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E. CAMBON, La Trinità come modello sociale….

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Presentazione sul tema: "E. CAMBON, La Trinità come modello sociale…."— Transcript della presentazione:

1 E. CAMBON, La Trinità come modello sociale….

2 Del libro ci interessa:
La vita di Amore, intra-trinitaria e le relazioni che diventano modello per noi L’analisi delle realtà umane rivisitate in chiave trinitaria ALCUNE CONSEGUENZE SOCIALI DELLA DOTTRINA TRINITARIA

3 ALCUNE CONSEGUENZE SOCIALI DELLA DOTTRINA TRINITARIA
I vescovi cattolici latino-americani, riuniti a Puebla, furono tra i primi e forse quelli che con maggior chiarezza riconobbero il fatto che la comunione trinitaria "deve manifestarsi in tutta la vita, anche economica, sociale e politica”. Oggi è diventato frequente trovare espressioni simili, ma quasi esclusivamente a livello di affermazioni di principio. E' difficile, invece, trovare spiegazioni concrete di cosa potrebbe significare metterle in pratica.

4 "Tutte le questioni fondamentali dell'umanità di oggi: quella dell'economia, della tradizione e della trasmissione della vita; quella del senso e dell'interiorità, della spiritualità; quella della corporeità, che significa saper vivere e saper morire; la questione dell'abitabilità del mondo; quella di un sapere libero dall'ideologia; e infine, la questione della comunicazione, tutte dipendono dal fatto che si riesca a disegnare un'immagine dell'essere umano che abbia il suo prototipo nella Trinità” (Hemmerle K.)

5 Economia Anche la maniera di affrontare l'attività economica dipende da come si concepiscono le relazioni, sia quelle primarie interpersonali, sia quelle sociali a tutti i livelli.

6 Se ad esempio nel commercio e nella pubblicità ci si rapporta con gli altri considerandoli fondamentalmente dei potenziali clienti da sfruttare a proprio vantaggio; se gli operai e gli impiegati di un'impresa non sono considerati integralmente come persone ma solo in base al loro rendimento ed efficienza produttiva e, al contrario, i proprietari e gli impresari sono guardati per principio, da parte di coloro che non lo sono, come ladri e gente senza scrupoli; se il concorrente è ritenuto un nemico da combattere; se gli investimenti in qualsiasi campo e l'attività economica sono misurati esclusivamente con il criterio del lucro... è chiaro che non si tratta di un'economia basata su una concezione trinitaria.

7 Il cristiano, di fronte all'ingiusta situazione economica mondiale che in certi momenti lo fa sentire impotente a superarla, può riuscire a non perdere serenità e lucidità e a rimanere un punto di riferimento positivo nell'umanità, grazie a due fondamentali "motivi trinitari": il suo rapporto d'amore con il Dio-Trinità che sostiene lui e la storia, e la sua eventuale esperienza trinitaria nella relazione con altre persone che, anche se in germe, gli dimostra che un mondo diverso è non solo auspicabile ma credibile.

8 Tuttavia una tale speranza è possibile per ogni essere umano
Tuttavia una tale speranza è possibile per ogni essere umano. Almeno per il fatto che un tipo di rapporti poco pericoretici risulta, tra l'altro... antieconomico! A lungo termine la ricchezza egoistica torna a svantaggio degli stessi ricchi. E' perciò interesse di tutti trovare soluzioni che affrontino con una mentalità di solidarietà e di reciprocità la realtà della interdipendenza tra le persone, tra i diversi settori sociali e le regioni del mondo

9 Nello stesso tempo sarà necessario percepire che ci sono delle realtà che, pur non potendosi misurare solo con criteri economici, hanno un'importanza incalcolabile per la nostra vita: "Le relazioni interpersonali hanno anche un valore intrinseco, nel senso che una rete di relazioni interpersonali di buona qualità è in sé un bene che arricchisce il vissuto quotidiano e contribuisce direttamente alla qualità della vita (anche se da queste relazioni non derivassero altri vantaggi)"

10 Bisogna essere coscienti dell'esistenza di una "povertà relazionale" che esiste - e a volte in misura maggiore - anche tra le persone di alto reddito. E' una povertà determinata da una profonda solitudine, dalla necessità di amare e di essere amati per se stessi e disinteressatamente, dalla noia dovuta ad una vita vuota di significato e di motivazioni, dall'ansia prodotta dai problemi da affrontare, dalla incapacità di trovare una canalizzazione socialmente significativa delle proprie capacità umane e materiali, e via dicendo.

