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LE ATTESE MESSIANICHE AL TEMPO DI GESU’

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Presentazione sul tema: "LE ATTESE MESSIANICHE AL TEMPO DI GESU’"— Transcript della presentazione:

1 LE ATTESE MESSIANICHE AL TEMPO DI GESU’

2 IL MONDO GIUDAICO AL TEMPO DI GESÙ
Credo che possa essere utile farsi un'idea anzitutto dell'ambiente "culturale " in cui è nato e vissuto Gesù, per poter inquadrare i vari tipi di attese messianiche nel contesto in cui andavano sviluppandosi; in modo che si possa comprendere meglio il fatto che Gesù ha operato una vera e propria scelta, in rapporto ad altre possibili (e sicuramente più popolari) nella sua epoca. La finalità di questa appendice dunque non è di soddisfare una curiosità di tipo intellettuale; invece è quella di mostrare sino in fondo cosa è significato, per Gesù, vivere il suo essere il Messia alla maniera del Servo sofferente di JHWH. D'altronde, poiché nel mondo giudaico la dimensione religiosa non è distinguibile dall'apparato istituzionale e ideologico, mi pare opportuno delinearne un quadro, per poter comprendere le implicazioni soggiacenti ai diversi modi di concepire il messianismo.

3 LA SOCIETA’ GIUDAICA La Palestina al tempo di Gesù era abitata da poco più di mezzo milione di persone, distribuite in piccoli villaggi. Accanto alla gran parte che viveva in condizioni modeste del proprio lavoro quotidiano vi erano ricchi commercianti, proprietari terrieri, usurai e i cosiddetti “pubblicani”, ovvero gli esattori delle tasse per conto dei romani, che facevano di questa attività una fonte di lucro personale. Numerosi erano i poveri, i mendicanti, i malati, i portatori di handicap fisici e psichici che erano disprezzati ed emarginati in quanto ritenuti peccatori e impuri; il ruolo della donna era analogo a quello diffuso nell’oriente antico: non poteva partecipare alla vita pubblica, né partecipare attivamente al culto (al Tempio le donne non potevano oltrepassare il vestibolo a loro riservato, e nella sinagoga non intervenivano né per la lettura della Torah né per le preghiere), né poteva valere come testimone nei processi.

4 LA SITUAZIONE POLITICA
Al tempo di Gesù la Palestina faceva parte dell'impero di Roma, e precisamente della provincia di Siria. Pompeo la conquistò nel 63 aC. e Roma in seguito affidò il governo a un amico fidato: Erode il Grande, che fu re dal 37 al 4 aC. Alla sua morte la Palestina fu suddivisa tra i quattro figli: Archelao ereditò la Giudea, la Samaria e l’Idumea, ma fu un sovrano talmente crudele che i romani lo deposero ed esiliarono in Gallia nel 6 d.C. e nominarono al suo posto un governatore o “procuratore” romano che doveva rispondere del suo operato direttamente all’imperatore Erode Antipa era tetrarca della Galilea (il tetrarca indicava nell’antichità il re che dominava sulla quarta parte del regno). Filippo era il tetrarca delle regioni a nord-est del fiume Giordano (Iturea, Gaulanitide, Auranitide, Batanea e Traconitide). Sua moglie Erodiade l’aveva lasciato per il fratello Erode. Lisania invece aveva l’ultima parte del territorio (Abilene) che confinava coi possedimenti di Filippo. Salome , la figlia, ebbe le città di Azotus, Jamnia e Fasaele.

