da coprire ogni turno e ogni ambiente di lavoro considerando il n° di lavoratori e leventuale presenza di portatori di handicap. LEZIONE 2 23

24 FORMAZIONE ADDETTI EMERGENZA Gli addetti alle emergenze partecipano a corsi di formazione specifici con contenuti dettati dalla normativa antincendio. Se la gestione aziendale dei rischi è idonea, i loro nominativi devono essere a conoscenza di tutti i lavoratori … LEZIONE 2 24

25 AGENTI FISICI LEZIONE 2 25

26 ELENCO AGENTI FISICI Elenco di agenti fisici soggetti a regolamentazione: Radiazioni ionizzanti Rumore Ultrasuoni e infrasuoni Vibrazioni meccaniche Campi elettromagnetici Radiazioni ottiche artificiali Microclima Atmosfere iperbariche. LEZIONE 2 26

27 OBBLIGHI GENERALI Gli obblighi generali sono quelli derivati dal 2087 CC e hanno priorità rispetto alle misure specifiche Tenuto conto del progresso tecnico e della disponibilità di misure per controllare il rischio alla fonte, i rischi derivanti dall'esposizione agli agenti fisici sono eliminati alla fonte o ridotti al minimo […] In nessun caso i lavoratori devono essere esposti a valori superiori ai valori limite di esposizione […] Allorché, nonostante i provvedimenti presi dal datore di lavoro […] i valori limite di esposizione risultino superati, il datore di lavoro adotta misure immediate per riportare l'esposizione al di sotto di questi […] LEZIONE 2 27

28 RADIAZIONI IONIZZANTI Alle radiazioni ionizzanti si applica un decreto (17 marzo 1995, n. 230, e sue modificazioni) che non è stato inserito nel D.Lgs. 81/2008. Controlli personali, dosimetrie, restrizioni duso e controllo da parte di fisici sanitari abilitati. LEZIONE 2 28

29 RADON E PRODOTTI DI DECADIMENTO Si stima che lesposizione al Radon sia la seconda causa di tumore polmonare dopo il fumo di sigaretta Il Radon tende ad accumularsi in locali sotterranei e poco aerati Il D. Lgs. 241/2000 ha imposto il controllo e la misura di esposizione dei locali di lavoro interrati LEZIONE 2 29

30 ESPOSIZIONE PROFESSIONALE AL RUMORE LEsposizione professionale al rumore è causa ogni anno di circa il 50% delle denunce di malattia professionale allINAIL Il danno da rumore più frequente è la sordità (ipoacusia) favorita dalla intensità e durata dellesposizione Lincidenza di questa patologie è in costante diminuzione da anni a causa del miglioramento delle condizioni di lavoro. LEZIONE 2 30

31 ADEMPIMENTI PER IL RISCHIO RUMORE La normativa sul rumore prevede (oltre che la riduzione al minimo del rischio): la misura dellesposizione personale (fonometrie); visite mediche periodiche (audiometrie); adozione di DPI (cuffie, inserti auricolari ecc.); corsi di formazione e informazione; la delimitazione delle aree a rischio. Con procedure differenziate in funzione dei livelli. LEZIONE 2 31

32 LEZIONE 2 VIBRAZIONI MECCANICHE Le vibrazioni meccaniche sono responsabili di patologie molto diffuse a carico dellapparato musco-scheletrico. Il D.Lgs. 81/2008 impone un percorso di valutazione del rischio e adozione di misure analogo a quello previsto per il rischio rumore (VDR, limiti di esposizione, riduzione al minimo). 32

33 MICROCLIMA STRESS TERMICO In alcune lavorazioni lo stress termico può diventare un rischio concreto per la salute Addetti ai forni di una fonderia, addetti alle celle frigorifere, lavori in esterno ecc. Esistono norme tecniche per la VDR e ladozione delle misure più idonee Esistono indici di esposizione (WBGT, HSI ecc.) che suggeriscono ladozione del vestiario più adatto o le turnazioni necessarie per abbassare il rischio LEZIONE 2 33

34 MICROCLIMA AMBIENTI MODERATI Negli ambienti moderati dal punto di vista termico non ci sono rischi concreti ma si valuta lo stato di disagio legato al microclima Uffici, scuole, terziario … Esistono norme tecniche per la misura e la definizione degli indici ottimali di comfort (PMV voto medio previsto, PPD percentuale degli insoddisfatti). LEZIONE 2 34

35 ALTRI AGENTI FISICI Altri agenti sono stati inseriti recentemente nella normativa e sono soggetti ad adempimenti che entreranno progressivamente in vigore nei prossimi anni Ultrasuoni e infrasuoni Radiazioni ottiche artificiali Atmosfere iperbariche. I principi generali sono comunque applicabili. LEZIONE 2 35

