Significato del termine “Sapienza"

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Significato del termine “Sapienza" Il termine ebraico mashal si ritiene derivi o da una radice che significa "governare", oppure da una che significa "atto di confronto". L’etimologia però non ci può che dare suggerimenti generali che ci dicono poco di che cosa fosse un proverbio e come veniva usato. Sfortunatamente mashal era usato con diversi sensi che andavano da una breve espressione rappresentante qualche aspetto di un’esperienza a lunghe affermazioni intese per l’istruzione formale dell’uditore; da un discorso generale alla risentita osservazione che riassumeva bene l’entità di una data situazione.

La sapienza doveva essere speciale attributo del Re messianico discendente da Davide. Lo Spirito del Signore sarebbe stato su di Lui, dotandolo di sapienza divina ed intelligenza, spirito di consiglio e di forza, spirito di conoscenza e di timore del Signore. Quando venne Gesù Egli si comprovò essere "uomo povero ma saggio" il quale avrebbe salvato la città con la sua sapienza" (Ec. 9:14), redento gli esseri umani dalla schiavitù del peccato con la Sua morte sacrificale. Paolo poteva descrivere Cristo come: "potenza di Dio e sapienza di Dio" (1Co. 1:24).

CHI E’ DAVIDE? Il re Davide possedeva un consigliere molto credibile nella persona di Ahithofel (2 Sam. 15:12), la cui sapienza sembrava essere d’origine divina. Durante la rivolta di Absalom, però, Joab cercò l’assistenza di una saggia donna di Tekoa (2 Sa. 16:2), mentre Absalom successivamente cercò quella di Hushai (2 Sam. 16:16) e dello stesso Ahithofel (2 Sam. 20:16). Un’altra saggia donna di questo periodo viveva a Abel (2 Sam. 20:16), e negoziando con Joab, lei salvò la città dalla distruzione.

IL LIBRO DEI PROVERBI

Il Libro dei Proverbi (ebraico משלי, mishlè; greco Παροιμίες, paroimíes; latino Prouerbia) è un testo contenuto nella Bibbia ebraica (Tanakh) e cristiana. È scritto in ebraico e, secondo l'ipotesi maggiormente condivisa dagli studiosi, la redazione definitiva del libro è avvenuta in Giudea nel V secolo a.C., raccogliendo testi composti da autori ignoti lungo i secoli precedenti fino al periodo monarchico (XI-X secolo a.C.). È composto da 31 capitoli contenenti vari proverbi e detti sapienziali.

Proverbi contiene considerevolmente più insegnamenti e detti sulla sapienza che Giobbe ed Ecclesiaste insieme, e così fornisce molte indicazioni sulle attività e tradizioni dei "saggi" di Israele che li hanno composti e raccolti. Prevalentemente, coltivare la sapienza era funzione del re e della sua corte. Parte di questa sapienza tradizionale era intesa per l’istruzione dei successori al trono, o per istruire i membri della corte su questioni di protocollo.

Etimologia Il termine Proverbi deriva dall'ebraico Mëshalim (tradizione), che ha un significato più vario rispetto a proverbio, in quanto oltre a proverbio, indica un genere letterario che comprende poemi di contenuto religioso e morale, satire, discorsi di contenuto comparativo, oracoli, sentenze popolari, massime, indicazioni di condotta sessuale per i giovani e consigli matrimoniali per ogni età e tanto altro. Molti credenti pensano che quando si ha un problema, su questo libro si può trovare una risposta.

Il libro è stato diviso dall'autore stesso in nove parti: Sezioni del libro Il libro è stato diviso dall'autore stesso in nove parti: 1. invito all'acquisto della Sapienza 2. prima raccolta dei proverbi di Salomone 3. raccolta di sentenze degli uomini saggi 4. breve raccolta di sentenze seconda raccolta dei proverbi di Salomone (riuniti dalla gente di Ezechia) 5. sentenze di Agur 6. sentenze numeriche 7. sentenze di Lamuele 8. la donna ideale

Autore Le parti 1,7 e 9 sono anonime. Le parti 2 e 5 portano il nome di Sentenze di Salomone. Nelle altre parti l'autore è citato nel testo. Si suppone che il nucleo primitivo fosse la parte 2 e che poi nel corso delle varie generazioni, questo nucleo sia cresciuto, con l'aggiunta di sentenze di vari sapienti, finché nel IV secolo a.C. la raccolta è stata ultimata.