5 LA SITUAZIONE POLITICA
L’attività pubblica di Gesù ebbe inizio in Galilea sotto il regno di Erode Antipa, mentre era imperatore a Roma Tiberio, e si concluse a Gerusalemme allora governata dal procuratore romano Ponzio Pilato. La "pax romana" consentiva al popolo giudaico una certa autonomia: governava religiosamente e anche civilmente il sinédrio, un consiglio di 70 anziani con a capo il sommo sacerdote. Roma però manteneva l'ordine con le sue truppe, imponeva le sue tasse e si riservava la decisione nelle cause che comportavano la pena di morte. La religione ebraica godeva del particolare statuto di "religio licita" (religione ammessa) nell'impero romano: per questo gli ebrei erano esentati dal rendere omaggio religioso all'imperatore e alle divinità dell'impero. Anche il cristianesimo agli inizi godrà di questa situazione, essendosi sviluppato come una ramificazione del giudaismo.  Gesù annunciò il suo regno spirituale aperto a tutti i popoli non fu creduto, fu perseguitato e ucciso. La ribellione però covava sotto la cenere e scoppiò in rivolta armata nel 65 dC. Le legioni romane la domarono duramente, e nel 70 dC. Gerusalemme venne distrutta: la Palestina come nazione era finita.

6 IL GRAN CONSIGLIO O SINEDRIO
Il governo giudaico vero e proprio era nelle mani di un Gran Consiglio o Sinedrio (dal greco synedrion, che significa assemblea, consiglio), composto da 70 membri, oltre al Sommo Sacerdote primate, suo presidente. Era formato da tre gruppi: * i Sommi Sacerdoti. La loro figura era sacra e la loro carica originariamente vitalizia ed ereditaria; al tempo di Gesù i romani avevano preso a destituirli e nominarli secondo le loro convenienze politiche. Venivano eletti fra un ristretto numero di famiglie. Nonostante i loro poteri nelle faccende civili fossero limitati, potevano ancora considerarsi i capi politici, oltre che religiosi, della nazione. Inoltre, attraverso il Gran Consiglio da loro presieduto, governavano anche gli affari civili di loro competenza. Appartenevano a famiglie che derivavano il loro potere dal fatto che occupavano le alte cariche dell'amministrazione del Tempio. * I Senatori (o "presbiteri", o "anziani") erano secolari e scelti tra le famiglie dell'aristocrazia. Erano per lo più grandi proprietari e costituivano la forza dei "sadducei". * I Dotti ("scribi"), esperti in teologia o diritto, appartenevano per lo più alla fazione dei "farisei", che esercitavano una forte influenza spirituale sul popolo. Il Gran Consiglio rappresentava il potere in ogni aspetto: politico-economico, ideologico-spirituale e religioso-cultuale. Al tempo di Gesù, sua autorità civile era limitata al solo territorio della Giudea, ma quella morale s’estendeva a tutte le comunità ebraiche del mondo. Gli erano riconosciute notevoli competenze penali (per le pene legate a "reati religiosi") e perciò poteva contare su una forza indipendente di polizia e poteva praticare detenzioni; per le pene capitali le sue sentenze dovevano essere ratificate dal governatore romano.

7 IL TEMPIO DI GERUSALEMME E LA SINAGOGA
Il Tempio era il segno della presenza di Dio in mezzo agli uomini. Il primo Tempio fu fatto costruire da Salomone, durante il periodo monarchico nel X sec. a.C. Distrutto dal babilonese Nabucodonosor, il conquistatore di Gerusalemme, fu nuovamente ricostruito dopo l’esilio. Raggiunse una magnificenza senza pari sotto Erode il Grande (ai tempi di Gesù) e venne definitivamente distrutto dai Romani nel 70 d.C. Durante l’esilio a Babilonia gli Ebrei, “orfani” del Tempio, iniziarono a radunarsi nelle sinagoghe, luoghi di culto e di preghiera. Dopo la distruzione definitiva del Tempio nel 70 d.C., l’uso della Sinagoga divenne una consuetudine. Ancora oggi gli Ebrei si radunano nelle sinagoghe.

8 LA LEGGE O TORÀH Al tempo di Gesù, la Legge (la Toràh) dominava l'intera vita della comunità ebraica ed il fine dell'educazione di famiglia, Sinagoga e società civile era quello di convertire tutti in discepoli del Signore, attraverso la conoscenza e la pratica della Legge. Questa rappresentava l'espressione suprema della volontà di JHWH, per cui attorno ad essa gravitava tutta la vita individuale e sociale; inoltre, sotto l'influsso farisaico, era diffusa la convinzione che l'osservanza dei Comandamenti era l'essenza della religione.