36 PATOLOGIE DA AGENTI FISICI La definizione delle cause (del nesso eziologico) delle patologie da agenti fisici necessita di valutazioni approfondite che spesso è difficile reperire nella ricostruzione di lavorazioni del passato. Ipoacusie Tumori da radiazioni (concause) Patologie scheletriche da vibrazioni Alterazioni da stress termico e da altri agenti fisici. LEZIONE 2 36

37 AGENTI CHIMICI LEZIONE 2 37

38 AGENTE CHIMICO ( DEFINIZIONE) LEZIONE 2 38 Tutti gli elementi o composti chimici (sostanze), sia da soli sia nei loro miscugli (preparati), allo stato naturale o ottenuti, utilizzati o smaltiti (anche come rifiuto) mediante qualsiesi attività lavorativa, siano essi prodotti intenzionalmente o no e siano immessi o no sul mercato

39 LEZIONE 2 39 SOSTANZE gli elementi chimici ed i loro composti, allo stato naturale o ottenuti mediante qualsiasi procedimento di produzione PREPARATI le miscele o le soluzioni costituite da due o piu' sostanze

40 CONDIZIONI DI USO E RISCHI La pericolosità di un agente chimico è data: da caratteristiche chimico fisiche; dalle condizioni di uso; dalla suscettibilità individuale. Spesso le valutazioni sugli agenti chimici hanno una valenza statistica. LEZIONE 2 40

41 Classificazione Gli agenti chimici sono classificati in categorie di rischio sulla base di test standardizzati condotti sugli animali e/o sulla base di studi epidemiologici. Irritanti, nocivi tossici, infiammabili, corrosivi, cancerogeni … sono definizioni che rispondono a test e giudizi fissati per legge a livello europeo. LEZIONE 2 41

42 VDR chimico la valutazione del rischio chimico comprende lanalisi delle caratteristiche delle sostanze e delle modalità di esposizione si usano software appositi che considerano anche i risultati di eventuali indagini ambientali sulla base degli esiti della valutazione si adottano misure di tutela specifiche e si effettua la sorveglianza sanitaria LEZIONE 2 42

43 VDR CHIMICO E MISURE Si effettuano misure di esposizione i cui risultati sono messi a confronto con dei limiti che tutelano la maggior parte dei lavoratori Si possono effettuare anche delle indagini per la ricerca degli indici biologici di esposizione, indicatori di esposizione e liquidi biologici LEZIONE 2 43

44 AGENTI CANCEROGENI LEZIONE 2 44

45 Agenti cancerogeni (definizione) I cancerogeni sono agenti che aumentano lincidenza di tumori nella popolazione esposta Gli agenti cancerogeni sono etichettati R45 e R49 e sono soggetti a particolari restrizioni Per molti di questi agenti ci sono giudizi contrastanti e la classificazione ufficiale non è sempre allineata con le opinioni della comunità scientifica LEZIONE 2 45

46 AMIANTO Con il termine amianto si indica un gruppo di minerali fibrosi che erano ampiamente utilizzati in Italia nel passato. Lesposizione alle fibre di amianto determina patologie che si manifestano anche a decenni di distanza dallesposizione Luso dellamianto è bandito in Italia dal 1992 Ogni anno ci sono ancora circa 1000 decessi per le esposizioni pregresse Lamianto è regolato da numerosissime norme di prevenzione e protezione LEZIONE 2 46

47 FUMO DI SIGARETTA Lagenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha classificato lesposizione a fumo passivo come cancerogena Questo NON significa che il DL sia tenuto ad applicare le norme specifiche sugli agenti cancerogeni Il datore di lavoro è tenuto piuttosto ad applicare norme specifiche per la tutela dei non fumatori dettate da decreti che non sono stati inseriti nel D.Lgs. 81/2008 LEZIONE 2 47

48 ALTRI RISCHI PROFESSIONALI LEZIONE 2 48

49 AGENTI BIOLOGICI Gli agenti biologici sono tutti i microrganismi, anche se geneticamente modificati, colture cellulari ed endoparassiti umani che potrebbero provocare infezioni, allergie od intossicazioni Gli agenti biologici sono immessi in ambiente di lavoro in maniera volontaria o involontaria LEZIONE 2 49

50 LEZIONE 2 50 MICRORGANISMO qualsiasi entità microbiologica, cellulare o meno, in grado di riprodursi o trasferire materiale genetico. COLTURA CELLULARE il risultato della crescita in vitro di cellule derivate da organismi pluricellulari.

