4B Grafici, IPS “Paravaia”, Torino, a.s

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Transcript della presentazione:

4B Grafici, IPS “Paravaia”, Torino, a.s. 2001 -2002

Leonardo da Vinci è il primo artista ad avere sezionato il corpo umano Leonardo da Vinci è il primo artista ad avere sezionato il corpo umano. Il divieto di praticare l'autopsia in vigore nel XV secolo non gli impedì di sezionare arti di cadaveri, segare ossa e crani, esaminarne il sistema nervoso e muscolare. Le scoperte rivoluzionarie di Leonardo da Vinci nei campi dell'anatomiasegnano gli inizi della scuola moderna delle scienze e delle conoscenze della natura.

Realizzati sulla base di schemi e schizzi del genio italiano, numerosi modelli, che è possibile toccare, traducono concretamente varie tecniche, avveniristiche per quei tempi, sviluppate da Leonardo da Vinci.

Di tutta la produzione di Leonardo ci restano ancora, fortunatamente, oltre cinquemila pagine di appunti, redatti con la sua inconfondibile scrittura speculare, orientata da destra a sinistra. Questa enorme massa di scritti, sicuramente la più consistente del periodo rinascimentale, ha subito, dopo la morte di Leonardo, molte vicissitudini. Infatti l'aspetto e la suddivisione attuale dei manoscritti non sono sicuramente quelli originali, quando il maestro era in vita o ancora quando passarono al suo fedele discepolo Francesco Melzi. Furono proprio gli eredi del Melzi, dopo la sua morte nel 1570, a dare inizio alla dispersione di quell'immenso materiale; addirittura, non avendone compreso l'importanza, inizialmente lasciarono gli scritti in un sottotetto per poi regalarli o cederli a poco prezzo ad amici o collezionisti.

Grandi responsabilità del rimescolamento delle carte ha lo scultore seicentesco Pompeo Leoni, che con l'intenzione di separare i disegni artistici da quelli tecnologici e di unificare le pagine scientifiche, smembra parte dei manoscritti originali, tagliando e spostando le pagine cosi' da formare due grandi raccolte: il Codice Atlantico e la Raccolta di Windsor, che conta circa seicento disegni. Proseguendo con lo stesso sistema Leoni compone almeno altri quattro fascicoli. Dal 1637 al 1796 parte dei manoscritti e' ospitata nella Biblioteca Ambrosiana, da cui pero' Napoleone li fa trafugare al suo arrivo a Milano. Nel 1851 solo una parte di essi tornano a Milano; altri restano a Parigi, e altri ancora in Spagna, dove alcuni verranno ritrovati solo nel 1966. Ecco il perchè della grande dispersione degli scritti di Leonardo, oggi divisi in ben dieci codici diversi

Codice Arundel Si trova a Londra presso il British Musem. Il Codice Arundel e' una raccolta rilegata in marocchino di 283 carte di diverso formato, fogli provenienti da manoscritti smembrati e incollati su fogli di supporto (28*18 cm). Vi appaiono trattati argomenti vari: studi di fisica e meccanica, studi di ottica e di geometria euclidea, studi di pesi, studi di architettura; questi ultimi comprendono i lavori per la residenza reale di Francesco I a Ramorantin (Francia). La maggior parte delle pagine può essere databile tra il 1478 e il 1518.

Codice Atlantico Conservato a Milano presso la Biblioteca Ambrosiana, Il Codice Atlantico raccoglie disegni, per buona parte databili tra il 1478 e il 1518. Vi sono trattati argomenti assai vari: studi di matematica, geometria, astronomia, botanica, zoologia, arti militari. Oggi si presenta riordinato in dodici volumi rilegati in pelle, formati da 1119 fogli di supporto formato 65*44 cm, che raccolgono carte di diversa dimensione. Il nome Codice Atlantico deriva dal fatto che in origine tutte le carte erano raccolte in un unico volume di grande formato (quello degli atlanti appunto).

Codice Trivulziano Il Codice Trivulziano e' conservato presso la Biblioteca Trivulziana del castello Sforzesco di Milano ed e' costituito da un fascicolo composto da 55 carte (20.5*14 cm) rispetto alle 62 originarie. Oltre a studi di architettura militare e religiosa, sono presenti numerose pagine sugli studi da autodidatta di Leonardo finalizzati a migliorare la sua formazione letteraria. La maggior parte delle pagine può essere databile tra il 1487e il 1490.