9 IL MESSIA

10 L’ATTESA DI UN LIBERATORE
A quell’ epoca era molto forte l’attesa della liberazione da parte di un Messia (la parola “messia” è la trascrizione italiana della parola ebraica masìah, che significa “unto” di Dio), che alcuni interpretavano come un liberatore politico dal giogo di Roma che avrebbe realizzato finalmente le promesse di Dio e instaurato un regno di benessere e di pace. Nell’A.T. il Messianismo era di tipo regale, profetico e apocalittico. L’attesa di un Messia è molto radicata nella storia ebraica: gli ebrei pensavano che, quando vi fosse stata una situazione di pericolo, JHWH (Il Signore) avrebbe inviato un Messia con il compito di salvare il suo popolo. Erano anche piuttosto diffusi movimenti che si proponevano un “risveglio religioso”. Tra questi si distingueva il movimento di Giovanni il Battista, che dai Vangeli è presentato come il preparatore dell’avvento di Cristo.

11 I GRUPPI RELIGIOSI La società giudaica al tempo di Gesù era frammentata in gruppi religiosi che, pur accomunati dalla fede in JHWH, davano interpretazioni diverse della tradizione e della Legge. Gesù ebbe spesso con alcuni di loro incontri e scontri. Le classi più abbienti della popolazione erano favorevoli al dominio romano; fortemente antiromani erano i ceti più popolari, che della dominazione straniera maggiormente subivano le conseguenze sociali e economiche. Parlando di queste suddivisioni il N.T. le definisce “sette ”.

12 I GRUPPI RELIGIOSI Sulla base di quanto esposto sinora, sarà ora facile inquadrare le ideologie delle varie sétte e fazioni, che di seguito delineeremo nei tratti essenziali, e le modalità secondo cui si articolavano le rispettive "attese messianiche", corrispondenti sostanzialmente alla concezione che avevano circa il "Regno di Dio".

13 PARTITI RELIGIOSI E CORRENTI POLITICHE AL TEMPO DI GESÙ
I Farisei Gli Scribi Gli Anziani I Sadducei I Sacerdoti Gli Zeloti Gli Esseni I Samaritani Gli Erodiani I Movimenti Battisti

14 I FARISEI Il nome dei Farisei deriva dalla parola ebraica perûšîm, ovvero separati, divisi, in ossequio al loro ideale di purità; si separavano dalla gente comune, e da tutto ciò che non era giudaico ed impuro. Il termine "fariseo" al tempo di Gesù, nel suo linguaggio, è un termine onorifico che caratterizza persone molto religiose, impegnate, serie. Tra di loro ci sono i dottori della legge e gli scribi. L'origine di questo gruppo risale al periodo dei Maccabei, quando questa famiglia difese, con la vita, la fede giudaica dalla cultura pagana ellenistica. Sono laici appartenenti alla classe media: artigiani, contadini e commercianti. Giudei osservanti della legge, della Tôrâh, attribuivano la massima importanza a tutto quanto fosse collegato alla osservanza delle leggi di purezza rituale anche fuori del Tempio. L'interesse dei farisei è concentrato nello zelo per la legge di Dio e per tutte le norme dei maestri. Si proponevano di applicare le pratiche religiose sino ai più piccoli particolari della vita. Aspettavano un Messia legislatore , un nuovo Mosè che restaurasse nei minimi particolari la Legge.

15 I FARISEI Essi mostravano massimo rispetto per la Torah, ovvero il Pentateuco, la legge di Mosè, scritta e da essi interpretata; ma consideravano altrettanto fondamentale la legge o torah orale, una tradizione che interpretava e completava l’opera mosaica. Esercitano una notevole influenza sul popolo. Erano sostenuti dalla maggioranza del popolo che ne ammirava anche la scrupolosa osservanza della legge ed i costumi; per cui nel Sinedrio essi godevano di grande autorità. L’atteggiamento di Gesù verso di loro fu di accusa e critica:“Guai a voi” , “ipocriti“ ,“dicono e non fannoˮ , ˮserpenti, razza di vipere ˮ….. (Mt 23,1-33) e scontro, soprattutto nelle cinque controversie o dispute Galilaiche espresse nei sinottici in Mt 9,1-12,14 ; Mc 2,1-3,6 ; Lc 5,17-6,11 e nelle cinque controversie a Gerusalemme (Mc 11,1-12,44; Mt 19,1-22,46; Lc 19,1-20,40). Ma vi furono anche alcuni Farisei con cui strinse rapporti amichevoli (Simeone (Lc 2,25-33), Nicodemo (Gv 3,1-21), Giuseppe d’Arimatea (Mc 15,43);