51 AGENTI BIOLOGICI ( Classificazione) Gli agenti biologici sono classificati dalla normativa in 4 gruppi di pericolosità cui corrispondono adempimenti e autorizzazioni diverse in funzione di: INFETTIVITÀ PATOGENICITÀ TRASMISSIBILITÀ NEUTRALIZZABILITÀ LEZIONE 2 51

52 LEZIONE 2 52 RISCHI PRINCIPALI I rischi determinati dagli agenti biologici possono essere: INFEZIONI: sviluppo di una malattia infettiva nellorganismo che viene a contatto con lagente patogeno. EFFETTI TOSSICI: dovuti alle sostanze liberate dai microrganismi infettanti (tossine, ecc.). REAZIONI ALLERGICHE: dovute alla sensibilizzazione verso microrganismi o costituenti organici con cui si è venuti a contatto precedentemente.

53 MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI MMC A causa della movimentazione manuale dei carichi sono denunciate migliaia di malattie professionali ogni anno Si tratta di patologie musco-scheletriche il cui numero fino a pochi anni fa era sottostimato rispetto alla reale estensione del fenomeno Oggi le malattie musco-scheletriche rappresentano circa il 50% delle malattie professionali riconosciute in agricoltura e 35% nellindustria e servizi LEZIONE 2 53

54 MMC Il D.Lgs. 81/2008 ha dedicato un apposito capo alla regolamentazione di questo agente di rischio Nella normativa precedente erano prescritti dei limiti di peso che oggi sono sostituiti dalla indicazione di norme tecniche con le quali effettuare le valutazioni e stabilire le modalità di lavoro È prevista una formazione specifica e apposita sorveglianza sanitaria LEZIONE 2 54

55 RISCHI AL VIDEOTERMINALE (VDT) LEZIONE 2 55

56 Il D.Lgs. 81/2008 prevede disposizioni specifiche per le caratteristiche della postazione al VDT in relazione a: Piano di lavoro Sedile di lavoro Rumore Microclima Illuminazione Umidità Prevenzione di disturbi muscolo-scheletrici Prevenzione di problemi visivi Prevenzione per disturbi da affaticamento mentale. VDT LEZIONE 2 56

57 VDT () (definizioni) schermo alfanumerico o grafico a prescindere dal tipo di procedimento di visualizzazione utilizzato; LEZIONE 2 57

58 il lavoratore che utilizza una attrezzatura munita di vdt in modo sistematico e abituale per almeno 4 ore consecutive giornaliere, dedotte le interruzioni di cui allart. 54, per tutta la settimana lavorativa. modificato con almeno 20 ore settimanali LEZIONE 2 58

59 DISTURBI CONNESSI ALLUSO DEL VIDEOTERMINALE DISTURBI VISIVI DISTURBI POSTURALI DISTRUBI PSICOLOGICI DISTURBI DA RADIAZIONI E CAMPI ELETTROMAGNETICI LEZIONE 2 59

60 DISTURBI VISIVI Si manifestano sotto forma di pesantezza, tensione, bruciore, arrossamento oculare; deficit della messa a fuoco; vista annebbiata. LEZIONE 2 60

61 DISTURBI POSTURALI Sono dovuti a posture scorrette assunte dalloperatore. Dipendono dal sedile (schienale, altezza), dimensioni tavolo lavoro, presenza/assenza di poggia-piedi, appoggi per avambracci, altezza e angolazione dello schermo, conformazione tastiera, posizione del porta pagine. LEZIONE 2 61

62 DISTURBI PSICOLOGICI I sintomi sono dati da ansia, nervosismo, irritabilità, demoralizzazione e alterazione dellumore, Sono causati dallorganizzazione del lavoro e dal tipo di attività svolta. LEZIONE 2 62

63 DISTURBI DA RADIAZIONI Da numerosi studi effettuati sono esclusi rischi specifici per i videoterminali derivanti da radiazioni ionizzanti e non ionizzanti. LEZIONE 2 63

64 VALUTAZIONE DEI RISCHI LEZIONE 2 64

65 LEZIONE 2 65 LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO PERICOLO Condizione ineliminabile di possibile danno Probabilità che in determinate condizioni si verifichi un danno a fronte della presenza di un pericolo LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO consiste nel mettere in relazione tra di loro la gravità del danno e la probabilità che si verifichi levento contro la sicurezza RISCHIOPROBABILITÀ CHE SI VERIFICHI LEVENTO CONTRO LA SICUREZZA = GRAVITÀ DEL DANNO CONSEGUENTE X

66 DECRETO 81/08: OBBLIGO DI GARANTIRE IL MIGLIORAMENTO DELLA SICUREZZA Garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza, un principio generale del D.Lgs. 81/08 ma anche un obbligo operativo: l'omissione del programma, allinterno del documento di valutazione dei rischi, comporta conseguenze penali. LEZIONE 2 66

