La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

SEMINARIO DI FILOSOFIA SEMINARIO DI FILOSOFIA TEMPO, COSCIENZA ED ESSERE.

Presentazioni simili


Presentazione sul tema: "SEMINARIO DI FILOSOFIA SEMINARIO DI FILOSOFIA TEMPO, COSCIENZA ED ESSERE."— Transcript della presentazione:

1 SEMINARIO DI FILOSOFIA SEMINARIO DI FILOSOFIA TEMPO, COSCIENZA ED ESSERE

2 Presentazione Il seminario di filosofia, rivolto agli studenti delle quinte classi nel corrente anno scolastico, progettato come un intenso momento di riflessione tra docenti e alunni, è stato incentrato su un tema di grande interesse e portata: il Tempo. Le giornate di studio sono state modulate in modo da creare una tavola rotonda che mirasse a mettere a confronto il pensiero di alcuni autori su un tema così significativo, per raggiungere l obiettivo di consolidare le conoscenze acquisite, abituando a raffrontare tesi di pensatori diversi su un argomento comune, mentre insieme si pensa il pensiero dei filosofi. Sei, in tutto, sono stati gli incontri, pomeridiani, di due ore ciascuno. La prof.ssa Abate ha condotto i primi tre su H. Bergson, M. Heidegger, A. Einstein. Il prof. Cataldo, invece, ha curato gli altri tre su F. Nietzsche. Si ringraziano gli studenti che hanno partecipato e che, insieme ai docenti, a partire dagli appunti presi durante lo svolgimento dei lavori e dai materiali utilizzati, hanno rielaborato la struttura degli incontri e i testi che di seguito si propongono.

3 INDICE I incontro: H. BERGSON, Saggio sui dati immediati della coscienza. I incontro: H. BERGSON, Saggio sui dati immediati della coscienza. I incontro: H. BERGSON, Saggio sui dati immediati della coscienza. I incontro: H. BERGSON, Saggio sui dati immediati della coscienza. II incontro: M. HEIDEGGER, Essere e Tempo II incontro: M. HEIDEGGER, Essere e Tempo II incontro: M. HEIDEGGER, Essere e Tempo II incontro: M. HEIDEGGER, Essere e Tempo III incontro: A. Einstein. III incontro: A. Einstein. III incontro: A. Einstein. III incontro: A. Einstein. IV-V-VI incontro: Nietzsche e lEterno Ritorno IV-V-VI incontro: Nietzsche e lEterno Ritorno IV-V-VI incontro: Nietzsche e lEterno Ritorno IV-V-VI incontro: Nietzsche e lEterno Ritorno

4 I incontro: H. BERGSON, Saggio sui dati immediati della coscienza 1) Cenni sulla vita, sulle opere e sul pensiero centrale dell'autore. 2) Introduzione : problematicità ed inafferrabilità del tempo - la coappartenenza dell'uomo e del tempo. Che cos'è il tempo? Questa è una classica domanda a cui ognuno di noi, in un primo momento, crede di essere in grado di rispondere, fino a quando, ponendola esplicitamente, essa non rivela tutta la sua problematicità. Affrontare il problema relativo all'essenza del tempo significa, analogamente, indagare sulla natura dell'essere, ritenuta da Aristotele la questione filosofica per antonomasia. La difficoltà, cioè, di dare una risposta alla domanda iniziale sta nel delicatissimo rapporto che lega l'uomo alla domanda stessa, poiché risulta impossibile cogliere i limiti di ciò in cui l'uomo è totalmente immerso. D'altra parte, proprio per questa coappartenenza di uomo e tempo, è impossibile evitare che nascano domande su tale questione. In fondo, cosa c'è di più familiare del tempo? Nel corso dei secoli il problema del tempo è stato sempre e in diversa misura presente alla riflessione filosofica. Non ci meravigliamo, quindi, se fra Ottocento e Novecento, la riflessione di Henri Bergson risulti particolarmente significativa per la sua capacità di fondere nel proprio pensiero filosofico il rigore dell'argomentazione scientifica e la profondità dell'intuizione artistica e letteraria.

5 3) Premessa e lettura del testo: Obiettivo dell'opera Saggio sui dati immediati della coscienza è tentare di risolvere il problema della libertà attraverso una nuova impostazione di quello del tempo. E' infatti in questa dimensione che si sviluppa autenticamente la coscienza. Che il tempo fosse strettamente legato all'interiorità non era certo una novità, ma Bergson intende sottolineare che il reale significato del tempo è sempre da ricondurre allo spazio anche quando parrebbe nettamente distinto. Nell'analisi del mondo esterno la scienza non fa mai uso dell'autentico concetto di tempo, ma si limita a constatare delle simultaneità nello spazio. In questa sua opera di riduzione del tempo a spazio la scienza è perfettamente legittimata. Ma nel momento in cui si vuole indagare l'interiorità del flusso di coscienza, è necessario purificare il tempo da qualsiasi residuo di spazialità.

6 ...Ora, se lo spazio dev'essere definito come l'omogeneo, sembra che, inversamente, qualsiasi mezzo omogeneo ed indefinito abbia da essere spazio. Dato, infatti, che l'omogeneità consiste qui nell'assenza di ogni qualità, non si vede come due forme dell'omogeneo possono distinguersi l'una dall'altra. Tuttavia si è d'accordo nel considerare il tempo come un mezzo indefinito, diverso dallo spazio, ma omogeneo come quello: l'omogeneo così rivestirebbe una doppia forma, a seconda che si riempia d'una consistenza o d'una successione. E vero che, quando si fa del tempo un mezzo omogeneo in cui gli stati di coscienza sembrano svolgersi, li si pone, per ciò stesso, tutti in una volta, ciò che equivale a sottrarli alla durata: questa semplice riflessione dovrebbe avvertirci che allora noi ricadiamo inconsciamente sullo spazio.