CHI E’ SALOMONE? Salomone fu un re esemplare nella sua sapienza, come percepì il suo morente padre (1Re 2:6,9), avendo richiesto sapienza da Dio in una visione (1Re 3:9). Questo dono rese la sapienza di Salomone superiore a quella dell’Egitto e della Mesopotamia insieme. Roboamo non tenne conto del consiglio degli ufficiali di corte anziani di Salomone (1Re 12:6-9), e di conseguenza il regno venne diviso in due sezioni distinte. Simili consiglieri esistevano ai giorni di Amazia re di Giuda (796-768 a.C.) perché in un’occasione un profeta venne accusato di presumere di occupare quella posizione (2 Cr. 25:15,16).

Il territorio, gli scritti e la loro storia I LIBRI DELLA BIBBIA Il territorio, gli scritti e la loro storia

La geografia della Bibbia Il centro è la Palestina, ma molti fatti dell’AT si svolgono tra il Golfo Persico, l’Egitto e l’attuale Turchia Nel NT partendo dalla Palestina, l’azione si svolge in tutto il bacino del Mediterraneo Dalla Galilea a Gerusalemme e da Gerusalemme a Roma e al mondo intero

La memoria di un popolo La memoria di un popolo è la sua storia Gli avvenimenti storici, le leggi, poemi e i canti sono stati trasmessi oralmente di generazione in generazione La trasmissione orale si appoggiava su strumenti mnemotecnici (ritmo e rima della frase, ripetizione di parole) Sono pochi i libri scritti direttamente come tali …

Il contesto storico dei libri della Sacra Scrittura La Bibbia non è come il Corano: non conosciamo le date della stesura dei libri, né altri particolari sulla composizione; la tradizione orale precede quella scritta e influisce sui testi nel periodo della loro redazione Nell’AT la Scrittura è il libro del popolo di Dio, nato e diretto al popolo e da lui conservato specialmente nella famiglia, nei santuari e nel Tempio Nel NT si passa dalla predicazione al testo scritto e si citano come Scritture sia brani dell’AT che parole di Gesù o lettere di Paolo La Chiesa primitiva ha coscienza di avere in Gesù la definitiva Parola di Dio

Tappe principali della formazione dell’Antico Testamento Gli esegeti hanno sviluppato varie ipotesi sulla formazione dei libri dell’AT; quasi tutti distinguono cinque epoche: Epoca patriarcale: si svolge dal XX secolo a.C. e riguarda la vita dei clan di Abramo, Isacco e Giacobbe (fiducia in Dio, speranza nelle promesse, santuari di Sichem, Beer-Seba, BetEl, Mamre e Hebron) Epoca mosaica: si svolge nel XIII secolo a.C. e riguarda la liberazione dalla schiavitù d’Egitto, la formazione del popolo eletto con le sue leggi: YHWH è colui che libera e che salva (i racconti di questa epoca evocano la parola divina rivolta a Mosè)

Epoca della Monarchia La fedeltà a Dio e all’alleanza permette la formazione di un popolo e di un regno stabile Si mettono per iscritto e si fondono due tradizioni: jahwista (sud, IX sec) ed eloista (nord, VIII sec) Nel 612 Giosia scopre il rotolo della Legge: il Deuteronomio riflette sulla tradizione mosaica, i Profeti e tradizione sapienziale (continuità di tutta la storia d’Israele e vera conversione) Di questa epoca sono: Deuteronomio, Giosuè, Giudici, i due libri di Samuele e i due libri dei Re

