ASSOCIAZIONE CULTURALE “SAN TOMMASO D'AQUINO” GALILEO GALILEI

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Transcript della presentazione:

ASSOCIAZIONE CULTURALE “SAN TOMMASO D'AQUINO” GALILEO GALILEI 1564 - 1642

«A partire dal secolo dei Lumi e fino ai nostri giorni, il “caso” Galileo ha rappresentato una specie di mito […]. Questo mito ha avuto un ruolo culturale considerevole; ha infatti contribuito a radicare numerosi scienziati in buona fede nella convinzione che ci fosse incompatibilità tra lo spirito della scienza e la sua etica di ricerca, da un lato, e la fede cristiana dall'altro. Una tragica incomprensione reciproca è stata interpretata come il riflesso di una opposizione costitutiva fra scienza e fede. Le chiarificazioni cui si è giunti grazie ai recenti studi storici ci permettono di affermare che tale doloroso equivoco appartiene ormai al passato». Discorso di Giovanni Paolo II alla Pontificia Accademia delle Scienze (31 ottobre 1992)‏

Passaggio storico Medioevo (Christianitas)‏ Repubbliche Marinare, nuove situazioni politiche ed economico-commerciali Introduzione dei testi antichi attraverso il mondo arabo: traduzioni in Latino Umanesimo

Il periodo iniziale (1564 - 1610)‏ Dopo un periodo di educazione affidata dal padre ai camaldolesi, viene indirizzato verso gli studi in Medicina (Università di Pisa, 1581)‏ Studia Filosofia e Matematica; approfondisce quest'ultima per vocazione... In occasione del consuetudinario trasferimento della corte di Toscana a Pisa nel periodo post- natalizio, conosce il matematico di corte Ostilio Ricci, competente geometra forse discepolo di Tartaglia.

Il periodo iniziale (1564 - 1610)‏ Durante il periodo estivo, Ricci è invitato da Galilei a Firenze presso la sua famiglia; Ricci manifesta al padre di Galilei il disinteresse di quest'ultimo verso la Medicina e la forte propensione verso Matematica: chiede di poter istruire il figlio verso questa disciplina. Galileo inizia a studiare l'opera di Euclide e di Archimede, probabilmente grazie alle traduzioni in lingua italiana preparate da Tartaglia.

Il periodo iniziale (1564 - 1610)‏ Dal 1585 al 1592 inizia ad insegnare in vari luoghi: Firenze, Siena, Vallombrosa e Pisa, dove sostituì Padre Filippo Fantoni, camaldolese, suo precedente maestro di Matematica (che comprendeva anche l'Astronomia) durante il periodo universitario. Nel 1587 visita a Roma Cristoforo Clavio, famoso gesuita matematico al Collegio Romano, discutendo con lui un saggio in elaborazione riguardante il baricentro dei corpi solidi

Il periodo iniziale (1564 - 1610)‏ Nel 1587 l'Accademia fiorentina lo invita a dare lezioni sulla posizione e sulle dimensioni dell'Inferno dantesco, lasciando un'ottima impressione di sé. Ormai il suo lavoro comincia ad essere notato...

Il periodo iniziale (1564 - 1610)‏ Durante il suo soggiorno pisano, scrive tre quaderni in latino: MS 27, sulla Logica, spiegando il concetto di dimostrazione e di prova in Aristotele (Dialettica)‏ MS 46, dove spiega l'insegnamento di Aristotele sui cieli e sugli elementi (De caelo e De elementis)‏ MS 71, contenente il suo primo trattato sul moto (De motu): tratta della gravità, del galleggiamento, dei corpi in moto (sia in caduta libera che lungo piani inclinati)‏

Il periodo iniziale (1564 - 1610)‏ I manoscritti 27 e 46 sono esposizioni teoriche, mentre il 71 menziona gli “esperimenti” (pericula) da lui stesso realizzati nel tentativo di formulare le leggi del moto. La morte del padre (1591) lo costringe a procurarsi un salario migliore; trova un posto all'Università di Padova (dove svolge la sua lezione inaugurale nel 1592), rimanendovi per diciotto anni.