7 Daltra parte è, sì concepibile che le cose materiali, esterne le une rispetto alle altre e rispetto a noi, mutuino questo doppio carattere dallomogeneità dun mezzo che stabilisce intervalli tra di esse e ne fissa i contorni; ma i fatti di coscienza, anche successivi, si compenetrano, e nel più semplice tra essi può riflettersi lanima intera. Vi sarebbe dunque ragione di chiedersi se il tempo, concepito come un mezzo omogeneo, non sia un concetto bastardo, dovuto allintrusione dellidea di spazio nel dominio della coscienza pura. Comunque non si possono ammettere definitivamente due forma dellomogeneo, tempo e spazio, senza cercare anzitutto se una di esse si possa ricondurre allaltra. Ora, lesteriorità è il carattere proprio delle cose che occupano spazio, mentre i fatti di coscienza non son punto essenzialmente esteriori gli uni dagli altri, e lo divengono soltanto per uno sviluppo nel tempo considerato come un mezzo omogeneo. Se dunque una di queste due pretese forme dellomogeneo, tempo e spazio, deriva dallaltra, si può affermare a priori che lidea di spazio è il dato fondamentale (…) non appena si attribuisca la minima omogeneità alla durata, vi si introduce surrettiziamente lo spazio. (H.BERGSON, Saggio sui dati immediati della coscienza, II, 19-21)

8 II incontro: M. HEIDEGGER, Essere e Tempo 1) Cenni sulla vita, sulle opere e sul pensiero centrale dellautore. 1) Cenni sulla vita, sulle opere e sul pensiero centrale dellautore. 2) Introduzione allopera Essere e Tempo: 2) Introduzione allopera Essere e Tempo: Non guardiamo alla risposta, ma ripetiamo la domanda. Che cosa è accaduto della domanda? Si è trasformata. Che cosè il tempo? è diventato: chi è il tempo?. Più precisamente: siamo noi stessi il tempo? O ancora più precisamente: sono io il mio tempo? Così mi faccio il più vicino possibile al tempo, e se intendo bene la domanda allora con essa tutto si è fatto serio. Dunque questo domandare è il modo più adeguato di accedere al tempo e di trattarlo in quanto ogni volta mio. Allora lesserci sarebbe problematicità (M. HEIDEGGER) Non guardiamo alla risposta, ma ripetiamo la domanda. Che cosa è accaduto della domanda? Si è trasformata. Che cosè il tempo? è diventato: chi è il tempo?. Più precisamente: siamo noi stessi il tempo? O ancora più precisamente: sono io il mio tempo? Così mi faccio il più vicino possibile al tempo, e se intendo bene la domanda allora con essa tutto si è fatto serio. Dunque questo domandare è il modo più adeguato di accedere al tempo e di trattarlo in quanto ogni volta mio. Allora lesserci sarebbe problematicità (M. HEIDEGGER) Pubblicata nel 1927, lopera Essere e Tempo (Sein und Zeit) viene consacrata come il più autorevole e significativo contributo di quegli anni alla filosofia dellesistenza, a quel filone di pensiero, cioè, che aveva messo in primo piano la riflessione sulla dimensione individuale e irripetibile della vita umana contro tutte le astrattezze e le generalizzazioni concettuali (M. CHIAUZZA, Filosofia e dintorni – Il tempo, ed. PARAVIA). Pubblicata nel 1927, lopera Essere e Tempo (Sein und Zeit) viene consacrata come il più autorevole e significativo contributo di quegli anni alla filosofia dellesistenza, a quel filone di pensiero, cioè, che aveva messo in primo piano la riflessione sulla dimensione individuale e irripetibile della vita umana contro tutte le astrattezze e le generalizzazioni concettuali (M. CHIAUZZA, Filosofia e dintorni – Il tempo, ed. PARAVIA).

9 II incontro: M. HEIDEGGER, Essere e Tempo Il vero tema dellopera, come lo stesso autore tornò spesso a ribadire non era lesistenza, bensì appunto lessere. Ora, poiché il senso dellessere si definisce solo interrogando luomo, allora luomo ed il suo particolare modo di essere, lesistenza, è ciò che Heidegger, nel corso dellopera, chiamerà ESSERCI. E come mai, lungo questo cammino diviene centrale il problema del tempo? Risposta: la temporalità è costitutiva dellesistenza poiché quastultima, dilatandosi nel futuro, è interamente immersa nel tempo, proiettata verso il proprio da farsi. Come direbbe poetando Borges: Il vero tema dellopera, come lo stesso autore tornò spesso a ribadire non era lesistenza, bensì appunto lessere. Ora, poiché il senso dellessere si definisce solo interrogando luomo, allora luomo ed il suo particolare modo di essere, lesistenza, è ciò che Heidegger, nel corso dellopera, chiamerà ESSERCI. E come mai, lungo questo cammino diviene centrale il problema del tempo? Risposta: la temporalità è costitutiva dellesistenza poiché quastultima, dilatandosi nel futuro, è interamente immersa nel tempo, proiettata verso il proprio da farsi. Come direbbe poetando Borges: El tiempo es la sustancia de que estoy hecho. El tiempo es un rio que me arrabatta, pero yo soy el rio; es un tigre que me destroza, pero yo soy el tigre; es un fuego que me consume, pero yo soy el fuego. (Il tempo è la sostanza di cui sono fatto. Il tempo è un fiume che mi trascina, ma io sono il fiume; è una tigre che mi sbrana, ma io sono la tigre; è un fuoco che mi divora, ma io sono il fuoco.) (J.L. BORGES, Nueva refutacion del tempo, in Otras inquisiciones, Emecè,BuenosAires, 1960, p. 301)

