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I concetti chiave della sua filosofia

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Presentazione sul tema: "I concetti chiave della sua filosofia"— Transcript della presentazione:

1 I concetti chiave della sua filosofia
Hegel I concetti chiave della sua filosofia

2 Gli scritti teologici giovanili: Berna
Grazia Farina 2017 Gli scritti teologici giovanili: Berna Religione popolare e cristianesimo (1793-4) Religione popolare o nazionale (soggettiva) cioè condivisa da tutto un popolo (pubblica) e perciò vissuta con il cuore, capace di animare tutte le forme di vita sociali, compresa l’organizzazione politica. Questa religione si è realizzata nell’antica polis dove ha espresso l’armonia uomo e divinità e fra uomo e stato (unità originaria). Il cristianesimo è invece una religione privata, che per diventare popolare deve esprimersi in dogmi diventando oggettiva.

3 Gli scritti teologici giovanili: Berna
Grazia Farina 2017 Gli scritti teologici giovanili: Berna Nella Vita di Gesù (1795) riprende l’interpretazione kantiana della religione: l’insegnamento di Gesù propone una religione naturale, dottrina morale, che ha dovuto trasformarsi in religione positiva cioè rivelata a causa dell’incapacità dei discepoli ad accettare una religione puramente razionale. Nella Positività della religione cristiana (1795-6) critica il carattere positivo, esteriore, autoritario, oggettivo del cristianesimo, in opposizione alla polis greca dove gli uomini obbediscono alle leggi che si sono loro stessi autonomamente dati. Dunque, nel periodo di Berna, la contrapposizione delle due concezioni della politica e della religione comporta una presa di posizione a favore del modello greco.

4 Gli scritti teologici giovanili: Francoforte
Grazia Farina 2017 Gli scritti teologici giovanili: Francoforte Lo spirito del cristianesimo e il suo destino ( ) mantiene la stessa valutazione positiva della religione greca, ma attribuisce i difetti del cristianesimo, positività, oggettività, autoritarismo, alla religione ebraica del Vecchio testamento. La religione ebraica diventa espressione della scissione fra uomo e Dio, ovvero della rottura dell’unità, armonia del mondo greco espressa nella religione greca. Il cristianesimo, invece, grazie alla sua dottrina della incarnazione, Dio che si fa uomo nella persona di Cristo, rappresenta la riconciliazione fra uomo e Dio, quindi l’interiorizzazione della legge, la trasformazione dell’etica della legge nell’etica dell’amore. L’amore è l’unità degli opposti, soggettivo-oggettivo, universale-particolare.

5 Scritti teologici giovanili
Grazia Farina 2017 Scritti teologici giovanili Rispetto al cristianesimo la religione greca è espressione di un’unità ancora indifferenziata, astratta, che non conosce l’opposizione, mentre il cristianesimo, introducendo il delitto, il peccato commesso dall’uomo contro Dio, e l’idea della redenzione cioè della riconciliazione fra Dio e uomo, perviene ad una unità concreta. In questi scritti si trova già lo schema della dialettica hegeliana, cioè di un processo che va da un primo momento astrattamente positivo, costituito dall’unità indifferenziata, a un secondo momento, negativo, costituito dalla scissione, cioè dalla rottura dell’unità e quindi dall’opposizione, e infine a un terzo momento, positivo in senso concreto, costituito dalla riconciliazione, cioè riunificazione degli opposti.

6 I tre punti essenziali La risoluzione del finito nell’infinito
Grazia Farina 2017 I tre punti essenziali La risoluzione del finito nell’infinito L’identità di Ragione e Realtà La funzione giustificatrice della filosofia

7 Risoluzione del finito nell’infinito(1)
Grazia Farina 2017 Risoluzione del finito nell’infinito(1) La realtà è un organismo unitario e non un insieme di sostanze autonome. Ossia, «il vero è l’intero». il finito = sostanze (noi, le cose esterne…) che sono autonome solo in apparenza → per l’intelletto «astratto» che le distingue, le isola una dall’altra (le astrae letteralmente dalla totalità cui invece appartengono) Infinito = Assoluto, la “vera” realtà che comprende tutto (anche il finito) → per la ragione «concreta» perché capace invece di superare le distinzioni fra le sostanze, includendole nella totalità Quindi: il finito è reale solo in quanto è parte dell’infinito