67 «VALUTAZIONE DEI RISCHI»: valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori presenti nell'ambito dell'organizzazione in cui essi prestano la propria attività, finalizzata ad individuare le adeguate misure di prevenzione e di protezione e ad elaborare il programma delle misure atte a garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza. LEZIONE 2 67

68 CHI EFFETTUA LA VALUTAZIONE DEI RISCHI E un obbligo indelegabile del Datore di Lavoro che si avvale, per la stesura del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), della collaborazione del: Servizio di Protezione e Prevenzione Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza Medico competente LEZIONE 2 68

69 LEZIONE 2 69

70 PARAMETRI PER VALUTARE IL PESO DEI FATTORI E DELLE SITUAZIONI DI RISCHIO IDENTIFICATE ENTITÀ (esempi: intensità del rumore, concentrazione delle sostanze, ecc.) TEMPO DI ESPOSIZIONE MISURE DI PROTEZIONE IN ATTO DIFFUSIONE (numero di lavoratori esposti) GRAVITÀ DELLE POSSIBILI LESIONI O DANNI FATTORI CHE CONDIZIONANO LA PROBABILITÀ CHE IL FATTORE DI RISCHIO CONSIDERATO DIA LUOGO A LESIONI O DANNI LEZIONE 2 70

71 Priorità degli interventi A seguito della valutazione (VDR), sono individuate le misure di prevenzione e protezione A questo sono associate delle priorità di intervento Le misure sono verificate con gli aggiornamento della VDR. Valutazione del rischio Definizione delle misure e priorità di intervento Attuazione della misura Verifica del risultato e nuova valutazione LEZIONE 2 71

72 LEZIONE 2 72 LA VALUTAZIONE DEI RISCHI E ARTICOLATA COME SEGUE ELEMENTI CHIAVE DELLA VALUTAZIONE DEL RISCHIO Identificazione dei pericoli Identificazione dei lavoratori (o di terzi) esposti a rischi potenziali Valutazione dei rischi, dal punto di vista qualitativo e quantitativo Studio della possibilità di eliminare i rischi e, in caso contrario… …decisione sulla necessità di introdurre ulteriori provvedimenti per eliminare o limitare i rischi

73 LEZIONE 2 73 RILEVAMENTO DEI POSSIBILI PERICOLI E DEI RISCHI Viene effettuato con un sistema misto che utilizza, contestualmente, il metodo delle liste di controllo (check-list), integrato dalle osservazioni e dalle esperienze raccolte sul posto con la collaborazione ed il coinvolgimento dei responsabili delle attività che vengono svolte nell'ambito di lavoro considerato; in alcuni casi con il personale che effettua lavori di manutenzione e con lavoratori direttamente interessati alle varie situazioni di rischio.

74 LEZIONE 2 74 Criteri di Valutazione - Valutazione con possibilità di misure, dove è possibile avere un confronto con indici di riferimento, - Valutazione con stime probabilistiche quantitative, basata su sistemi probabilistici, che considerano l'entità del rischio come funzione di due variabili: la probabilità di accadimento (P) dell'evento non voluto. il livello del danno (D) che si ipotizza possa determinarsi

75 LEZIONE 2 75 Fissata quindi una scala delle probabilità di accadimento (P) ed una scala dei danni possibili (D), il livello del rischio verrà definito, volta per volta, da R = P x D, dove R = Rischio, P = Probabilità, D = Danno

76 LEZIONE 2 76 Scala delle probabilità (P) valore 4 = Alta probabilità: correlazione diretta tra carenza e danno; nessuno stupore in Azienda (la stessa carenza ha già prodotto danni) valore 3 = Probabile: eventuale danno provocato dalla carenza, anche se non in modo diretto; moderata sorpresa in Azienda (qualche episodio conosciuto)

77 LEZIONE 2 77 valore 2 = Poco probabile: La carenza può provocare danno solo in circostanze sfortunate di eventi; grande sorpresa in Azienda (noti rarissimi episodi) valore 1 = Improbabile: Concomitanza di eventi indipendenti poco probabili (non si conoscono episodi già verificatisi); incredulità in Azienda

78 LEZIONE 2 78 Scala dell'entità del danno (D) valore 4 = Gravissimo: Infortunio (o episodio di esposizione acuta o cronica) con effetti mortali o di invalidità totale valore 3 = Grave: Infortunio (o episodio di esposizione acuta o cronica) con effetti irreversibili e/o di invalidità parziale.