Il periodo iniziale (1564 - 1610)‏ A Padova scrive vari trattati: Le Meccaniche, 1600 circa Trattato della Sfera ovvero Cosmografia, 1604 – 1606, da lui utilizzato per insegnare astronomia tolemaica Molte note manoscritte e schizzi di esperimenti realizzati con pendoli, piani inclinati, corpi in moto naturale, proiettili. Nel 1609 viene a sapere dell'invenzione del telescopio cannocchiale in Olanda, da lui perfezionato e utilizzato per lo studio dei corpi celesti...

Il periodo iniziale (1564 - 1610)‏ L'uso del cannocchiale gli fa fare delle scoperte sorprendenti: conoscenza di moltissime altre stelle, montagne sulla luna, satelliti di Giove... Nel marzo del 1610 pubblica a Venezia i risultati di queste scoperte nel Sidereus Nuncius ed è subito acclamato in tutta Europa come il più grande astronomo del momento. Questo periodo iniziale della sua vita si conclude con il ritorno alla Corte fiorentina nel 1610, lavorando come matematico e filosofo presso Cosimo II de' Medici, Granduca di Toscana.

I manoscritti... (1564 - 1610)‏ Problemi di ricostruzione cronologica nell'Edizione Nazionale delle Opere di Galileo curata da Antonio Favaro (1890 – 1901): MS 27 ritenuto esercizio di copiatura da un monaco di Vallombrosa, non incluso nelle Opere MS 46 pubblicato, ma non correttamente datato MS 71 pubblicato ma non correttamente ricostruito nelle sue parti, redatte in originale da Galileo dal 1588 al 1592 (si nota il progredire del latino di Galileo)‏ MS 72 giudicato intrattabile e lasciato da parte I quattro manoscritti sono attualmente conservati nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.

Il manoscritto 27... (1564 - 1610)‏ I manoscritti pisani sono indispensabili per la comprensione del periodo iniziale dell'attività di Galileo Il MS 27 corrisponde al corso di Logica tenuto dal gesuita Paolo Vallius al Collegio Romano. Composto forse nel 1589, contiene un'esauriente analisi della dottrina di Aristotele circa la conoscenza previa ad ogni dimostrazione e sulla dimostrazione in se stessa; si concludono con un dimostrazione del processo dimostrativo.

Il manoscritto 27... (1564 - 1610)‏ Così si esprime Wallace: Il contenuto sostanziale del MS n. 27 riguarda il processo ( regressus ) dimostrativo, un tipo di ragionamento che impiega due dimostrazioni, una “del fatto in sé”, l'altra “del fatto ragionato”. Nella sua esposizione, Galileo si riferisce a queste due dimostrazioni come “progressioni” e nota che esse sono separate da una fase intermedia. La prima progressione argomenta dall'effetto alla causa, mentre la seconda si muove nella direzione opposta, dalla causa all'effetto. Perché il processo funzioni, occorre che la “dimostrazione del fatto” venga per prima e che l'effetto sia dunque inizialmente conosciuto più della sua causa, sebbene alla fine essi debbano essere visti in modo convertibile. La fase intermedia realizza la transizione alla seconda dimostrazione. Così come veniva spiegata ai tempi di Galileo, questa fase riguardava un esame mentale della causa proposta ( mentale ipsius causae examen ), secondo l'espressione usata da Jacopo Zabarella (1533- 1598). Il termine latino examen è importante perché corrisponde al greco peîra , un vocabolo che è nella radice del latino periculum , cioè prova, l'equivalente di esperimento ( experimentum ). Compito principale della fase intermedia è la prova, il ricercare ed eliminare altre possibilità, in modo da ritrovare la causa che fa sì che quell'effetto sia presente.