8 Risoluzione del finito nell’infinito(2)
Grazia Farina 2017 Risoluzione del finito nell’infinito(2) La filosofia di Hegel è una forma di MONISMO PANTEISTICO, cioè una teoria che vede nel mondo (= il finito) la manifestazione o realizzazione di Dio (=l’infinito) un collegamento con Spinoza: per Spinoza l’Assoluto è una sostanza statica e coincide con la Natura per Hegel l’Assoluto è un SOGGETTO SPIRITUALE IN DIVENIRE che giunge alla coscienza di sé solo nell’uomo

9 La Fenomenologia dello Spirito
Grazia Farina 2017 La Fenomenologia dello Spirito Due presupposti: il vero è l’intero: i diversi aspetti parziali della realtà non vanno considerati separati ma come momenti e articolazioni della totalità la verità non è sostanza ma soggetto: la totalità non è qualcosa di già «dato», contrapposto al soggetto, ma è il risultato di un processo che coinvolge lo stesso soggetto.

10 Grazia Farina 2017 Il vero è l’intero Se applichiamo questa affermazione alla verità filosofica, Hegel vuol dire anche che il suo sistema filosofico costituisce un completamento rispetto ai precedenti: la verità della filosofia non emerge semplicemente dal sistema hegeliano, ma da tutto l’insieme della storia della filosofia. Secondo Hegel, il suo stesso pensiero è vero soltanto nell’interezza, nella completezza dello sviluppo del pensiero occidentale e in particolare dell’idealismo.

11 Il vero è l’intero L’idealismo aveva superato il criticismo kantiano:
Grazia Farina 2017 Il vero è l’intero L’idealismo aveva superato il criticismo kantiano: perché ritenuto debole dal punto di vista teoretico per il fatto di essere un sistema dualista, in quanto scindeva il fenomeno dal noumeno, e soprattutto, per la mentalità idealistico-romantica, Kant aveva il difetto di aspirare semplicemente alla conoscenza del finito, del fenomeno, senza lo slancio, tipico della civiltà romantica, a cogliere l’infinito, l’assoluto.

12 Il vero è l’intero: l’idealismo di Fichte
Grazia Farina 2017 Il vero è l’intero: l’idealismo di Fichte Fichte, Schelling e Hegel, hanno invece la pretesa di cogliere la struttura dell’infinito, e di non limitarsi kantianamente al finito. Il primo tentativo è stato quello di Fichte. Questi ha compiuto un passo in avanti enorme rispetto a Kant in quanto ha abolito la cosa in sé, e ha avviato l’unificazione della realtà intorno al concetto di Io puro, ovvero di assoluto, ma Hegel lo accusa di “cattiva infinità”: l’infinito di Fichte rimane separato dal finito.

13 Il vero è l’intero: l’idealismo di Schelling
Grazia Farina 2017 Il vero è l’intero: l’idealismo di Schelling Un altro passo in avanti l’aveva compiuto Schelling, che sosteneva la compresenza di io e non-io all’interno dell’assoluto, quindi aboliva la distanza che permaneva in Fichte. L’assoluto di Schelling è un assoluto che vede tutti e due gli elementi, il finito e l’infinito, lo spirito e la materia, l’io e il non-io, sempre compresenti. Per questo motivo il giovane Hegel nel saggio sulla Differenza fra il sistema filosofico di Fichte e quello di Schelling (1801) propende per Schelling in quanto ha unificato i due elementi ancora in parte scissi in Fichte.

14 La Fenomenologia dello spirito
Grazia Farina 2017 La Fenomenologia dello spirito Ma proprio la Fenomenologia dello spirito segna il momento in cui Hegel prende le distanze anche da Schelling. Se l’assoluto è unità indifferenziata di io e non-io, di finito e infinito, ne consegue che non c’è nessun principio che permetta di capire come dall’Assoluto si passi alla dinamica del molteplice, del plurale, dei regni della natura: la concezione dell’Assoluto di Schelling è una concezione statica. Quella di Schelling è una visione puntuale dell’assoluto, l’assoluto è una specie di punto di indistinzione in cui si intrecciano strettamente io e non-io.

15 Grazia Farina 2017 L’Assoluto è Soggetto L’errore di Schelling è stato quello di aver visto l’Assoluto come puntuale e come statico, come sostanza alla maniera di Spinoza. Hegel afferma invece nella Prefazione alla Fenomenologia dello spirito, che l’Assoluto non è sostanza, bensì è soggetto. Per Hegel l’assoluto non è statico, è in fieri, è in divenire. Che cosa vuol dire il fatto che sia in divenire? Che non potrà essere colto nella sua essenza mediante un’intuizione puntuale, bensì mediante un discorso, cioè mediante la ragione.