11 La povertà di rapporti è più dolorosa di quella materiale.

12 Lavoro E' una tematica che non può essere separata da quella precedente. In ambito cristiano è normale, parlando di una spiritualità del lavoro, mettere in risalto che attraverso di esso Dio ha reso l'essere umano collaboratore dell'opera creatrice, amministratore di Dio sulla terra

13 E' evidente che quando il lavoro è fonte di sofferenza, di sfruttamento, di schiavitù, quando è mal retribuito, come purtroppo continua a succedere per gran parte dell'umanità, vuol dire che è affrontato in maniera non trinitaria.

14 E' da questo punto di vista che si comprendono meglio certe affermazioni di I. Giordani:
"la miseria è atea... la fame, ateismo in atto”; "La disoccupazione forzata è ateismo... Per l'etica del Vangelo, la disoccupazione, prima che un disordine economico-sociale, è un disordine teologico... l'uomo ha diritto al lavoro come ha diritto alla vita... Una società che non assicura il lavoro è una società in peccato. La condanna più grave del regime capitalistico si fonda sul fatto che esso produce disoccupazione"

15 Soltanto alla luce di una meta sempre più trinitaria acquisiscono pieno significato le parole dell'enciclica Laborem exercens: "Il lavoro ha come sua caratteristica che, prima di tutto, esso unisce gli esseri umani, ed in ciò consiste la sua forza sociale: la forza di costruire una comunità" (n° 20).

16 Volendo utilizzare alcune delle caratteristiche della dinamica trinitaria che sono state prima menzionate, chi lavora lo fa sempre in qualche modo con gli altri, per gli altri, per mezzo degli altri e grazie agli altri. Dalla coscienza che si ha di questo e di come lo si vive, dipende la qualità dei rapporti del lavoro umano.

17 Come ha ripetutamente segnalato il sociologo T
Come ha ripetutamente segnalato il sociologo T. Sorgi, "fra me che lavoro e te che usufruisci del mio lavoro c'è almeno un legame di fatto: io ho bisogno di te per poter continuare a lavorare, tu hai bisogno di me perché ti necessita quel mio prodotto o servizio. A te giunge l'esito del mio lavoro di produzione o di servizio: quella camicia, quel libro, quella cartolina di un tuo caro; a me viene una parte del denaro che esce dalle tue tasche per pagare il mio lavoro... Così quando, invertendo le parti, io compro e pago una radiolina made in Japan, porto con me qualcosa di te che vivi e operi così lontano da me e, sia pur attraverso diecine di mediazioni, dò a te qualcosa di me, qualcosa che ho guadagnato con il mio lavoro. C'è un ponte reale fra me e te"

18 Si va in una direzione trinitaria quando questa reciproca presenza o interrelazione, da oggettiva e inevitabile ma anonima, diventa soggettiva, cosciente. E quando si lavora non per un consumatore o cliente lontano o sconosciuto (del quale niente c'interessa), ma per persone concrete che si vuol servire, alle quali si cerca di facilitare le cose, volendo il loro benessere e la loro realizzazione come persone.

19 Culture Un'esigenza insita in ogni rapporto di tipo trinitario, com'è stato detto, è quella di "lasciare che l'altro sia altro". Come succede nella vita intradivina, "nella quale avviene che il Padre 'lascia spazio' al Verbo, che è uguale a Lui sul piano dell'essenza eppure realmente distinto da Lui, mentre i Due (il Padre e il Figlio), nella fecondità della reciprocità del loro amore danno 'luogo' a un Altro distinto, lo Spirito Santo, che pure è possessore della divinità. La vita del Dio trinitario, in altre parole, appare come perenne 'lasciar spazio' all'altro"

20 Infatti una caratteristica tipica del Dio trinitario, è che non soltanto non annulla, ma - secondo l'espressione di C. Duquoc - "suscita le differenze"161. L'amore, in Dio, non si limita ad "accettare l'altro da Sé": lo fa esistere, lo crea e ricrea costantemente, lo sostiene affinché arrivi ad essere pienamente se stesso

21 Da un simile atteggiamento vissuto tra gli esseri umani, deriva non solo tolleranza (che può nascondere una pretesa superiorità e "concessione" da parte dei più forti), ma rispetto e promozione di ogni legittima alterità.

22 La crescita di una civiltà trinitaria implica innanzitutto il superamento di tutte le "alterità umiliate", come lo sono ancora, in gran parte del nostro pianeta, i poveri, le culture indigene, la donna, gli immigrati, chi ha un colore della pelle o un'etnia o religione diverse, gli ammalati di AIDS, gli handicappati, gli anziani, ecc.

