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PREVENZIONE DEL RISCHIO E PROMOZIONE DEL BENESSERE IN ADOLESCENZA Alcune indicazioni per la progettazione degli interventi 24 febbraio 2006 Laboratorio.

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1 PREVENZIONE DEL RISCHIO E PROMOZIONE DEL BENESSERE IN ADOLESCENZA Alcune indicazioni per la progettazione degli interventi 24 febbraio 2006 Laboratorio di Psicologia dello Sviluppo Dipartimento di Psicologia Università di Torino

2 MODELLO DI SVILUPPO Stato attuale dell’organismo Maturazione Influenze biologiche passate Esperienze passate Contesto attuale Comportamenti azioni passatopresentefuturo Percorsi di sviluppo adolescente

3 COMPITI DI SVILUPPO IN ADOLESCENZA  conoscere ed accettare il proprio corpo  gestire il proprio ruolo maschile o femminile  conseguire autonomia nei confronti degli adulti  scegliere il percorso scolastico ed in seguito la carriera lavorativa  acquisire un comportamento socialmente responsabile Costruzione di un’identità adulta

4 Insufficienza di un approccio basato esclusivamente sull’informazione PREVENZIONE DEI COMPORTAMENTI A RISCHIO IN ADOLESCENZA La conoscenza va data, ma per non essere inutile o controproducente essa deve tenere conto di significati, funzioni, vantaggi percepiti dall’adolescente Valutazioni cognitive, emotive, sociali CONOSCENZA AZIONE informazione come base di interventi più ampi non di sola prevenzione ma di attiva promozione del benessere

5 RUOLO ATTIVO DELL’ADOLESCENTE PROMOZIONE DELL’EMPOWERMENT CAPACITA’ E COMPETENZE COGNITIVE, EMOTIVE E SOCIALI DALLA PREVENZIONE DEL RISCHIO ALLA PROMOZIONE DEL BENESSERE POTENZIAMENTO LIFE SKILLS Insieme di competenze ed abilità che rendono gli individui in grado di affrontare efficacemente le esigenze ed i cambiamenti della vita quotidiana.

6 LIFE SKILLS individuate dall’OMS Comunicazione efficace Empatia Autoefficacia individuale e collettiva Capacità di affrontare e risolvere situazioni problematiche (abilità di problem solving) Negoziazione e gestione del conflitto Pensiero critico e creativo Gestione delle emozioni e dello stress

7 INTERVENIRE NEI CONTESTI Criticità:  conoscenza del contesto in cui si va ad operare (tipo di scuola, territorio…)  costruzione di alleanze con gli insegnanti  inserimento dell’intervento nel programma curricolare (“quotidianità dell’intervento”) LA SCUOLA

8 Supportati da fondamento teorico e da ricerca empirica sulle prove di efficacia LA SCUOLA Basati sull’informazione e sul potenziamento sia di skills specifici rispetto ad un comportamento a rischio, sia di skills generali che rappresentano fattori di protezione trasversali rispetto al rischio Basati su attività di gruppo piuttosto che su relazione didattica tradizionale alunno-insegnante Prove di efficacia di interventi basati sulla promozione di competenze (skill promotion) nel contesto scolastico (Ferrer-Wreder et al., 2004)

9 Informazione presentata in modo appropriato al livello di sviluppo ed al contesto socioculturale LA SCUOLA Programmi a lungo termine, pluriennali, che cominciano prima della comparsa del comportamento Adeguata formazione degli insegnanti che incide sulle loro conoscenze ma soprattutto sulla loro motivazione Coinvolgimento di altre figure professionali della scuola e dei genitori

10 LA FAMIGLIA Difficoltà di sistematizzazione (varietà interventi, approcci…) LA FAMIGLIA Principale criticità: scarso coinvolgimento e self-selection (partecipazione dei genitori “più motivati”)

11 Identificare le reti per diffondere le informazioni Chiarire obiettivi e contenuti del programma (non evocare nei genitori sentimenti di inadeguatezza o di valutazione) Relazioni con i conduttori basate sul mutuo rispetto, l’uguaglianza e la fiducia Minimizzare le barriere pratiche (sedi, orari,…) Strategie per aumentare coinvolgimento: (Coleman, 2005) LA FAMIGLIA

12 Prove di efficacia di interventi diretti ai genitori di adolescenti (Ferrer-Wreder et al., 2004; Dusenbury, 2000) LA FAMIGLIA Supportati da fondamento teorico e da ricerca empirica sulle prove di efficacia Contenuti: informazioni sui cambiamenti normativi e lavoro sulla qualità delle interazioni familiari (training comunicazione, problem solving, risoluzione conflitti, regolazione emozioni)

13 Strategie di insegnamento interattive: relazione paritaria con gli operatori, promozione empowerment, senso di vicinanza con altri genitori Quale efficacia sugli adolescenti? Integrazione intervento con programma più ampio (es. coinvolgimento parallelo dei figli a scuola) Formazione specifica del conduttore dell’intervento LA FAMIGLIA

14 IL GRUPPO DEI PARI INTERVENTI BASATI SULLA PEER EDUCATION I PARI Criticità: (Ferrer-Wreder et al., 2004) conoscenza del contesto in cui si va ad operare (scuola, luoghi extrascolastici, gruppi, associazioni) alleanza forte con gli adulti coinvolti nell’intervento scelta dei peer educator e adeguata formazione motivare e sostenere i ragazzi nello svolgimento dell’attività di peer education (non “perdere di vista” l’obiettivo, offrire sostegno psicologico e tecnico)

15 SERVIZI PER ADOLESCENTI Criticità:  favorire la conoscenza dell’esistenza dei servizi  utilizzare un linguaggio adatto agli adolescenti  dare una veste “non medicalizzata” al servizio I SERVIZI

16 QUESTIONI APERTE: Come raggiungere gli adolescenti che non frequentano la scuola? Quali interventi possibili nei contesti lavorativi? Quali interventi possibili a livello di comunità (enti locali, circoscrizioni, associazioni…)?

17 Riferimenti bibliografici Coleman, J. (2005). Sostenere i genitori di adolescenti: uno sguardo al contesto britannico. In E. Cicognani, M. Baldazzi, L. Cerchierini (a cura di), Lavorare con i genitori di adolescenti. Roma: Carocci, pag. 151-170. Dusenbury, L. (2000). Family-based drug abuse prevention programs: a review. The Journal of Primary Prevention, 20 (4), 337-352. Ferrer-Wreder, L. Stattin, H., Cass Lorente, C., Tubma, J.G., Adamson, L (2004). Successful prevention and youth development programs. Across borders. New York: Kluwer Academic/Plenum Publishers.


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