10 Premessa e lettura del testo: Il testo che segue è tratto da una conferenza tenuta da Heidegger nel 1924 dinanzi ai teologi di Marburgo; in essa il filosofo presentava le linee essenziali delle sue ricerche sul tempo. Nel brano che segue si trovano delineati i tratti dellESSERCI, la cui autenticità sta nellessere per la morte. Lessere delluomo è lessere della possibilità del non più. Questa consapevolezza proietta lesserci nel futuro, facendo, appunto, del tempo la struttura stessa dellEsserci. Il tempo degli orologi. …Sotto quale forma il fisico vede il tempo? Il coglimento determinante del tempo ha il carattere della misurazione. La misurazione indica la durata e il quando, il da-quando-a-quando. Un orologio è un sistema fisico nel quale si ripete costantemente la stessa successione temporale di stati, a condizione che questo sistema fisico non sia sottoposto al mutamento per unincidenza esterna. La ripetizione è ciclica. Ogni periodo ha la stessa durata temporale. Lorologio dà una stessa uguale durata che si ripete costantemente, e alla quale ci si può sempre rifare. La suddivisione di questo intervallo è arbitraria. Lorologio misura il tempo in quanto riporta lestensione della durata di un accadimento a uguali successioni di stati dellorologio e, in base a ciò, la determina numericamente nella sua quantità.

11 Che cosa esperiamo del tempo per mezzo dellorologio? Il tempo è qualcosa in cui un punto-ora può essere fissato a piacimento in modo tale che, di due diversi punti temporali, luno è sempre prima e laltro poi, senza che alcun punto-ora del tempo si distingua dallaltro. In quanto ora esso è il possibile prima di un poi, in quanto poi è il possibile poi di un prima. Generalmente questo tempo è omogeneo. Solo in quanto il tempo è costituito come tempo omogeneo, è misurabile. Il tempo è pertanto uno svolgersi i cui stadi stanno in rapporto fra loro come il prima al poi. Ogni prima e poi è determinabile partendo da un ora, che però è a sua volta arbitrario. Se si guarda a un accadimento servendosi dellorologio, lorologio rende esplicito laccadimento più in relazione al suo scorrere nellora che alla quantità della sua durata. La determinazione primaria operata di volta in volta dallorologio non è lindicazione della durata, della quantità di tempo che fluisce nel presente, ma il rispettivo fissare lora. (…) Che cosè lora?Dispongo dellora? Sono io lora? E ciascun altro lora? In tal caso sarei io stesso il tempo, ciascun altro sarebbe il tempo. E nel nostro essere luno con laltro saremmo il tempo - nessuno e ciascuno. Sono io lora, oppure sono solo colui che dice ora? E lo dico con lorologio o senza? Ora, di sera, di mattina, questa notte, oggi: ci imbattiamo qui in un orologio che lesistenza umana si è procurata da sempre, lorologio naturale dellalternarsi di giorno e notte.

12 LEsserci, come essere per la morte, è il tempo. Comè che lesistenza umana si è procurata un orologio già prima che esistessero orologi da tasca o solari? Io dispongo forse dellessere del tempo e con lora intendo, oltre al tempo, anche me stesso? Sono io stesso lora e il mio esserci è il tempo? Oppure, in fondo, è il tempo stesso che si procura in noi lorologio? (…) La domanda che chiede che cosè il tempo ha rinviato la nostra considerazione allesserci, se con esserci si intende lente che noi conosciamo come vita umana, nel suo essere. (…) Lessere temporale – rettamente compreso – dovrebbe quindi essere lasserzione fondamentale dellesserci relativamente al suo essere. (…) ( M. HEIDEGGER, Il concetto di tempo, Adelphi, Milano, 1998, pp ).

13 III incontro: A. Einstein. Einstein travestito da ubriacone ha nascosto i suoi appunti in un baule è passato di qui unora fa diretto verso lultima Thule, sembrava così timido e impaurito quando ha chiesto di fermarsi un po qui ma poi ha cominciato a fumare e a recitare lA B C ed a vederlo tu non lo diresti mai ma era famoso qualche tempo fa per suonare il violino elettrico in via della Povertà. ( da Via della povertà B. Dylan, F. De Andrè, F. De Gregori)

14 1) Introduzione ad Einstein e la relatività attraverso una videolezione di Piergiorgio Odifreddi 2) Riflessione filosofica sullopera scientifica di A. Einstein attraverso la lettura di alcune pagine del libro di Federico Laudisa, ALBERT EINSTEIN, un atlante filosofico. In questopera lautore riesce, in due passaggi, a presentare le linee essenziali della filosofia della scienza di Einstein e, in secondo luogo, la rilevanza del pensiero filosofico- epistemologico del grande genio per la filosofia della scienza contemporanea, fermo restando che riflessione filosofica e indagine scientifica creano un fecondo corto circuito speculativo – e il caso di Einstein è da questo punto di vista emblematico – esse contribuiscono alla costruzione di unimmagine coerente e concettualmente robusta del mondo fisico. (…)

15 Su questo aspetto, una grande influenza è stata esercitata da un saggio di Gerald Holton del 1968 intitolato Mach, Einstein e la ricerca della realtà. In questo saggio Holton si propone di raccontare la parabola epistemologica del pensiero scientifico di Einstein, sostenendo che essa potrebbe essere definita come un autentico pellegrinaggio filosofico, una sorta di viaggio di formazione che partirebbe da una forma accentuata di positivismo e di sensismo per arrivare ad una forma decisa di realismo, abbracciata nella tarda maturità e risultato ultimo di ciò che Holton chiama una graduale riorientazione filosofica. ( F. Laudisa, op. cit., pag. 15 ) 3) Lettura del capitolo Viaggi filosofici pp

16 IV-V-VI incontro: Nietzsche e lEterno Ritorno Un punto cardine del pensiero filosofico di Nietzsche è la concezione dellEterno Ritorno. Leterno ritorno delluguale potrebbe essere così presentato: tutto torna per leternità, tutto si ripete in un ciclo continuo senza fine; ciò che è già successo succederà ancora e ancora per leternità, sempre uguale a se stesso. Nella odierna concezione si pensa che il tempo sia lineare e che, quindi, sia un insieme di eventi che si susseguono uno dopo laltro verso un futuro che già incalza altro futuro e progressivamente si porta sempre più lontano dal suo passato. Questo tempo lineare può essere concepito come un flusso in perenne movimento, ostinatamente proteso in avanti, mentre con leterno ritorno non cè un susseguirsi di eventi ma una ripetizione di questi nel tempo, sempre allo stesso modo, così come si pensava nella Grecia presocratica.

