La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

Dal miracolo economico al declino Seconda parte del corso di Economia Italiana a.a. 2013-14 Anna Giunta

Presentazioni simili


Presentazione sul tema: "Dal miracolo economico al declino Seconda parte del corso di Economia Italiana a.a. 2013-14 Anna Giunta"— Transcript della presentazione:

1 Dal miracolo economico al declino Seconda parte del corso di Economia Italiana a.a Anna Giunta

2 Classifica PIL 2 ClassificaPaesePIL in miliardi di Euro* 1Stati Uniti Cina Giappone Germania Francia Regno Unito Brasile Russia Italia (a) India1.338 Fonte: elaborazioni su dati World Bank, ranking 2012 *a prezzi correnti. Cambio euro/dollaro: (27 marzo 2014, Il Sole 24 ore) (a) Per l’Italia si riporta il dato ufficiale Istat (stima novembre 2013)

3 Tassi di crescita del PIL: dal miracolo al declino Fonte: dal 1951 al 2005: Rossi, Dal 2006 al 2010 elaborazioni su dati IMF: World Economic Outlook, estrazione dati del 29/04/2011. Ultimo aggiornamento dati da parte del IMF del 3/ ItaliaFranciaGermaniaSpagnaStati Uniti ,65,05,95,73, ,63,22,73,53, ,32,52,22,93, ,62,1 2,73, ,92,92,03,94, ,71,60,73,12, ,30,81,20,91,0

4 Tassi di crescita del PIL: anni Dal 2006 al 2010 elaborazioni su dati IMF: World Economic Outlook, estrazione dati del 29/04/2011. Ultimo aggiornamento dati da parte del IMF del 3/2011 ItaliaFranciaGermaniaSpagnaStati Uniti ,71,60,73,12, ,91,81,03,32, ,12,01,63,52, ,91,81,73,12, ,50,80,71,71, ,30,81,20,91,0

5 Articolazione della seconda parte del corso Analizzeremo ora alcuni altri fattori caratterizzanti l’economia italiana come: la struttura dell’apparato produttivo e gli squilibri territoriali. Analizzeremo poi il percorso di crescita intrapreso negli anni ’60, il miracolo economico. Infine, verranno analizzati i problemi di crescita e competitività emersi nella seconda metà degli anni ’90. 5

6 LE PRINCIPALI CARATTERISTICHE DELL’ECONOMIA ITALIANA 6

7 Il PIL è il valore dei beni e dei servizi finali prodotti nell’economia in un dato periodo di tempo. Non vengono pertanto valutati i beni intermedi, quelli cioè usati per la produzione dei beni finali. In tal modo si evitano le duplicazioni derivanti dal “contare due volte” il valore di un bene

8 Classifica PIL 8 ClassificaPaesePIL in miliardi di Euro* 1Stati Uniti Cina Giappone Germania Francia Regno Unito Brasile Russia Italia (a) India1.338 Fonte: elaborazioni su dati World Bank, ranking 2012 *a prezzi correnti. Cambio euro/dollaro: (27 marzo 2014, Il Sole 24 ore) (a) Per l’Italia si riporta il dato ufficiale Istat (stima novembre 2013)

9 CLASSIFICA PIL PRO CAPITE PaesePIL pro capite in Euro* Stati Uniti Giappone Germania Francia Regno Unito Italia (a) Russia Brasile8.095 Cina4.497 India1.082 Fonte: elaborazioni su dati World Bank. Anno di riferimento 2012 *a prezzi correnti. Cambio euro/dollaro: (27 marzo 2014, Il Sole 24 ore) (a) Per l’Italia si riporta il dato ufficiale Istat (stima novembre 2013) 9

