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1 «Prolungare la vita lavorativa. Problemi e politiche» Anna M. Ponzellini APOTEMA Etica ed Economia Regione Lombardia – Il Consiglio Anziani, al lavoro.

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1 1 «Prolungare la vita lavorativa. Problemi e politiche» Anna M. Ponzellini APOTEMA Etica ed Economia Regione Lombardia – Il Consiglio Anziani, al lavoro e in salute lunedì 23 settembre 2013 - Palazzo Pirelli, Milano Anna M. Ponzellini - 23.09.2013

2 Regione Lombardia – Il Consiglio Anziani, al lavoro e in salute lunedì 23 settembre 2013 - Palazzo Pirelli, Milano «Prolungare la vita lavorativa. Problemi e politiche» Anna M. Ponzellini APOTEMA Etica ed Economia 2Anna M. Ponzellini - 23.09.2013

3 Active ageing nel lavoro Nellambito delle politiche dinvecchiamento attivo, le politiche del lavoro si rivolgono al segmento ultra 55enni ovvero ai cosiddetti «lavoratori senior» Mantenere attivi e produttivi questi lavoratori è un imperativo conseguente allo squilibrio demografico: il calo delle nascite provocherà la riduzione delle coorti in ingresso nel mercato del lavoro con rischi per leconomia, la longevità provoca e provocherà squilibri nel sistema di welfare Il nostro tasso di attività tra gli ultra55 nel 2010 era 36% (in Lombardia persino più basso!) contro la media europea del 46% (in crescita): la prima politica è per il futuro aumentare il tasso di attività di questa fascia di età (pensando soprattutto alle donne) 3Anna M. Ponzellini - 23.09.2013

4 Sostenere i lavoratori nel prolungamento della vita lavorativa Rispetto a questo obiettivo, si vedono diversi ostacoli : Pesantezza di alcuni lavori (manuali e non) Affaticamento per la routine Obsolescenza delle competenze Diminuzione della produttività Impellenza delle responsabilità di cura Possibile discriminazione legata alletà Etc. 4Anna M. Ponzellini - 23.09.2013

5 Mantenere produttivi gli ultra55: quali strumenti e politiche Due aree principali: -la qualità del lavoro: è un problema che riguarda soprattutto le pratiche manageriali e la contrattazione (ma può giovarsi di incentivi pubblici) -Il rischio disoccupazione: è un problema che riguarda le politiche pubbliche centrali e anche quelle regionali 5Anna M. Ponzellini - 23.09.2013

6 Migliorare la qualità del lavorare Riduzione dellorario di lavoro facilitazione del part time di tutti i tipi oltre una certa età, introduzione del pensionamento progressivo (metà lavoro/metà pensione) Interventi tecnologici finalizzati al miglioramento dellergonomia (nel lavoro manuale ) esempio BMW Mobilità verso posizioni, ruoli, carriere meno faticose/stressanti esterna (nel mercato del lavoro) ed interna (nei luoghi di lavoro) Facilitazione della conciliazione tra lavoro e famiglia la seconda conciliazione degli ultra55: per le nuove generazioni il carico di cura dei grandi anziani è destinato ad aumentare 6Anna M. Ponzellini - 23.09.2013

7 Il rischio disoccupazione Gli ultra55 europei (ed italiani) sono la fascia di età con la disoccupazione più bassa, ma quando restano senza lavoro finiscono facilmente intrappolati nella disoccupazione di lunga durata. Contro i rischi della disoccupazione anziana, i Paesi europei – quasi tutti hanno da almeno 10 anni programmi di active ageing per gli ultra55 - hanno messo in atto diverse politiche pubbliche: supporti alla formazione continua (anche con didattica specifica), per scongiurare lobsolescenza delle competenze; diritto ad una seconda chance di ottenere diplomi e lauree per tutti; obbligo allassessment delle competenze per i lavoratori dai 40/45 anni in avanti nei confronti delle imprese, disincentivi alle dismissioni e incentivi alle assunzioni nei confronti dei lavoratori, politiche attive mirate alletà: agenzie specifiche per la ricollocazione (con premi per ogni lavoratore anziano ricollocato), apprendistato anziani, sostegno al reddito parziale, senior jobs municipali, etc. 7Anna M. Ponzellini - 23.09.2013

8 Quale ruolo per le Regioni? A partire da ora, una vita lavorativa lunga sarà un elemento costante delle biografie individuali Questo comporterà necessariamente: -un adattamento della cultura di tutta la società che promuova negli individui una nuova attitudine alla definizione di progetti personali di vita con un orizzonte lavorativo più ampio e più articolato (che potrebbe essere facilitato anche dellinnalzamento del titolo di studio) -una nuova idea di welfare che superi la vecchia tripartizione del ciclo di vita come sequenza studio-lavoro-pensione e consideri invece la inevitabile e necessaria sovrapposizione e alternanza di formazione/lavoro e di lavoro/cura. 8Anna M. Ponzellini - 23.09.2013

9 Il ruolo delle Regioni E compito delle politiche pubbliche traghettare la società verso questo cambiamento La Regione, in particolare, potrebbe farsi carico di: promuovere campagne di sensibilizzazione dare supporto – fin dallinizio - ai progetti di vita lavorativa delle persone, attraverso: politiche attive di orientamento, assessment delle competenze (precoce), aggiornamento continuo, mobilità verso altre mansioni o unaltra professione qualche forma di parziale integrazioni al reddito per tutti i periodi di congedo dal lavoro: per la cura, per la ripresa degli studi, per il riposo, per cambiare lavoro intensificare le politiche per la conciliazione, attraverso servizi e aiuti che abbiano come target la coppia grande- anziano-non-autosufficiente /lavoratrice ultra 55enne 9Anna M. Ponzellini - 23.09.2013


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