Epoca dell’Esilio Epoca d’oro del libro scritto Tradizione sacerdotale (P), specialisti della Toràh, parola di Yahvè rivolta a Mosè: metà dell’Esodo, due terzi dei Numeri, un quinto della Genesi Di questo periodo sono anche i libri di Ezechiele e il Secondo Isaia Santità di Dio protegge il popolo dall’esodo all’esilio

Epoca del giudaismo A Gerusalemme torna un “resto” dei discendenti di Giuda, che conserva la sua autonomia sotto le dominazioni straniere periodo persiano (538-333): redazione definitiva del Pentateuco, inizio del genere sapienziale, in particolare midrashico (racconto storico di insegnamento morale), Giona, Rut, Cantico dei Cantici, Proverbi, Qoelet, Giobbe, Tobia periodo ellenistico (333-175): Cronache, Esdra, Neemia e completamento dei Salmi periodo Maccabeo (175-63): Maccabei, Daniele, Sapienza e letteratura apocalittica

I libri del Nuovo Testamento e la loro collocazione storica Tradizione orale e poi scritta del vangelo della salvezza, parola di Dio definitiva La cronologia degli scritti cristiani è la seguente: negli anni 50: Tessalonicesi, Corinti, Galati e Romani intorno al 62: Filippesi, Colossesi, Efesini e Filemone entro il 66: Timoteo, Tito ed Ebrei tra 65 e 80: redazione definitiva dei sinottici e degli Atti degli Apostoli tra il 60 e 80: lettere cattoliche: Giacomo, Giuda e Pietro tra 85 e 100: scritti giovannei

Il libro di Giobbe

Il Libro di Giobbe (ebraico איוב; greco Ιώβ; latino Iob ) è un testo contenuto nella Bibbia ebraica (Tanakh) e cristiana. È scritto in ebraico e, secondo l'ipotesi maggiormente condivisa dagli studiosi, la redazione del nucleo poetico centrale risale all'XI-X secolo a.C., mentre la redazione definitiva con le aggiunte in prosa (prologo ed epilogo) è stata composta in Giudea verso il 575 a.C. È composto da 42 capitoli descriventi la storia del saggio Giobbe, la cui vita è provata da un dolore inspiegabile, con ampie meditazioni contenute nei dialoghi con i suoi tre amici sul perché Dio permette il male all'uomo giusto (vedi Teodicea). Il nucleo in poesia antico sostiene che Dio è troppo distante dall'uomo perché questi possa capirlo e giudicare il suo operato, lasciando aperta la speranza di un "redentore" che riscatterà il male. L'epilogo aggiunto tardivamente sostiene, in apparente contraddizione col corpo centrale, che Dio retribuisce in terra il male subito dal giusto.

LA STORIA Il libro inizia con un racconto in prosa. Giobbe, servo di Dio, viveva ricco e felice. Dio permise a Satana di tentarlo per vedere se fosse rimasto fedele anche nella cattiva sorte. Colpito prima nei beni e poi nei figli, Giobbe accetta che Dio si riprenda quel che gli aveva dato. Ammalatosi di una malattia ripugnante e dolorosa, Giobbe rimane sottomesso e respinge la moglie che gli consiglia di maledire Dio. Allora tre suoi amici, Elifaz, Bildad e Zofar vengono a compiangerlo (capitoli 1 e 2). Giobbe e gli amici confrontano le loro concezioni riguardo alla giustizia divina. Elifaz parla con la moderazione che l'età gli ispira; Zofar segue gli impulsi della sua giovane età, mentre Bildad è un sentenzioso che si tiene su una linea media. Tutti e tre, però, difendono la tesi tradizionale secondo la quale se Giobbe soffre significa che ha peccato.