16 Grazia Farina 2017 L’Assoluto è Soggetto L’Assoluto, essendo divenire, non può essere colto da un singolo atto di intellezione, ma deve essere compreso da tutta una serie di atti, cioè mediante un ragionamento, un discorso. L’Assoluto non può essere afferrato immediatamente, ma soltanto attraverso la sequenza di mediazioni in cui esso si sviluppa. Il ragionamento si sviluppa nel tempo e passa da un termine all’altro, è una forma di conoscenza mediata.

17 L’Assoluto è risultato
Grazia Farina 2017 L’Assoluto è risultato Mentre per Fichte, per Schelling, l’Assoluto è l’inizio, per Hegel l’Assoluto è il risultato di tutto un percorso di mediazioni, è il risultato di quella sorta di enorme ragionamento di cui consiste la realtà. È come se la realtà fosse un insieme di termini ben connessi fra loro logicamente. Per cogliere l’assoluto si tratta di comprendere l’interezza della realtà in tutte le sue mediazioni, quindi non è possibile una conoscenza immediata, di tipo sentimentale, ma è necessaria una conoscenza, come dice Hegel, scientifica, che passa da un termine all’altro, fino a giungere alla conclusione. L’Assoluto è divenire, è soggetto, è risultato.

18 Grazia Farina 2017 L’Assoluto è totalità Il fatto che l’Assoluto sia il risultato del passaggio per termini intermedi significa che bisognerà tenere presente la totalità del processo e che, se ci si fermerà semplicemente a uno dei termini intermedi, si avrà una visione falsata della realtà. Quindi, l’assoluto è soggetto, è divenire, è risultato, ma è soprattutto totalità. Bisogna tenere presente l’intero sviluppo del ragionamento, l’intero sviluppo del processo, che è il processo della realtà, cioè è l’insieme di tutto il divenire della storia umana, e, oltre la storia umana, dello sviluppo della natura.

19 Grazia Farina 2017 Il vero è l’intero La Verità della realtà è l’insieme dei suoi momenti, dal primo fino all’ultimo; l’Assoluto è la verità di tutto questo sviluppo. Qual è la conseguenza? Che se ci si ferma semplicemente a un singolo elemento, a un “momento”, si ha una visione falsata della realtà, e questo è stato l’errore della filosofia precedente, e in particolare di quello che Hegel chiama “intelletto riflettente”. L’intelletto riflettente è il pensiero degli illuministi e di Kant.

20 Intelletto versus ragione
Grazia Farina 2017 Intelletto versus ragione L’intelletto ha - secondo Hegel - il difetto di cogliere i momenti del divenire come isolati, separati gli uni dagli altri e in questo modo cade in errore, perché non riesce ad afferrare la totalità e snatura i singoli elementi perché li separa dal tutto di cui fanno parte. Per questo Hegel applica spesso l’aggettivo “astratto” al sostantivo “intelletto”: sono stati astratti gli illuministi e Kant, perché la pretesa di cogliere il singolo termine senza andare oltre, implica una visione distorta in quanto si astrae (trae fuori) un termine dal tutto cui è connesso. Ogni termine è invece teso al superamento di se stesso, e serve una logica di tipo nuovo, la logica dialettica che Hegel introduce nella considerazione della realtà.

21 Grazia Farina 2017 La ragione dialettica Ogni elemento della realtà, che si può chiamare tesi, cioè ogni posizione, ogni cosa “A” che mi trovo posta davanti, tende a trasformarsi in qualche cosa di diverso da sé, diverso da A, e quindi in non-A, cioè in B. Ogni realtà è autocontraddittoria, è identica a se stessa e tende a diventare qualche cosa di altro, di diverso da sé, quindi a ogni tesi corrisponde un’antitesi. L’antitesi è la negazione della tesi, ma non è una negazione assoluta, che distrugge la tesi: è una negazione determinata, cioè circoscritta; non è un processo di distruzione ma è un processo di superamento (Aufhebung) della tesi stessa.