I manoscritti... (1564 - 1610)‏ Così Wallace: L'ultimo manoscritto, il n. 72, fornisce abbondanti evidenze circa un programma di sperimentazioni realizzato da Galileo a Padova fra il 1602 e il 1609, che terminerà con la scoperta di quei princìpi sui quali la sua Nuova Scienza sarà più tardi basata. A partire dal 1970, Stillman Drake ha sviluppato una tecnica per la datazione dei manoscritti sulla base delle filigrane. Dai diagrammi e calcoli presenti, Drake ed altri ricercatori sono stati capaci di ricostruire e di riprodurre gli esperimenti che Galileo fece a Padova e mai riportati sugli scritti pubblicati. L'importanza di questi nuovi manoscritti può essere valutata collegando questi esperimenti con le scoperte che Galileo avrebbe presto fatto con il suo telescopio, e considerando entrambi alla luce dei trattati di logica del MS n. 27. Pare dunque chiaro che, mentre si trovava a Padova, Galileo fu capace di trattare in termini di dimostrazioni aristoteliche i fenomeni dei corpi celesti e la caduta dei gravi. Alla fine del 1610 egli aveva scoperto le fasi di Venere, mostrando che ruotava attorno al sole e non attorno alla terra, completando così le argomentazioni offerte dal Sidereus Nuncius . Le dimostrazioni di tipo meccanico saranno riportate solo parzialmente e molti anni più tardi, non prima del 1638. È ormai chiaro che il concetto galileiano di scienza fosse dall'inizio alla fine quello dell'epistéme aristotelica, che egli riteneva potesse condurre ad una conoscenza certa e irreformabile. Fu d'accordo ai suoi canoni che egli avrebbe fornito i suoi principali contributi scientifici, già verso il 1610.

I manoscritti e il periculum... La maggiore innovazione di Galileo nella logica del regressus è l'impiego del periculum nella fase intermedia, allo scopo di determinare la vera causa del fenomeno indagato. Citiamo alcuni esempi...

I manoscritti e il periculum... Velocità di caduta dei corpi in mezzi diversi (utilizzo di Archimede); l'uso del peso specifico anziché del peso assoluto non è originale di Galileo (Benedetti), ma Galileo ritarda la caduta con un piano inclinato

I manoscritti e il periculum... Commenta Wallace: L'intuizione basilare che soggiace a questo esperimento la si trova nel De motu (cfr. Opere , vol. I, pp. 296-302) e può essere esposta come segue. Se il peso effettivo di un corpo può essere diminuito collocandolo su di un piano inclinato, allora anche la sua velocità di scivolamento diminuirà proporzionalmente. La dimostrazione offerta da Galileo è di tipo geometrico e consiste nel mostrare che le forze corrispondenti ai pesi sui piani inclinati obbediscono di fatto alla legge della bilancia. Ciò richiede però varie supposizioni e, a questo rispetto, può essere vista come una dimostrazione ex suppositione . Se quelle supposizioni sono garantite, la conclusione segue direttamente: il rapporto delle velocità lungo il piano inclinato corrisponderà a quello fra la lunghezza del piano e la sua altezza verticale, perché il peso dei corpi varia precisamente secondo quella proporzione.

I manoscritti e il periculum... L'esperimento mostra la non proporzionalità della velocità con il peso specifico. Importanza degli impedimenti accidentali (attriti...): idealizzazione di esperimenti. Caduta di oggetti da una torre. Contesta risultati di Girolamo Borro su base sperimentale, anche se la spiegazione offerta usa ancora la teoria dell'impetus (Buridano)‏ Tutte queste dimostrazioni appartengono al periodo pisano di Galileo e possono essere messe nella forma di un procedimento dimostrativo ( regressus ) secondo quanto stabilito nel MS n. 27 (cfr. Wallace, 1992, pp. 241-257).

I manoscritti e il periculum... In Astronomia il processo del regressus può essere visto nel Trattato della Sfera ovvero Cosmografia (fasi lunari, Ottica geometrica); Montagne e valli lunari: “un retto modo di ragionare non poteva concludere diversamente”; ricorda: “necessarie dimostrazioni e sensate esperienze” (Lettera alla Granduchessa Cristina, 1615); Satelliti di Giove: “Giunsi così alla conclusione, al di là di ogni dubbio, che nei cieli vi sono tre stelle che si muovono attorno a Giove Fasi di Venere

I manoscritti e il periculum... La fama di Galileo corse in tutta Europa Non meno importanti sono le sue scoperte sul moto dei gravi (pendolo, piani inclinati da laboratorio), MS 72: Velocità proporzionale non all'altezza (come pensava in un primo tempo) ma alla radice quadrata di essa Legge oraria della caduta Traiettoria di caduta (arco di parabola)‏