Ma alle loro considerazioni teoriche Giobbe contrappone la propria esperienza dolorosa e le ingiustizie di cui il mondo è pieno; nella sua condizione di turbamento morale, il grido di rivolta si alterna a espressioni di sottomissione. A questo punto interviene un nuovo personaggio, Elhu, che dà torto sia a Giobbe che agli amici, tentando di giustificare la condotta di Dio. Viene interrotto da Jahve in persona che di mezzo al turbine, cioè nello scenario delle antiche teofanie, risponde a Giobbe. Il libro si conclude con un epilogo in prosa: Jahve rimprovera i tre interlocutori di Giobbe e rende a quest'ultimo, moltiplicandoglieli enormemente, i beni che prima dell'accaduto possedeva. Gli dona nuovi figli e figlie, queste in particolare di bellissimo aspetto

L'autore del libro Dallo stesso libro si può riconoscere che l'autore sia sicuramente un israelita, con una buona conoscenza delle opere dei profeti. Probabilmente viveva in Palestina, nella regione di Uz ma deve aver viaggiato molto all'estero, specialmente in Egitto. Sulla data della sua vita si possono formulare solo delle ipotesi: il tono patriarcale del racconto in prosa poteva far pensare che fosse stato, come la Genesi, opera di Mosè. Ma il libro è posteriore a Ezechiele, con cui presenta contatti di espressione e di pensiero; la lingua è fortemente colorata di aramaismi. Queste indicazioni inducono a scegliere il periodo del post-esilio. La data che riscuote maggiori consensi, ma senza grandi motivazioni, è l'inizio del V secolo a.C.

Il problema della retribuzione Il libro di Giobbe intende rispondere alla domanda di come Dio premi o castighi le azioni degli uomini. Il popolo ebraico ha fatto in proposito un lungo cammino, che ha portato a grandi scoperte e riflessioni. Si possono riassumere le tappe principali di questo cammino nello schema seguente: retribuzione terrena collettiva: il popolo è responsabile in solido delle proprie azioni, il bene degli uni ricade sugli altri e così il male, i meriti e le colpe dei padri si riversano sui figli. Questa regola è chiaramente espressa da Deuteronomio 28 e Levitico 26. Il libro dei Giudici ed i libri dei Re mostrano come tale principio si applica nel corso della storia. Anche i grandi profeti si muovono in questa prospettiva. retribuzione terrena individuale: essa è chiaramente espressa in Ezechiele 18: ognuno è responsabile delle proprie azioni e viene premiato in virtù di queste. Ma fermandosi alla retribuzione terrena si incorre nella clamorosa smentita dei fatti. In una prospettiva di solidarietà si può accettare che, per il sopravvento di peccati della collettività, i giusti vengano puniti insieme ai malvagi. Se invece ciascuno deve essere trattato secondo il suo comportamento personale, come può essere che il giusto soffra?

3. il dramma di Giobbe: in questo processo si inserisce il libro di Giobbe portando fino alle ultime conseguenze i limiti della posizione tradizionale. Esistono giusti che soffrono e crudelmente, testimonia Giobbe. Il lettore sa, dal prologo, che i suoi mali vengono da Satana e non da Dio, e che sono una prova della sua fedeltà. Ma Giobbe non lo sa, né lo sanno i suoi amici. Quale ne sarà allora la spiegazione? Essi avanzano le risposte tradizionali: la felicità degli empi è di breve durata; la disgrazia del giusto saggia la sua virtù; oppure la pena castiga colpe commesse per ignoranza o debolezza. Contro questa rigida correlazione Giobbe si solleva con tutta la forza della sua innocenza. Non nega la retribuzione terrena, la attende anzi, e Dio alla fine gliela concederà, nell’epilogo. Ma per lui è uno scandalo che tale retribuzione gli venga rifiutata nel presente, e cerca invano il senso della sua prova. Lotta disperatamente per ritrovare il Dio che si nasconde e che egli continua a credere buono. La risposta di Dio non risolve il problema. Rivela solo la trascendenza del suo essere e dei suoi disegni e riduce Giobbe al silenzio. 4. retribuzione ultraterrena: il libro della Sapienza e soprattutto il Nuovo Testamento daranno risposta alla domanda di Giobbe.