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La visione dell’universo di Platone.

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Presentazione sul tema: "La visione dell’universo di Platone."— Transcript della presentazione:

1 La visione dell’universo di Platone

2 Indice: Vita Salvare il fenomeno Il Timeo: Introduzione al Timeo
I due piani del reale Demiurgo I cinque elementi della realtà sensibile Generazione dell’universo Anima del mondo La concezione del tempo

3 Fedone: Introduzione al Fedone La seconda navigazione Dottrina delle idee Sitologia

4 Vita Platone nacque ad Atene nel a.C. (Apollodoro di Atene fissa la data di nascita del fondatore dell’Accademia nell’ottantottesima olimpiade, nel mese di Targellione cioè alla fine del maggio del 428 a.C.) da Aristone, discendente del mitico re di Atene Codro, e da Perictione, imparentata con Solone. Aveva tre fratelli Adimanto e Glaucone che sono gli interlocutori del filosofo nella Repubblica e Potone che sarà la madre di Speusippo, il successore di Platone nella direzione dell’ Accademia. Ebbe un’educazione tradizionale basata sulla ginnastica e sulla musica e forse già in giovane età avrebbe composto delle poesie e delle tragedie che forse sono state bruciate in seguito. Verso i trent’anni Platone incontra Socrate, un incontro che rivoluzionerà la sua vita, e ne segue gli insegnamenti sino alla morte del suo maestro. Platone in pochi anni ha due grandi delusioni: quella del regime dei Trenta Tiranni per il loro dominio dispotico e violento e quella della democrazia restaurata dopo la dittatura filospartana perché ha messo a morte Socrate. Per timore di ripercussioni della democrazia ateniese forse Platone si rifugia a Megara presso Euclide, amico e discepolo di Socrate, e in seguito avrebbe compiuto anche altri viaggi a Cirene, Creta e in Egitto. Nel 388 a.C. si reca a Siracusa presso Dionisio il vecchio dove entra in conflitto con il tiranno e a Taranto dove incontra Archita. Forse proprio a causa del contrasto con Dionisio fu portato a Egina, isola in guerra con Atene, su un trireme e qui venduto come schiavo e sarebbe stato riscattato da Anniceri di Cirene. Tornato ad Atene,nel 387 a.C., acquistò un terreno da Accademo sul quale fondò la sua scuola

5 caratterizzata dalla vita in comune tra discepoli e maestro, l’ Accademia.
Dal punto di vista giuridico la scuola di Platone era un’associazione religiosa dedita al culto di Apollo e delle muse. Cinque anni prima della fondazione dell’Accademia, Isocrate aveva fondato ad Atene una sua scuola di retorica cioè un edificio che preparasse alla vita politica nel migliore dei modi. Tra la scuola isocratea e quella platonica vi fu una forte rivalità: presso l’Accademia soggiornarono anche studiosi illustri come Ecnosso di Cnido e Filistione di Locri e alla scuola di Isocrate si rifaranno Cicerone, Quintiliano e i pensatori rinascimentale. Nel 367 a.C., dopo la morte di Dionisio il vecchio a cui è succeduto Dionisio il giovane, Platone si reca nuovamente a Siracusa su invito dello zio di Dionisio il giovane, Dione, per insegnare la filosofia al nipote appena divenuto tiranno. Platone trovò grande tensione tra Dione, che ben presto fu esiliato da Siracusa, e Dionisio il giovane. Dopo due anni il filosofo torna ad Atene approfittando della guerra in Sicilia ma rimane persuaso dalla promessa del tiranno di richiamare il cugino dall’esilio e per questo motivo ritornò in Sicilia per la terza volta. Giuntovi si rese conto dell’impossibilità di fare del tiranno un filosofo e dell’illusorietà delle promesse di Dionisio. Si impedì a Platone di allontanarsi da Siracusa ma il filosofo riuscì ad avvertire Archita che invio presso la città siciliana una nave che condusse Platone ad Atene nel 360 a.C. Il filosofo morì nel a.C, ad Atene poco dopo l’inizio del conflitto tra Atene e Filippo di Macedonia. Indice

6 Salvare il fenomeno Platone, con la sua filosofia, tende a salvare i fenomeni; ciò non significa salvare le apparenze ma anzi le critica; per esempio Platone non avrebbe spiegato la centralità della Terra nel sistema senza mettere in discussione quest’ipotesi dicendo che poiché si vede ciò si verifica. La concezione platonica di salvare i fenomeni è un pregiudizio perché essa serve a spiegare i fenomeni rispettando assiomi matematici che non vengono messi in discussione come per esempio il moto celeste è un moto perfetto e quindi non può essere che un moto circolare perché il cerchio è la figura perfetta per eccellenza. Quindi salvare il fenomeno significa ricondurre un fenomeno al modello matematico e perciò lo trasferisce dal piano sensibile che è mutabile e imperfetto al piano intellegibile che è razionale, perfetto e immutabile. Platone come discepolo di Socrate, riconosce la grande importanza del problema della conoscenza per lo sviluppo della vita umana. Partendo dal relativismo di Protagora e dal divenire di Eraclito, egli sostiene che la conoscenza sensibile che riguarda le cose, mutevoli e in perpetua trasformazione, non può dare che risultati approssimativi e provvisori, validi solo nelle circostanze particolari in cui sono stati ottenuti, e diversi da uomo a uomo. Ognuno in base alle condizioni in cui si trova può pretendere di avere in suo possesso la verità;

