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G.W.F. Hegel I caposaldi del pensiero hegeliano. La realtà come Spirito infinito.

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1 G.W.F. Hegel I caposaldi del pensiero hegeliano. La realtà come Spirito infinito

2 1. La realtà è Spirito infinito

3 Lidealismo hegeliano Nella Fenomenologia Hegel afferma che la realtà non va intesa come sostanza bensì come soggetto: Non è sostanza: non è cioè essere, qualcosa di già dato e immobile, stabile perché in sé compiuto. Ma è soggetto, ovvero: Spirito, pensiero, razionalità e perciò: attività, processo, posizione di sé.

4 Hegel e i predecessori Hegel riconosce che si tratta di una consapevolezza acquisita di recente, a partire da Kant e grazie ai ripensamenti degli idealisti. Egli avverte però la necessità di andare oltre Fichte e Schelling.

5 Contro Fichte Secondo Fichte, lIo oppone a sé un non- Io che cerca poi di superare, in un processo infinito. Per Hegel si tratta di un modo cattivo (o falso) di concepire linfinito, in quanto: è un processo irrisolto in cui lIo rimane sempre distinto dal non-Io, lessere dal dover essere; LIo fichtiano è perciò costantemente finito.

6 Contro Schelling Schelling sembra fare un passo avanti, perché concepisce lAssoluto come identità di Io e non-Io, Spirito e Natura. Per Hegel tale identità è vuota e artificiosa, annullando nellAssoluto ogni differenza tra soggetto e oggetto non è più in grado di giustificarne lesistenza. E la notte in cui tutte le vacche sono nere.

7 Oltre Fichte Lo Spirito è uninfinita attività che si autopone, generando la propria determinazione (il finito): ma questa determinazione viene oltrepassata in atto (e non in modo potenziale, al termine di un processo che non ha fine). Oltre Fichte, Hegel teorizza il reale superamento (Aufhebung) del finito.

8 In altri termini Lo spirito è infinità positività che si nega determinandosi e rendendosi finito (omnis determinatio est negatio) ma che riacquista la propria positività mediante la negazione della negazione propria del finito. Il processo conduce ad una positività più ricca in quanto mediata attraverso la negazione.

9 Idealità del Finito Ciò significa che per Hegel il finito non ha alcuna realtà a sé, separata dallinfinito: il finito ha una esistenza ideale ossia astratta e irreale: non esiste se non come determinazione provvisoria dellunico Spirito infinito. Hegel propone una forma di panteismo.

10 Oltre Schelling Anche per Hegel lAssoluto è unità di Spirito e Natura ma non una unità già data, lidentità che assorbe e nullifica in sé ogni molteplice, bensì lunità che si fa attraverso il molteplice. Non è una unità morta, statica, ma ununità dinamica: è lunità del processo in cui ogni determinazione è posta e superata.

11 Il bocciolo dispare nella fioritura e si potrebbe dire che quello vien confutato da questa; similmente, allapparire del frutto, il fiore vien dichiarato una falsa esistenza della pianta, e il frutto subentra al posto del fiore come sua nuova verità. Tali forme non solo si distinguono, ma ciascuna di esse dilegua anche sotto la spinta dellaltra perché esse sono reciprocamente incompatibili. Ma in pari tempo la loro mobile natura le eleva a momenti dellunità organica, nella quale non solo non si respingono, ma sono anzi necessarie luna non meno dellaltra e questa egual necessità costituisce ora la vita dellintero. Fenomenologia dello Spirito

12 Lesempio della pianta La pianta si determina in una serie di fasi di sviluppo (è bocciolo, poi fiore e frutto). Ogni determinazione deve essere superata: ciascuna è negazione ma anche inveramento della precedente. La pianta non coincide con nessuna determinazione, ma è lunità di quel processo, è la vita che passa da una determinazione allaltra.

13 Attraverso il finito Se è vero che il finito non esiste al di fuori dellinfinito, ma né una determinazione provvisoria, è vero anche linfinito non si realizza se non attraverso il finito che è ad esso indispensabile. Dio non è fuori del mondo e accanto al mondo, ma è il processo del mondo.

14 Il movimento dellAssoluto Come la pianta, lAssoluto è una attività che si autopone, determinandosi in una serie di momenti successivi, ciascuno dei quali costituisce la negazione e linveramento del precedente.

15 Riflessione Non si tratta di un processo rettilineo, ma circolare che Hegel chiama il movimento del riflettersi in se stesso. Lo Spirito infatti è logos, pensiero che ha per oggetto se stesso: è un movimento che parte da sé per arrivare a sé. In questo processo sono distinguibili tre momenti.

16 I tre momenti 1.LAssoluto, nella sua immediatezza, è potenzialità di conoscersi e in quanto tale è detto Idea (o Idea in sé). 2.La conoscenza implica una riflessione: lIdea deve negarsi, uscire da sé e diventare Natura (Idea fuori di sé). 3.Attraverso tale estraniazione lIdea si conosce, ritorna a sé, è Spirito (in senso stretto, o Idea in sé e per sé).

17 Assoluto Idea Concetto EssereEssenza Spirito Assoluto SoggettivoOggettivo Natura Meccanica Organica Fisica

18 La Filosofia La divisione della filosofia, rispecchia questo ritmo triadico: 1.LIdea in sé (=Idea in senso stretto) è studiata dalla Logica. 2.LIdea fuori di sé (=Natura) è oggetto della Filosofia della Natura. 3.LIdea in sé e per sé (=Spirito in senso stretto) è argomento Filosofia dello Spirito.

19 Il panlogismo In Hegel lidealismo raggiunge il suo culmine: la realtà si identifica totalmente con il pensiero e la razionalità.

20 Tutto ciò che è razionale è reale e tutto ciò che è reale è razionale. Lineamenti di filosofia del diritto

21 Il reale è razionale Non significa che ogni cosa sia accessibile alla ragione, bensì determinazione di pensiero, un momento dello sviluppo razionale e necessario dellAssoluto. Nulla è al di fuori dello Spirito, pertanto, nulla accade senza una ragione, tutto ciò che avviene è, in questo senso, razionalmente giustificato.

22 Il razionale è reale Non cè separazione tra il dover essere e lessere: ciò che deve essere è. Lldea non è impotente, la razionalità non è relegata al campo delle astrazioni, ma ha la forza di realizzarsi. Questa convinzione, per Hegel, non esprime altra cosa che la fede nella Provvidenza.

23 Compito della filosofia Il filosofo deve rinunciare alla pretesa di indicare come la realtà dovrebbe essere, perché essa è già come e necessario che sia. La verità è già data: il compito della filosofia è mostrare la razionalità di ciò che esiste (funzione giustificatrice).

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