16 DOTTRINA FARISAICA Osservanza meticolosa della Legge: essi mostravano rispetto per la torah, ovvero il Pentateuco, la legge di Mosè, scritta e da essi interpretata; ma consideravano altrettanto fondamentale la legge o torah orale, una tradizione che interpretava e completava l’opera mosaica. l'immortalità dell'anima: dopo la morte, le anime dei giusti aspettano di passare a una nuova vita, in un mondo sotterraneo; quelle dei peccatori subiscono lì la punizione; Credevano nella vita dopo la morte: sostengono la risurrezione e l’esistenza di angeli (At 23,6-8). Netta opposizione a romani e sadducei: alimentano la speranza messianica. Religione e politica non si separano. Dio interviene nel destino dell'uomo: pur senza privare la libertà umana nel suo agire.

17 GLI SCRIBI Detti “rabbì” (maestro), o “dottori della Legge”. Il nome Scriba (dall’ebraico sofer che corrisponde al greco grammatéus = scrivente) indica chi è specializzato nella trascrizione della Legge e dei testi relativi al culto; altri termini usati nel Nuovo Testamento sono giurista, didascalo o dottore della legge. Gli scribi al tempo di Gesù erano gli studiosi del giudaismo ufficiale tramandato nella Toràh scritta (bibbia) e nella Toràh orale (la tradizione dei saggi, che verrà raccolta per iscritto nella Mishnàh e Talmud). Lo scriba era il teologo ufficiale del tempo incaricato di leggere, tradurre e interpretare la Sacra Scrittura al popolo. Gli Scribi insegnavano la legge in scuole da loro fondate (At 22,3), nelle sinagoghe (cfr. At 18,4 ), nella casa del rabbi o nel cortile del Tempio (Lc 2,46), circondati dai loro scolari. Essi provenivano da classi sociali disparate; c’erano anzitutto membri del ceto sacerdotale, ma la maggioranza di essi era di origine laicale.

18 GLI SCRIBI Appartenevano soprattutto alla corrente farisaica: nei Vangeli e nella tradizione giudaica Scribi e Farisei sono continuamente associati, ed è normale, tenendo conto della realtà contemporanea; ma non tutti gli scribi erano Farisei, come non ogni Fariseo era uno Scriba. L’autorità di cui godevano questi legisti è dimostrata anzitutto dal titolo di rabbi = maestro (da Rav = grande, da cui rabbino) che fu loro attribuito. Avevano un grande influsso sul popolo e un grande potere spirituale sulle coscienze. Esaminando la Legge, avevano elaborato, col tempo, un immenso commentario che spiegava il senso degli antichi precetti e osservanze e definiva ciò che si doveva fare in ogni minima circostanza. Erano giunti a scoprirvi ben 613 comandamenti divini, 365 dei quali negativi e indicanti proibizioni, e 248 positivi, da cui nasce il “legalismo religioso”.

19 DOTTRINA - SCRIBI La loro dottrina era incentrata su un devozionismo verso Dio distinto dall'amore per l'uomo, per cui il culto di JHWH esonerava dagli obblighi verso il prossimo. Concepivano il rapporto con JHWH in termini di colpa-merito, sicché Dio diveniva creditore del colpevole e debitore verso il giusto e, poiché i meriti dipendevano dal rispetto minuzioso dei precetti, l'attenzione veniva concentrata su di essi. Questa concezione della Legge soffocava ogni iniziativa dell'uomo, perché l'ideale era quello di una vita programmata nei minimi dettagli. Ne emergeva l'immagine di un dio-giudice, che premia o punisce l'uomo a seconda dell'osservanza o meno dei precetti; ma, data l'impossibilità d’adeguarsi completamente al gran numero di norme, sull'uomo pesava continuamente la minaccia del castigo divino.