7 nessun giudice può dar torto ad uno piuttosto che ad un altro, anzi non può nemmeno esservi un giudice, essendo tutte le pretese legittime. Nessuna conoscenza universalmente valida può essere raggiunta se ci si riferisce unicamente al sensibile. Solo la conoscenza razionale può portare ad un risultato sicuro, universale, valido per tutti. L'uomo, raccogliendosi in sé stesso e cercando dentro di sé, riesce a trovare la certezza razionale ed assoluta. Si ha pertanto una netta contrapposizione tra sensibilità e razionalità. Il famoso mito della caverna, nel VII libro della Repubblica, dimostra bene la differenza tra conoscenza sensibile e conoscenza razionale. L'uomo è come incatenato in una caverna, col viso rivolto alla parete di fondo; fuori, invece, dalla caverna vi è una grande luce, e, dinanzi all'apertura, passano degli esseri reali, che proiettano la loro ombra sulla parete di fondo. L'uomo può vedere solo queste ombre, e crede che esse siano la realtà ma se però riesce a infrangere le catene che lo pongono in mezzo tra i due mondi, esce dalla grotta, e può conoscere la realtà vera: allora alzerà poi lo sguardo al cielo e alle stelle, per poter, infine, contemplare il sole. La ragione permette dunque di cogliere qualcosa di diverso dalla realtà materiale, qualcosa di assoluto ed universalmente valido Indice

8 Introduzione al Timeo Il Timeo è un testo scritto da Platone intorno al 360 a.C. Esso ha influito moltissimo sulla scienza, sulla filosofia e sulle religioni successive. Il testo ha originato, insieme al Crizia, dà origine al mito di Atlantide perché nell’ultimio testo citato egli parla di due città: Atene, l'attuale capitale della Grecia, e Atlantide, città che per via di cataclismi si inabissò e sparì dalla faccia della Terra e diede il nome al Mar Atlantico. Dal punto di vista filosofico il Timeo diede origine a vari temi sviluppati soprattutto nel Rinascimento: macrocosmo e microcosmo l’idea dell’anima del mondo il concetto di quintessenza Il libro diede inoltre origine alla filosofia patristica (la filosofia cristiana dei primi secoli dopo la nascita di Gesù) e alla filosofia neoplatonica (ovvero l’interpretazione del pensiero di Platone che ne venne data in età ellenistica e diventò la principale scuola filosofica antica a partire dal III secolo). Nella tradizione cristiana influì moltissimo il Demiurgo, una metafora che Platone utilizza per spiegare come secondo lui si sarebbe originato il mondo. I cristiani infatti presero per vero ciò che Platone scrisse essere falso: il Demiurgo che rappresentava, per il filosofo, il rapporto tra mondo intellegibile e materia. Nel libro si riprendono anche temi molto importanti come per esempio la concezione del tempo, il Demiurgo e i cinque elementi.

9 Introduzione al Timeo Il Timeo è un testo scritto da Platone intorno al 360 a.C. Esso ha influito moltissimo sulla scienza, sulla filosofia e sulle religioni successive. Il testo ha originato, insieme al Crizia, dà origine al mito di Atlantide perché nell’ultimio testo citato egli parla di due città: Atene, l'attuale capitale della Grecia, e Atlantide, città che per via di cataclismi si inabissò e sparì dalla faccia della Terra e diede il nome al Mar Atlantico. Dal punto di vista filosofico il Timeo diede origine a vari temi sviluppati soprattutto nel Rinascimento: macrocosmo e microcosmo l’idea dell’anima del mondo il concetto di quintessenza Il libro diede inoltre origine alla filosofia patristica (la filosofia cristiana dei primi secoli dopo la nascita di Gesù) e alla filosofia neoplatonica (ovvero l’interpretazione del pensiero di Platone che ne venne data in età ellenistica e diventò la principale scuola filosofica antica a partire dal III secolo). Nella tradizione cristiana influì moltissimo il Demiurgo, una metafora che Platone utilizza per spiegare come secondo lui si sarebbe originato il mondo. I cristiani infatti presero per vero ciò che Platone scrisse essere falso: il Demiurgo che rappresentava, per il filosofo, il rapporto tra mondo intellegibile e materia. Nel libro si riprendono anche temi molto importanti come per esempio la concezione del tempo, il Demiurgo e i cinque elementi.

10 Nel libro si riprendono anche temi molto importanti come per esempio la concezione del tempo, il Demiurgo e i quattro elementi. Il testo è diviso in quattro parti: prologo operazioni del Demiurgo principio materiale la natura umana Nel prologo presenta il dialogo come tenuto il giorno dopo della Repubblica. Alla conversazione partecipano Socrate, il pitagorico Timeo di Locri, Ermocrate e Crizia; Socrate esprime il desiderio che la città ideale che si era teorizzata il giorno precedente venga ora presentata in azione, come vivente. Allora Crizia inizia il suo racconto, appreso da suo nonno, dell'antica Atene di 9000 anni prima, che nella sua magnificenza era riuscita ad opporsi all'espansionismo di Atlantide. In seguito si stabilisce su cosa verterà il dialogo di quel giorno, delineando i temi fondamentali di questo scritto. Nella seconda parte ci informa sulle verità eterne della realtà increata, e su come questa abbia dato origine al cosmo del divenire secondo Platone; la terza parte tratta della natura del principio materiale del cosmo, amorfo e caotico, soggetto alla necessità. Nell’ultima parte vengono descritte le caratteristiche fisiche dell'uomo, analizzando funzione e costituzione dei vari organi e trattando delle parti mortali dell'anima, quella irascibile e quella appetitiva. Vengono inoltre trattati l'invecchiamento e la morte, e le malattie che colpiscono corpo e anima. Indice

