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Aristotele – Etica Nicomachea Introduzione

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Presentazione sul tema: "Aristotele – Etica Nicomachea Introduzione"— Transcript della presentazione:

1 Aristotele – Etica Nicomachea Introduzione
Prof. Roberto Balconati

2 LA POLITICA - Scienza architettonica in massimo grado
Che cosa è il bene per l’uomo? la domanda fondamentale dell’etica Come conoscere il bene? LA POLITICA - Scienza architettonica in massimo grado La scienza che studia l’uomo in quanto capace di agire consapevolmente e liberamente in vista di un fine e soprassiede a tutte le altre scienze o arti pratiche al fine di determinare e organizzare gli strumenti per il raggiungimento del bene

3 Quale rapporto tra etica e politica?
Ne consegue un quesito essenziale: Quale rapporto tra etica e politica?

4 Morale individuale - Morale collettiva Etica privata – Etica pubblica
L’oggetto della morale è il bene dell’uomo Il bene riferito a tutti gli individui L’uomo è un animale sociale, zoon politikon Il bene individuale non si disgiunge dal bene collettivo Fine della politica è il bene degli individui La politica, dunque, come scienza architettonica per il bene, la realizzazione morale della collettività La vera politica è la morale, la vera politica è etica

5 Politica come Etica Pubblica
La difficoltà individuale alla vita morale Il ruolo della politica Il ruolo morale del politico La funzione etica del legislatore In conclusione, nel rapporto Etica – Politica, per Aristotele è la politica ad essere in funzione dell’etica e non viceversa

6 Caratteri dell’etica METODO L’etica come Scienza pratica
che unisce il rigore della conoscenza dimostrativa del necessario alla valutazione dialettica del contingente. Una conoscenza caratteristica: scienza e dialettica al tempo stesso. Saggezza (Phronesis).

7 Caratteri dell’etica SCOPO
Scopo dell’etica non è la mera conoscenza del bene Il suo scopo è pratico La conoscenza del bene serve alla sua attuazione Conoscere il bene per attuarlo, per vivere eticamente

8 La Felicità In cosa consiste propriamente il bene per l’uomo?
Tra i tanti beni possibili va individuato il bene ultimo, perfetto. Il bene perfetto è quello perseguito per se stesso e non in funzione di altro. Il bene perfetto è la felicità

9 Ma cosa dobbiamo intendere per felicità?
Piacere fisico? Benessere materiale? Onore e riconoscimenti? Per capire cosa sia il bene perfetto, la felicità, occorre fare riferimento alla funzione propria dell’uomo.

10 La vita L’anima senziente e l’anima razionale L’anima razionale come propria dell’uomo L’attività secondo ragione L’attività secondo ragione nel modo migliore, secondo virtù Il bene consiste nell’attività dell’anima secondo la sua virtù Si danno più virtù e dunque una scala gerarchica delle stesse La più alta è quella riferita alla ragione contemplativa poichè più avvicina l’uomo al divino

11 Aristotele delinea l’ideale classico della felicità come vita contemplativa , quale esaltazione della razionalità dell’uomo e della sua libertà intellettuale Ma l’uomo non è soltanto anima razionale; la nostra natura composita costituita da mente e corpo necessita di beni esteriori e materiali. Per il raggiungimento della felicità occorrono anche risorse materiali e beni materiali. Si delinea una figura di uomo morale consapevole ed in equilibrio tra dimensione spirituale e dimensione materiale.

12 LA NATURA COMPOSITA DELL’UOMO CORPO E ANIMA
-Oggetto della riflessione etica non è, se non incidentalmente, la parte corporale, bensì l’anima. -Anima razionale - Anima irrazionale -L’anima irrazionale presiede alle funzioni vegetative nonché alle funzioni affettive. Nello specifico, i moti propri delle passioni, degli affetti: amore, odio, amicizia, coraggio, paura…tutto ciò che muove il comportamento e fa emergere le virtù o i vizi del carattere. -Quanto più l’uomo sarà dominato dalle passioni sarà caratterizzato dal vizio; quanto più sarà in grado di contenerle ed armonizzarle con la ragione, sarà virtuoso.

13 Le buone disposizioni nei confronti delle passioni sostanziano le VIRTU’ ETICHE

14 Anche l’anima razionale si suddivide
L’una, la parte calcolatrice, è ciò che consente all’uomo di deliberare, calcolando e valutando il rapporto fine-mezzi e, dunque, di individuare i mezzi per raggiungere i propri fini. L’altra riguarda le funzioni più alte dell’uomo, la conoscenza dei principi e dei fondamenti eterni della realtà. Le buone disposizioni dell’anima razionale sostanziano le VIRTU’ DIANOETICHE o Intellettuali

15 L’ETICA E IL COMPORTAMENTO DELL’UOMO
AZIONI INVOLONTARIE E AZIONI VOLONTARIE Tipologia delle azioni involontarie e di quelle volontarie Azioni volontarie come azioni con carattere morale L’AZIONE VOLONTARIA HA CARATTERE MORALE QUANDO VIENE DETERMINATA DALLA SCELTA CHE SOSTANZIA UN ATTO VOLONTARIO PRECEDUTO DALLA DELIBERAZIONE

16 LA SCELTA E’ DOVUTA ALL’ INTELLETTO CHE DESIDERA O DESIDERIO CHE RAGIONA: TALE PRINCIPIO QUALIFICA L’UOMO Nell’azione volontaria propriamente detta pensiero e desiderio trovano la loro sintesi. Il desiderio è la tensione naturale, ciò che muove l’uomo verso qualcosa. Il pensiero è ciò che consente di conoscere, valutare, deliberare, quindi fornisce gli strumenti per procedere verso quel qualcosa che si vuole ottenere. Con la scelta pensiero e desiderio si incontrano nell’atto deliberativo dell’uomo che responsabilmente si muove all’azione. In questo senso l’uomo è propriamente uomo, ente morale, soggetto responsabile delle proprie azioni.