I manoscritti e il periculum... Wallace: Il risultato chiave che emerge da questi esperimenti è che la velocità dei corpi in caduta libera, calcolata con corpi che non rotolano più sul piano inclinato ma cadono in modo naturale, è direttamente proporzionale al tempo di caduta. A partire da questo principio, affermato all'inizio del “terzo giorno” dei discorsi sulle Due Nuove Scienze, Galileo deriva la maggior parte delle proposizioni che presenta nel terzo e nel quarto giorno in cui si snoda quell'opera. Nello stabilire tale principio, il suo ragionamento è di ordine dimostrativo e può essere messo giù nella forma di un regressus , come per le precedenti dimostrazioni astronomiche (cfr. Wallace, 1992, pp. 287-289). Per Galileo, la vera causa qui in questione è la definizione del moto «naturalmente accelerato». Il primo procedimento è a posteriori, dall'effetto alla causa, il secondo è a priori , dalla causa all'effetto. La fase intermedia, il lavoro intellettuale, porta il peso della prova, come sempre. Le espressioni galileiane seguono da vicino il testo latino del frammento De motu accelerato, ora unito al MS n. 71 (cfr. Opere , vol. II, p. 226), dove Galileo lo inserì dopo averlo scritto. Espressioni pressoché identiche compaiono anche nelle Due Nuove Scienze (cfr. Opere , vol. VIII, p. 198).

I manoscritti e il periculum... Questa dimostrazione, come le precedenti, è fatta ex suppositione , cioè supponendo che tutti gli impedimenti al moto in caduta, come l'attrito, la resistenza del mezzo o fattori di tipo accidentale, siano stati rimossi. La prova è basata in parte sull'eliminazione dell'alternativa più semplice, che la velocità di caduta fosse semplicemente proporzionale alla distanza coperta, come Galileo pensava inizialmente. Ma la prova diretta è di tipo sperimentale, come può vedersi dal suo riferimento ad «esperimenti naturali», puntualizzato al plurale. Il riferimento non è solo ai semplici esperimenti di piano inclinato così come descritti nelle Due Nuove Scienze, ma all'intero programma di esperimenti, inclusi quelli sui piani inclinati in laboratorio, realizzato a Padova prima delle sue osservazioni astronomiche. In essi Galileo non identifica più la causa delle caduta con il peso dei corpi, come nelle sue prime formulazioni; adesso è interessato principalmente ai fattori cinematici che riguardano gli aspetti quantitativi del moto naturalmente accelerato. La causa di questo, come la causa ultima della caduta, vengono identificate semplicemente con la “natura”, il principio ultimo di spiegazione nella fisica di Aristotele. Quanto egli propose per la dinamica è ciò che Archimede aveva fatto per la statica, cioè fornire una scienza del moto locale basata sulla matematica e non soltanto su princìpi di ordine fisico, cosa fino a quel momento sconosciuta.

Galileo e il copernicanesimo (1611-1632)‏ Per le scoperte astronomiche inizia a lavorare come matematico e filosofo presso il Granduca Nel 1611 incontra a Roma Clavio: gli astronomi del Collegio Romano hanno già verificato le nuove scoperte. A Roma parla con il Cardinale Bellarmino, gesuita, con il quale discute le implicazioni delle sue scoperte per la risoluzione delle differenze tra il sistema di Tolomeo (100 – 170 ca.) e il sistema di Copernico (1473 – 1543). Gli scritti scientifici fino al 1611 non sono di carattere polemico, ma...

Galileo il controversista (1611-1632)‏ Molte idee di Galileo non pubblicate. Le controversie riguardano aspetti più teologici che scientifici, poiché sono inerenti al modo di interpretare la Sacra Scrittura; così si esprime Wallace: Come molti dei problemi scientifici con i quali egli ebbe a che fare, anche questo tipo di problemi non potevano essere risolti con le informazioni allora a disposizione di Galileo o di qualsiasi altro, e pertanto non erano soggetti a procedimenti dimostrativi rigorosi. Buona parte del ruolo avuto da Galileo in tali problematiche può essere compreso in termini di vari adattamenti che egli sembra aver fatto al suo metodo di regressus , applicandolo a situazioni per le quali non si poteva raggiungere una certezza e si doveva perciò ricorrere a considerazioni di probabilità.