11 Nel libro si riprendono anche temi molto importanti come per esempio la concezione del tempo, il Demiurgo e i quattro elementi. Il testo è diviso in quattro parti: prologo operazioni del Demiurgo principio materiale la natura umana Nel prologo presenta il dialogo come tenuto il giorno dopo della Repubblica. Alla conversazione partecipano Socrate, il pitagorico Timeo di Locri, Ermocrate e Crizia; Socrate esprime il desiderio che la città ideale che si era teorizzata il giorno precedente venga ora presentata in azione, come vivente. Allora Crizia inizia il suo racconto, appreso da suo nonno, dell'antica Atene di 9000 anni prima, che nella sua magnificenza era riuscita ad opporsi all'espansionismo di Atlantide. In seguito si stabilisce su cosa verterà il dialogo di quel giorno, delineando i temi fondamentali di questo scritto. Nella seconda parte ci informa sulle verità eterne della realtà increata, e su come questa abbia dato origine al cosmo del divenire secondo Platone; la terza parte tratta della natura del principio materiale del cosmo, amorfo e caotico, soggetto alla necessità. Nell’ultima parte vengono descritte le caratteristiche fisiche dell'uomo, analizzando funzione e costituzione dei vari organi e trattando delle parti mortali dell'anima, quella irascibile e quella appetitiva. Vengono inoltre trattati l'invecchiamento e la morte, e le malattie che colpiscono corpo e anima. Indice

12 I due piani del reale La distinzione tra i due piani della realtà è subito fatta all’inizio del Timeo: nell’universo c’è una parte che è ingenerata e stabile e una parte che diviene senza mai essere. La prima è al di fuori del tempo e dello spazio e si tratta della conoscenza, della scienza in senso proprio che è raggiungibile solo con il ragionamento discorsivo e il pensiero ma mai fisicamente dall’uomo. Questo genere di sapere è basato sull’ επιστήμη (episteme), una parola greca è un termine che indica la conoscenza certa e incontrovertibile delle cause e degli effetti del divenire, ovvero quel sapere che si stabilisce su fondamenta certe, al di sopra di ogni possibilità di dubbio attorno alle ragioni degli accadimenti. Il secondo tipo di realtà invece è formato da tutto ciò che è in continua trasformazione e quindi sempre diviene cioè l’opinione che è colta usando semplicemente i sensi e rappresenta una dottrina imperfetta di cui non è possibile dare una definizione poiché è sempre in mutamento. Questo tipo genere di conoscenza è basato sulla δὀξα (dóxa) ( parola che in greco significa opinione) La distinzione tra questi due tipi di realtà spiega anche il paragone tra gli elementi di Empdocle e i poliedri regolari nati da triangoli isosceli rettangoli;infatti la matematica, secondo Platone, appartiene al primo tipo di realtà mentre la fisica è classificata nel secondo gruppo perché i fenomeni

13 I due piani del reale La distinzione tra i due piani della realtà è subito fatta all’inizio del Timeo: nell’universo c’è una parte che è ingenerata e stabile e una parte che diviene senza mai essere. La prima è al di fuori del tempo e dello spazio e si tratta della conoscenza, della scienza in senso proprio che è raggiungibile solo con il ragionamento discorsivo e il pensiero ma mai fisicamente dall’uomo. Questo genere di sapere è basato sull’ επιστήμη (episteme), una parola greca è un termine che indica la conoscenza certa e incontrovertibile delle cause e degli effetti del divenire, ovvero quel sapere che si stabilisce su fondamenta certe, al di sopra di ogni possibilità di dubbio attorno alle ragioni degli accadimenti. Il secondo tipo di realtà invece è formato da tutto ciò che è in continua trasformazione e quindi sempre diviene cioè l’opinione che è colta usando semplicemente i sensi e rappresenta una dottrina imperfetta di cui non è possibile dare una definizione poiché è sempre in mutamento. Questo tipo genere di conoscenza è basato sulla δὀξα (dóxa) ( parola che in greco significa opinione) La distinzione tra questi due tipi di realtà spiega anche il paragone tra gli elementi di Empdocle e i poliedri regolari nati da triangoli isosceli rettangoli;infatti la matematica, secondo Platone, appartiene al primo tipo di realtà mentre la fisica è classificata nel secondo gruppo perché i fenomeni

14 Indice conoscenza intellegibile o scienza (επιστήμη)
fisici sono un’insieme di cause tra cui è possibile distinguere una causa prima o generale che precede tutte le altre (dottrina della casualità). Ognuna dei due tipi di conoscenza è suddiviso a sua volta in due sottogruppi: quella intellegibile è l’unione del pensiero discorsivo (διάνοια) e dell’intellezione (νόησις); invece la conoscenza sensibile è costituita dall’immaginazione (εικασία) e dalla credenza (πίστις) . Ciò è una ripresa di Pitagora perché creò una piramide che partiva dalla coppia finito-infinito e di lì si generavano tutte le altre coppie. Per poter pensare l’episteme bisogna essere in grado di effettuare la seconda navigazione. La teoria della conoscenza può essere rappresentata con il seguente schema: conoscenza intellegibile o scienza (επιστήμη) conoscenza sensibile o opinione (δόξα) pensiero discorsivo (διάνοια) intellezione (νόησις) immaginazione (εικασία) credenza (πίστις) Indice

