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1 Lettura “Ammendola & Isernia” Struttura Ipotesi: i mutamenti dello scenario internazionale negli anni ’90 hanno prodotto un formidabile stimolo esogeno.

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1 1 Lettura “Ammendola & Isernia” Struttura Ipotesi: i mutamenti dello scenario internazionale negli anni ’90 hanno prodotto un formidabile stimolo esogeno al mutamento delle politiche estere e della difesa italiane e delle stesse strutture istituzionali militari. La politica estera italiana nell’era della Guerra Fredda (1949-1989) Le novità dell’era successiva alla Guerra Fredda (1989-1999) 3 vicende emblematiche: La Guerra del Golfo, il caso Somalia, la Bosnia

2 2 La politica estera italiana nell’era della Guerra Fredda (1949-1989) La politica estera italiana aveva come compito quello di “proteggere” la politica interna. Prevaleva l’inattività sulla cooperazione e una sistematica eliminazione dall’agenda politica di temi troppo scottanti per poter essere oggetto di discussione pubblica. 2 i piani: a)quello simbolico, con la saldatura tra assetti interni e assetti internazionali ed una strategia di internalizzazione dei vincoli esterni ed esternalizzazione dei vincoli interni; b)quello delle politiche di medio livello (mesopolitiche) adottate in modo opaco dall’esecutivo a volte mettendo di fronte al fatto compiuto il parlamento o delegate ad altri attori interni ed internazionali, privati e pubblici. In particolare nel caso della politica militare la delega è alla NATO

3 3 Le novità dell’era successiva alla Guerra Fredda (1989-1999) Con la fine della Guerra Fredda si riduce l’ambito di settori nei quali per definire il proprio interesse nazionale l’Italia può far riferimento alla definizione fornitale dagli alleati. Viene meno la possibilità di separare nettamente la politica estera ideologica (simbolica) da quella concreta (mesopolitica),il gioco della competizione partitica da quello delle decisioni. Aumenta l’impatto dell’instabilità governativa e della debolezza istituzionale sulla credibilità negoziale dei decisori italiani. Emerge con crescente importanza l’esigenza di adattare lo strumento militare al mutato contesto.

4 4 La guerra del golfo (la prima) Scontro governo-parlamento e soprattutto governo- opposizioni Alla vigilia della partecipazione (minima) dell’Italia alle operazioni militari, l’intento del governo è quello di muoversi in armonia con le scelte della comunità internazionale Lo scopo della maggioranza e del governo è quello di minimizzare le conseguenze interne della decisione di utilizzare la forza presa a livello internazionale. Come ai tempi della Guerra Fredda l’Italia resta sostanzialmente inattiva e l’aspettativa degli altri paesi occidentali sul contgributo italiano è minima.

5 5 La Somalia Scelta dell’Italia di essere presente nell’Unisom. C’è un accordo fra Governo e PDS anche se esistono perplessità. Disaccordo fra Italia e USA sul ruolo dell’Italia stessa. Dissociazione con la scelta “belligerante” dell’ONU. In tutta la vicenda, che si conclude per l’Italia con il ritiro da Mogadiscio del suo contingente, sembra che l’esecutivo finisca per delegare la gestione dei rapporti con gli alleati al comandante del contingente e all’ambasciatore. Il parlamento sembra escluso dal processo decisionale.

6 6 L’intervento in Bosnia Nella prima fase della crisi (1992-1994) i governi italiani si allineano alle posizioni e alle iniziative della Comunità Europea riducendo al minimo indispensabile un diretto coinvolgimento. Il governo italiano non reagisce all’esclusione dell’Italia (di un contingente italiano) dalla missione UNPROFOR e poi dal gruppo di contatto. L’instabilità politica e governativa come alibi per non decidere. Il 1° governo Berlusconi cambia linea ma le condizioni per un coinvolgimento italiano non sono mature (problemi legati alla storia delle relazioni fra Italia ed ex Jugoslavia e ai limiti dello strumento militare italiano) Governo Dini: progressivo coinvolgimento militare e politico italiano, nel quadro dell’intervento NATO con l’invio di ben 2300 unità volontarie di terra e l’ingresso nel gruppo di contatto.

7 7 Conclusioni I cambiamenti nel sistema internazionale pongono il sistema politico italiano di fronte ad una crescente domanda di coordinamento delle proprie politiche con quelle degli alleati. Di fronte a questa maggiore domanda, gli attori istituzionali italiani si sono trovati in difficoltà. La vicenda Guerra del Golfo è condotta con modalità tipiche della prima repubblica: la maggioranza di governo opta per le posizioni americane per fedeltà all’alleato e l’opposizione di sinistra per ragioni analoghe sceglie il contrario. In Somalia L’Italia fallisce nel suo tentativo di conquistare spazio sulla scena internazionale. In Bosnia l’Italia riesce a conquistarlo ma solo dopo aver mostrato la propria disponibilità ad impegnarsi con consistenti forze militari. Le decisioni più importanti sembrano gestite dai 2 ministri (difesa ed esteri), cresce l’autonomizzazione dell’esecutivo dai partiti politici, il parlamento ha un ruolo marginale. Cresce l’importanza delle considerazioni militari nei processi decisionali di politica estera e appare sempre più evidente la insufficienza dello strumento militare per soddisfare le esigenze del mondo post-bipolare. I mutamenti nella natura dello strumento militare sembrano essere stati gestiti in modo un po’ fortuito, spesso con strumenti non legislativi ed in un’ottica tecnico-funzionale, depoliticizzata


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