10 LA STRUTTURA DELLA PRODUZIONE 10 Composizione % degli addetti alle unità locali per sezione di attività economica e per ripartizione territoriale (Istat, Censimento industria e servizi 2011) MezzogiornoCentro-NordItalia Agricoltura, silvicoltura e pesca0,720,300,39 Estrazione di minerali da cave e miniere0,250,190,20 Attività manifatturiere16,9125,6023,63 Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata0,560,510,52 Fornitura di acqua reti fognarie, attività di gestione dei rifiuti e risanamento 1,730,861,06 Costruzioni11,309,269,72 Commercio all'ingrosso e al dettaglio riparazione di autoveicoli e motocicli 25,8619,5720,99 Trasporto e magazzinaggio7,276,496,66 Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione7,577,417,45 Servizi di informazione e comunicazione2,283,563,27 Attività finanziarie e assicurative2,903,853,64 Attività immobiliari0,811,981,71 Attività professionali, scientifiche e tecniche6,987,287,21 Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese6,096,476,38 Istruzione0,660,400,46 Sanità e assistenza sociale4,362,833,17 Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento0,970,950,96 Altre attività di servizi2,792,512,57 TOTALE100,0

11 11 Unità locali per sezione di attività economica e per ripartizione territoriale (Istat, Censimento industria e servizi 2011) MezzogiornoCentro-NordItalia numero% % % Agricoltura, silvicoltura e pesca784030, , Estrazione di minerali da cave e miniere124236, , Attività manifatturiere , , Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata , , Fornitura di acqua reti fognarie, attività di gestione dei rifiuti e risanamento , , Costruzioni , , Commercio all'ingrosso e al dettaglio riparazione di autoveicoli e motocicli , , Trasporto e magazzinaggio , , Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione , , Servizi di informazione e comunicazione , , Attività finanziarie e assicurative , , Attività immobiliari , , Attività professionali, scientifiche e tecniche , , Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese , , Istruzione717326, , Sanità e assistenza sociale , , Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento , , Altre attività di servizi , , TOTALE , ,

12 LA DIMENSIONE DELLE IMPRESE 12 Dimensione media delle unità locali per sezione di attività economica e per ripartizione territoriale (Istat, Censimento industria e servizi 2011) MezzogiornoCentro-NordItalia Agricoltura, silvicoltura e pesca3,42,12,5 Estrazione di minerali da cave e miniere7,411,19,8 Attività manifatturiere5,49,28,2 Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata8,89,29,1 Fornitura di acqua reti fognarie, attività di gestione dei rifiuti e risanamento 14,413,413,8 Costruzioni2,72,6 Commercio all'ingrosso e al dettaglio riparazione di autoveicoli e motocicli 2,23,02,7 Trasporto e magazzinaggio6,56,96,8 Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione2,93,93,6 Servizi di informazione e comunicazione4,15,35,0 Attività finanziarie e assicurative3,45,04,6 Attività immobiliari1,2 Attività professionali, scientifiche e tecniche1,41,81,7 Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese5,86,46,3 Istruzione3,42,62,8 Sanità e assistenza sociale2,32,02,1 Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento2,32,4 Altre attività di servizi1,82,1 TOTALE2,83,73,4

13 13 Unità locali e addetti nell'industria manifatturiera per ripartizione geografica Totale Centro-Nord Unità locali % Addetti % Mezzogiorno Unità locali % Addetti % Italia Unità locali Addetti Fonte: Asia imprese, 2009

14 14 Fino a e oltre Totale Centro-Nord Unità locali 90,188,750,960,060,05100 Addetti 24,2133,2926,287,119,11100 Mezzogiorno Unità locali 81,2516,002,480,190,08100 Addetti 37,6129,7616,603,9912,03100 Italia Unità locali 83,4514,212,110,160,07100 Addetti 26,3832,7224,716,609,58100 Unità locali e addetti nell’industria manifatturiera per classe dimensionale e per ripartizione geografica. Valori percentuali sul totale area geografica. (Istat, Censimento industria e servizi 2011)

15 15 Fonte Eurostat: Structural Business Statistics (SBS). Dati aggiornati al 13/03/2014 Distribuzione percentuale dell’occupazione nell’industria manifatturiera per classi di addetti, 2010 Micro Fino a 9 Piccole Medie Grandi 250+ TOT. Italia 24,5930,7921,3323,29100 Germania 7,3916,3724,5951,66100 Spagna 20,4928,7223,0527,74100 Regno Unito 9,2920,4328,1042,18100