22 Grazia Farina 2017 Tesi, antitesi, sintesi Attraverso il contrasto tra quello che la cosa è e quello che la cosa tende a essere nasce un nuovo equilibrio, nasce una nuova entità, che è la sintesi di questo processo di contrapposizione. Riepilogando: ogni cosa è autocontraddittoria, tende a superare l’equilibrio attualmente raggiunto e a conseguire un nuovo equilibrio; quel nuovo equilibrio è la sintesi. Nasce la triade di tesi, antitesi e sintesi. Anche la sintesi, a sua volta diventata un nuovo equilibrio, può essere considerata una nuova tesi, che darà luogo per autocontraddizione a una nuova antitesi, e così via, all’infinito.

23 La dialettica hegeliana
Grazia Farina 2017 La dialettica hegeliana

24 Identità di ragione e realtà
Grazia Farina 2017 Identità di ragione e realtà Riassumendo: il vero è l’intero, il vero è la totalità, il vero è il divenire, ma il divenire si sviluppa in maniera ordinata, attraverso un meccanismo logico dialettico che la mente umana è perfettamente in grado di cogliere e di riprodurre. C’è una perfetta razionalità della realtà e, proprio perché l’uomo è un essere razionale, ha la capacità di cogliere tutto il divenire, di capire la natura, di capire la storia: la ragione umana non ha nessun limite.

25 La Fenomenologia dello spirito
Grazia Farina 2017 La Fenomenologia dello spirito La Fenomenologia dello spirito descrive i modi di manifestarsi dello Spirito nel percorso travagliato che lo porterà, a partire dal livello più elementare di conoscenza, cioè dalla certezza sensibile, al sapere assoluto. La Fenomenologia dello spirito ha come sottotitolo: Scienza dell’esperienza della coscienza. Per “esperienza” però Hegel non intende solo l’esperienza teoretica: “esperienza” per lui è tutto: l’arte, la religione, la filosofia, il diritto, la società, lo Stato sono tutti momenti in cui si manifesta l’esperienza umana.

26 La Fenomenologia dello spirito
Grazia Farina 2017 La Fenomenologia dello spirito Hegel cerca di illustrare il cammino logico per cui da ogni forma inadeguata si passa a una forma più adeguata, ma egli cerca di far coincidere il più possibile questo percorso logico con il divenire storico e in questo ci sono anche forzature per far rientrare il contenuto storico nello sviluppo logico. Nella Fenomenologia si intrecciano quindi una traccia logica e una traccia storica. È come se ci fossero due piani di discorso che si intersecano di continuo e creano qualche difficoltà di interpretazione.

27 La Fenomenologia dello spirito
Grazia Farina 2017 La Fenomenologia dello spirito Il percorso si sviluppa attraverso un movimento dialettico composto da tre tappe: una prima affermazione parziale (in sé) viene prima negata dal suo opposto (altro da sé o per sé) per poi rendersi conto che l’opposto non è che sé stesso e quindi si riconosce in esso (in sé e per sé)

28 La Fenomenologia dello spirito: riepilogo
Grazia Farina 2017 La Fenomenologia dello spirito: riepilogo Nella Fenomenologia, Hegel descrive i momenti del percorso conoscitivo della coscienza: dai gradi più bassi della conoscenza fino al sapere assoluto (cioè alla verità): dato il presupposto che il vero è l’intero, la verità sarà costituita dalla totalità dei momenti che compongono il percorso conoscitivo dato il presupposto che la verità è soggetto, l’Assoluto è in realtà il Soggetto del processo conoscitivo, ma solo al termine del percorso ̶ dopo aver «fatto esperienza» di tutti i suoi aspetti o momenti ̶ comprende di esserlo (la coscienza iniziale è un aspetto parziale dell’Assoluto).

29 La fenomenologia dello spirito
Grazia Farina 2017 La fenomenologia dello spirito

30 La coscienza: la certezza sensibile
Grazia Farina 2017 La coscienza: la certezza sensibile I gradini per arrivare dalla conoscenza più banale al sapere assoluto sono quattro: la coscienza, l’autocoscienza, la ragione e lo spirito. Il primo stadio è quello della coscienza. “Coscienza” significa consapevolezza, prima di tutto essa è data dalla sensibilità, la certezza sensibile è la prima forma elementare di conoscenza. La certezza sensibile vuole essere conoscenza di qualcosa di particolare, in realtà coglie il qui e l’ora, che rinviano dal particolare all’universale, perché il qui e l’ora sono determinazioni di spazio e di tempo indefinitamente riutilizzabili.