15 Demiurgo Secondo Platone il sistema fisico è stato generato da un padre (il mondo delle idee) e da una madre (la materia , che è la condizione per l'esistenza del mondo fisico stesso ma che mantiene comunque una componente di indeterminazione). Tra loro c’è un’entità che fa da mediatore: il Demiurgo (in greco δημιουργός, composto da "δήμιος“ (demos) cioè "del popolo", ed "ἔργον“ (ergon) cioè "lavoratore", quindi lavoratore pubblico o compositamente artigiano). Egli è colui che contemplando le idee trasforma e forma tutta la materia senza però creare nulla. La divinità platonica non è onnipotente ma ha due limiti: la materia che gli impedisce di costruire un mondo perfetto; le idee perché sono il modello a che deve per forza seguire Insomma, in virtù dei suoi limiti, il Demiurgo ha un comportamento subordinato a qualcosa di eterno e indipendente. Per comprendere meglio la figura del Demiurgo è importante conoscere cos è il bene per Platone. Egli crede che le cose sia buone intrisecatamente e non perché c’è qualcuno che decide arbitrariamente la loro benignità o malignità; insomma per Platone le la bontà di una cosa è tale perché nel mondo delle idee appartiene alle cose buone. Il Demiurgo può essere considerata una vera e propria divinità introdotta da Platone perché essa non è argomentata razionalmente nel Timeo ma solo entro certi limiti:

16 a) la divinità platonica se fosse veramente un dio a tutti gli effetti sarebbe il principio supremo e quindi incarnerebbe il bene. Il Demiurgo però non incarna il bene perché dipende dalla super-idea di bellezza; b) Platone stesso, all’inizio del Timeo, ci informa che egli non credeva assolutamente nella figura del Demiurgo e che per lui il vero dio resta il bene; c) il Demiurgo inoltre non può essere considerata un dio perché se fosse veramente tale sarebbe indipendente da ogni cosa ma il Demiurgo dipende dal mondo della idee; d) infine, come è stato scritto precedentemente, il demiurgo non è illimitato come dovrebbe essere un vero dio ma al contrario presenta due limiti. Il mondo sensibile, che è stato assemblato dal Demiurgo, è da sempre e per sempre un’immagine temporale del mondo delle idee. Platone, nel Timeo, scrive che l’artigiano comincia a plasmare nella materia (chiamata anche spazio dall’autore del testo) e arriva a formare la realtà. In principio sono stati creati cinque solidi geometrici fondamentali con tutte le facce uguali tra di loro che si possono ottenere tutti e cinque partendo da un triangolo rettangolo isoscele e da uno rettangolo scaleno. Essi sono il cubo, l’ottaedro, il tetraedro, l’icosaedro e il dodecaedro. I primi quattro solidi corrispondono ai quattro elementi; il quinto solido, il dodecaedro, funge da elemento decorativo del cosmo e la cui funzione non è ben precisata. Il Demiurgo esprime sia la relazione tra idee e materia sia il finalismo (è come se il mondo fosse stato creato da un artigiano direbbe Kant) Indice

17 I cinque elementi Gli elementi che Platone scrive essere stati creati dal Demiurgo sono cinque. Nella descrizione degli elementi Platone prende spunto dalla filosofia di alcuni suoi predecessori come Pitagora (le forme degli elementi sono geometriche) e Democrito e Empedocle (che ritenevano che i nostri sensi sono stimolati dalle particolari forme degli atomi ossia dalla configurazione delle minuscole particelle che costituiscono la materia e che differiscono per forma e dimensione) I cinque elementi della natura non costituiscono, come invece era per i filosofi della scuola di Mileto, le basi della realtà materiale ma sono a loro volta costruiti a partire da una triangolo rettangolo isoscele. Ogni figura geometrica è molto piccola ma in grande quantità dà origine ai quattro elementi fondamentali Il filosofo scarta subito un elemento che non viene spiegato in maniera approfondita ma viene solo scritto che esso è stato originato dal dodecaedro e che funge da elemento decorativo dell’universo. Le altre figure, oltre al dodecaedro, che generano gli elementi sono: il cubo l’isocaedro l’ottaedro il tetraedro

18 Ognuno dei quattro solidi fondamentali sopra elencati corrisponde ad uno dei quattro elementi che Empedocle considera immutabili ed eterni:la terra corrisponde al cubo, l’isocaedro all’aria, il tetraedro al fuoco e l’ottaedro costituisce l’acqua. Ognuno dei 4 elementi di Platone è caratterizzato da una forma : per Platone la terra è il cubo perchè suggerisce l'idea di regolarità , materialità , stabilità e compattezza mentre il fuoco è il tetraedro perché poiché brucia, deve essere particolarmente spigoloso (il tetraedro infatti è il più spigoloso) e la forma stessa della fiamma è simile a quella del tetraedro Indice