17 Per Nietzsche il pensiero delleterno ritorno è stato una folgorazione, unilluminazione improvvisa presentatasi nellagosto del 1881 a Sils Maria, in Alta Engadina. Di esso Nietzsche ci dà la sua prima formulazione nellaforisma 341 di La gaia scienza. Nietzsche considerò questo pensiero abissale: esso sprofonda nel senza fondo e perciò si muove negli abissi. La sua natura abissale ne fa il peso più grande, come il filosofo ebbe a titolare laforisma che riportiamo di seguito:

18 Il peso più grande: >

19 Laforisma inizia con lapparizione di un demone. Un demone parlava anche a Socrate per distrarlo da un proponimento, per porre un veto che inibisse un comportamento sbagliato. Nel Simposio di Platone un demone è Eros, nè uomo nè Dio, il mai-appagato in cammino verso la bellezza e la sapienza. Il demone di Nietzsche è inquietante, appare strisciando quando ci si trova nella solitudine più profonda, quando luomo non è più in questo mondo perché ha rotto ogni legame col mondo stesso. Il demone annuncia che questa vita si vivrà più e più volte sempre allo stesso modo. Nella reazione al suo annuncio si apre uno spartiacque tra luomo e il super-uomo: il primo è colui che si getta a terra cercando di non sentire ciò che dice il demone e maledicendolo; il secondo è colui che risponde al demone in questo modo: >.

20 Il primo è tutto disperso nella catena di attimi del tempo lineare o, come lo definisce Vattimo, edipico: in esso ogni momento uccide quello che lo precede e viene ucciso da quello che lo segue, figlio che divora il padre per essere a sua volta divorato dal figlio. Nietzsche afferma che questo è il tempo dellinfelicità perché in esso ogni attimo è in funzione del successivo nel quale ogni volta viene deposto il senso dellaccadere. Nel tempo lineare – edipico il significato è sempre pos-posto e lattimo vissuto viene svuotato di senso: lesistenza si trova perciò senza un significato. Il primo è tutto disperso nella catena di attimi del tempo lineare o, come lo definisce Vattimo, edipico: in esso ogni momento uccide quello che lo precede e viene ucciso da quello che lo segue, figlio che divora il padre per essere a sua volta divorato dal figlio. Nietzsche afferma che questo è il tempo dellinfelicità perché in esso ogni attimo è in funzione del successivo nel quale ogni volta viene deposto il senso dellaccadere. Nel tempo lineare – edipico il significato è sempre pos-posto e lattimo vissuto viene svuotato di senso: lesistenza si trova perciò senza un significato. Il secondo è colui che può rispondere al demone : >.E tuttavia questa risposta cade sotto la condizione che la precede : >. La concezione del tempo di tipo ciclico discrimina, ovvero scinde gli uomini in due categorie e questa divisione sembra avere la sua condizione nellesperienza di un attimo immenso. Il secondo è colui che può rispondere al demone : >.E tuttavia questa risposta cade sotto la condizione che la precede : >. La concezione del tempo di tipo ciclico discrimina, ovvero scinde gli uomini in due categorie e questa divisione sembra avere la sua condizione nellesperienza di un attimo immenso. Lattimo immenso è lattimo che si astrae dalla catena del tempo, non è né il padre dellattimo successivo, né il figlio del precedente. Esso è tempo liberato, sciolto dalla catena di attimi che si determinano e si fagocitano perché ogni attimo del circolo del tempo è attimo voluto ogni volta e che porta con sé il senso che la nostra volontà gli ha impresso. Esso è tale quale lo vorremmo se sapessimo che dovrà tornare per leternità. Lattimo immenso è lattimo che si astrae dalla catena del tempo, non è né il padre dellattimo successivo, né il figlio del precedente. Esso è tempo liberato, sciolto dalla catena di attimi che si determinano e si fagocitano perché ogni attimo del circolo del tempo è attimo voluto ogni volta e che porta con sé il senso che la nostra volontà gli ha impresso. Esso è tale quale lo vorremmo se sapessimo che dovrà tornare per leternità.

21 Mentre luomo si trova proiettato sempre verso il futuro non possedendo così il presente e avvertendo spesso la sensazione che gli viene a mancare del tempo, il super-uomo rende invece pieno lattimo e gli imprime un significato perché esso viene istituito dalla sua volontà e si configura unicamente come figlio della sua decisione. Se nellaforisma 341 leterno ritorno sembra essere una istituzione del super- uomo, nel testo 1066 di La volontà di potenza, al punto 5, Nietzsche sembra voler suggerire invece uninterpretazione cosmologica del pensiero delleterno ritorno. Così scrive: Se nellaforisma 341 leterno ritorno sembra essere una istituzione del super- uomo, nel testo 1066 di La volontà di potenza, al punto 5, Nietzsche sembra voler suggerire invece uninterpretazione cosmologica del pensiero delleterno ritorno. Così scrive: >. >.

22 Il filosofo qui sostiene che nel mondo tutto è finito, finiti sono i centri di forza e finite le probabilità; perciò in un tempo infinito si deduce che le probabilità verificatesi si ripresenteranno allinfinito, per leternità. Non solo tutto si ripeterà in infinitum nel gioco del mondo, ma tutto accadrà sempre allo stesso modo e con lo stesso ordine di successione: così il mondo gioca il suo gioco.