31 La coscienza: la percezione
Grazia Farina 2017 La coscienza: la percezione La percezione implica che si unifichino le sensazioni come riferite a uno stesso oggetto, per esempio il bianco, la forma conoide, la sensibilità liscia riferite al bicchiere: si unificano varie sensazioni intorno a un oggetto. L’oggetto è uno ma presenta tutta una serie di qualità, quindi è contraddittorio, perché è uno e insieme molteplice. Se l’oggetto è molteplice vuol dire che l’unità gliela sto dando io, cioè sto unificando con un’operazione dell’intelletto varie caratteristiche e le sto mettendo assieme nel concetto dell’oggetto.

32 La coscienza: l’intelletto
Grazia Farina 2017 La coscienza: l’intelletto A questo punto diventa chiaro che quando percepisco qualche cosa la rielaboro: entriamo in una terza fase, quella dell’intelletto. Quando percepisco un oggetto lo rielaboro - Kant su questo punto viene pienamente assorbito da Hegel: l’intelletto è uno strumento che dà forma, che unifica, che applica proprie forme trascendentali agli oggetti. Il soggetto, dopo aver cercato la verità fuori di sé, nel mondo, raggiunge un livello nuovo, cioè la conoscenza di sé stesso. Si passa dalla coscienza all’autocoscienza.

33 Grazia Farina 2017 L’autocoscienza L’autocoscienza è inizialmente caratterizzata da questo: sono consapevole di me, tutto il resto lo vedo come oggetto; ma tenderò a vedere anche l’altro come un oggetto, o, meglio, come qualche cosa da ridurre a strumento. L’altro mi si presenta come un oggetto al pari degli altri oggetti, e dall’altra parte mi vede nello stesso modo. Si entra in una situazione di conflittualità. Le varie autocoscienze, i vari individui, sono in lotta reciproca. Come è stato notato, nel passaggio dalla coscienza all’autocoscienza si passa dalla teoria alla prassi.

34 La dialettica servo signore
Grazia Farina 2017 La dialettica servo signore Le autocoscienze entrano in conflitto fra di loro. Alla fine una vince e l’altra perde. Quella che prevale riduce l’altra autocoscienza a suo strumento, è l’autocoscienza servo. Hegel cerca di far coincidere il suo ragionamento con la storia: la prima fase della storia è l’età schiavistica, l’età greco-romana. È la dialettica tra il signore e il servo, signoria e servitù, che è la prima figura dell’autocoscienza. Il signore ha prevalso sul servo, ma il servo lavora la terra per il signore e, poiché con il lavoro trasforma la natura in un suo prodotto, prende coscienza della sua indipendenza dalla natura, conquistando la sua libertà. dalla natura

35 Stoicismo, scetticismo
Grazia Farina 2017 Stoicismo, scetticismo La libertà conquistata dal servo trova espressione nello stoicismo come libertà interiore, indifferente nei confronti del mondo esterno Questo atteggiamento si radicalizza nello scetticismo perché per lo scettico l’oggettività, l’esterno non ha più alcun valore. Alla fine del mondo antico nascono le filosofie stoiche e scettiche, filosofie in cui il mondo viene negato: il mondo non è importante perché abbiamo la libertà dello spirito, secondo gli stoici e secondo gli scettici; ma soprattutto irrompe il cristianesimo che abolisce i rapporti di schiavitù e che predica che tutti gli uomini sono fratelli in Cristo.

36 Grazia Farina 2017 La coscienza infelice La fase iniziale del cristianesimo, che dura fino al Rinascimento, è quella della coscienza infelice. Mentre nel mondo antico, nel rapporto tra signoria e servitù, c’era uno scontro tra due autocoscienze, signore e servo, il cristianesimo ha reso tutti gli uomini uguali e la contraddizione entra nella singola coscienza. Dio è tornato in cielo, l’uomo è solo, con la sua finitudine, ma oramai aspira all’infinito. L’età cristiana medievale è l’età della coscienza infelice. L’uomo si sente spossessato della sua vera natura, vive nel finito, ma la venuta del Cristo gli ha fatto intravedere il sovrannaturale. L’uomo vive nel mondo naturale, ma aspira al sovrannaturale; la sua coscienza è intimamente lacerata e spezzata.

