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QUANDO E PERCHE’ UN MINORE DEVE ANDARE IN COMUNITA’

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Presentazione sul tema: "QUANDO E PERCHE’ UN MINORE DEVE ANDARE IN COMUNITA’"— Transcript della presentazione:

1 QUANDO E PERCHE’ UN MINORE DEVE ANDARE IN COMUNITA’
FRANCESCO VADILONGA Psicologo Psicoterapeuta CISMAI – CTA MILANO

2 Quali esigenze sostengono il collocamento in comunità
Chi sono i minori che necessitano di collocamento in comunità Quali interventi deve garantire la comunità ai minori collocati Quale progetto per la fo A quali funzioni partecipa la comunità nei confronti della FO I tempi della permanenza in comunità Il lavoro di rete L’accoglienza in comunità all’interno di diverse tipologie di accoglienza La conclusione del collocamento in comunità

3 Protezione Riparazione
QUALI ESIGENZE SOSTENGONO IL COLLOCAMENTO IN COMUNITÀ Protezione Riparazione

4 CHI SONO I MINORI CHE NECESSITANO DI COLLOCAMENTO IN COMUNITÀ I
Si tratta di bambini feriti, non visti nei loro bisogni, maltrattati, abusati, che si sono dovuti adattare a condizioni di sviluppo avverse; Hanno sviluppato rappresentazioni di sé e degli adulti derivanti dalle passate esperienze e relazioni; Rappresentano se stessi come potenti e pericolosi, spaventati e confusi; Essendo sopravvissuti all’abuso e al maltrattamento, alcuni bambini si vedono anche come invulnerabili e immuni al pericolo;

5 CHI SONO I MINORI CHE NECESSITANO DI COLLOCAMENTO IN COMUNITÀ II
La qualità dell’accudimento precedente il collocamento in comunità è di solito caratterizzata da grave negligenza, abuso fisico, abuso sessuale, rifiuto, maltrattamento psicologico o alcune combinazioni di queste. Hanno sperimentato un rapporto di cura con figure di attaccamento in conflitto, violente e pericolose; Rispetto alla soddisfazione dei loro bisogni hanno esperito Figure di attaccamento inaccessibili e rifiutanti; Nella stessa figura di attaccamento convivevano sia la fonte della paura che l’ipotetica protezione

6 CHI SONO I MINORI CHE NECESSITANO DI COLLOCAMENTO IN COMUNITÀ III
Quando i bambini sono trasferiti in un ambiente sicuro, le strategie che hanno sviluppato per sopravvivere in situazioni di abuso e negligenza continuano ad essere impiegate nel nuovo collocamento; Nonostante queste strategie abbiano aiutato i bambini a sopravvivere in ambienti molto difficoltosi, indicano anche che essi sono mal equipaggiati per trarre vantaggio dalla cura di buona qualità, amorevole e responsiva; Molti sembrano incapaci di elicitare o rispondere alla cura e alla genitorialità protettiva.

7 CHI SONO I MINORI CHE NECESSITANO DI COLLOCAMENTO IN COMUNITÀ I
Strategie adattive versus strategie disadattive; Molti bambini abusati, rifiutati e trascurati hanno sviluppato strategie adattive basate sul controllo, l’evitamento e la soppressione degli affetti; Queste strategie, che sono state adattive nel contesto originario si rivelano disadattive nel nuovo collocamento

8 QUALI INTERVENTI DEVE GARANTIRE LA COMUNITÀ AI MINORI COLLOCATI
Obiettivo generale del collocamento in comunità è attivare un processo riparativo che offra al bambino la possibilità di usufruire di un'esperienza correttiva e lo sostenga nell’elaborazione delle esperienze avverse; Obiettivi specifici sperimentare un contesto di “rifugio sicuro”: accudimento primario e protezione ripristinare la fiducia verso gli adulti sperimentare un’esperienza correttiva dell'attaccamento favorire i processi di socializzazione e inclusione sociale raggiungere una regolazione emotiva

9 QUALE PROGETTO PER LA FO
Affinchè un bambino possa rientrare in famiglia, però, è necessario svolgere un lavoro anche sui genitori; Il passare del tempo da solo, infatti, non è sufficiente a risanare aree deprivate o compromesse; La riparazione del danno del bambino ed il recupero della genitorialità devono procede in parallelo; Solo così i tempi di permanenza in comunità si accorceranno;

10 A QUALI FUNZIONI PARTECIPA LA COMUNITÀ NEI CONFRONTI DELLA FO
Affiancamento Mantenimento della relazione minore genitori Valutazione in itinere della FO Recupero e sostegno della genitorialità

11 I TEMPI DELLA PERMANENZA IN COMUNITÀ
FASI DEL PERCORSO conoscenza approfondita del funzionamento relazionale del minore (strategie di attaccamento e rappresentazioni); predisposizione progetto individualizzato sul minore; conoscenza approfondita delle competenze genitoriali e del funzionamento relazionale del nucleo; attivazione del progetto di rientro in famiglia oppure predisposizione di progetti sostitutivi alternativi in riferimento alla definizione della prognosi sulla recuperabilità.

12 Competenza e formazione;
IL LAVORO DI RETE La comunità a pieno titolo entra a far parte della rete dei servizi che lavora sul caso: L’équipe della comunità è da considerare un’équipe specialistica che collabora a tutte le fasi del percorso illustrato; Il modello organizzativo si basa su un approccio multidisciplinare che prevede l’integrazione tra diverse figure professionali; Si sottolinea la necessaria integrazione tra servizi e professionisti diversi, che deve avvenire sia sul piano dell’intervento sul caso sia sul piano dell’interazione istituzionale; Competenza e formazione;

13 L’ACCOGLIENZA IN COMUNITÀ ALL’INTERNO DI DIVERSE TIPOLOGIE DI ACCOGLIENZA
L’affido familiare come mostrano i dati presentanti deve essere la prima scelta da valutare; Tuttavia i bambini più danneggiati, come abbiamo visto non sono in grado di usufruire di una genitorialità positiva; In questi casi il collocamento in famiglia si può costituire come un riattivatore traumatico e puo’ compromettere il buon esito dell’affido; Il collocamento in affido e il collocamento in comunità sono quindi due risorse complementari e il loro utilizzo deve essere preso in considerazione rispetto ai bisogni e alle possibilità dei bambini e delle loro famiglie di origine;

14 LA CONCLUSIONE DEL COLLOCAMENTO IN COMUNITÀ
NUOVA PROGETTUALITA’ Complessivamente ci si prefigge l’obiettivo di arrivare in tempi brevi all’elaborazione di un progetto di vita per il minore finalizzato al rientro nel proprio nucleo famigliare o, qualora questo non fosse possibile, ad una collocazione familiare alternativa.


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