20 GLI SCRIBI La loro menzione ricorre specialmente a proposito delle polemiche con Gesù o dei rimproveri che loro rivolge Gesù: con la massa delle loro prescrizioni minute, «pesi impossibili da portare», facevano perdere di vista ai fedeli ciò che era essenziale nella legge stessa (Mt 15,1; Lc 11,26): la giustizia e la carità (Mt 23,25; Lc 11,42). Dimentichi dei doveri primordiali ed essenziali della religione, vivevano nell’inganno di una giustizia puramente esteriore, che facevano apparire come giustizia vera; erano quindi vanitosi (Mc 12,38-40), ipocriti e iniqui, avari, rapinatori e ingannatori, che «toglievano il moscerino con il filtro e ingoiavano il cammello» (Mt 23,13-39). La loro ostilità per Gesù, dapprima come «scandalo» per la sua familiarità con i pubblicani e peccatori (Lc 5,31; 15,2), cieca invidia per i suoi miracoli e gelosia della sua popolarità (Mt 22,15), diventa odio sempre più deciso: gli scribi lo accusano, gli aizzano contro la folla, preparano i momenti della sua Passione. Tra loro, tuttavia non vi furono solo perversi, come Gesù riconobbe, ammaestrando quello che gli chiese di seguirlo (Mt 8,19), e dicendo a un altro che non era «lontano dal regno di Dio» (Mc 12,28-34).

21 GLI ANZIANI Accanto agli Scribi va menzionato il gruppo degli Anziani ai quali i Vangeli alludono spesso (cfr. Mc 15,1; Mt 16,21; Lc 22,52). Non si tratta di Dottori della Legge, ma di patrizi, persone altolocate, indicati dalle fonti come capi del popolo, notabili, nobili. Essi avevano un ruolo predominante nel governo della nazione dopo l’esilio, ma la loro influenza nel Sinedrio al tempo di Gesù era alquanto diminuita.

22 I SADDUCEI Nome derivante da Sadoq, sacerdote al tempo di Salomone E’ il gruppo più potente. Rappresentano la classe aristocratica; ricchi latifondisti i Sadducei provenivano soprattutto dalla classe sacerdotale e vi faceva parte il Sommo Sacerdote (capo del Sinedrio e quindi massima autorità); Al tempo di Gesù sono collaboratori della casa regnante. Sono dei "conservatori" e, poiché amano il potere, sono politicamente scaltri e raffinati. Controllano il Tempio ci Gerusalemme. Aspettavano un messia regale che restaurasse la monarchia di Davide, ma cercavano di mantenere la situazione in cui si trovavano, godendo di numerosi privilegi e vantaggi. Accettavano le situazioni di ingiustizia e di oppressione, per non compromettere la loro posizione. Osservanza rigida della Legge: accettavano come libro sacro solo il Pentateuco. Legati alla tradizione e al servizio del Tempio, erano piuttosto snobbati dal popolo, e non avevano grande autorità al di là di quella derivante dal servizio liturgico. Nel Sinedrio, la presenza degli Scribi e dei Farisei ne limitava assai l’influenza. Farisei e Sadducei non andavano d’accordo, ma insieme decisero di uccidere Gesù (Mc 11,16; Gv 11,45-54). Conosceranno fortuna sotto i romani, fino alla strage del 70. Poi scompaiono.

23 I SADDUCEI Osservanza rigida della Legge: accettavano come libro sacro solo il Pentateuco. Legati alla tradizione e al servizio del Tempio, erano piuttosto snobbati dal popolo, e non avevano grande autorità al di là di quella derivante dal servizio liturgico. Nel Sinedrio, la presenza degli Scribi e dei Farisei ne limitava assai l’influenza. Farisei e Sadducei non andavano d’accordo, ma insieme decisero di uccidere Gesù (Mc 11,16; Gv 48,50). Conosceranno fortuna sotto i romani, fino alla strage del 70. Poi scompaiono. Gesù a proposito della dottrina dei Sadducei (e dei Farisei) dirà: “Fate bene attenzione e guardatevi dal lievito dei Farisei e Sadducei” (Mt 16, 6 ss.).

