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19.00 Lettera 36 Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

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Presentazione sul tema: "19.00 Lettera 36 Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce."— Transcript della presentazione:

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11 Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce

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13 Carissimi figliuoli in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava dei servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi figliuoli obbedienti fino alla morte, imparando dall'Agnello immacolato che fu obbediente al Padre fino all'obbrobriosa morte della Croce.

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15 Pensate che egli è via e regola, la quale voi e ogni creatura dovete osservare. Voglio che ve lo poniate per obietto dinanzi agli occhi della mente vostra. Guardate quanto egli è obbediente, questo Verbo! Egli non schifa la fatica che egli sostiene per il gran peso che gli è posto dal Padre; anzi corre con grandissimo desiderio.

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17 Questo manifestò nella cena del Giovedì Santo, quando disse: «Con desiderio ho desiderato di far Pasqua con voi, prima ch'io muoia». Cioè, intendeva di fare la Pasqua, d'adempire la volontà del Padre e l'obbedienza sua: e però, vedendosi quasi consumato il tempo (vedevasi nell'ultimo, che egli doveva fare sacrificio del corpo suo al Padre per noi) gode ed esulta, e con letizia dice: «Con desiderio io ho desiderato».

18 Questa era la Pasqua che egli diceva, cioè di dare sé medesimo in cibo, e per obbedienza del Padre fare sacrificio del corpo suo. Che dell'altre pasque del mangiare coi discepoli suoi, spesse volte l'aveva fatta, ma non mai questa. Oh inestimabile dolcissima e ardentissima carità! tu non pensi delle tue pene, né della obbrobriosa morte tua: che se tu vi pensassi, non andresti con tanta letizia, e non la chiameresti pasqua.

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20 Pensate, figliuoli miei, che questo dolce Agnello è unaquila vera, che non guarda la terra della sua umanità; ma ferma l'occhio solo nella ruota del sole, nel Padre eterno; che in sé medesimo vede che la volontà sua è questa, che noi siamo santificati in lui. Questa santificazione non si può avere, per il peccato del nostro primo padre Adam.

21 Si conviene dunque che ci sia un mezzo, e si ponga cosa che questa volontà di Dio si possa adempire. Vede il Verbo ch'egli ha posto lui, e gli ha data per sposa l'umana generazione; comandato gli ha per obbedienza che egli ci ponga in mezzo il sangue suo, acciocché la sua volontà s'adempia in noi, sì che nel sangue siamo santificati.

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23 Or questa è la dolce pasqua che questo Agnello immacolato piglia; e con grandissimo affetto e desiderio insieme adempie la volontà del Padre in noi, e osserva e compie la sua obbedienza. Oh dolce amore inestimabile, tu hai unita e conformata la creatura col Creatore. Hai fatto come si fa della pietra che si conforma colla pietra, acciocché venendo il vento... non vuole che sia impedita; vi mette la calcina viva intrisa coll'acqua.

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25 Tu, Verbo Incarnato, hai fondato questa pietra della creatura; lhai innestata nel suo Creatore; ci hai messo in mezzo il sangue intriso nella calcina viva della divina essenza per l'unione che hai fatta nella natura umana; hai provveduto a molti venti contrari di forti battaglie e tentazioni, e molte pene e tormenti che ci sono dati dal dimonio, dalla creatura, e dalla carne propria, che tutti ci sono contrari e percuotono l'anima nostra.

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27 Vedo te, dolce prima Verità, che per il Sangue che ci hai posto in mezzo, questo muro è di tanta fortezza, che nessun vento contrario lo può dare a terra. Adunque bene ha materia, dolcissimo Amore, d'amare la creatura solo te, e di non temere per nessuna illusione che venisse.

28 Così vi prego, figliuoli miei dolci in Cristo dolce Gesù, che non temiate mai, confidandovi nel sangue di Cristo crocifisso; né per movimenti e illusioni dissolvete; né per timore che venisse di non potere perseverare; né per paura della pena che vi paresse in sostenere l'obbedienza e l'Ordine vostro, né per veruna cosa che potesse avvenire non temete mai.

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30 Conservate pure in voi la buona e santa volontà, quella che è signore di questo muro, che col piccone del libero arbitrio lo può disfare e conservare, secondo che piace al Signore della buona volontà. Adunque non voglio che giammai temiate: ogni timore servile sia tolto da voi.

31 Direte col dolce e innamorato di Paolo, rispondendo alla tiepidezza del cuore, e alle illusioni delle dimonia: «Porta oggi, anima mia. Per Cristo crocifisso ogni cosa potrò; perché, per desiderio e amore, è in me chi mi conforta».

