STORIA DELL’ASTRONOMIA

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Transcript della presentazione:

STORIA DELL’ASTRONOMIA CLASSE IC EAT PROF. SSA PULITO ALUNNI: GALLO VANESSA, MANCARELLA SERENA, GIANNOTTA GIUSEPPE, TAGLIENTE FABIANA, MARINO’ CATERINA.

LA TERRA PIATTA O SFERICA?

LA TERRA PIATTA DEI PRIMI GRECI I primi greci ritenevano che la Terra fosse costituita da un disco circolare circondato dal grande Fiume Oceano, in perpetuo corso, e che sopra vi fosse la conca emisferica del cielo. Nelle opere di Omero appare chiaramente questo modello cosmologico ed è probabile che fosse universalmente accettato fino al VI secolo a.C.    Questo modello pone immediatamente il problema di cosa accade alle stelle, al Sole e agli altri pianeti quando spariscono all'orizzonte occidentale. Anticamente i greci ritenevano che tutti i corpi celesti, dopo aver compiuto il loro percorso sulla semisfera celeste, si immergessero nei flutti di Oceano e  girassero in qualche modo intorno all'orizzonte verso nord, riapparendo più tardi ad est al momento del loro sorgere.  

LA SFERICITÀ DELLA TERRA DA PARMENIDE… Secondo Teofrasto, fu Parmenide (510-? a.C.), seguace di Pitagora (570-597 a.C.), a ritenere per la prima volta che la Terra fosse sferica. Le sue motivazioni si basavano sull'idea che l'unica forma adatta a rimanere naturalmente in equilibrio fosse quella sferica. Di conseguenza cominciava ad immaginare che le stelle e gli altri corpi celesti potevano continuare a percorrere orbite circolari sotto la Terra anche dopo il loro tramonto.   AD ARISTOTELE Aristotele (384-322 a.C) dimostrò definitivamente che la forma della Terra è sferica facendo notare che, durante l'eclisse di Luna, l'ombra che la Terra proietta sul nostro satellite ha un contorno circolare.  

LA TERRA O IL SOLE AL CENTRO DELL’UNIVERSO?

IPPARCO Ipparco (185-127 a.C.), nonostante abbia contribuito a far abbandonare la teoria eliocentrica di Aristarco, è considerato il più grande astronomo dell'antichità. Studioso scrupolosissimo, inventò anche degli strumenti appositi per l'osservazione astronomica (come l'astrolabio e la diòttra). Riuscì a compilare un famoso catalogo delle stelle fisse, circa ottocentocinquanta, fornendo per ciascuna di esse la latitudine, la longitudine e lo splendore. Gli studi accurati dei moti del Sole e della Luna gli permisero di determinare la lunghezza dell'anno solare in 365 giorni e 6 ore e a predire  le eclissi con maggiore precisione di altri.  Rifiutò l'idea della rotazione della Terra attorno a se stessa e rifiutò anche l'ipotesi eliocentrica di Aristarco. Negli anni che seguirono la morte di Ipparco non vi è da segnalare alcun notevole progresso nell'astronomia fino a Claudio Tolomeo

TOLOMEO Claudio Tolomeo assorbì integralmente l'opera di Ipparco senza introdurvi idee originali. Egli riuscì però a sviluppare e a esporre in forma ordinata e sistematica la sua teoria geocentrica. L'immobilità della Terra è per lui un principio fisico di simmetria delle forze dell'universo che avrebbero dovuto trattenere la Terra al centro del mondo. Rifiutava anche la rotazione terrestre. Dalla pubblicazione dell' Almagesto di Tolomeo dovettero passare ben 14 secoli prima di vedere qualche progresso significativo nelle scienze astronomiche. 

FILOLAO E IL FUOCO CENTRALE DELL’UNIVERSO Filolao di Crotone, filosofo della scuola pitagorica, riteneva che la Terra ruota attorno ad un centro, che non era occupato dal Sole, ma da un fuoco centrale "sede di Zeus" dove risiede il principio dell'attività cosmica. Il fuoco centrale è nascosto ai nostri occhi dalla massa della Terra stessa, la quale è sempre rivolta dalla parte opposta. Per compiere  un giro  attorno al fuoco centrale la Terra doveva impiegarci un giorno: ecco spiegato  il motivo per cui si ha il succedersi del giorno e della notte, come pure la rivoluzione apparente diurna di tutti gli astri.  Per Filolao il Sole non era un corpo che emetteva luce da sé ma era semplicemente un corpo vitreo e poroso che assorbiva la luce dal fuoco centrale, rendendola visibile a noi.  Oltre al Sole e alla Terra, anche la Luna e gli altri pianeti giravano attorno al focolare dell'universo.  