23 Il primo è tutto disperso nella catena di attimi del tempo lineare o, come lo definisce Vattimo, edipico: in esso ogni momento uccide quello che lo precede e viene ucciso da quello che lo segue, figlio che divora il padre per essere a sua volta divorato dal figlio. Nietzsche afferma che questo è il tempo dellinfelicità perché in esso ogni attimo è in funzione del successivo nel quale ogni volta viene deposto il senso dellaccadere. Nel tempo lineare – edipico il significato è sempre pos-posto e lattimo vissuto viene svuotato di senso: lesistenza si trova perciò senza un significato. Il primo è tutto disperso nella catena di attimi del tempo lineare o, come lo definisce Vattimo, edipico: in esso ogni momento uccide quello che lo precede e viene ucciso da quello che lo segue, figlio che divora il padre per essere a sua volta divorato dal figlio. Nietzsche afferma che questo è il tempo dellinfelicità perché in esso ogni attimo è in funzione del successivo nel quale ogni volta viene deposto il senso dellaccadere. Nel tempo lineare – edipico il significato è sempre pos-posto e lattimo vissuto viene svuotato di senso: lesistenza si trova perciò senza un significato. Il secondo è colui che può rispondere al demone : >.E tuttavia questa risposta cade sotto la condizione che la precede : >. La concezione del tempo di tipo ciclico discrimina, ovvero scinde gli uomini in due categorie e questa divisione sembra avere la sua condizione nellesperienza di un attimo immenso. Il secondo è colui che può rispondere al demone : >.E tuttavia questa risposta cade sotto la condizione che la precede : >. La concezione del tempo di tipo ciclico discrimina, ovvero scinde gli uomini in due categorie e questa divisione sembra avere la sua condizione nellesperienza di un attimo immenso.

24 Lattimo immenso è lattimo che si astrae dalla catena del tempo, non è né il padre dellattimo successivo, né il figlio del precedente. Esso è tempo liberato, sciolto dalla catena di attimi che si determinano e si fagocitano perché ogni attimo del circolo del tempo è attimo voluto ogni volta e che porta con sé il senso che la nostra volontà gli ha impresso. Esso è tale quale lo vorremmo se sapessimo che dovrà tornare per leternità. Lattimo immenso è lattimo che si astrae dalla catena del tempo, non è né il padre dellattimo successivo, né il figlio del precedente. Esso è tempo liberato, sciolto dalla catena di attimi che si determinano e si fagocitano perché ogni attimo del circolo del tempo è attimo voluto ogni volta e che porta con sé il senso che la nostra volontà gli ha impresso. Esso è tale quale lo vorremmo se sapessimo che dovrà tornare per leternità. Mentre luomo si trova proiettato sempre verso il futuro non possedendo così il presente e avvertendo spesso la sensazione che gli viene a mancare del tempo, il super-uomo rende invece pieno lattimo e gli imprime un significato perché esso viene istituito dalla sua volontà e si configura unicamente come figlio della sua decisione. Mentre luomo si trova proiettato sempre verso il futuro non possedendo così il presente e avvertendo spesso la sensazione che gli viene a mancare del tempo, il super-uomo rende invece pieno lattimo e gli imprime un significato perché esso viene istituito dalla sua volontà e si configura unicamente come figlio della sua decisione. Se nellaforisma 341 leterno ritorno sembra essere una istituzione del super-uomo, nel testo 1066 di La volontà di potenza, al punto 5, Nietzsche sembra voler suggerire invece uninterpretazione cosmologica del pensiero delleterno ritorno. Se nellaforisma 341 leterno ritorno sembra essere una istituzione del super-uomo, nel testo 1066 di La volontà di potenza, al punto 5, Nietzsche sembra voler suggerire invece uninterpretazione cosmologica del pensiero delleterno ritorno.

25 Così scrive: >. >. Il filosofo qui sostiene che nel mondo tutto è finito, finiti sono i centri di forza e finite le probabilità; perciò in un tempo infinito si deduce che le probabilità verificatesi si ripresenteranno allinfinito, per leternità. Non solo tutto si ripeterà in infinitum nel gioco del mondo, ma tutto accadrà sempre allo stesso modo e con lo stesso ordine di successione: così il mondo gioca il suo gioco. Il filosofo qui sostiene che nel mondo tutto è finito, finiti sono i centri di forza e finite le probabilità; perciò in un tempo infinito si deduce che le probabilità verificatesi si ripresenteranno allinfinito, per leternità. Non solo tutto si ripeterà in infinitum nel gioco del mondo, ma tutto accadrà sempre allo stesso modo e con lo stesso ordine di successione: così il mondo gioca il suo gioco. Il filosofo qui sostiene che nel mondo tutto è finito, finiti sono i centri di forza e finite le probabilità; perciò in un tempo infinito si deduce che le probabilità verificatesi si ripresenteranno allinfinito, per leternità. Non solo tutto si ripeterà in infinitum nel gioco del mondo, ma tutto accadrà sempre allo stesso modo e con lo stesso ordine di successione: così il mondo gioca il suo gioco.

26 Nella terza parte di Così parlo Zarathustra troviamo un testo che si intitola La visione e lenigma. Il testo sembrerebbe ribadire in qualche modo quanto già asserito nel testo precedente elevando leterno ritorno a visione cosmica del perenne venire e tornare delle cose. Al punto 2 leggiamo: << …Guarda questa porta carraia! Nano! Continuai: essa ha due volti. Due sentieri convergono qui: nessuno li ha mai percorsi sino alla fine. Questa lunga via fino alla porta e all'indietro: dura un'eternità. E quella lunga via fuori della porta e in avanti – è unaltra eternità. Si contraddicono a vicenda questi sentieri; sbattono la testa l'un contro l'altro: e qui, a questa porta carraia, essi convergono. In alto sta scritto il nome della porta: "attimo". Ma chi ne percorresse uno dei due - sempre più avanti e sempre più lontano: credi tu, nano, che questi sentieri si contraddicano in eterno? (…) Guarda, continuai, questo attimo! Da questa porta carraia che si chiama attimo, comincia allindietro una via lunga, eterna: dietro di noi è uneternità.