79 LEZIONE 2 79 valore 2 = Medio: Infortunio (o episodio di esposizione acuta o cronica) con effetti di inabilità reversibili valore 1 = Lieve: Infortunio (o episodio di esposizione acuta o cronica) con effetti di inabilità rapidamente reversibile

80 LEZIONE 2 80 Ascisse = PROBABILIT Á – Ordinate = DANNO

81 LEZIONE 2 81 Valutazione con stime probabilistiche qualitative PROBABILIT Á / DANNO ImprobabilePoco probabile ProbabileAltamente probabile GravissimoAlto Molto Alto GraveMedioAlto Molto Alto MedioTrascurabileMedio Alto LieveTrascurabile Medio

82 LEZIONE 2 82 Dove: trascurabile = pericoli potenziali insignificanti o potenzialmente controllabili; medio = valutare se i controlli delle situazioni pericolose possono essere migliorabili; alto = sono necessarie verifiche e misure di prevenzione e protezione; molto alto = livello insostenibile: azioni e misure organizzative necessarie.

83 LEZIONE 2 83 ESEMPIO SCHEDA VALUTAZIONE DEL RISCHIO

84 DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEL RISCHI ( DVR) LEZIONE 2 84

85 Allesito di tale valutazione il datore di lavoro redige un documento di valutazione del rischio, in collaborazione con il Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione e con il Medico Competente previa consultazione del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza in cui descrive: I criteri adottati per la valutazione e i risultati ottenuti Le misure e i dispositivi di prevenzione e protezione adottati Il programma di intervento per migliorare nel tempo i livelli di sicurezza LEZIONE 2 85

86 DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEI RISCHI Il DVR è firmato DL RSPP MC e consegnato al RLS. Il DVR è il documento fondamentale per la gestione delligiene e della sicurezza dellazienda LEZIONE 2 86

87 ELEMENTI CARATTERIZZANTI 1)dati generali identificativi dell'impresa 2)descrizione dell'attività e schema del ciclo produttivo, prodotti principali e secondari 3)organigramma e descrizione delle responsabilità aziendali 4)descrizione della struttura dedicata alla sicurezza ( s.p.p., medico competente, r.l.s., consulenze, supporti, mezzi) 5)descrizione della struttura dedicata allemergenza, primo soccorso ed evacuazione raoina LEZIONE 2 87

88 6)funzionamento del sistema di gestione della sicurezza in azienda, modalità di organizzazione, gestione e verifica delle attività 7)funzionamento del sistema, modalità di organizzazione delle attività date in appalto 8)elencazione e descrizione delle attività effettuate all'interno dell'aziende affidate frequentemente o continuativamente a terzi (appalto) LEZIONE 2 88

89 9)descrizione delle modalità con cui la valutazione è programmata e del livello di coinvolgimento degli attori 10)cronistoria delle attività attuate in tema di sicurezza e per la valutazione da parte di tutti gli attori 11)dichiarazione della lista dei pericoli utilizzata e, per ogni elemento della griglia, specificazione dei criteri in base ai quali il rischio è valutato per rilevanza LEZIONE 2 89

90 DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEI RISCHI (CONTENUTI) le realtà operative, con la illustrazione degli elementi del ciclo produttivo rilevanti per l'individuazione e la valutazione dei rischi lo schema del processo lavorativo, con riferimento sia ai posti di lavoro, sia alle mansioni ed ogni altro dato utile le persone esposte al rischio prese in esame, nonché gli eventuali gruppi particolari (categorie di lavoratori per i quali, rispetto alla media dei lavoratori, i rischi relativi ad un medesimo pericolo sono comparativamente maggiori per caratteristiche legate alla persona) LEZIONE 2 90

91 LE VARIE FASI DEL PROCEDIMENTO SEGUITO PER LA VALUTAZIONE DEI RISCHI IL COINVOLGIMENTO DELLE COMPONENTI AZIENDALI, CON PARTICOLARE RIFERIMENTO AL RAPPRESENTANTE DEI LAVORATORI PER LA SICUREZZA LE PROFESSIONALITÀ E RISORSE INTERNE ED ESTERNE CUI SI SIA FATTO EVENTUALMENTE RICORSO I RIFERIMENTI NORMATIVI ADOTTATI PER LA DEFINIZIONE DEL LIVELLO DI RIDUZIONE DI CIASCUNO DEI RISCHI PRESENTI LEZIONE 2 91

92 GLI ELEMENTI DI VALUTAZIONE USATI IN ASSENZA DI PRECISI RIFERIMENTI DI LEGGE (norme di buona tecnica, codici di buona pratica, ecc.) gli interventi risultati necessari a seguito della valutazione, e quelli programmati, per conseguire unulteriore riduzione di rischi residui le conseguenti azioni di informazione e formazione dei lavoratori previste LEZIONE 2 92