Codice sul volo degli Uccelli Questo codice al volo degli uccelli si trova presso la Biblioteca Reale di Torino ed e' composto da 17 pagine (21*15 cm) rispetto alle 18, databili intorno al 1505. Tratta principalmente del volo degli uccelli che Leonardo analizza con un rigoroso approccio meccanico, cosi' come studia la funzione dell'ala, la resistenza dell'aria, i venti e le correnti.

Codice Ashburnham Convenzionalmente identificati con due numeri: 2037 l'ex codice B e 2038 l'ex codice A, sono conservati a Parigi, presso l’Istituto di Francia; si tratta di due manoscritti cartacei (dimensione 24*19 cm), rilegati in cartone. In origine facevano parte del manoscritto A da cui sono stati strappati alla meta' dell'Ottocento da Guglielmo Libri. Raccolgono principalmente studi pittorici (Ash. 2038) e studi diversi (Ash. 2037), che Leonardo, con ogni probabilità, esegui' tra il 1489 e il 1492.

Codici dell'Istituto di Francia Sono conservati a Parigi, presso l’Istituto di Francia, e costituiti da dodici manoscritti cartacei, alcuni rilegati in pergamena, altri in pelle, altri ancora in cartone. Hanno diverse misure, il più piccolo e' il codice M (10*7 cm), il piu' grande e' il codice C (31.5*22 cm). Per convenzione sono denominati ciascuno con una lettera dell'alfabeto, dalla A alla M, per un totale di 964 fogli. Vari gli argomenti trattati: arte militare, ottica, geometria, volo degli uccelli, idraulica. La maggior parte delle pagine sono databili presumibilmente tra il 1492 e il 1516.

Codici Forster Conservati a Londra, presso il Victoria and Albert Musem. Sono tre manoscritti cartacei, rilegati in pergamena, e denominati Forster I (14.5*10 cm), Forster II (19.5*7 cm), Forster III (9*6 cm). Raccolgono studi di geometria, pesi e macchine idrauliche elaborati da Leonardo in diversi periodi tra il 1493 e il 1505.

Codice Leicester (ex Codice Hammer) Acquistato nel 1994 da Bill Gates, e' un manoscritto cartaceo, rilegato in pelle e composto da 36 fogli dalle dimensioni di 29*22 cm, dedicati in prevalenza a studi di idraulica e moti dell'acqua (1504-1506). Sono presenti anche studi di astronomia.

Fogli di Windsor Sono conservati presso il castello Reale di Windsor (Royal Collection) e comprendono circa 600 disegni, non rilegati e di differente formato. Contengono studi di anatomia e di geografia, studi di cavalli, disegni, caricature nonchè un gruppo di carte geografiche. Appartengono a diversi periodi della vita di Leonardo, compresi tra il 1478 e il 1518 circa.

Codici di Madrid Conservati presso la Biblioteca Nazionale di Madrid, dove furono riscoperti solo nel 1966, sono due manoscritti cartacei rilegati in marocchino rosso. Al fine di una rapida identificazione sono stati denominati "Madrid I" e "Madrid II" La maggior parte delle pagine del Codice Madrid I che comprende 192 fogli (formato 21*15 cm) e raccoglie principalmente studi di meccanica, e' databile tra il 1490 e il 1496, mentre quello del Madrid II, comprendente 157 fogli (formato 21*15 cm) sono dedicate a studi geometrici, e risultano databili tra il 1503 e il 1505.

Le invenzioni di Leonardo da Vinci I disegni leonardeschi sono la testimonianza di un periodo straordinario quale fu il Rinascimento italiano, ricco di cultura e grandi progetti. Una testimonianza che narra degli uomini e di ciò che essi esprimevano e producevano, delle macchine da loro create e usate per le costruzione di chiese, palazzi, fortezze, delle macchine per la guerra, per il lavoro, per la produzione e il commercio delle merci la cui disponibilita' condizionava la vita dei potenti e delle loro corti.