19 Generazione dell’universo
Come ho scritto precedentemente Platone per spiegare la nascita dell’universo si serve del mito del Demiurgo. L’essere platonico trae spunto dal mondo delle idee e crea l’universo come un’immagine di esso. Per prima cosa inizia a plasmare la materia (che è chiamata spazio da Platone) e arriva, infine, a costruire tutta la realtà sensibile. Nell’universo si creano i cinque solidi fondamentali formatisi a partire da una triangolo rettangolo isoscele e da un triangolo scaleno che ha un angolo retto, un angolo pari a due terzi di questo ( cioè di 66,6° circa), e l'ultimo pari ad un terzo ( che è di 33,3° circa ) ma una è subito scartato ( il dodecaedro). Gli altri quattro solidi ( il cubo, l'ottaedro, il tetraedro, l'icosaedro) costituiscono i quattro elementi della natura identificati da Empedocle ( Terra, aria, acqua e fuoco), hanno una propria forma e sono costituiti da parti minime non ulteriormente scomponibili tra loro. La terra è il cubo perché suggerisce l'idea di regolarità , materialità , stabilità e compattezza; il fuoco è invece rappresentato dal tetraedro perchè , dal momento che brucia , deve essere particolarmente spigoloso (il tetraedro è il più spigoloso) e la forma stessa della fiamma è simile a quella del tetraedro; l’ottaedro è l’immagine dell’aria e l’icosaedro dell’acqua

20 Platone prende spunto dalla filosofia dei suoi precedenti mescolando in questo caso Empedocle a Democrito (che tra le varie cose riteneva che a stimolare i nostri sensi fossero le determinate forme degli atomi) e ai Pitagorici (Timeo è pitagorico e le forme degli elementi sono geometriche). Tra l'altro ci possiamo anche riallacciare alla gerarchia dei livelli della realtà : i numeri erano a metà strada tra mondo sensibile e mondo intellegibile ; qui vengono utilizzati come collegamento tra mondo ideale e materiale. La struttura dell’Universo plasmato dal Demiurgo non è invece chiara perché sembra che Platone non ritenga corretta la teoria geocentrica e neanche che ammetta il moto di rivoluzione ma invece pensa che la terra compia il moto di rotazione sul suo asse. Quindi per Platone l’universo è stato creato dall’idea del Bene che è la sua più alta argomentazione e la bontà del Demiurgo ha trasformato il disordine in ordine che è sinonimo di bene. Platone infatti dice: “Il Demiurgo, volendo che tutte le cose fossero buone, e che nulla, nella misura del possibile, fosse cattivo, prendendo quanto era visibile e che non stava in quiete, ma si muoveva confusamente e disordinatamente, lo portò dal disordine all' ordine, giudicando questo assolutamente migliore di quello “. Il Demiurgo, poi, diede intelligenza a tutte le cose, perché tutto ciò che é dotato di intelligenza é superiore a ciò che non lo é : tuttavia é impossibile che l' intelligenza si trovi in cose senz' anima ( le pietre, per esempio ), e così il Demiurgo diede all' intero universo un' anima e non é quindi sbagliato dire che le pietre sono animate, in quanto facenti parte di questo grande organismo vivente che chiamiamo “mondo “ che per Platone é l' unico. Indice

21 L’anima del mondo Platone pensa che l’universo sia un grande essere vivente ed intelligente che sia permeato interamente da un’anima e con questo espediente riesce a spiegare che tutto è animato seppure in modi diversi e ciò causa la diversità della manifestazione. Per esempio l’osso è animato perché è parte di un essere vivente e la pietra ( che con la prima navigazione sembra inanimata ) è viva perché è parte anch’essa di un essere vivente ( l’Universo ). Il Demiurgo non ha creato prima il corpo ( cioè l’universo composto da astri e pianeti ) ma bensì l’anima perché essendo più vecchia può controllare più facilmente il corpo; infatti é evidente che chi é anziano può facilmente avere la meglio per virtù ed esperienza su chi é giovane. L’Universo ha un’anima perché, essendo l’espressione del Bene, è il miglior mondo possibile; infatti è noto che ciò che è animato è migliore di ciò che non ha un’anima e che ciò che ha un intelletto è migliore di un essere che ne difetta. Essa è suddivisa in tre parti: l’Identico il Diverso l’Essere L’anima avvolge e circonda tutto l’universo perché si estende dal centro agli estremi e quindi ciò

22 Indice spiega l’unità dell’universo.
La parte più esterna è rimasta indivisa e quindi è molto simile all’Identico; la parte interna è stata suddivisa in sette parti perché è stata separata da principio secondo il criterio del doppio e del triplo e perciò è simile al Diverso. L’anima del mondo inoltre domina tutti i corpi che sono nel mondo fisico. Nel Timeo è descritta inoltre la congiunzione tra l’anima e il corpo dell’Universo che qui riporto nella traduzione di G. Reale: Platone:“E una volta che fu compiuta tutta quanta la costituzione dell’ anima, secondo l’intelligenza di Colui che l'ha costituita [il Demiurgo] dopo di questo egli compose dentro di essa tutto quanto ha carattere corporeo, e riunendo il centro di questo con il centro dell’anima li armonizzo. E l'anima, estesa dal centro fino al cielo estremo, avvolgendolo in cerchio dal di Fuori, rivolgendosi in se stessa diede origine al divino principio di una vita inesauribile e intelligente per tutto quanto il tempo. E mentre il corpo del mondo venne generato visibile e I' anima invisibile, ma partecipe di ragione e di armonia, dal più perfetto degli esseri intelligenti ed eterni [il Demiurgo] fu generata come la più perfetta delle realtà che sono state generate” (Timeo, 36de). Insomma l’anima del mondo ha tre fondamentali caratteristiche: ogni cosa si genera dal suo contrario in natura, quindi anche dalla morte si genera la vita l’anima essendo simile alle idee sarà anch’essa eterna l’anima essendo il soffio della vita, è vita e partecipa all’idea di vita, quindi non può partecipare all’idea contraria. Indice