24 DOTTRINA SADDUCEA Non credevano nella resurrezione dei morti o in altro tipo di sopravvivenza personale (Mt 22,23; Mc 12,18-27) e neppure negli angeli e spiriti (At 23,8)). I sadducei nel vangelo cercano di trarre in inganno Gesù a proposito della risurrezione (Lc 20,27-40). Osservanza della Legge: ma sono per la sola tradizione scritta (Mc 7,3s.). Secondo loro l’osservanza religiosa consisteva in una adesione rigorosa alla lettera della Torah e si rifiutavano di accettare qualsiasi precetto che non fosse scritto nella legge di Mosè. Erano legatissimi al Tempio e alla liturgia. Libero arbitrio, fatica a vedere la presenza di Dio: sostenevano che bene e male dipendono esclusivamente dalle scelte dell'uomo e che quindi Dio non può esercitare nessuna influenza. Separazione di religione e politica.

25 I SACERDOTI In Israele il sacerdozio costituisce un'istituzione permanente di uomini dedicati al servizio di YHWH. L'organizzazione del sacerdozio era strettamente gerarchica ed ereditaria: appartenendo alla tribù di Levi, i sacerdoti erano tali in quanto discendenti di Aronne ed erano i soli che potevano officiare al Tempio; fra questi il Sommo Sacerdote rappresentava la linea primogenita. Egli aveva funzioni religiose ed insieme civili e politiche ed era, dopo l'esilio, il vero capo della comunità di Israele. Solo il Sommo Sacerdote poteva entrare nel luogo Santissimo nel giorno delle espiazioni. Divisi in gruppi, servivano nel Tempio per una settimana l’anno e durante le feste annuali. Potevano svolgere altri lavori, ma non quelli agricoli, e dovevano rispettare le regole di purità prescritte nella Bibbia. Usufruivano delle decime e delle offerte fatte al Tempio.

26 GLI ZELOTI Zeloti ossia “zelanti” applicatori della Legge. Sono nati dopo la morte di Erode I il grande (4 a.C.), all’inizio soprattutto per ribellione verso il totalitarismo dei suoi successori. Erano fanatici nazionalisti, che formavano gruppi clandestini di resistenza e attendevano un Messia politico-militare, liberatore di Giuda dall'oppressione dei romani e dei loro complici nazionali. Secondo gli esegeti, pare che Simone "il Cananeo", uno dei Dodici apostoli (Lc 6,15), provenisse da questa sètta; mentre l'ipotesi che Giuda "l'Iscariota" vi appartenesse sembra piuttosto un tentativo di spiegare il suo tradimento. Fra gli Zelòti vi era un gruppo di terroristi, armati di pugnali, chiamati i "sicàri" (il nome sicario deriva da “sica” il pugnale corto che i romani usavano come arma): costoro, profittando degli assembramenti durante le feste religiose, uccidevano alle spalle i loro nemici: i soldati romani ed i loro collaboratori ebrei, primi fra tutti i pubblicani, per il loro mestiere di esattori delle tasse in favore di Roma. Alcuni ipotizzano che Barabba appartenesse a questo gruppo.

27 DOTTRINA - ZELOTI Sul piano dottrinale erano completamente d’accordo con i Farisei, ma dai quali differivano per la scelta della violenza e per una fervente attesa escatologica del Messia essendo giunto il momento di imporre il regno di Dio attraverso la lotta armata. Sostenevano che pagare il tributo ai romani significasse riconoscere il loro dominio e che questo fosse tradire il primo Comandamento della Legge, dell'unicità di Dio.