16 SquilibriTerritoriali Squilibri Territoriali Nelle otto regioni meridionali vive il 35% della popolazione italiana e si produce circa il 24% del PIL Nel 2012, il PIL pro-capite è pari il PIL pro capite del Mezzogiorno è pari a 17,4mila euro, mentre il PIL pro capite del Centro-Nord si attesta sui 30mila euro Negli ultimi 25 anni il divario Nord-Sud non si è ridotto 16

17 17 IL MEZZOGIORNO Il Mezzogiorno include 8 delle 20 regioni italiane: Fonte: elaborazioni su dati ISTAT 41% del territorio nazionale 34,6% della popolazione nazionale (20milioni e 614mila/59milioni e 540mila, nel 2012)

18 18 IL PRODOTTO INTERNO LORDO (PIL) Nel 2012 il PIL del Mezzogiorno è pari a oltre 360 miliardi di euro, il 23,2% del PIL dell’Italia ed il 30,3% del PIL delle dodici regioni italiane del Centro-Nord Il prodotto interno lordo (PIL) è il valore dell’insieme di beni e servizi finali prodotti all’interno di un Paese o di una regione. Il Mezzogiorno, in cui vive oltre un terzo degli italiani, produce circa un quarto del prodotto interno lordo. Fonte: elaborazioni su dati ISTAT

19 19 IL PIL PRO CAPITE Il PIL pro capite è dato dal rapporto tra il PIL e la popolazione di un Paese o di una regione PIL pro capite = PIL/Popolazione Nel 2012, il PIL pro capite del Mezzogiorno è pari a 17,4mila euro, mentre il PIL pro capite del Centro-Nord si attesta sui 30mila euro.

20 20 IL PIL PRO CAPITE Dunque il reddito pro capite del Mezzogiorno è poco più del 58% di quello del Centro-Nord Fonte: elaborazioni su dati ISTAT

21 IL PIL PRO CAPITE Le regioni meridionali presentano un diverso livello nel reddito pro capite. Calabria, Campania e Sicilia sono le più arretrate 21 Fonte: elaborazioni su dati ISTAT

22 IL DIVARIO NORD – SUD 22

23 23 IL DIVARIO NORD – SUD NEGLI ANNI PIU’ RECENTI Fonte: Istat

24 24 MEZZOGIORNO E DISOCCUPAZIONE Il tasso di disoccupazione è dato dal rapporto, espresso in termini percentuali, tra coloro che hanno almeno 15 anni di età e cercano attivamente lavoro e il totale della forza lavoro (cioè occupati + disoccupati) Nel 2013: –per il Mezzogiorno: ( / )*100= 19,7% –per il Centro-Nord: ( / )*100= 9,1%

25 25 L’EMIGRAZIONE L’emigrazione interna resta molto elevata. Dagli anni ’90 ad oggi il picco è stato raggiunto nel 2000 con circa 150mila persone che si sono trasferite al Nord Nel periodo : Fonte: Svimez, 2013 Emigrati dal Sud Rientrati Saldo migratorio netto Flussi migratori calcolati in base ai cambi di residenza

26 26 L’EMIGRAZIONE L’incidenza dei laureati è tale da far parlare di brain drain, ossia di perdita netta di capitale umano a favore delle regioni del Centro-Nord. Saldo migratorio netto di età anni laureati

27 27 INDICE DI POVERTA’ REGIONALE. FAMIGLIE CHE VIVONO AL DI SOTTO DELLA SOGLIA DI POVERTA’ RELATIVA (%) Il 26,2% delle famiglie meridionali vive al di sotto della soglia di povertà relativa (pari a circa euro al mese per un nucleo di 2 persone), contro il 6,2% di famiglie nel Nord ed il 7,1% nel Centro Nord5,76,2 Centro9,77,1 Mezzogiorno23,626,2 Fonte: ISTAT