Le invenzioni di Leonardo da Vinci Con i suoi disegni di straordinaria chiarezza ed efficacia Leonardo ci da' un'immagine di se stesso, dell'uomo che, formatosi in una delle città più vive e stimolanti del suo tempo quale era Firenze, inizio' a percorrere una strada autonoma di ricerca ed elaborazione di idee e di progetti che toccavano molti settori, dall'idraulica alla meccanica, dal volo all'anatomia, all'ottica.

Torchio da Stampa Il torchio da stampa era dotato di avanzamento automatico del carrello che portava i caratteri da stampa. Il ritorno avveniva per scivolamento sul piano inclinato grazie all'azione di un peso. Avanzamento e discesa del carrello erano combinati in maniera tale da permettere alla stessa persona di poter eseguire più operazioni riducendo anche il tempo di lavoro. Pur essendo la stampa un'invenzione contemporanea a Leonardo, nessuno dei suoi manoscritti venne stampato prima del XVII sec.

Navicella volante La navicella , munita di ali battenti e timone, e' una delle macchine per il volo più fantastiche pensate da Leonardo. I volatori dovevano prender posto all'interno di una navicella fatta a guscio con all'interno i meccanismi (viti e madreviti e manovelle) necessarie a far muovere le due grandi ali a pipistrello. Particolarmente interessante l'ampio piano di coda, forse pensato per regolare la posizione e la direzione della navicella stessa.

UOMO VITRUVIANO ca. 1490

La Città Ideale Si interesso' pure alle città e in particolare a Milano e ai problemi di risanamento edilizio che questa città aveva, specie dopo la peste che la colpì nel 1484. Leonardo pensa alla progettazione di una città ideale, ossia pianificata secondo un'idea unitaria, e disegna vari particolari che uniti danno corpo a come poteva presentarsi tale città se fosse stata costruita. Tale città doveva essere costruita vicino a un grande fiume ( probabilmente il Ticino) le cui acque avrebbero rappresentato la soluzione a tanti problemi che la città poneva.

Italia, bell'Italia: terra di santi e navigatori, poeti e grandi artisti... La vita di Leonardo Tra Empoli e Pistoia, Sabato 15 Aprile 1452, nel borgo di Vinci nasce Leonardo di Ser Piero d'Antonio. Il padre, notaio, l'ebbe da Caterina, una donna di Anchiano che sposerà poi un contadino.

Nonostante fosse figlio illegittimo il piccolo Leonardo viene accolto nella casa paterna dove verrà allevato ed educato con affetto. A sedici anni il nonno Antonio muore e tutta la famiglia, dopo poco, si trasferisce a Firenze. Fu la sua e la nostra fortuna, perché senza quel trasloco oggi forse nessuno lo conoscerebbe.

La precocità artistica e l'acuta intelligenza del giovane Leonardo spingono il padre a mandarlo nella bottega di Andrea Verrocchio: pittore e scultore orafo acclamato e ricercato maestro, il migliore che Firenze avesse a quel tempo. L'attività esercitata da Leonardo presso il maestro Verrocchio è ancora da definire, di certo c'è solo che la personalità artistica di Leonardo comincia a svilupparsi qui.

All'età di 20 anni, nel 1472,  Leonardo risulta iscritto come maestro nella Compagnia dei Pittori, possiede una curiosità senza pari, tutte le disclipline artistiche lo attraggono, è un acuto osservatore dei fenomeni naturali e grandiosa è la capacità di integrarle con le sue cognizioni scientifiche. Nel 1480 fa parte dell'accademia del Giardino di S. Marco sotto il patrocinio di Lorenzo il Magnifico.

E' il primo approccio di Leonardo con la scultura E' il primo approccio di Leonardo con la scultura. Sempre un quell'anno riceve l'incarico di dipingere l'Adorazione dei Magi per la chiesa di S. Giovanni Scopeto. Ma nell'ambiente fiorentino probabilmente comincia a sentirsi un po' stretto. Forse la non incluisione fra i quattro maestri che dipingeranno le pareti della Cappella Sistina lo spingono a partire.

Il 23 Aprile 1519 redige il suo testamento citando in esso tutte le persone che erano state vicine. Il 2 Maggio 1519 Leonardo lascia le sue spoglie mortali e viene sepolto nella chiesa di S. Fiorentino ad Amboise. E dei resti non vi è più traccia a causa delle profanazioni delle tombe avvenute nelle guerre di religione del XVI secolo.