27 Ognuna delle cose che possono camminare, non dovrà forse aver già percorso unaltra volta questa via? Non dovrà ognuna delle cose che possono accadere, già essere accaduta, fatta, trascorsa una volta? E se tutto è già esistito: che ne pensi tu, o nano, di questo attimo? Non deve anche questa porta carraia - esserci già stata? E tutte le cose non sono forse annodate saldamente luna allaltra in modo tale che questattimo trae dietro di sé tutte le cose av venire? Dunque -- anche sé stesso? Infatti, ognuna delle cose che possono camminare: anche in questa lunga via al di fuori – deve camminare ancora una volta! E questo ragno che indugia strisciando al chiaro di luna, e persino questo chiaro di luna, ed io e tu bisbiglianti a questa porta, di cose eterne bisbiglianti – non possiamo esserci tutti stati unaltra volta? E ritornare a camminare in quellaltra via al di fuori, davanti a noi, in questa orrida via – non dobbiamo ritornare in eterno? >>

28 Zarathustra e un nano scalano una montagna e giunti sulla sua cima si ritrovano davanti una porta carraia con su scritto Attimo. Questa porta divide in due il sentiero: uno va indietro, via lunga ed infinita, uneternità; laltro, se percorso interamente, in avanti, risulta essere anchesso illimitato, unaltra eternità. Ora, dato che entrambe le strade hanno un percorso infinito si può pensare che il percorso fatto a ritroso e quello fatto in avanti coincidono, ognuno è assorbito nellaltro che, in quanto infinito, deve necessariamente contenerlo. Si tratterebbe allora di un solo sentiero che nel movimento ciclico ed infinito che lo caratterizza ci dà lillusione del passato e del futuro essendo questo già infinitamente stato e dovendo quello infinite volte ancora, nel futuro, tornare. E se le due vie si identificano con il tempo passato e con il futuro e se passato e futuro coincidono, allora >.

29 Subito a seguire, quasi una visione nella visione, la scena muta improvvisamente e ci introduce in un paesaggio surreale, dai toni fortemente onirici: << - allora vidi un cane ululare così. E lo vidi anche, il pelo irto, la testa allinsù, tremebondo, nel più fondo silenzio di mezzanotte, quando anche i cani credono agli spettri: << - allora vidi un cane ululare così. E lo vidi anche, il pelo irto, la testa allinsù, tremebondo, nel più fondo silenzio di mezzanotte, quando anche i cani credono agli spettri: - tanto che ne ebbi pietà. Proprio allora la luna piena, in un silenzio di morte, saliva sulla casa, proprio allora si era fermata, una sfera incandescente, - tacita, sul tetto piatto, come su roba altrui: - ciò aveva inorridito il cane (…) Dun tratto mi ritrovai in mezzo ad orridi macigni, solo, desolato, al più desolato dei chiari di luna. Ma qui giaceva un uomo! E – proprio qui! – il cane, che saltava, col pelo irto, guaiolante, - adesso mi vide accorrere – e allora ululò di nuovo, urlò: - avevo mai sentito prima un cane urlare aiuto a quel modo? E davvero ciò che vidi non lavevo mai visto. Vidi un giovane pastore rotolarsi, soffocato, convulso, stravolto in viso, cui un greve serpente nero penzolava dalla bocca. Avevo mai visto tanto schifo e livido raccapriccio dipinto su di un volto? Forse, mentre dormiva, il serpente gli era strisciato dentro le fauci e - lì si era abbarbicato mordendo.

30 . La mia mano tirò con forza il serpente, tirava e tirava - invano! non riusciva a strappare il serpente dalle fauci. Allora un grido mi sfuggì dalla bocca: "Mordi! Mordi! Staccagli il capo! Mordi!", così gridò da dentro di me: il mio orrore, il mio odio, il mio schifo, la mia pietà, tutto quanto in me - buono o cattivo - gridava da dentro di me, fuso in un sol grido. Voi, uomini arditi che mi circondate! Voi, dediti alla ricerca e al tentativo, e chiunque tra di voi si sia mai imbarcato con vele ingegnose per mari inesplorati! Voi che amate gli enigmi! Sciogliete dunque l'enigma che io allora contemplai, interpretatemi la visione del più solitario tra gli uomini! Giacché era una visione e una previsione: - che cosa vidi allora per similitudine? E chi è colui che un giorno non potrà non venire? Chi è il pastore, cui il serpente strisciò in tal modo entro le fauci? Chi è l'uomo, cui le più grevi e le più nere fra le cose strisceranno nelle fauci? - Il pastore, poi, morse così come gli consigliava il mio grido: e morse bene! Lontano da sé sputò la testa del serpente -; e balzò in piedi.- Non più pastore, non più uomo, - un trasformato, un circonfuso di luce, che rideva! Mai prima al mondo aveva riso un uomo, come lui rise! >>