28 GLI ESSENI I “Pii”, i “Puri” cioè quel gruppo di sacerdoti che aveva rotto col potere politico e religioso, si erano staccati dal clero di Gerusalemme, perché in disaccordo, e si erano ritirati nella zona desertica di Qumran, a nord-ovest del Mar Morto, in Palestina. Qui avevano iniziato una vera e propria vita monastica (anche se probabilmente vi erano delle intere famiglie) che abbracciava tutto il corso della propria esistenza e si basava su idee ben precise. La Legge aveva valore assoluto e veniva interpretata dal “maestro di giustizia”. Compivano riti di abluzione e purificazione. L’ideale della povertà e condivisione , vissuto comunitariamente affiancato da una vita pura avrebbe favorito l’avvicinarsi del regno di Dio che avrebbe eliminato i malvagi. Aspettavano un messia legislatore e sacerdote che sarebbe venuto a purificare la Legge, il Tempio e il sacerdozio.

29 DOTTRINA - ESSENI La loro teologia includeva il credo nell'immortalità dell'anima e il fatto che avrebbero ricevuto indietro le loro anime dopo la morte Il loro integralismo li portava a considerarsi il vero popolo di Dio e ad attendere il "Giudizio divino", che, mediante un Messia venuto dall'alto, avrebbe salvato solo loro e condannato tutti gli altri. Tipicamente essena è la dottrina dualistica che prevede due potenze della luce e delle tenebre in lotta fra loro; la futura vittoria delle prime è descritta con le caratteristiche di una liberazione militare. Essi aspettavano la risurrezione dei morti, e avevano un’angelologia molto sviluppata, nella convinzione che angeli e demoni influissero sulla storia, a discapito del libero arbitrio umano; predicavano l’avvento di un Messia sacerdotale e di uno non sacerdote, della stirpe di Davide.

30 I SAMARITANI La Samaria era la provincia del centro ed era abitata da una popolazione che non era di "pura" razza ebraica, perché, dai tempi dell'invasione assira (721 a.C.), in quella regione s'erano istallati coloni di altre nazioni e le etnie e le religioni si erano mescolate. Per questo, dai giudei erano considerati "impuri". All'epoca di Gesù, l'odio tra Samaritani e Giudei era molto forte (per questo Gesù, rivolgendosi ai Giudei, dedica una parabola al buon samaritano: Lc 10,25-37, e incontra la Samaritana al pozzo Gv 4, 1-42 ) e per un giudeo era pericoloso viaggiare attraverso la Samaria. I Giudei, da parte loro, consideravano i Samaritani come eretici e pagani e non volevano avere a che fare con loro, per non macchiarsi di impurità. I Samaritani compivano i loro sacrifici sul monte Garizim; essi ritenevano che il monte Garizim, situato nella loro regione, e non il Tempio di Gerusalemme, fosse il luogo prescelto da Dio per i sacrifici; riconoscevano come libri sacri soltanto i primi cinque libri della Bibbia e attendevano la venuta di un nuovo Mosè.

31 DOTTRINA - SAMARITANI Anch'essi attendevano un Messia (Taheb = colui che viene), liberatore politico (simile a Mosè), che avrebbe restaurato l'unità del Regno di Israele che avrebbe compreso di nuovo tutta la Terra promessa, sino all'instaurazione di un Regno universale.

32 GLI ERODIANI Gli Erodiani (Mc 3, 6; 12, 13; Mt 22, 16) erano una corrente politica diametralmente opposta a quella degli zeloti. Erano i partigiani della dinastia di Erode il Grande. Erano particolarmente forti in Galilea, dove regnava da molti anni Erode Antipa. A Gerusalemme alcune importanti famiglie erano rimaste fedeli alla dinastia idumea. Gli Erodiani erano vicini ai farisei e ai sadducei, con cui condividevano l'opinione che era opportuno collaborare con le autorità romane allo scopo di evitare danni maggiori ad Israele.

33 I MOVIMENTI BATTISTI In Palestina esistevano movimenti popolari di risveglio religioso che annunciavano l’imminenza della salvezza escatologica, annunciata a tutti senza distinzioni, anche ai pagani (Lc 3,7-14), tramite l’immersione nell’acqua viva. Aspettavano un messia giudice. Giovanni Battista certamente radunò attorno a sé un gruppo (Gv 3,22; 4,1-2). Il rito del battesimo (da baptìzein, immergere) nell’acqua viva è differente dalle abluzioni farisaiche nell’acqua purificata; esso è più direttamente legato all’idea della cancellazione del peccato nell’imminenza dell’era escatologica.


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