23 Sempre da un punto di vista trinitario, bisogna dire che per far sì che “l'altro sia altro” tra culture diverse, normalmente è insufficiente usare la sola razionalità, è necessario "innamorarsi" dell'altra cultura. Soltanto chi ama è capace di accettare la persona estranea, assumendo i disagi che spesso causa la diversità.

24 Perciò l'amore è elemento imprescindibile nell'incontro fra le culture, perché nessun altro atteggiamento è così capace di scoprire i valori dell'altro pur tenendo conto dei suoi limiti, di offrire le proprie vedute positive rispettando la dignità altrui, di trovare la pazienza storica necessaria per attendere che l'altro si convinca dopo aver fatto la propria esperienza, ecc.

25 Ad una cultura diversa dalla propria occorre avvicinarsi con quella capacità di ascolto e con quel "farsi uno" con l'altro, che è stata più sopra indicata come una delle condizioni della trinitarietà dei rapporti. Infatti, se filtriamo le categorie degli altri attraverso le nostre senza cercare di capirle in profondità, se non sappiamo spostare i nostri pregiudizi e la nostra cultura, sarà praticamente impossibile comprendere ed accogliere quella dell'altro nella sua legittima diversità.

26 Mezzi di comunicazione
Assieme ad altri macrofenomeni, come le migrazioni massive o la mondializzazione dell'economia, i mezzi di comunicazione costituiscono una delle realtà più significanti del nostro tempo.

27 La nostra è infatti l'epoca in cui i mezzi di comunicazione sociale hanno fatto del mondo un unico "villaggio globale"; oggi gli abitanti della terra sono tutti interrelazionati.

28 Questo fenomeno si dà con tre caratteristiche fondamentali: simultaneità (conosciamo le notizie quasi nel momento stesso in cui avvengono i fatti), vicinanza (si annullano le distanze) e mondialità (nessun angolo del mondo ci è estraneo).

29 Si coglie facilmente la stretta connessione che esiste tra comunicazione e rapporti di tipo trinitario, sia nella Trinità Santa, la cui vita può essere descritta come un "mistero di comunicazione", che nell'umanità, dove i media non sono altro che un "allargamento" dei rapporti attraverso i quali gli esseri umani comunicano tra loro.

30 Un aspetto di cui si prende sempre maggiore coscienza è che non bisogna aspettare passivamente che l'interattività dei mezzi di comunicazione ci giunga dall'alto, o che ce la offrano i mezzi tecnici del futuro.

31 E' uno spazio che tutti possiamo conquistarci in qualche misura
E' uno spazio che tutti possiamo conquistarci in qualche misura. Ciò mette in rilievo l'importanza educativa della famiglia, della scuola, delle istituzioni, che hanno il compito non soltanto di preparare a saper usare i mezzi di comunicazione, ma anche a decodificare con senso critico i suoi messaggi, ad intervenire in tutti i modi già possibili e in altri che si possono inventare e promuovere.

32 Cardinale C. M. Martini, Il modello supremo della comunicazione (si coglie) nell'atto col quale il Dio vivente si è sommamente comunicato agli uomini: il mistero pasquale della croce e risurrezione di Gesù. La Trinitas in Cruce è l'icona concreta... per sondare le profondità della comunicazione interpersonale suscitata e consentita dal comunicarsi di Dio

33 … come il Padre consegna suo Figlio alla morte in un gesto di suprema gratuità, e il Figlio si lascia consegnare in obbedienza d'amore per noi, così la comunicazione fra gli uomini, per essere vera, esige gratuità e accoglienza e deve svolgersi in quel clima di reciprocità e libertà di cui è testimone lo Spirito Santo nel rapporto tra le Persone divine.

34 La Trinità intera è coinvolta nell'atto della comunicazione della vita divina al mondo e fonda ogni autentica comunicazione interumana. Questo impegno del Dio trinitario nella sua comunicazione all'uomo rivela già di per sé il valore intrinsecamente buono di ogni atto comunicativo e, di riflesso, il valore di ogni strumento di comunicazione tendente a mediare o a moltiplicare tale atto.

35 E se nel comunicarsi Dio si rivela come agápe, cioè come amore gratuito che non resta chiuso in sé, ma esige di donarsi senza condizioni e riserve, la bontà ultima di ogni atto comunicativo tra gli uomini risiede nella sua partecipazione a questa carità divina.

36 Il comunicare stabilisce tra gli esseri umani relazioni di solidarietà, che esprimono l'immagine di Dio impressa nella creatura. Se è vero che il disegno di salvezza del Padre abbraccia tutto ciò che esiste, e la missione del Figlio e dello Spirito raggiungono l'intera realtà creata, ogni mezzo comunicativo possibile tra gli uomini può dunque essere adottato dal Dio trinitario per raggiungere il cuore dell'uomo

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