17 L’uomo, soggetto responsabile può scegliere. Ma come scegliere il bene
L’uomo, soggetto responsabile può scegliere. Ma come scegliere il bene? Esatta conoscenza del bene - Bene come fine oggettivo vero Bene come ciò che appare bene (relativismo) L’uomo saggio, l’uomo di valore giudica rettamente ogni cosa ed in ognuna a lui appare il vero.

18 Aporia morale per l’uomo buono?
Invece nella maggior parte degli uomini l’inganno intorno al bene sembra avere origine dal piacere: esso appare un bene ma non lo è. Scelgono il piacere come fosse un bene e fuggo il dolore Aporia morale per l’uomo buono? Sono buono se voglio autenticamente il bene ma posso volere autenticamente il bene se sono buono

19 L’uomo saggio come misura del bene: a livello individuale solo il filosofo può volere originariamente il bene e, dunque, essere propriamente virtuoso. Per l’uomo comune torna ad evidenziarsi l’importanza della politica come etica pubblica. La vita in una collettività ispirata ad un agire virtuoso instrada gli individui verso comportamenti virtuosi e un vivere consapevolmente virtuoso. Si determinano così abitudini, comportamenti , abiti mentali che, mano a mano che il soggetto matura intellettualmente, lo porteranno sempre più a scegliere autonomamente per il bene.

20 LA VIRTU’ (Arethè) Le VIRTù ETICHE e LE VIRTù DIANOETICHE
Cosa è propriamente la virtù? La virtù è disposizione , la buona disposizione, quella, dice Aristotele, che merita lode. La virtù propriamente detta si ha nell’uomo maturo Le VIRTù ETICHE e LE VIRTù DIANOETICHE

21 LE VIRTU’ ETICHE Per comprendere in cosa propriamente consista la virtù etica occorre rifarsi al criterio del giusto mezzo come criterio da utilizzare in modo proporzionale per ciascun soggetto e per ciascuna situazione. Il GIUSTO MEZZO non è mediocrità: esso è il perfetto equilibrio tra gli eccessi. In questo senso rappresenta l’ottimo dal punto di vista qualitativo di una virtù

22 Nell’anima razionale distinguiamo :
LE VIRTU’ DIANOETICHE Riguardano specificatamente la parte razionale dell’anima e sono quelle più importanti. Nell’anima razionale distinguiamo : una parte calcolatrice, quella che consente all’uomo di deliberare, calcolando e valutando il rapporto fine-mezzi e, dunque, di individuare i mezzi per raggiungere i propri fini; un’altra parte che riguarda le funzioni più alte dell’uomo ossia la conoscenza dei principi e dei fondamenti eterni della realtà.

23 PHRONESIS e SOPHIA Se la SAPIENZA ( SOPHIA) è la virtù dianoetica più importante proprio perché è quella che più avvicina l’uomo alle verità eterne, al divino, nella trattazione dell’etica maggiore rilevanza acquista la SAGGEZZA ( PHRONESIS) perché è la virtù propria della PRAXIS (azione morale)

24 Che cos’è Saggezza? La saggezza consiste nel saper bene deliberare intorno a ciò che è buono per raggiungere la felicità. Essa è una disposizione all’azione avente per oggetto ciò che è bene e ciò che è male per l’uomo: bene in concreto, in ogni specifica situazione . Risalta evidente la dimensione pratica della filosofia morale, la sua caratterizzazione metodologica ed il suo scopo nei termini della praxis. La saggezza riguarda l’individuo ma anche la collettività nel suo insieme. Torniamo in tal modo alla saggezza politica e legislativa

25 Che cos’è Sapienza? Se la saggezza è la virtù fondamentale nella sfera etica (praxis), la virtù più importante per l’uomo, quella che più si relazione al pensiero, è la sapienza. Oggetto della saggezza è l’agire dell’uomo; oggetto della sapienza è la conoscenza delle verità eterne, del divino. La saggezza guida l’uomo in riferimento alla praxis ma non comanda alla sapienza dato che questa, come conoscenza del vero, è il fondamento di ogni sapere.

26 Il Filosofo e la Sapienza
La sapienza è frutto della vita contemplativa, della attività di conoscenza speculativa del filosofo. La sapienza è, in ultima analisi, METAFISICA. Essa è l’attività più alta ed importante per l’uomo: infatti l’uomo non perché mortale deve rinunciare alla conoscenza dell’immortale; non perché imperfetto deve abbandonare la conoscenza del perfetto. La strada del pensiero ha come fine la sapienza, ciò che in senso proprio qualifica e rende l’uomo tale, autentico, superiore ad ogni altro vivente. In ciò consiste la massima felicità.


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