37 Grazia Farina 2017 La ragione Si passa a un’altra fase, completamente diversa, che è quella della ragione: è vero che la coscienza cristiana, cioè la coscienza infelice, è lacerata, ma oramai il cristiano sa che tutto quello che conta è interiore. Grazie all’unificazione con Dio, l’autocoscienza si rende conto di essere l’intera realtà e diventa ragione. La fase della ragione inizia storicamente con il Rinascimento che sancisce la fine del distacco tra finito e infinito. Il Rinascimento è immanentistico: Dio vive dappertutto, è presente nella natura e la ragione tende a essere omogenea alla natura, a capire la natura: nasce la scienza. La ragione umana non ha più limiti, l’infinito è riconciliato col finito.

38 Grazia Farina 2017 La ragione La ragione osservativa si impadronisce sempre di più delle conoscenze del mondo. La ragione ha anche però un risvolto pratico, si manifesta anche come ragione attiva. Nella ragione attiva Hegel identifica tre figure fondamentali. Al momento della volontà di affermazione volta al piacere rappresentata dal Faust di Goethe, succede il momento del sentimentalismo Sia l’edonismo, cioè l’atteggiamento faustiano, sia il voler avere rapporti di affettività con tutti, si rivelano però inadeguati. Allora nasce il rigorismo della virtù, che coincide con il periodo della Rivoluzione francese: si vuole ristrutturare il mondo in modo che sia un mondo più umano.

39 La ragione diventa spirito
Grazia Farina 2017 La ragione diventa spirito In che cosa lo spirito si differenzia dalla ragione? La ragione è soprattutto la ragione dell’individuo che ha avuto le velleità di afferrare il piacere, di costruire rapporti di amicizia, di imporre un ordine nel mondo, ma sostanzialmente è la ragione del singolo; con lo spirito, invece, si passa a qualche cosa di più profondo. Lo spirito esce dalla sfera dell’individualità per oggettivarsi nella vita dei popoli. Lo spirito dà luogo a creazioni permanenti: il mondo del diritto, della famiglia, dello Stato, dell’arte, della religione, della filosofia.

40 Grazia Farina 2017 Il sapere assoluto L’ultimo stadio della Fenomenologia, è il sapere assoluto, cioè il momento in cui l’uomo capisce che l’infinito, il divino, l’ideale, sono perfettamente razionali e quindi devono essere capiti allo stesso livello, cioè nella forma della ragione. La religione rimane un gradino al di sotto, l’arte un gradino ancora più sotto; perché se l’assoluto è ragione la forma adeguata per comprenderlo sarà la forma filosofica, la forma del ragionamento scientifico della filosofia. All’assoluto razionale corrisponderà un sapere assoluto altrettanto razionale, e questo è il culmine dello sviluppo dello spirito.

41 Lo spirito oggettivo I tre momenti dello spirito oggettivo sono:
Grazia Farina 2017 Lo spirito oggettivo I tre momenti dello spirito oggettivo sono: il diritto, che realizza una forma di universalità astratta e esteriore la moralità, che è inadeguata perché si esaurisce nell’interiorità, senza mai conseguire una vera oggettivazione esterna l’eticità, nella quale l’universalità non si manifesta più né come legge formale esteriore (diritto) né come idealità interiore (moralità), ma come l’ordine reale della vita di un popolo. Carattere fondamentale dell’eticità è la concretezza in cui trovano conciliazione gli opposti carattere del diritto e della moralità

42 Grazia Farina 2017 L’eticità Nell’eticità si compongono l’interiorità dello spirito e l’esteriore oggettività delle istituzioni sociali e politiche di una comunità. Oltre alla concretezza l’eticità è caratterizzata dalla organicità. In essa gli individui non sono più considerati né come astratte persone giuridiche, né come semplici coscienze, bensì come membri di un tutto di cui sono parti indissolubili. In tal modo la vita di un individuo è un momento della vita della comunità. I tre momenti dell’eticità sono: famiglia, società civile, stato.

43 L’eticità La famiglia rappresenta l’armonia, l’unità immediata;
Grazia Farina 2017 L’eticità La famiglia rappresenta l’armonia, l’unità immediata; la società civile è il momento della divisione: è il “sistema dei bisogni”, cioè l’organizzazione razionale delle attività volte al soddisfacimento dei bisogni. Comprende le attività economiche, l’amministrazione della giustizia, l’organizzazione della polizia. Comporta il conflitto fra i diversi interessi, la diseguaglianza economica ma anche la collaborazione fra i ceti; lo Stato ricompone i conflitti della società civile: l’interesse particolare viene a coincidere con l’interesse universale rappresentato dalla Stato. L’individuo realizza se stesso solo nello Stato, perciò è totalmente subordinato ad esso.