Galileo il controversista (1611-1632)‏ Tre casi illustrano questi adattamenti, dando origine a controversie: La causa del galleggiamento (vs. Delle Colombe)‏ La natura delle macchie solari (vs. Scheiner)‏ La causa delle maree La tecnica preferita da Galileo nelle controversie era presentare due spiegazioni di un particolare fenomeno che fossero alternative e reciprocamente escludentesi, per poi allegare una serie di osservazioni e prove sperimentali che sarebbero dovute servire per eliminare una delle due e conservare l'altra. Affiancato a metodi di dimostrazione geometrica, una simile tecnica conduceva verso una reductio ad impossibile per una delle due alternative, fornendo così una prova indiretta a favore dell'altra. La dicotomia svolge il ruolo di una suppositio nella prova, ed è particolarmente efficace se essa è, come tale, proposta o almeno accettata dall'altro avversario nella controversia.

Galileo e il copernicanesimo (1611-1632)‏ A Padova aveva insegnato astronomia tolemaica, ma a Firenze diventa un convinto sostenitore di Copernico Difficoltà con i Domenicani sull'interpretazione delle Scritture (Gs 10,12; Sal 19,6-7; Qo 1,4-5)‏ Lettera alla Granduchessa Cristina (1615), lezione di Teologia più che di metodo scientifico Contemporaneamente e indipendentemente da Galileo, il carmelitano Paolo Foscarini argomenta a Bellarmino la conciliabilità del sistema copernicano con la Scrittura

Galileo e il copernicanesimo (1611-1632)‏ Wallace: Consapevoli di questi tentativi di esegesi biblica, il cardinale Bellarmino scrisse il 12 aprile 1615 a Foscarini e a Galileo che il sistema copernicano poteva essere utilizzato per calcoli astronomici, ma che il moto della terra era per il momento solo una ipotesi e non era stato definitivamente dimostrato. Egli mise in guardia circa il fatto che, fino a quando una simile dimostrazione non fosse stata disponibile, la comune interpretazione delle Scritture doveva essere conservata: «Dico che mi pare che V.P. e il Sig. Galileo — si legge nella lettera — facciano prudentemente a contentarsi di parlare ex suppositione e non assolutamente, come io ho sempre creduto che abbia parlato il Copernico. Perché il dire che, supposto che la terra si muova et il sole stia fermo si salvano tutte l'apparenze meglio che con porre gli eccentrici et epicicli, è benissimo detto, e non ha pericolo nessuno […]. Dico che quando ci fusse vera demonstratione che il sole stia nel centro del mondo e la terra nel terzo cielo, e che il sole non circonda la terra, ma la terra circonda il sole, allhora bisognerà andar con molta consideratione in esplicare le Scritture che paiono contrarie, e più tosto dire che non l'intendiamo, che dire che sia falso quello che si dimostra» ( Opere , vol. XII, p. 171). Allarmato da questi sviluppi, Galileo si preparò a difendersi. Cercato ed ottenuto il permesso di Cosimo de' Medici di andare a Roma, verso la fine dell'anno arrivò nella Città Eterna.

Il primo processo (1616)‏ Il 23 febbraio 1616 un gruppo di consultori del Sant'Uffizio giudicò eretica la posizione di considerare il Sole fermo, contraria al senso letterale delle Scritture Paolo V chiede a Bellarmino di informare Galileo: il 26 febbraio gli viene vietato di sostenere o difendere l'immobilità del Sole e il moto della Terra sotto pena di carcere. Galileo acconsente e il verbale (importante per il secondo processo) viene messo agli Atti Si sparge voce di abiura: Galileo chiede a Bellarmino una dichiarazione di garanzia. Galileo torna a Firenze con tale dichiarazione