31 In un paesaggio lunare, in una terra abitata solo da spettri e cani ululanti, Zarathustra si imbatte in un pastore che si dimena nel tentativo di strapparsi un serpente dalla bocca. Tutto si presenta orrido e spaventevole in una scena predisposta per rappresentare qualcosa di enormemente raccapricciante. Cosa deve manifestarsi nella desolata e pallida luminosità lunare? Se il serpente che si raggomitola racchiudendosi in se stesso e formando un circolo può essere pensato come il simbolo delleternità, in questa solitaria desolazione attraversata dallululato di un cane è possibile cogliere lirruzione del pensiero delleterno ritorno! Se il serpente che si raggomitola racchiudendosi in se stesso e formando un circolo può essere pensato come il simbolo delleternità, in questa solitaria desolazione attraversata dallululato di un cane è possibile cogliere lirruzione del pensiero delleterno ritorno! Quando Zarathustra si accorge di non poter far nulla per aiutare il pastore, gli grida: >. Il pastore, agendo secondo il consiglio di Zarathustra, morde e stacca la testa al serpente sputandola lontano ma trattenendo il resto del corpo dentro di sè. Se lo sputo manifesta tutto lo schifo e il disgusto del pastore, il morso tuttavia sancisce la decisione di tenersi il resto del serpente: il morso praticamente pone fine ad ogni ulteriore tentativo di trazione ed espulsione e rappresenta la vittoria del pastore che mangiando il serpente accetta lidea delleterno ritorno e la fa sua. Dunque, il morso è laccettazione delleterno ritorno che qui viene riproposto come qualcosa che è da istituire piuttosto che come realtà cosmica. Laccettazione delleterno ritorno comunque non lascia integra lessenza del pastore, quale era prima dellincontro con la fiera; infatti, dopo questo evento, il pastore diviene un trasformato o, per usare le parole del filosofo, il pastore diviene un Über-mensch, un Oltre-uomo: con questo termine Nietzsche indica luomo dellavvenire, che è superamento di quello tradizionale, la cui essenza sembra saldamente intrecciata con lesperienza abissale delleterno ritorno e la sua accettazione. Quando Zarathustra si accorge di non poter far nulla per aiutare il pastore, gli grida: >. Il pastore, agendo secondo il consiglio di Zarathustra, morde e stacca la testa al serpente sputandola lontano ma trattenendo il resto del corpo dentro di sè. Se lo sputo manifesta tutto lo schifo e il disgusto del pastore, il morso tuttavia sancisce la decisione di tenersi il resto del serpente: il morso praticamente pone fine ad ogni ulteriore tentativo di trazione ed espulsione e rappresenta la vittoria del pastore che mangiando il serpente accetta lidea delleterno ritorno e la fa sua. Dunque, il morso è laccettazione delleterno ritorno che qui viene riproposto come qualcosa che è da istituire piuttosto che come realtà cosmica. Laccettazione delleterno ritorno comunque non lascia integra lessenza del pastore, quale era prima dellincontro con la fiera; infatti, dopo questo evento, il pastore diviene un trasformato o, per usare le parole del filosofo, il pastore diviene un Über-mensch, un Oltre-uomo: con questo termine Nietzsche indica luomo dellavvenire, che è superamento di quello tradizionale, la cui essenza sembra saldamente intrecciata con lesperienza abissale delleterno ritorno e la sua accettazione. Loltre-uomo non è Zarathustra. Zarathustra lo annuncia e quindi ne è il profeta.

32 Chi è lo Zarathustra di Nietzsche? Dal titolo del libro forse più famoso di Nietzsche, Così parlò Zarathustra, sappiamo che Zarathustra è un uomo che parla, un parlatore. È un avvocato ed un portavoce, è colui che guida un discorso e quindi, parlando davanti a noi, ci conduce con il suo parlare. Per capire meglio chi è Zarathustra, ma anche per capire di più circa il pensiero delleterno ritorno, prenderemo ora in esame, e lo seguiremo in tutta la sua esposizione, il testo di M.Heidegger, Chi è lo Zarathustra di Nietzsche? ( in Saggi e discorsi, Mursia ). Nel suo lavoro di lettura e interpretazione dellopera di Nietzshe Così parlò Zarathustra, Heidegger comincia con il prendere in esame il testo Il convalescente. Il convalescente è colui che si riprende da una malattia, sente tornare le forze e si riappropria della salute. In questo caso il convalescente è proprio Zarathustra che è in cammino verso se stesso e dice: >. >. Nella prefazione dellopera si legge inoltre: >. >. Il superuomo e leterno ritorno sono due cose strettamente connesse fra loro e Zarathustra ne è il maestro.

33 Zarathustra dice di essere lavvocato della vita; ma cosa intende Nietzsche con vita? Nietzsche intende vita in maniera essenziale, per quello che per sua natura e fondamentalmente essa è, cioè: volontà di potenza. Dunque Zarathustra è lavvocato della volontà di potenza. È lavvocato dellessenza di tutto ciò che vive. Il mondo è volontà di potenza; essa è perciò la parte fondamentale del mondo. La sofferenza per Nietzsche è strettamente legata alla vita e dunque alla volontà di potenza; si soffre quando la volontà di potenza vuole se stessa sempre di più, oltre se stessa. La volontà di potenza vuole fondamentalmente se stessa, cioè ancora più potenza, e così vuole il suo superamento, vuole cioè crescere su se stessa. La volontà si esprime nel volersi continuamente superare e in questo essa soffre, soffre per la resistenza che incontra nel suo volere, soffre per lo sforzo che essa compie. Il movimento della volontà di potenza, questo suo volere di più per tornare a sé come volontà potenziata, come volontà che si supera con altra potenza, ripete il movimento delloltre-uomo che, come la volontà, vuole il suo superamento.Il super-uomo, dunque, va oltre. Ma oltre cosa? Va oltre se stesso e quindi oltre luomo tradizionale. Loltre-uomo è in cammino verso la propria essenza che è volontà di potenza.

34 Zarathustra insegna leterno ritorno e loltre-uomo: questultimo può vivere solo in un tempo ciclico, ossia in una dimensione temporale chè è quella delleterno ritorno. Dopo il testo Il convalescente Heidegger prende in considerazione il testo Della grande nostalgia. Questo brano è dai toni commoventi e Nietzsche-Zarathustra non parla con il nano o con i suoi animali, il serpente e laquila, non parla nemmeno con gli uomini ma esclusivamente con la propria anima che, secondo la concezione di Platone, è il motore del pensiero, il luogo dellessenza del pensiero. Zarathustra comincia dicendo: > >

35 Linsegnamento di Zarathustra sta nel considerare il passato e il futuro come se fossero la stessa identica cosa. Tutte e tre le fasi temporali (passato, presente, futuro) è come se si trovassero in un unico presente, in ununica continua ora. Lora, in cui convergono lieri e il domani, diventa così lunica dimensione del tempo: la filosofia, da sempre, lha chiamata eternità. Parmenide laveva detta è dopo aver negato le altre due dimensioni temporali: il passato e il futuro. Nietzsche non è parmenideo; infatti lora del filosofo tedesco non è immobile e statica come quella di Parmenide ma pensata a partire da una continuità che non è fissa nello stare, ma è tale in quanto lora ritorna eternamente. Eternità è immodificabilità e continuo movimento: lora, sempre identica a se stessa, ritorna sempre.

