La ricerca fondata sulla centralità delle persone che hanno o hanno avuto un’esperienza di disagio mentale La formazione degli utenti ricercatori come.

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Transcript della presentazione:

La ricerca fondata sulla centralità delle persone che hanno o hanno avuto un’esperienza di disagio mentale La formazione degli utenti ricercatori come strumento fondante di un disegno della ricerca che mette la persona “esperta” al centro del processo conoscitivo; La ricerca qualitativa come strumento per distanziarsi dalla propria esperienza di sofferenza; La ricerca qualitativa come strumento di costruzione delle identità di gruppo;

Principali risultati della ricerca azione Favorisce processi di empowerment individuale e collettivo; Favorisce la costruzione dei gruppi ama e gruppi associativi; Costruisce linguaggi speciali capaci di descrivere nuove realtà aggregative; I linguaggi speciali diventano strumento di costruzione di nuove realtà aggregative; Si affermato identità aggregative basate sul rapporto paritario, sul senso di responsabilità legato all’esserci (partecipazione) e sul senso di responsabilità legato al fare (mutamento individuale e sociale).

Gli strumenti di ricerca utilizzati interviste in profondità sul servizio “Tenda” Interviste “Tandem” in SPDC di Livorno Interviste telefoniche per U.O. marketing Az.USL 6 di Livorno Interviste strutturate per la ricerca Lotta allo Stigma Questionari strutturati per la valutazione del cambiamento dei pregiudizi nei giovani Interviste strutturate per la valutazione del DSM di Livorno Interviste strutturate per la valutazione dell’inserimento lavorativo nelle Coop B della Toscana Interviste strutturate ai responsabili delle Coop B Toscane Interviste strutturate per la valutazione sul cambio medico psichiatra

La ricerca storica in SPDC Franca Izzo 2000 inizio l’attività di ricerca in SPDC con interviste in profondità grazie ad una Borsa Lavoro. Facciamo interviste seguendo il metodo dell’intervista a Tandem; Stavo ancora molto male, avevo, però, una grande voglia di riscatto e mi impegnavo al massimo per emergere e ricostruire una nuova identità sociale; Non avevo svolto alcun corso specifico quindi dovevo imparare con la pratica e con l’aiuto del gruppo di valutazione; Mi presentavo in reparto con una traccia di intervista e un registratore. Intervistavo i pazienti ricoverati individuati dai medici. Gli operatori che poco tempo prima mi avevano vista ricoverata mi incoraggiavano in questo mio nuovo percorso di consapevolezza. Il reparto da luogo di contenimento della mia disperazione stava diventando un luogo di conoscenza. Non c’era ancora l’associazione e il CSM mi permetteva di trascrivere le interviste al loro computer. Ad un tempo stavo imparando a intervistare, a trascrivere e a usare il PC vincendo la mia soggezione. Al termine della ricerca ho imparato ad usare N Vivo per codificare le interviste. Alcuni risultati dell’attività di ricerca in SPDC di Livorno 1) la scarsa informazione sul meccanismo di funzionamento dei farmaci; 2) il comportamento infantilizzante degli operatori 3) la scarsa possibilità di confrontarsi con lo staff sulla personale idea del nostro malessere. Grazie alla collaborazione con Markku Salo, Finlandia, e Trine Habberstad, Norvegia, la ricerca è stata ripetuta in più paesi di Europa. Sono stati confermati i tre punti precedenti e più individuata una nuova criticità: Lo scarso coinvolgimento degli utenti nella condivisione del progetto terapeutico.

L’attuale valutazione di esito in SPDC Finita, per il momento, l’attività di ricerca-azione in reparto. Attualmente sono impegnata insieme ad altri tre membri dell’associazione in SPDC in un’attività di valutazione di esito. Somministriamo a tutti i ricoverati, che accettano, un questionario strutturato per rilevare la composizione della rete sociale. Le informazioni sono utilizzabili dai curanti per migliorare l’elaborazione del loro progetto terapeutico.

La ricerca lotta allo Stigma Patrizia Spiniello Sono entrata in rapporto col gruppo di ricerca nel 2006 grazie alla mia terapeuta, che mi ha consigliato di farlo per incrementare le mie entrate economiche. Ho cominciato senza una formazione specifica, che ho acquisito dopo, relativamente ad altri progetti di ricerca. Si trattava di intervistare dei cittadini selezionati a caso sui temi del pregiudizio e dello stigma nei confronti dei pazienti della salute mentale. E’ stata la prima ricerca rivolta a non utenti della salute mentale e cittadini sono stati disponibili. Abbiamo utilizzato un questionario strutturato. Io mi presentavo non come utente intervistatore ma come una intervistatrice incaricata dalla ASL (del resto la mia visita era preceduta da una lettera inviata dalla ASL e da un contatto telefonico da parte dell’associazione di utenti). Personalmente ho realizzato circa 60 interviste nella Zona della Bassa Val di Cecina. I risultati principali sono stati che le persone erano apparentemente aperte e prive di pregiudizi negativi. Tuttavia, sebbene la maggioranza sembrava avere familiarità con le problematiche della salute mentale, tanto da pensare, nel 80% dei casi, che avrebbero potuto ammalarsi in prima persona nel corso della vita, quando si parlava di lavoro, la maggioranza degli intervistati riteneva che il luogo lavorativo adatto per un utente fosse solo un ambiente protetto. Per quanto mi riguarda, questo primo lavoro di ricerca ha rappresentato l’inizio del mio processo di recovery, che è coinciso anche col cambio della terapeuta e col coinvolgimento in altre iniziative proposte dall’associazione e dal Servizio

Valutazione di esito nei CSM Roberto Lemmi Ho usufruito di una formazione specifica tenuta da docenti universitari. La formazione ha interessato molteplici tecniche di interviste. Sono stato coinvolto in un’attività di ricerca sul mondo del lavoro legato alla cooperazione sociale e attualmente sono impegnato in valutazione di esito del nostro DSM. Somministro un questionario che serve a rilevare i bisogni della persona e un questionario che serve a rilevare le reti sociali. Penso che il mio lavoro permetta di dare voce al punto di vista degli utenti evidenziando quei bisogni che sono percepiti come prioritari dagli stessi utenti e esplicitando la forma della rete di sostegno sempre secondo il punto di vista della persona sofferente.