Dopo il primo processo... Inasprimento dei rapporti con i Gesuiti: l'apparizione di tre comete nel 1618 e il Discorso sulle Comete 1621, muoiono: Paolo V, Bellarmino, Cosimo de' Medici (mecenate protettore di Galileo)‏ Il nuovo Papa Urbano VIII aveva seguito con simpatia Galileo durante il processo e si era fatto suo sostenitore nella disputa con i Gesuiti a proposito delle comete. Galileo coglie l'occasione per pubblicare Il Saggiatore

I Due Sistemi del Mondo 1630, termina il suo lavoro; valuta pro e contro dei due sistemi (tolemaico e copernicano)‏ Il Dialogo sui due massimi sistemi del Mondo incontra difficoltà ad essere pubblicato: Galileo è costretto a riformulare una nuova prefazione e una nota finale: il sistema copernicano era assunto come ipotesi matematica Dialogo snodato lungo quattro giornate tra Salviati (= Galileo), Simplicio (= caricatura aristotelici) e Sagredo

I Due Sistemi del Mondo I giornata: Salviati rivendica per i corpi celesti (luna) la stessa natura della materia terrestre, dunque stessi moti II giornata: moto diurno della Terra attorno al proprio asse (esempio della caduta da torre lungo la verticale)‏ III giornata: in analogia al comportamento degli altri pianeti (e ai satelliti di Giove), viene proposta la rotazione della Terra attorno al Sole. A sostegno vengono riportate alcune osservazione sulle macchie solari IV giornata: argomentazioni rafforzate dall'ipotesi dell'origine delle maree

Il secondo processo e... (1633 – 1642)‏ Urbano VIII su tutte le furie dopo la pubblicazione del Dialogo: Galileo non mantiene l'impegno assunto con lui di scrivere in modo imparziale su un simile tema, per di più ridicolizzando Richiamato a Roma da Firenze per essere giudicato da un tribunale di dieci cardinali Morti i precedenti giudici, viene riportata alla luce dagli archivi l'ingiunzione del 1616 nella quale gli si vietava di insegnare la dottrina eretica Galileo dice di non ricordare il divieto di insegnamento e presenta la garanzia sottoscritta dal Bellarmino nella quale gli si imponeva solo di non sostenere o difendere la dottrina

Il secondo processo e... (1633 – 1642)‏ I giudici vengono colti di sorpresa. Viene chiesto a Galileo se abbia ricevuto permesso di scrivere il libro; la risposta è ancora più sconcertante: non serve permesso, perché il libro non difende la posizione copernicana, ma ritiene gli argomenti a suo favore invalidi e inconclusivi !!! La lettura del libro fa concludere i giudici che la posizione copernicana è insegnata e difesa, ma non necessariamente sostenuta Per evitare l'accusa più seria di sostenimento, il commissario propone a Galileo di riconoscere l'accusa inferiore: difesa non intenzionale, ma motivata dal realismo e dalla foga della redazione

Il secondo processo e... (1633 – 1642)‏ Galileo nega ogni intento malizioso scusandosi di «natural compiacenza che ciascheduno ha delle proprie sottigliezze, e del mostrarsi più arguto del comune de li huomini» Il processo non termina: Urbano VIII chiede a Galileo il giuramento di non credere al moto della Terra e un'abiura dei precedenti insegnamenti Viene condannato alla pena di sette Salmi penitenziali una volta alla settimana e agli arresti domiciliari a vita

Il secondo processo e... (1633 – 1642)‏ Discorsi e dimostrazioni matematiche attorno a due nuove scienze attenenti alla meccanica e ai movimenti locali (pubbl. 1638): stessa struttura e stessi personaggi del Dialogo; vengono ripresi gli studi sulla “nuova scienza” del moto Prime due giornate: Meccanica, resistenza dei materiali Ultime due giornate: caduta gravi, proiettili Nonostante la sua ferma avversione alla Fisica aristotelica, il 14 settembre del 1640 egli scriveva a Fortunio Liceti (1577-1657) che in materia di Logica era sempre stato, lungo tutta la sua vita, un convinto peripatetico (cfr. Opere , vol. XVIII, p. 248). Vi sono pochi dubbi che i suoi ideali di scienza e di dimostrazioni fossero stati dunque di carattere aristotelico ed ancora ispirati a quei Trattati di Logica del suo primo periodo pisano (Wallace)‏