28 IL MIRACOLO ECONOMICO (1955 – 1963)

29 Tassi medi annui di variazione del PIL 5,36,65,3 La crescita del PIL è sostenuta, fino al 1958, dall’aumento degli investimenti (domanda interna) Crescente ruolo delle esportazioni (domanda estera) dal 1958 al 1963 modello export-led La trasformazione strutturale dell’economia italiana Sviluppo industriale di un’economia aperta 29

30 I protagonisti dello sviluppo economico La grande impresa pubblica: il ruolo delle Partecipazioni Statali Il dinamismo di alcune grandi imprese private Negli anni ’60 ci sono circa 693 grandi imprese che occupano il 28% degli addetti alla industria manifatturiera. (Nel 2011 le grandi imprese sono 350 ed occupano il 9,6 degli addetti all’industria manifatturiera). Lo slancio imprenditoriale nelle imprese piccole 30

31 I fattori all’origine del miracolo economico Disponibilità di una riserva abbondante di lavoro (Lewis, 1954) Moderazione salariale Prezzi bassi delle materie prime in un sistema di cambi fissi I vantaggi del paese inseguitore 31

32 IL MIRACOLO ECONOMICO MERIDIONALE 32

33 33 IL DIVARIO NORD - SUD SI RIDUCE SENSIBILMENTE

34 34 Gli squilibri Dualismo industriale Emigrazione Squilibri territoriali

35 La crisi della grande impresa Shock petroliferi del 1973 e 1979 Abbandono del sistema di cambi fissi Introduzione della microelettronica nel processo produttivo Fattori esogeni di mutamento 35

36 La crisi della grande impresa Cambiamento nella struttura della domanda la domanda dei consumatori diventa “diversificata” Aumento della conflittualità in fabbrica Aumento della integrazione commerciale e quindi della pressione concorrenziale Fattori endogeni di mutamento 36

37 L’inversione di tendenza Le piccole imprese diventano motore del processo di sviluppo Espansione della occupazione nelle imprese con meno di 100 addetti Spostamento dell’asse della specializzazione produttiva 37

38 La Terza Italia e i distretti industriali La diversa articolazione territoriale dello sviluppo: la Terza Italia (Bagnasco, 1977) Alfred Marshall ( ) e l’analisi sui distretti industriali inglesi nel XIX secolo Esternalità marshalliane Economie di specializzazione Economie di informazione Economie di accumulazione di competenze 38

39 Si definiscono distretti industriali le entità socio-territoriali in cui una comunità di persone e una popolazione di imprese industriali si integrano reciprocamente. Le imprese del distretto appartengono prevalentemente a uno stesso settore industriale, che ne costituisce quindi l’industria principale. Ciascuna impresa è specializzata in prodotti, parti di prodotto o fasi del processo di produzione tipico del distretto. Le imprese del distretto si caratterizzano per essere numerose e di modesta dimensione. 39

40 Cooperazione e competizione tra le imprese Bassi costi di transazione Alta proiezione sui mercati esteri 40

41 L’Istat ha individuato, sulla base dei dati del Censimento del 2001, 156 distretti industriali. 39,3% degli occupati dell’industria manifatturiera ( addetti nei distretti industriali) Dei 156 distretti individuati dall’Istat, 45 sono specializzati nel tessile e abbigliamento; 38 nell’industria, meccanica; 32 nei beni per la casa; 20 nel cuoio, pelli e calzature; 7 nel settore alimentare; 6 nell’oreficeria e strumenti musicali; 4 nella gomma e plastica e 4 nella carta e cartotecnica. Le industrie principali dei distretti italiani sono quindi, in larga misura, quelle tipiche del Made in Italy 41

42 Dove sono i distretti industriali I distretti individuati dall’Istat sono localizzati prevalentemente nel Centro-Nord: il Centro, con 49 distretti, rappresenta la ripartizione maggiormente interessata dalla presenza di aree distrettuali (31% del totale del Paese); Il Nord Est, considerata l’area d’eccellenza nella diffusione del modello distrettuale italiano, con 42 distretti ne concentra il 27% del totale; Nel Nord Ovest è presente un quarto del totale distretti (39) e, infine, nel Mezzogiorno il 17% (26). 42