93 L'ELENCO DEI DISPOSITIVI DI PROTEZIONE PERSONALI E COLLETTIVI MESSI A DISPOSIZIONE DEI LAVORATORI l'organizzazione del servizio di prevenzione e protezione il programma per l'attuazione ed il controllo dell'efficienza delle misure di sicurezza poste in atto il piano per il riesame periodico od occasionale della valutazione, anche in esito ai risultati dell'azione di controllo. LEZIONE 2 93

94 SCHEDE DI VALUTAZIONE DEI RISCHI Dall'esame delle situazioni di rischio rilevate in tutti i luoghi di lavoro, vengono redatte tabelle (schede) così strutturate: a)nella prima colonna: descrizione della situazione di rischio. b) nella seconda, terza, quarta colonna: rispettivamente la probabilità di accadimento del danno (p), l'entità del danno stesso (d) ed il valore del rischio (r) c) nella quinta colonna è indicato il provvedimento relativo alla situazione di rischio individuata nella seconda colonna; LEZIONE 2 94

95 d) nella sesta colonna vi è il riferimento alla programmazione della misura di sicurezza prevista con l'indicazione: I : quando il provvedimento deve e/o può essere attuato al più presto II : quando il provvedimento ha bisogno di essere programmato a medio termine III : quando il provvedimento ha bisogno di più tempo per essere programmato e/o realizzato (ovvero trattasi di un provvedimento di tipo definitivo che si attuerà appena possibile in sostituzione, o in aggiunta, di quello provvisorio già in atto) o riguardante rischi di lieve entità. LEZIONE 2 95

96 LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO permette di determinare: Lindividuazione dei dispositivi di protezione individuali (DPI) già assegnati al personale e quelli che dovranno essere messi a loro disposizione a seguito delle valutazioni effettuate; I lavoratori, in relazione ai rischi presenti nella struttura, ai fini della sorveglianza sanitaria, con l'indicazione, per ognuno di essi, del rischio al quale sono esposti; LEZIONE 2 96

97 Il programma delle attività di formazione per i dipendenti e quelli di informazione, con i relativi contenuti; Il piano di gestione delle emergenze; Le procedure per l'attuazione del pronto soccorso e l'emergenza sanitaria; LEZIONE 2 97

98 Il programma dell'eventuale monitoraggio per quei parametri, che possono subire variazioni nel tempo; Il programma delle riunioni periodiche stabilite all'art.11 del D.Lgs. 626/94. LEZIONE 2 98

99 CONDIZIONI PER UN EFFICACE DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEI RISCHI consapevolezza del datore di lavoro consapevolezza dei responsabili operativi e conoscenza dei rischi con conseguente valutazione dei risultati documentazione e gestione della documentazione stessa con particolare riguardo alle schede di sicurezza ed ai manuali tecnici LEZIONE 2 99

100 professionalita e capacita del rspp e del mc e ricorso eventuale ad esperti e specialisti (v. d.lgs 195/03) coinvolgimento dei lavoratori e delle loro rappresentanze, anche mediante una opportuna opera di formazione, non burocratica ma mirata, principalmente, a creare una cultura della sicurezza LEZIONE 2 100

101 chiara definizione di responsabilitá, competenze e funzioni flusso interno ed esterno, e ben determinato, di informazione e cooperazione LEZIONE 2 101

102 integrazione della salute e della sicurezza nella realtá aziendale (sgsl) miglioramento e calibratura del sistema in modo da mantenere nel tempo buoni livelli di sicurezza e prevenzione con relativa documentazione dinamica LEZIONE 2 102

103 CANTIERI E COORDINAMENTO LEZIONE 2 103

104 Se una ditta esterna viene a lavorare nella mia azienda ci sono rischi da verificare? Obiettivi di questa sezione Criteri di coordinamento DUVRI POS e PSC LEZIONE 2 104

105 GENERALITÀ SU INTERFERENZE Art. 26 del D.Lgs. 81/2008 e coordinamento: Il DL committente: verifica lidoneità tecnico professionale e fornisce informazioni per coordinare le attività. Il DL appaltatore: fornisce le informazioni per coordinare le attività e partecipa al coordinamento. Norme di condotta, aree vietate, lavorazioni interdette ecc. LEZIONE 2 105

106 LEZIONE IL COORDINAMENTO Ha lo scopo di prevenire infortuni legati allinterferenza fra il personale del committente e quello degli appaltatori, dei consulenti e dei lavoratori autonomi operanti nella struttura, quindi è uno scambio di fattori di rischio per prevenirli