La tradizionale identificazione della donna ritratta in quello che forse è il più celebre dipinto che mai sia stato fatto, avanzata dal Vasari, come Monna Lisa del Giocondo è stata messa in discussione da recenti teorie e anche l’esecuzione del ritratto dai primi anni del Cinquecento è stata posticipata al secondo decennio del secolo. Per affinità stilistica con opere realizzate da Leonardo a partire dal 1510 nelle quali è presente lo stesso tipo di paesaggio, lo stesso morbido sfumato dei volti e lo stesso enigmatico sorriso. La monumentale figura femminile è presentata sullo sfondo di un paesaggio, che in origine era inquadrato da una finestra. Tra il paesaggio, le cui montagne sembrano sorgere dalle acque in un’atmosfera piena di vapori, e la figura esiste un rapporto intimo basato su un fondamentale concetto leonardesco, quello della continuità e sintonia tra le parti dell’universo e in particolare tra uomo e natura. 1503-1504 e 1513-1516 circa (olio su tavola; 77 x 53) Parigi, Louvre

Il dipinto si trova nel refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie, un complesso monastico particolarmente caro a Ludovico il Moro, che ne affidò la ristrutturazione al Bramante. Alla committenza del duca è dovuto anche il Cenacolo: Leonardo lo eseguì, tra il 1495 e il 1497, con una tecnica a secco che purtroppo è stata la prima causa del suo deterioramento. L’Ultima Cena è un tema molto trattato nella pittura del Quattrocento, ma Leonardo si distacca dall’iconografia tradizionale che sceglie il momento della consacrazione del pane e del vino, incentrando il soggetto nel momento più drammatico della narrazione evangelica: Cristo annuncia che sarà tradito da uno dei suoi discepoli suscitando una serie di reazioni psicologiche nei dodici apostoli. Ciò permette a Leonardo di cogliere attraverso una studiatissima tipologia dei movimenti e delle fisionomie i diversi stati d’animo. 1495-1498 tempera e olio su intonaco; 460 x 880 Milano, Santa Maria delle Grazie, refettorio

Il dipinto giunse agli Uffizi dal convento di San Bartolomeo a Monte Oliveto nel 1867. Già attribuito al Ghirlandaio il dipinto è da considerare un’opera giovanile di Leonardo. Insolito per una pala d’altare, il formato della tavola, sviluppato orizzontalmente, riprende piuttosto la tipologia delle predelle e dei bassorilievi. Nel primo piano è raffigurata l’Annunciazione, sullo sfondo un edificio fiorentino e un bellissimo paesaggio nel quale Leonardo coglie con naturalezza il mondo vegetale e il senso atmosferico delle lontananze. Sono state notate delle inesattezze spaziali, come la resa del braccio destro della Vergine. Annunciazione 1475-1478 olio e tempera grassa su tavola; 98 x 217 Firenze, Galleria degli Uffizi

1513-1516 circa olio su tavola; 69 x 57 Parigi, Louvre In questa figura, come in altre di Leonardo - il Bacco, l’angelo della Vergine delle rocce e la stessa Gioconda - è rappresentato l’ideale di bellezza ambigua e androgina. Il san Giovanni, con la sua splendida capigliatura di riccioli, emerge dall’ombra con il suo sguardo inquietante, a indicare con il dito rivolto verso l’alto e in piena luce la croce sulla quale Cristo sarà sacrificato. Si tratta di un’opera delicatissima trattata con una tonalità quasi monocromatica, che colpisce per la sua forte carica sensuale. Rimase nelle collezioni reali francesi, ma nel Seicento fu ceduto al re d’Inghilterra in cambio di altri quadri. Tornò in Francia acquistato dal cardinale Mazzarino.