43 Riepilogando Dal secondo dopoguerra la trasformazione della struttura dell’economia italiana è stata radicale e si è avviato un processo di convergenza del Mezzogiorno. L’Italia è specializzata nella produzione di beni tradizionali. Questa specializzazione non è mutata nel corso degli ultimi 25 anni. Frammentazione del sistema produttivo 43

44 Gli anni ’80: l’analisi macroeconomica L’adesione al Sistema Monetario Europeo Alti tassi di interesse Crescita del debito pubblico 44

45 La crisi del 1992 L’uscita dell’Italia dal SME La progressiva svalutazione della lira Nel 1996 la lira rientra negli accordi europei di cambio Il rallentamento della crescita 45

46 Il declino economico

47 Mutamento del regime tecnologico Crescente pressione commerciale L’adesione all’Unione monetaria europea L’ipotesi del declino: la difficoltà ad adattarsi a shock esogeni ed endogeni 47

48 PIL pro-capite e componenti demo-economiche (tassi medi annui di variazione dal 1995 al 2007, %.) ItaliaGermaniaFranciaSpagnaStati Uniti PIL 1,51,62,23,63,0 Popolazione totale 0,30,10,51,0 PIL pro capite 1,21,51,72,62,0 % popolazione in età da lavoro 1 -0,4-0,30,00,10,2 Tasso di occupazione 2 0,9-0,10,52,00,1 Produttività media del lavoro 3 0,71,91,20,51,7 Fonte: Saltari e Travaglini, 2009, p. 119, elaborazioni su dati Ameco 1 Popolazione su popolazione totale, 2 occupati totali su popolazione 15-64, 3 PIL reale per occupato 48

49 PIL e componenti demo-economiche (variazione cumulate percentuali dal 1995 al Elaborazioni su dati Ameco) ItaliaGermaniaFranciaSpagnaStati Uniti PIL 17,52027,942,739,1 Popolazione totale 3,61,07,111,413,4 % popolazione in età da lavoro 1 -4,3-3,7-0,81,12,7 Tasso di occupazione 2 13,88,26,328,22,3 Produttività media del lavoro 3 4,414,315,22,020,7 Fonte: Travaglini, Popolazione su popolazione totale, 2 occupati totali su popolazione 15-64, 3 PIL reale per occupato 49

50 Le componenti della crescita 1.Variabili demografiche Variazione della popolazione complessiva e della popolazione in età da lavoro ItaliaGermaniaFranciaSpagnaStati Uniti PIL 17,52027,942,739,1 Popolazione totale 3,61,07,111,413,4 Popolazione in età da lavoro/popolazione totale -4,3-3,7-0,81,12,7 50

51 Le componenti della crescita Variabili economiche ( ) Tasso di occupazione = (Occupati Totali/ Popolazione anni) *100 ItaliaGermaniaFranciaSpagnaStati Uniti Tasso di occupazione 13,88,26,328,22,3 51 Variazione cumulate percentuali dal 1995 al Elaborazioni su dati Ameco

52 Il legame inverso tra occupazione e produttività (tassi di variazione medi annui) PIL 3,82,01,5 Produttività per occupato 2,81,80,7 Occupazione 1,00,10,8 52

53 Riforme del mercato del lavoro → diminuzione del costo del lavoro → maggiore occupazione → dotazione di capitale fisico invariata = Minore produttività Le imprese hanno sostituito capitale con lavoro 53

54 Produttività Produttività oraria=Prodotto totale/ore di lavoro complessive Se tutti i lavoratori europei hanno lavorato complessivamente nello scorso mese 25 miliardi di ore e hanno realizzato un prodotto di 1000 miliardi di euro, la produttività oraria del lavoro sarà pari a 40 euro all’ora (1000/25) 54

55 L’esperienza dei tre paesi Aumento della occupazione: Italia e Spagna Aumento della occupazione e della produttività: Francia e Germania 55