23 La concezione del tempo
Nel Timeo Platone scrive che il Demiurgo plasma anche gli astri il cui movimento è identificato con il tempo. Il tempo viene definito come l’”immagine mobile dell’eternità”: infatti come il mondo sensibile è imitazione di quello intellegibile così il tempo è l’imitazione dell’eternità. Il tempo viene identificato con il cerchio per due motivi: essendo l’imitazione della realtà la figura circolare è la sua migliore rappresentazione è caratterizzato dal ritornare sempre su se stesso perché la cosa più simile a ciò che non si muove è ciò che ritorna sempre su se stesso; infatti quando si compie un giro completo sulla circonferenza ritorna al punto di partenza Poiché il tempo è la plasmazione dell’eternità esso è stato creato dopo l’ordinazione dello “spazio”perché solo con la realtà sensibile il Demiurgo ha potuto creare un’imitazione dell’eternità. Platone pensa che il tempo proceda “secondo il numero” Nella dottrina platonica il tempo è infatti misura del movimento ma solo del mondo materiale sottoposto alla Doxa in cui hanno senso i concetti di passato, presente e futuro rispetto all'eternità e all'immutabilità dell'iperuranio ( ovvero quella zona al di là del cielo dove risiedono le idee e che è raggiungibile solo con l’intelletto ) : il mondo delle idee

24 Nel Timeo di Platone vengono distinti due tipi di tempo: il tempo eonico che egli definisce il tempo dell'essere, inteso nella sua durata non frazionabile; e il tempo kronos, vale a dire il tempo del divenire, inteso nel suo fluire come sequenza di momenti. Il primo è un tempo dell'essere senza divenire, l'altro è un tempo del divenire senza essere. L'essenza dell’aiòn si percepisce attraverso la noèsis (parola greca traducibile in italiano con “coscienza” o “consapevolezza”), e si esprime attraverso il lògos ( parola greca che significa "parola", "discorso", "capacità di razionalizzare la percezione della realtà e di esprimerla", "racconto"). Kronos, il tempo del divenire, si percepisce attraverso le sensazioni e si esprime tramite la doxa, l'opinione, secondo Platone il grado più basso della conoscenza. Il momento di fusione tra questi due mondi si avvera attraverso il simbolo (dalla parola greca symbolon che significa "ciò che unisce“) : la conoscenza mitica è una forma superiore di conoscenza; il mytos è per molti versi è sinonimo di logos. In altri termini, questa relazione potrebbe essere sintetizzata dalla frase di William Blake per cui "il tempo è un dono dell'eternità". Indice

25 Introduzione al Fedone
Il protagonista è Socrate che parla con un filosofo pitagorico, Echecrate di Fliuntee, un suo allievo, Fedone di Elide e due allievi di Filolao, Simmia di Tebe e Cebète di Tebe. Nel Fedone Platone tratta diffusamente il tema dell’immortalità dell’anima. Il testo può essere suddiviso in sei parte: il tema della morte i primi tre argomenti la dottrina dell’anima-armonia la seconda navigazione e la ricerca delle cause prime l’ultimo argomento il mito escatologico morte di Socrate Nella prima parte Socrate parla con Simmia e Cebete e dice loro di non compiangere la sua condizione perché qualsiasi filosofo in quanto tale deve morire ma la morte non deve essere cercata con il suicidio perché sarebbe un atto empio. Si paragona il corpo ad una carcere di cui non ci si può liberare di propria iniziativa poiché gli uomini sono proprietà degli dei ma Cebete obietta a Socrate che se fosse davvero così non ci sarebbe motivo di

26 Introduzione al Fedone
Il protagonista è Socrate che parla con un filosofo pitagorico, Echecrate di Fliuntee, un suo allievo, Fedone di Elide e due allievi di Filolao, Simmia di Tebe e Cebète di Tebe. Nel Fedone Platone tratta diffusamente il tema dell’immortalità dell’anima. Il testo può essere suddiviso in sei parte: il tema della morte i primi tre argomenti la dottrina dell’anima-armonia la seconda navigazione e la ricerca delle cause prime l’ultimo argomento il mito escatologico morte di Socrate Nella prima parte Socrate parla con Simmia e Cebete e dice loro di non compiangere la sua condizione perché qualsiasi filosofo in quanto tale deve morire ma la morte non deve essere cercata con il suicidio perché sarebbe un atto empio. Si paragona il corpo ad una carcere di cui non ci si può liberare di propria iniziativa poiché gli uomini sono proprietà degli dei ma Cebete obietta a Socrate che se fosse davvero così non ci sarebbe motivo di