Il dipinto giunse agli Uffizi dal convento di San Bartolomeo a Monte Oliveto nel 1867. Già attribuito al Ghirlandaio il dipinto è da considerare un’opera giovanile di Leonardo. Insolito per una pala d’altare, il formato della tavola, sviluppato orizzontalmente, riprende piuttosto la tipologia delle predelle e dei bassorilievi. Nel primo piano è raffigurata l’Annunciazione, sullo sfondo un edificio fiorentino e un bellissimo paesaggio nel quale Leonardo coglie con naturalezza il mondo vegetale e il senso atmosferico delle lontananze. Sono state notate delle inesattezze spaziali, come la resa del braccio destro della Vergine. Annunciazione (1475-1478) olio e tempera grassa su tavola; 98 x 217 Firenze, Galleria degli Uffizi

“Omo senza lettere” si definì Leonardo “Omo senza lettere” si definì Leonardo. L’esperienza è il motivo dominante del suo pensiero, il motivo che fa di lui il primo vero uomo del Rinascimento, il primo uomo veramente moderno. Leonardo ha fede nell’uomo in quanto spirito; ma l’uomo diventa tale solo se da sé, misura di tutte le cose, sa penetrare la natura, in tutti i suoi aspetti, senza porsi, anzi senza riconoscere alcun limite. “Chi poco pensa molto erra” scrive in un appunto. Ne deriva una scontentezza di sé, un continuo dubbio che gli impedisce spesso di portare compiutamente a termine le sue opere; anche la continua sperimentazione, col sorgere di sempre nuovi problemi, sarà per lui causa di pena, perché ancora non ha quel concetto, che più tardi introdurrà Galileo, di un rigoroso metodo scientifico che indaga solo i fenomeni, le apparenze della natura. Leonardo vuole penetrare più in fondo; in ciò sta la modernità del suo doloroso indagare. In tal senso Leonardo non poté essere compreso dai suoi contemporanei che lamentarono che poco si dedicasse all’arte in cui appariva eccelso e che troppo fosse oscuro nei suoi pensieri; né fu seguito nelle sue osservazioni scientifiche, più tardi riscoperte dal mondo moderno che vi pervenne sia pure per altra via, sì che la sua attività non poté avere in tal campo quell’influenza sullo sviluppo della scienza che ebbe invece la sua pittura sullo sviluppo dell’arte cinquecentesca.

“Ne la prima ricordazione della mia infanzia mi parea che, essendo io in culla, che un nibbio venisse a me, e mi aprissi la bocca con la sua coda, e molte volte mi percotessi con tal coda dentro alle labbra…” Sono veramente rare, negli scritti di Leonardo, le notizie che lo riguardano. Questo è il primo ricordo della sua vita, quello più lontano e remoto e non si tratta di un viso o di una voce ma di un sogno fantastico e terribile come una favola. Un sogno sconcertante, simbolico e forse premonitore di ciò Leonardo sarebbe diventato. Abbiamo conosciuto Leonardo artista, scienziato e genio ma non ancora il poeta della vita quotidiana. Leonardo è un amante e un acuto osservatore della natura, ci ha dimostrato di saper conoscere le segrete virtù delle piante ed i costumi degli animali e nella sua eredità ci ha lasciato le sue fiabe. Le fiabe di Leonardo sono state raccolte nei suoi viaggi dalla cultura popolare e trascritte sui suoi preziosi appunti. Esse possono svelarci una parte di lui che sicuramente non conoscevamo: la parola di Leonardo ritorna a farsi udire con l'originale saggezza di un tempo e forse riesce a raddolcire quelle labbra serrate e quell'immagine dura e severa che nel suo autoritratto che lui ci ha lasciato.

Volando tra il deserto e il mare, la fenice scorse in lontananza il fuoco di un bivacco. Allora capì che il tempo della grande prova era giunto. Doveva aver fiducia ed abbandonarsi tranquilla al suo destino.     Si librò solenne nell'aria, ad ali ferme e tese, poi con larghe ruote, incominciò a discendere.   Era più grande di tutte le aquile, e più bella, per il vivido piumaggio di mille colori. Quando fu sopra al fuoco del bivacco sentì la fiamma lambirle le piume e fedele a se stessa si lasciò cadere sul rogo. Ma quando il fuoco si spense, dal mucchio delle ceneri si sprigionò una fiammella azzurra; ondeggiò nell'aria, si levò in alto aprendosi come se avesse le ali. Era la fenice che rinasceva dalle sue ceneri per vivere nel cielo altri cinquecento anni. La Fenice