ARISTARCO DI SAMO GIUNGE AL MODELLO ELIOCENTRICO   Secondo una attendibile testimonianza di Archimede, Aristarco di Samo (nato verso il 310 a.C.) giunge per primo a ipotizzare una teoria eliocentrica nella quale tutti i pianeti girano attorno al Sole, mentre questo gira attorno alla Terra. Siamo molto vicini alla teoria eliocentrica attuale. Aristarco stesso aveva compreso anche che in questo modo non aveva molta importanza se fosse il Sole a girare attorno alla Terra oppure la Terra attorno al Sole, perché le due ipotesi erano quasi equivalenti.    

Aristarco Inoltre Aristarco comprese che se fosse stata la Terra a girare attorno al Sole, di conseguenza le stelle avrebbero dovuto essere lontanissime. Tuttavia, la teoria eliocentrica di Aristarco, che  era la naturale conseguenza delle concezioni di Eraclide Pontico,  non venne capita nell'antichità, e non subì quindi sviluppi. Inoltre, Aristarco definì un metodo molto ingegnoso per misurare le distanze della Luna e del Sole, giungendo a risultati molto approssimativi rispetto alla realtà, ma comunque apprezzabili in quanto tali risultati ebbero una notevole utilità per cominciare a comprendere gli ordini di grandezza del sistema solare.

COPERNICO Nicola Copernico (1473-1543), astronomo polacco per primo mise in dubbio il sistema geocentrico delle teorie di Aristotele e di Tolomeo.   Copernico, nel suo trattato sul movimento di rivoluzione dei corpi celesti, ipotizzava innanzitutto che la Terra non fosse il centro dell'Universo, ma che ruotasse attorno al Sole.  Egli discuteva la concezione geocentrica tolemaica  e proponeva la sua teoria eliocentrica.   Presentava  innanzitutto tre postulati fondamentali: la forma sferica dell'Universo, la sfericità della Terra e i moti dei pianeti che devono essere composti da moti circolari uniformi. Inoltre attribuiva alla Terra un movimento di rotazione attorno a se stessa per spiegare il moto complessivo di tutte le stelle, mentre supponeva anche che essa ruotasse intorno al Sole in un movimento di rivoluzione annuo lungo l'eclittica.  

GALILEO GALILEI Galileo Galilei nel 1609 perfezionò il cannocchiale, inventato da artigiani olandesi italiani, usandolo per le sue osservazioni astronomiche. Ciò diede inizio all’epoca delle grandi scoperte astronomiche, quali i quattro maggiori satelliti di Giove, le montagne e i crateri della Luna, le macchie solari, fenomeni fino allora sconosciuti, che destarono meraviglie e ammirazione sia nel mondo accademico (Keplero riconobbe l’importanza delle scoperte di Galilei), ma anche da parte della chiesa e degli aristotelici. Infatti egli, avendo confermato la tesi geocentrica di Copernico venne invitato da Sant’Uffizio a ritrattare, poiché tale dottrina era in contrasto con la centralità della terra affermata dalla Bibbia. Galileo venne processato e condannato al carcere a vita dal Sant’Uffizio, una pena da cui potè salvarsi solo abiurando le sue teorie.

KEPLERO Keplero, astronomo e filosofo tedesco, accettando l’ipotesi copernicana, studiò la distanza fra le orbite planetarie. Infatti suppose che i pianeti fossero costretti a muoversi lungo le loro orbite per effetto di una forza esercitata dal sole e riuscì a formulare le tre leggi del moto planetario.

1^ LEGGE di Keplero I pianeti descrivono intorno al sole orbite ellittiche di cui il sole occupa uno dei fuochi.

2^LEGGE Quando un pianeta si trova vicino al perielio aumenta la sua velocità mentre quando si trova in afelio la sua velocità diminuisce                                  

3^ LEGGE I pianeti più lontani dal sole hanno un orbita più grande e un tempo di rivoluzione più lungo rispetto a quello dei pianeti più vicini.

Ma come mai i pianeti sono costretti a ruotare intorno al sole?

Isaac Newton I pianeti risentono della forza gravitazionale del sole, che ha una massa enormemente più grande di quella dei pianeti. Chi ebbe per primo questa intuizione, avvalendosi degli studi di Copernico, Galileo Galilei e Keplero, fu l’inglese Isaac Newton, il quale formulò la teoria della gravitazione universale

La teoria della gravitazione universale Due corpi qualsiasi si attraggono con una forza direttamente proporzionale al prodotto delle loro masse ed inversamente proporzionale al quadrato delle loro distanze F = G m1 x m2 d2