27 desiderare la morte perché gli dei sono molto buoni e savi.
Proprio grazie all’obiezione dell’allievo di Filolao, Cebete, Socrate ci dice lo skopós del dialogo: dimostrare che nulla di male può accadere all’uomo buono né in vita né in morte, e che anzi, anche dopo la morte l’anima continuerà ad esistere, protetta ancora da divinità benevole. I primi tre argomenti sono altrettante dimostrazioni alla sua tesi iniziale e possono essere titolate: l’argomento dei contrari l’argomento della reminescenza solo ciò che è composto può decomporsi Per argomentare la prima dimostrazione Socrare sostiene che ogni cosa tragga origine dal proprio contrario: per esempio dal grande si genera il piccolo e perché ciò avvenga, tra i due contrari vi deve essere un processo che permetta di passare dall’uno all’altro (per esempio: il crescere e il decrescere). La stessa cosa accade per il vivere e il morire: dal vivo si genera il morto, e allo stesso modo, con il processo contrario del rivivere, dal morto si genera il vivo. Ora, se è possibile rivivere, è necessario che le anime non scompaiano, ma continuino ad esistere dopo la morte da qualche parte. D’altra parte, se si esclude che dal morto nasca il vivo, succederebbe che una legge di natura («i contrari si generano dai contrari») non avrebbe valore universale, il che è impossibile. Tale argomento viene anche detto della palingenesi o antapòdosi. Cebète ricorda allora a Socrate la sua dottrina della reminiscenza (anamnesis), secondo cui ogni

28 nostro apprendimento è in realtà un ricordo di qualcosa conosciuto in precedenza, prima della nostra nascita. Socrate dice che il ricordo di una cosa può smuoverne un altro e tale associazione può avvenire anche di fronte alle semplici immagini dipinte di tali oggetti. Ora, noi diciamo che queste associazioni sono possibili in base alla somiglianza o alla dissomiglianza tra gli oggetti. Secondo il filosofo, poiché noi infatti conosciamo il concetto di simile, è necessario che da qualche parte lo abbiamo visto e conosciuto, e siccome in questa vita abbiamo esperienza di oggetti uguali, ma non dell’uguale in sé, è necessario che sia successo in una vita precedente. Così Socrate ha dimoastrato l’argomento della reminescenza. Simmia e Cebète non sono ancora del tutto persuasi dalle parole di Socrate, riportando la credenza di molte persone, secondo la quale l'anima, dopo la morte del corpo, si dissolve nell'aria. Socrate però allontana subito tali timori: infatti, solo ciò che composto può decomporsi e, dissolvendosi nelle sue parti, perire. L’anima invece è simile alle idee le quali sono quelle cose che «permangono sempre costanti e invariabili», le uniche che si possano pertanto dire «non composte». Nella terza parte i due Simmia e Cebete hanno due obiezione ciascuno alle dimostrazioni precedenti: il primo sostiene che l’anima potrebbe essere un prodotto del corpo e dissolversi con esso dopo la morte; Cebete invece propone che l’anima dopo varie vite vissute muoia Socrate obietta che l’anima non può essere paragonata ad un accordo, come aveva fatto Simmia,

29 perché quest’ultimo è successivo alla costruzione dell’argomento mentre l’anima non può nascere dopo il corpo. Per rispondere all’obiezione più complesa di Cebete Socrate decide di cercare “la causa (aitìa) della generazione e della corruzione delle cose” e narra che, essendo stato deluso dalla filosofia di Anassagora perché riconduceva tutto a cause materiali e quindi utilizza un nuovo metodo di ricerca: la seconda navigazione. Socrate obietta a Cebete che l’anima fa parte dell’idea della vita e pertanto quando incontra l’idea della morte, non potendo accettarla «se ne va via salva e incorrotta, sfuggendo alla morte». I due allievi concordano con Socrate che bisogna prendersi cura dell’anima attraverso l’esercizio della virtù. Socrate allora conclude con un mito: la Terra, afferma Socrate, è una sfera posta al centro dell’universo, ma quella che noi uomini conosciamo e abitiamo non è che una sua parte. Essa è infatti come una grotta sovrastata dall’aria, di cui noi abitiamo la parte interna. Sulla terra, a sua volta, esistono altre cavità, altre voragini, la principale delle quali è quella che Omero e i poeti chiamano Tartaro, in cui confluiscono tutte le acque dei fiumi e dei mari e da cui poi escono di nuovo. In questo luogo, inoltre, vi sono vari fiumi che non mescolano mai le proprie acque, tra cui i quattro principali sono l’Oceano, l’Acheronte, il Piriflegetonte e lo Stige. Il testo si conclude con la morte di Socrate dopo essersi congedato dagli allievi e dai parenti. Indice

30 La seconda navigazione
Per spiegare quali sono i due piani del reale per Platone bisogna introdurre la metafora della “seconda navigazione” introdotta dallo stesso filosofo. L’espressione deriva dal linguaggio marinaresco e indica quella navigazione che si intraprende in mancanza di venti e quindi l’ imbarcazione rimane ferma; in tale circostanza la nave può essere solo mossa con l’ausilio dei remi e la “seconda navigazione” è molto faticosa. Essa si contrappone alla “prima navigazione” che nel linguaggio marinaresco indica il navigare con l’ausilio delle sole vele. Per Platone la “prima navigazione” corrisponde al tragitto compiuto sulla scia dei naturalisti mentre la “seconda navigazione”,che è molto più faticosa e impegnativa e che costituisce per molti una via impraticabile, é quella condotta con il nuovo metodo dei ragionamenti (quindi si utilizza il logoi) che portano al trascendimento della sfera del sensibile e alla conquista del soprasensibile. Platone dice ne Fedone per bocca di Socrate di essere partito da giovane dal problema della generazione , della corruzione e dell'essere delle cose , e in particolare al problema di fondo del perchè esse nascono , perchè si corrompono e perchè sono e di aver cercato di risolvere i problemi con la filosofia naturalistica ma ha riscontrato che le risposte dei naturalisti erano di carattere puramente fisico-naturalistico.