107 INTERFERENZE Se sono previste interferenze nelle lavorazioni previste, il DL committente procede alla redazione del DUVRI (Documento unico di valutazione dei rischi da interferenze) da allegare allappalto (affidamento di incarico). LEZIONE 2 107

108 INTERFERENZE Il DUVRI deve contemplare tutte le situazioni di rischio determinate dalle lavorazioni simultanee e prevedere le misure per la loro eliminazione o riduzione al minimo: rumori; agenti chimici; caduta di oggetti; transito di automezzi … LEZIONE 2 108

109 DUVRI E fondamentale che lesame di queste situazioni e gli scambi di informazioni tra i DL siano testimoniate da elementi certi. Descrizione appaltante e appaltatore Natura e durata dei lavori Misure di sicurezza concordate Costi della sicurezza Verbali riunioni di coordinamento LEZIONE 2 109

110 LEZIONE COSTI SICUREZZA nel contratto dappalto devono essere indicati i costi della sicurezza i costi sono solo quelli che derivano dal coordinamento tra committente e appaltatore i costi devono essere congrui e si stimano con riferimento a listini riferiti alla regione del lavoro per esempio: se le cuffie proteggono da un rischio tipico di una delle parti non vanno computate.

111 LEZIONE TESSERINO RICONOSCIMENTO Nellambito dello svolgimento dellattività svolta in appalto o subappalto il personale dellimpresa appaltatrice o subappaltatrice deve essere munito di apposita tessera di riconoscimento con –fotografia; –generalità del lavoratore; –indicazione del datore di lavoro.

112 PIANO DI SICUREZZA Il piano di sicurezza e coordinamento è parte integrante del contratto di appalto. Si tratta di una relazione tecnica e prescrizioni correlate alla complessità dell'opera da realizzare, atte a prevenire o ridurre i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori Contiene la stima dei costi per la sicurezza È corredato da tavole esplicative di progetto e planimetrie relative agli aspetti della sicurezza. LEZIONE 2 112

113 PIANO DI SICUREZZA Il piano operativo di sicurezza è un piano complementare di dettaglio del piano di sicurezza e coordinamento Si tratta di un documento specifico delle lavorazioni affidate e comprende tutte le fasi esecutive della realizzazione prevista nel PSC E redatto dai datori di lavoro delle imprese esecutrici LEZIONE 2 113

114 LEZIONE PIANO OPERATIVO DI SICUREZZA il documento che il datore di lavoro dell'impresa esecutrice redige, in riferimento al singolo cantiere interessato, ai sensi dell'articolo 17, comma 1, lettera a), i cui contenuti sono riportati nell'allegato XV (contenuti minimi dei piani di sicurezza nei cantieri temporanei o mobili);

115 LEZIONE Il Piano operativo di Sicurezza (POS) dovrà contenere gli elementi di base elencati dallart. 28 del D.Lgs. 81/08, cioè quelli previsti per la redazione di un più generale documento di valutazione dei rischi (DVR).

116 LEZIONE Contenuti minimi del piano operativo di sicurezza Il POS è redatto a cura di ciascun datore di lavoro delle imprese esecutrici, ai sensi dell'articolo 17 del presente decreto, e successive modificazioni, in riferimento al singolo cantiere interessato; esso contiene almeno i seguenti elementi: a) i dati identificativi dell'impresa esecutrice, che comprendono: 1) il nominativo del datore di lavoro, gli indirizzi ed i riferimenti telefonici della sede legale e degli uffici di cantiere; 2) la specifica attività e le singole lavorazioni svolte in cantiere dall'impresa esecutrice e dai lavoratori autonomi subaffidatari; 3) i nominativi degli addetti al pronto soccorso, antincendio ed evacuazione dei lavoratori e, comunque, alla gestione delle emergenze in cantiere, del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, aziendale o territoriale, ove eletto o designato; 4) il nominativo del medico competente ove previsto; 5) il nominativo del responsabile del servizio di prevenzione e protezione; 6) i nominativi del direttore tecnico di cantiere e del capocantiere; 7) il numero e le relative qualifiche dei lavoratori dipendenti dell'impresa esecutrice e dei lavoratori autonomi operanti in cantiere per conto della stessa impresa;

117 LEZIONE b) le specifiche mansioni, inerenti la sicurezza, svolte in cantiere da ogni figura nominata allo scopo dall'impresa esecutrice; c) la descrizione dell'attività di cantiere, delle modalità organizzative e dei turni di lavoro; d) l'elenco dei ponteggi, dei ponti su ruote a torre e di altre opere provvisionali di notevole importanza, delle macchine e degli impianti utilizzati nel cantiere; e) l'elenco delle sostanze e preparati pericolosi utilizzati nel cantiere con le relative schede di sicurezza;

118 LEZIONE f) l'esito del rapporto di valutazione del rumore; g) l'individuazione delle misure preventive e protettive, integrative rispetto a quelle contenute nel PSC quando previsto, adottate in relazione ai rischi connessi alle proprie lavorazioni in cantiere; h) le procedure complementari e di dettaglio, richieste dal PSC quando previsto; i) l'elenco dei dispositivi di protezione individuale forniti ai lavoratori occupati in cantiere; l) la documentazione in merito all'informazione ad alla formazione fornite ai lavoratori occupati in cantiere.

