Lettera A (Alef) dell’alfabeto ebraico

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Transcript della presentazione:

Lettera A (Alef) dell’alfabeto ebraico Anno A Lettera A (Alef) dell’alfabeto ebraico Domenica XXV tempo ordinario 24 settembre 2017 Musica della sinagoga ebraica: “A Te elevo l’anima mia”

Alfabeto ebraico Il Salmo 144 è alefatico (ogni versetto inizia con una delle lettere dell’alfabeto ebraico). È il salmo che conclude il salterio antico. Il salmo è una Lode di TUTTI quelli che invocano Dio. Al Dio che ha dei pensieri più grandi dei nostri (Is). Al Dio che ci fa vivere in Cristo (Fil). Al Dio gratuito che ci regala un salario più generoso di quello che merita il nostro lavoro (Vangelo)

1° Lettura: Da cinquant’anni gli israeliti si trovano in esilio a Babilonia. Lontani dalla loro terra hanno sofferto e pianto. I più vecchi hanno ancora negli occhi la scena drammatica della città data alle fiamme e dei soldati di Nabucodònosor che la invadono assetati di sangue e di vendetta. In questo contesto storico e culturale, ecco il profeta, chiamato dagli studiosi “Secondo Isaia”, che pronuncia un oracolo sconcertante: Dio non la pensa così : i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie ! Le vie del Signore sovrastano la intelligenza e la sensibilità umana come il cielo sovrasta la terra. Anche di fronte all’empio e all’uomo iniquo il pensare e l’agire di Dio non sono come i pensieri e le vie degli uomini: Egli ha misericordia e largamente perdona. Naturalmente la misericordia, il perdono contengono l’esigenza della conversione. l’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri”.

Is. 55:6-9 Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino. L’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona. Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri. Lettera Beth

Salmo 144 Il Signore è vicino a chi lo invoca. Lettera Dalet Ti voglio benedire ogni giorno, lodare il tuo nome in eterno e per sempre. Grande è il Signore e degno di ogni lode; senza fine è la sua grandezza.

Misericordioso e pietoso è il Signore, Lettera Het Il Signore è vicino a chi lo invoca. Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore. Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

Il Signore è vicino a chi lo invoca. Lettera Nun Il Signore è vicino a chi lo invoca. Giusto è il Signore in tutte le sue vie e buono in tutte le sue opere. Il Signore è vicino a chiunque lo invoca, a quanti lo invocano con sincerità.

2° Lettura: Paolo, guidato dallo Spirito, era giunto a Troade, dove aveva avuto una visione e un invito eccezionale: un macedone lo supplicava: “Passa in Macedonia e aiutaci” (At.16, 9). Paolo non dimenticherà mai l’entusiasmo con cui aveva iniziato questa nuova avventura e con i Filippesi. Paolo è prigioniero; egli mette in previsione anche la condanna a morte. Ma questo non lo spaventa. Mentre tutti gli uomini si “essere sciolto dal corpo per essere con Cristo “

Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno. Lettera Tet Fil. 1:20c-24.27ª Fratelli, Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia. Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno. Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa scegliere. Sono stretto infatti fra queste due cose: ho il desiderio di lasciare questa vita per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; ma per voi è più necessario che io rimanga nel corpo. Comportatevi dunque in modo degno del vangelo di Cristo.

Apri, Signore, il nostro cuore e accoglieremo le parole Lettera Shin ALLELUIA At 16: 14b Apri, Signore, il nostro cuore e accoglieremo le parole del Figlio tuo.

Vangelo: Matteo ha chiuso il capitolo precedente (19,30) con le parole di Gesù: “Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi”. La frase sembra introdurre la parabola degli operai mandati nella vigna, che si chiuderà ribadendo questa legge, che sembra tanto cara a Dio e così ostica all’uomo: “gli ultimi saranno i primi, e i primi ultimi” (20,16). Vi si possono leggere tutte le tappe della storia della salvezza: Adamo, Noè, Abramo e i profeti, fino agli operai dell’undicesima ora che sono gli apostoli. Vi si può cogliere la chiamata che il Signore, senza stancarsi, ci rivolge in tutte le età della nostra vita, perché non è mai troppo tardi! Vi si può vedere il popolo ebraico, chiamato nella prima ora e poi soppiantato dai popoli pagani venuti per ultimi. Ma soprattutto è necessario trovarvi un insegnamento su Dio. Gli operai della parabola non sono i personaggi principali. Essi sono là per mettere ben in luce il comportamento sconcertante del padrone della vigna. Il padrone, o meglio, il Padre è una Persona che non può limitarsi alle norme di una stretta giustizia, una Persona che va sempre al di là di quello che sarebbe normale e che, per amore, corre sempre il rischio di sembrare ingiusto o pazzo.

Lettera Tsadi Mt 20: 1-16a In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

Originale: Joan Ramirez (+) Ampliamento immagini, letture, musica, commenti (versione catalana e castigliana) : Regina Goberna, con la collaborazione di Àngel Casas Versione inglese : Vivian Townsend Versione neerlandese : Ben Van Vossel Versione italiana: Ramon Julià Versione euskera (basco): Periko Alkain Versione portoghese: Ze Manel Marquespereira Versione francese: Àngel Casas Video: Esther Lozano Monache di S. Benedetto di Montserrat www.monestirsantbenetmontserrat.cat/regina