31 Platone si sofferma particolarmente sulla filosofia di Anassagora che, con la sua dottrina dell’intelligenza potrebbe risolvere il problema dei naturalisti ma non seppe dare una adeguata argomentazione. La dottrina di Anassagora consiste nell’attribuzione all’intelligenza il ruolo ordinatore ma ciò è strettamente collegato con il Bene perché si può comprendere il pensiero del filosofo di Clazomene sono in stretta relazione con il Bene. La critica platonica ad Anassagora consiste nel fatto che avrebbe dovuto spiegare come tutti i fenomeni siano strutturati in funzione del meglio , e quindi presupponendo una precisa conoscenza del meglio e del peggio , ossia del Bene e del Male. Una seconda critica del filosofo di Atene è l’assegnazione agli elementi fisici un ruolo di causa determinante; Platone sosteneva invece che gli elementi fisici sono solo " una causa ausiliare , non la vera causa “ cioè bisogna guardare ad un sistema al di fuori del fisico e del sensibile che si identificherà con il mondo delle Idee. Per rafforzare la sua affermazione Platone usa un esempio: se si vuole spiegare perché Socrate é venuto in carcere e vi é rimasto non si può riferire a cause fisiche ma dobbiamo invece ricorrere alla scelta da lui fatta con l'Intelligenza del giusto e del meglio. E' evidente che , se non avesse gli organi fisici del suo corpo , Socrate non potrebbe fare le cose che vuole fare; ma egli non agisce a causa di questi organi , ma solo mediante questi organi , in funzione di una causa superiore; la vera causa , ossia la causa reale , é appunto l' Intelligenza di Socrate , che opera in funzione del meglio a cui bisogna guardare a che sta al di là del mondo sensibile. Indice

32 La dottrina delle idee Platone giunge alla dottrina delle idee con la seconda navigazione. La parola "idea",innanzitutto,deriva dalla radice greca "id-"che è a sua volta riconducibile al verbo "orao",vedere:è quindi qualcosa che si può vedere ma non con gli occhi,bensì con l'intelletto. Qualunque oggetto sensibile possa essere detto bello, non coincide mai con l'idea della bellezza nella sua perfezione ed immutabilità. L'idea di bellezza,per esempio, è il modello ed il criterio in base al quale possiamo denominare belli determinati oggetti:infatti è perché già possediamo l'idea di bellezza che possiamo designare belli questi altri oggetti. Nei dialoghi Platone aveva presentato Socrate alla ricerca delle definizione per rispondere alla domanda “Cos’è ... “ (dove i tre puntini di sospensione stanno per giusto o bello ...). Platone risponde che bisogna cercare l’idea in questione ( l’idea del giusto o quella del bello, per esempio). L’idea è un universale: se si definisce un oggetto bello, ritornando all’esempio iniziale, non coincide con l’idea di bellezza perché esso è un caso particolare di bellezza.

33 Esse sono inoltre immutabili e stabili al contrario degli oggetti del mondo sensibile che sono caratterizzati dal divenire: a livello ontologico ciò significa che le idee sono i modelli degli oggetti sensibili. Un costruttore di edifici, per esempio ora sta costruendo una casa, sarebbe descritto da Platone come un uomo che fa un insieme di operazioni atte a costruire una casa rifacendosi, consapevolmente o inconsapevolmente, all’idea di casa. L’idea quindi non dipende dal fatto che è pensata per la sua esistenza ma è dotata di un esistenza autonoma e permettono di descrivere gli oggetti perché un oggetto che appartiene all’idea di bello è bello. Le idee platoniche hanno quadrupla valenza: Ontologica Gnoseologica Assiologica Unificazione della molteplicità La valenza ontologica (parola che deriva dal participio presente del verbo essere greco) consiste nel fatto che le cose si assomigliano perché compartecipano alla stessa idea e tutto è ciò che è perché imitano le idee

34 La valenza gnoseologia (dal verbo greco "gignosco",conoscere) è quella per cui noi conosciamo le cose perché facciamo riferimento all’idea di uguaglianza che nella realtà sensibile non esiste ma ciò accade solo in un’altra dimensione, il mondo sensibile. La valenza assiologica (da "axiologia",la scienza che studia i valori) si riferisce al fatto che l’idea è il modello a cui si ispira tutto perché tende al bene che è lo scopo di ogni cosa, per esempio per un cavallo il bene è correre veloce per sfuggire ai predatori. Ovviamente le imitazioni non potranno mai essere uguali al modello;questo avviene per diversi motivi: per esempio le idee nell'iperuranio ( la zona al di là del cielo dove vi sono le idee ) non avevano nè forma,nè colore,nè dimensioni...quindi se disegnamo un triangolo bianco è già diverso dal modello che non aveva alcun colore e che paradossalmente li aveva tutti. Platone sostiene quindi la causa finale:secondo lui la causa il motivo per cui avviene una cosa è il suo fine stesso, ci sono però anche delle "concause"(che noi definiremmo codicio sine qua non) . La vera causa finale però è l'idea stessa,sul modello della quale ogni cosa esiste ed è così e non in un altro modo. Infatti ogni cosa deve essere fatta nel migliore dei modi cioè nel modo che si avvicina di più all’idea che è quello presente nel mondo sensibile. Unificazione della molteplicità significa che ci sono molti oggetti che sono uguali o molto simili ma il modello di partenza è lo stesso Indice

35 Sitologia Indice http://www.filosofico.net/schema.html
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