119 LEZIONE Il POS è quindi un documento: dinamico; deve prendere i provvedimenti necessari per organizzare il sistema della prevenzione; deve prendere in considerazione linformazione, la formazione e laddestramento dei lavoratori; deve definire i DPI necessari per la protezione dei lavoratori; deve essere di facile comprensione; deve poter permettere di essere interpretato.

120 LEZIONE Segnaletica di sicurezza: definizioni. Segnaletica di sicurezza e salute sul luogo di lavoro. Una segnaletica che, riferita ad un oggetto, ad una attività o ad una situazione determinata, fornisce una indicazione o una prescrizione concernente la sicurezza o la salute sul luogo di lavoro, e che utilizza, a seconda dei casi, un cartello, un colore, un segnale luminoso o acustico, una comunicazione verbale o un segnale gestuale.

121 LEZIONE Segnaletica di sicurezza: tipologie. I segnali possono essere di: DIVIETO vieta un comportamento che potrebbe far correre o causare un pericolo AVVERTIMENTO un segnale che avverte di un rischio o un pericolo PRESCRIZIONE un segnale che prescrive un determinato comportamento SALVATAGGIO E SOCCORSO un segnale che fornisce indicazioni relative alle uscite di sicurezza o ai mezzi di soccorso e salvataggio INFORMAZIONE un segnale che fornisce indicazioni diverse da quelle precedenti

122 LEZIONE SEGNALETICA DI SICUREZZA: UTILIZZO. La segnaletica di sicurezza viene utilizzata quando risultano rischi che non possono essere evitati o sufficientemente limitati con misure, metodi o sistemi di organizzazione del lavoro, o con mezzi tecnici di protezione collettiva.

123 Divieto Prescrizione Attenzione Pericolo Informazioni Istruzioni Salvataggio Soccorso Antincendio LEZIONE SEGNALETICA DI SICUREZZA: COLORI DI SICUREZZA.

124 Esempi di segnaletica di sicurezza Segnale di divieto: un segnale che vieta un comportamento che potrebbe far correre o causare un pericolo Segnale di avvertimento: un segnale che avverte di un rischio o pericolo; Segnale di prescrizione: un segnale che prescrive un determinato comportamento; LEZIONE 2 124

125 Segnale di salvataggio o di soccorso: un segnale che fornisce indicazioni relative alle uscite di sicurezza o ai mezzi di soccorso o di salvataggio Segnale di informazione: un segnale che fornisce indicazioni diverse da quelle specificate ai punti precedenti Cartello supplementare: un cartello impiegato assieme ad un cartello del tipo indicato al punto precedente e che fornisce indicazioni complementari LEZIONE 2 125

126 Colore di sicurezza: un colore al quale è assegnato un significato determinato; Cartello: un segnale che, mediante combinazione di una forma geometrica, di colori e di un simbolo o pittogramma, fornisce una indicazione determinata, la cui visibilità è garantita da una illuminazione di intensità sufficiente; Simbolo o pittogramma: un'immagine che rappresenta una situazione o che prescrive un determinato comportamento, impiegata su un cartello o su una superficie luminosa; LEZIONE 2 126

127 Segnale acustico: un segnale sonoro in codice emesso e diffuso da un dispositivo ad hoc, senza impiego di voce umana o di sintesi vocale Segnale luminoso: un segnale emesso da un dispositivo costituito da materiale trasparente o semitrasparente, che è illuminato dall'interno o dal retro in modo da apparire esso stesso come una superficie luminosa Segnale gestuale: un movimento e/o posizione delle braccia e/o delle mani in forma convenzionale per guidare persone che effettuano manovre implicateli un rischio o un pericolo attuale per i lavoratori. Comunicazione verbale: un messaggio verbale predeterminato, con impiego di voce umana o di sintesi vocale; LEZIONE 2 127

128 LEZIONE 2 CARTELLI DI DIVIETO

129 CARTELLI DI AVVERTIMENTO LEZIONE 2

130 CARTELLI DI PRESCRIZIONE LEZIONE 2

131 CARTELLI DI SALVATAGGIO LEZIONE 2

132 CARTELLI ANTINCENDIO LEZIONE 2


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