36 Perché Nietzsche inserisce nel titolo di questo testo la parola nostalgia? Il termine deriva dal greco e significa sofferenza del ritorno, percezione della lontananza e desiderio del ritorno. Nella nostalgia non si ha solo consapevolezza e percezione della lontananza: il desiderio dolorante del ritorno che ha origine nel sentimento del lontano ci rappresenta questo lontano e ce lo mantiene, così, vicino. Ma non cè nostalgia senza speranza. Nella nostalgia il lontano è tenuto vicino; questa vicinanza, della cui lontananza si soffre, accende la speranza del ritorno.Nella seconda parte di Così parlò Zarathustra troviamo un brano dal titolo Delle tarantole. > > Zarathustra, in questo frammento, ci indica la Speranza Suprema e ci mostra il ponte attraverso il quale si deve passare per raggiungerla: >. Larcobaleno in questo caso non congiunge il cielo con la terra: per Nietzsche non cè altro oltre questo mondo, la terrestrità è lunica dimensione concessa alluomo. Il ponte è la redenzione delluomo dalla vendetta. Ma non si pensi che così Nietzsche voglia trasmettere un messaggio morale o evangelico; non si parla di perdono, non si fa cenno al porgi laltra guancia. Vendetta per Nietzsche ha un significato puramente filosofico e metafisico. Il reale significato della parola vendetta lo si trova nella seconda parte del Così parlò Zarathustra, nel testo Della redenzione: >. >.

37 In questo testo Nietzsche ci dice qual è lessenza della vendetta: lavversione della volontà contro il tempo e il suo così fu. Questa avversione non è da intendere come odio. È avversione della volontà, e il tempo è ciò verso cui la volontà è avversa. Il così fu del tempo ci mette in primo piano il passare del tempo rappresentandolo nelle sue tre fasi. Il tempo è qualcosa che viene sempre a noi e se ne va, e va semplicemente perché passa. In questo passare il tempo diventa il così fu. Quindi lavversione della volontà è contro il passare del tempo? È forse questa la sofferenza di tutto il vivente, essendo la volontà di potenza lessenza di tutto ciò che vive?

38 La volontà soffre del passare del tempo perché non può nulla contro lo scorrere del tempo. Soffre perché il così fu è il macigno che la volontà non riesce a rovesciare. La Redenzione, ovvero la liberazione dalla vendetta, vuole che lavversione, il no della volontà, diventi un si. Ma dire si al passare del tempo non nega la volontà stessa che gli è avversa? La Redenzione, ovvero la liberazione dalla vendetta, vuole che lavversione, il no della volontà, diventi un si. Ma dire si al passare del tempo non nega la volontà stessa che gli è avversa? La volontà non soccombe perché il suo si è esso stesso un atto di volontà, una sua affermazione. Nel volere il passare del tempo e nel volerlo come un flusso perenne, la volontà vuole che il passare ritorni sempre, vuole lEterno Ritorno delluguale. Questo stesso ritorno avrà la caratteristica del permanente, quindi dellessere, in quanto torna eternamente.

39 Perché loltre-uomo può vivere solo nelleterno ritorno? Loltre-uomo accetta-vuole lidea del ritornare sempre uguale di tutte le cose. Leterno ritorno è così una sua istituzione. Loltre- uomo vuole il ritorno sempre uguale delle stesse cose, vuole il loro passare perché solo così possono ritornare: questo incessante passare è ciò che costantemente rimane mentre tutto va. Il circolo del tempo è la ruota dellessere che imprime al passare il carattere della stabilità. Per questo Nietzsche può dire che leterno ritorno è lestrema approssimazione del mondo dellessere a quello del divenire, il luogo in cui ciò che è sempre stato estremamente lontano (l essere dal divenire, e viceversa, per la loro reciproca e filosoficamente insolubile contraddizione) viene alla sua estrema vicinanza. Heidegger scrive: >. ( M.Heidegger, Sentieri interrotti, La sentenza di Nietzsche Dio è morto, La Nuova Italia ) >. ( M.Heidegger, Sentieri interrotti, La sentenza di Nietzsche Dio è morto, La Nuova Italia )

40 Linappagamento della volontà porta la volontà solo inessenzialmente fuori di sé in un andare che è un continuo ritorno perché la volontà vuole fondamentalmente soltanto se stessa come volontà di potenza che è, in ultima analisi, volontà di volontà. Il tornare sempre identico delle cose nelleterna curvatura del tempo secondo Heidegger allora riprodurrebbe il movimento circolare della volontà che, volendo, in fondo non si allontana mai veramente da se stessa ma sempre a sé ritorna come più-di- volontà che vuole eternamente soltanto se stessa, sempre allo stesso modo. Volontà di potenza ed eterno ritorno esprimono quindi lente nel suo insieme, il mondo, dicendone rispettivamente la sua essentia e la sua existentia. La volontà di potenza rappresenta lessenza di tutto ciò che vive, leterno ritorno esprime invece lesistenza, il modo dellente: il suo tornare eternamente uguale a se stesso, come volontà che vuole eternamente se stessa.


Scaricare ppt "SEMINARIO DI FILOSOFIA SEMINARIO DI FILOSOFIA TEMPO, COSCIENZA ED ESSERE."

Presentazioni simili


Annunci Google