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33 Amate, amate, amate. Inebriatevi nel sangue di questo dolce Agnello, che fatta v'ha forte la rocca dell'anima vostra, l'ha tratta dalla servitù del tiranno perverso dimonio; e ve lha data libera e donna, che veruno è che gli possa togliere la signoria, se ella non vuole. E questa ha dato ad ogni creatura.

34 Ma io m'avvedo che la divina Provvidenza v'ha posti in una navicella, acciocché non veniate meno nel mare tempestoso di questa tenebrosa vita; cioè la santa e vera religione. La quale navicella è menata col giogo della santa e vera obbedienza. Pensate quanta è la grazia che Dio v'ha fatta, conoscendo la debolezza delle braccia vostre.

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36 Ché chi è nel secolo, naviga in questo mare sopra le braccia sue; ma colui che è nella santa religione, naviga sopra le braccia d'altrui. Se egli è vero obbediente, non ha a rendere ragione di sé medesimo; ma ha a rendere l'Ordine; che egli ha osservata l'obbedienza del prelato suo. A questo m'avvedrò, che voi seguirete l'Agnello svenato, se sarete obbedienti.

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38 Già v'ho detto, che io voglio che impariate dal dolce e buono Gesù, che fu obbediente fino alla morte, adempì la volontà del Padre e l'obbedienza sua: così vuole Dio che facciate voi; che voi adempiate la volontà sua, osservando l'Ordine vostro, ponendovela per specchio. Innanzi eleggere la morte, che trapassare mai l'obbedienza del prelato.

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40 Guardate già, che se mai veruno caso venisse (e Dio, per la sua pietà, lo levi) che il prelato comandasse cose che fossero fuori di Dio; a questo non dovete, né voglio anch'io che obbediate mai; perché non si deve obbedire la creatura fuori del Creatore. Ma in ogni altra cosa vogliate sempre obbedire. Non mirate a vostra consolazione né spirituale né temporale.

41 Questo vi dico perché alcuna volta il dimonio ci fa vedere sotto colore di virtù e di più devozione. Vorremmo i luoghi e tempi a nostro modo, dicendo: «nel cotale tempo e luogo io ho più consolazione e pace dell'anima mia». L'obbedienza alcuna volta non vorrà. Dico ch'io voglio, e dovete seguire più tosto l'obbedienza che le vostre consolazioni.

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43 Pensate che questo è un inganno occulto che tocca a tutti i servi di Dio; che sotto specie di più servire a Dio, essi disservono Dio. Sapete che sola la volontà è quella che disserve e serve. Se tu, religioso, hai volontà, il dimonio non te la mostra colle cose grosse di fuori; che già l'hai abbandonate, avendo lasciato il secolo: ma egli te la pone dentro colle spirituali, dicendo: «egli mi pare avere più pace e più stare in amore di Dio, starmi nel tale luogo, e non nell'altro».

44 E per avere questo, egli resiste all'obbedienza: e se pure gliela conviene fare, la fa con pena. Sicché, volendo la pace, egli si toglie la pace. Meglio è dunque a togliere la propria volontà, e non pensare di sé niente; solo di vedere in sé compire la volontà di Dio e dell'Ordine santo, e compire l'obbedienza del suo Prelato.

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46 Son certa che sarete aquilini, che imparerete dall'aquila vera. Così fanno gli uomini del mondo che si partono dalla volontà del loro Creatore: quando Dio permette a loro alcuna tribolazione e persecuzioni, dicono: «Io non le vorrei; non tanto per la pena, quanto mi pare che siano cagioni di partirmi da Dio».

47 Ma sono ingannati: che quella è falsa passione sensitiva; che colla illusione del dimonio schifano la pena, e più temono la pena che l'offesa. Sicché con ogni generazione usa questo inganno. Ci conviene dunque annegare questa volontà nostra. I secolari obbedienti osservano i comandamenti di Dio; e i religiosi osservano i comandamenti e i consigli, come hanno promesso alla santa Religione.

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49 Orsù, figliuoli miei! Obbedienti fino alla morte colle vere e reali virtù. Pensate, che tanto quanto sarete umili, tanto sarete obbedienti; che dalla obbedienza nasce la vena dell'umiltà, e dall'umiltà l'obbedienza; le quali escono dal condotto dell'ardentissima carità. Questo condotto della carità trarrete dal costato di Cristo crocifisso. Ivi voglio che la procacciate a questo modo per luogo e abitazione.

50 Sapete che il religioso che è fuori della cella, è morto, come il pesce che è fuori dell'acqua. E però vi dico la cella del costato di Cristo, dove troverete il conoscimento di voi e della sua bontà.

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52 Or vi levate con grandissimo e acceso desiderio; andate, entrate e state in questa dolce abitazione; e non sarà dimonio né creatura che vi possa togliere la Grazia, né impedire che voi non giungiate al termine vostro a vedere e gustare Dio. Altro non dico.

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