56 Produttività totale dei fattori PTF La più bassa crescita della produttività del lavoro dovuta alla minore dotazione di capitale può essere compensata dalla dinamica favorevole del progresso tecnico La produttività totale dei fattori misura quanto si riesce a produrre in più rispetto al contributo del capitale e del lavoro Misura la capacità di un sistema economico di generare e utilizzare innovazioni tecniche e organizzative 56

57 Minore produttività totale dei fattori dovuta ad una scarsa diffusione delle TIC nell’industria Questione dimensione - specializzazione 57

58 TIC (Tecnologie dell’informazione e della comunicazione) Utilizzo da parte delle imprese di personal computer (PC), posta elettronica e dotazione di un sito Web, per attività di business to business, business to consumer, acquisti, attività pubblicitaria, servizio ai consumatori, rete intra-aziendale Adozione da parte delle imprese di software organizzativi come: LAN (Local Area Networks),Intranet, EDI (Electronic Data Interchange), ERP (Enterprise Resource Planning), MRP (Material Resource Planning) 58

59 Nanismo generalizzato Nel 2011, gli addetti alle grandi imprese manifatturiere (500 e più addetti) rappresentano il 9,6% dell’intera occupazione manifatturiera La dimensione media nell’industria manifatturiera è pari a 8 addetti Le unità locali con meno di 50 addetti rappresentano, nel 2011, il 98% del totale manifatturiero e occupano il 59% degli addetti 59

60 Le conseguenze delle piccole dimensioni La dimensione è positivamente correlata con la produttività del lavoro La dimensione è positivamente correlata con l’adozione delle nuove tecnologie 60

61 L’immutato modello di specializzazione italiano Tra la metà degli anni ’70 e la fine degli anni ’90 ci sono stati fenomeni di ricomposizione della specializzazione produttiva di molti Paesi, verso i settori ad alto valore aggiunto, come la chimica, la farmaceutica, l’elettronica, gli autoveicoli Nello stesso periodo l’Italia mantiene, invece, il proprio modello di specializzazione nei settori tradizionali e della meccanica, settori a basso valore aggiunto. Infatti, scompaiono o attraversano una forte crisi comparti importanti della industria come l’industria informatica (Olivetti), chimica, automobilistica (crisi FIAT), farmaceutica, elettronica di consumo Bassa crescita della produttività e specializzazione in settori assediati da una duplice concorrenza: asiatica e degli altri paesi dell’Unione Europea. 61

62 La perdita di competitività (fonte: Rossi, 2006) 62

63 Quote di mercato (fonte: Rossi, 2006) 63

64 Competitività ed esportazioni L’Italia perde terreno rispetto ai paesi europei Posto uguale a 100 la quota delle esportazioni italiane sul commercio mondiale nel 1998, si riduce a 78 nel 2006 (*) La perdita delle quote di mercato non risparmia neanche i settori come il tessile-abbigliamento, prodotti in pelle e cuoio, il mobilio 64 (*) Fonte: Annuario ICE, 2007

65 65 Le condizioni del miracolo economico, le condizioni del declino L’ambiente competitivo Ieri: Liberalizzazione per stadi del commercio internazione Oggi: Mercato unico europeo e globalizzazione. Integrazione commerciale più elevata, maggiore pressione concorrenziale Il mercato del lavoro Ieri: salari relativamente bassi e riserva di mano d’opera Oggi: salari relativamente bassi rispetto a quelli francesi e tedeschi e immigrazione di manodopera

66 66 Controllo partitico delle imprese pubbliche e controllo familiare dei grandi gruppi industriali Dopo il processo di privatizzazione, la protezione nei settori delle public utilities, comunicazioni, energia, gas, trasporti Le ripetute svalutazioni competitive: competizione di prezzo e non di qualità Una interpretazione “Difetto di pressione competitiva” Nardozzi, 2004


Scaricare ppt "Dal miracolo economico al declino Seconda parte del corso di Economia Italiana a.a. 2013-14 Anna Giunta"

Presentazioni simili


Annunci Google