44 Grazia Farina 2017 Lo Stato Hegel respinge le posizioni contrattualiste: se il potere dello Stato derivasse dal contratto sociale sarebbe espressione dell’arbitrio dei singoli e non della ragione universale. Lo Stato è sostanza etica, incarnazione storica e istituzionale dello spirito di un popolo, non della volontà dei singoli. Lo Stato hegeliano non è quindi il risultato della volontà dei singoli, anzi viene prima dei singoli e fonda la loro condizione di cittadini. È tuttavia uno stato di diritto, ossia regolato dalle leggi e custode delle libertà e proprietà dei singoli. Il governo migliore per Hegel è una monarchia costituzionale ma di tipo autoritario, in cui il sovrano è l’incarnazione dello Stato.

45 Grazia Farina 2017 Lo Stato etico Stato etico ≠ Stato liberale: lo Stato non è uno strumento posto a protezione dei particolarismi, ma incarna la moralità del bene comune. Stato etico ≠ Stato democratico: lo Stato non si fonda sulla volontà popolare, in quanto al di fuori dello Stato il popolo è una moltitudine informe. Lo Stato ha in sé stesso la propria ragion d’essere, si fonda sull’idea di Stato cioè sul concetto di bene universale. Organicismo ≠ contrattualismo: lo Stato non può dipendere da un contratto sottoscritto dalle volontà arbitrarie degli individui. Organicismo ≠ giusnaturalismo: non esistono diritti prima dello Stato, il diritto ha la sua realtà solo nello Stato.

46 Grazia Farina 2017 Lo spirito universale È l’idea che si fa realtà storica e si rivela in maniera più immediata e concreta nello spirito di un popolo, cioè nell’insieme delle manifestazioni etiche e istituzionali che caratterizzano un popolo. Oggettivandosi nella dimensione spazio-temporale della storia lo spirito universale prende il nome di spirito del mondo. Ciascun popolo potrà esprimere lo spirito del mondo. Un popolo acquista una posizione di predominio su tutti gli altri in quanto, in quel momento, rappresenta la migliore incarnazione dello spirito del mondo. Quindi, gli stessi popoli dominanti sono solo strumenti della manifestazione dello spirito del mondo, obbediscono a una astuzia della ragione universale.

47 Identità di Ragione e Realtà
Grazia Farina 2017 Identità di Ragione e Realtà Assoluto = Spirito = Ragione = Infinito “Ciò che è razionale è reale; e ciò che è reale è razionale” “Ciò che è razionale è reale” = la razionalità non è solo astrazione ma è ciò che “governa” la realtà; “Ciò che è reale è razionale”= la realtà non è puro caos ma la manifestazione di una struttura razionale; È identità di essere (realtà) e dover essere (razionalità)

48 Funzione giustificatrice della realtà
Grazia Farina 2017 Funzione giustificatrice della realtà La filosofia non deve far altro che prendere atto della razionalità del reale; La filosofia è come la “nottola di Minerva”: arriva a comprendere la realtà quando la realtà si è già realizzata; Se per l’Illuminismo il filosofo deve battersi per la razionalizzazione della realtà, per Hegel non deve che prendere atto della realtà (che è di per sé razionale)

49 Le parti del sistema filosofico: idea, natura, spirito (1)
Grazia Farina 2017 Le parti del sistema filosofico: idea, natura, spirito (1) Tesi = Idea in sé = l’idea in se stessa a prescindere dalla sua realizzazione nella natura e nello spirito; è l’ossatura logico-razionale della realtà; Antitesi = Idea fuori di sé = l’ALIENAZIONE dell’idea nelle realtà spazio-temporali del mondo (= la natura); Sintesi = Idea che torna in sé = l’idea che dopo essersi fatta natura acquista coscienza di sé nell’uomo (= lo spirito).

50 Le parti del sistema filosofico: idea, natura, spirito (2)
Grazia Farina 2017 Le parti del sistema filosofico: idea, natura, spirito (2) Logica = studia l’Idea in sé (dottrina dell’essere, dottrina dell’essenza, dottrina del concetto) Filosofia della Natura = Idea fuori di sé Filosofia dello Spirito = Idea che torna in sé (suddivisa in: spirito soggettivo, spirito oggettivo, spirito assoluto).


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