Manuale di pedagogia interculturale – Competenze interculturali: comunicazione, mediazione, gestione dei conflitti (A. Portera)

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Manuale di pedagogia interculturale – Competenze interculturali: comunicazione, mediazione, gestione dei conflitti (A. Portera)

Dimensione di globalizzazione Società liquida – Bauman Non luoghi – Augè Hurried culture – Bertman Spazio dei flussi – Castells Compressione spazio-temporale – Harvey “il processo chiamato globalizzazione arriva ad investire in maniera travolgente la dimensione più intima dell’esperienza personale. Esseri umani con culture, religioni, valori e linguaggi diversi sono chiamati a convivere e ad interagire in luoghi, contesti e tempi sempre più ristretti” (73).

Dimensione comunicativa “la comunicazione interpersonale verbale […] può essere intesa come un processo di trasmissione di complessi concettuali di significato tra soggetti dialoganti, secondo un codice condiviso di linguaggio, la cui storia è interconnessa con il complesso socioculturale relativo ai soggetti stessi. A ciò si aggiunge anche che – la comunicazione non verbale (postura del corpo, gestualità, espressioni del volto, sguardo) – e la comunicazione paraverbale (il tono della voce, le pause e i silenzi) generalmente ubbidiscono in maniera ancora più forte a parametri di natura culturale” (74). – Cosa significa, allora, conoscersi e riconoscersi?

La competenza 1 Dimensione del termine molto complessa e studiata da vari punti di vista: – Nel discorso pedagogico: Pellerey: abilità (performace), capacità (essere in grado di), attitudine, saper fare, qualificazione, conoscenza e sapere (formazione, certificazione) Delors: i 4 pilastri dell’educazione (sapere, saper fare, saper essere, saper vivere con gli altri) Milani: le competenze pedagogiche e progettuali (meta-competenze, competenze trasversali, competenze di base, competenze specifiche)

1 IL QUADRO GENERALE LA COMPETENZA PEDAGOGICA_ definizione in progress – Perché? – Elemento di forza o di debolezza? – Chiave di lettura degli eventi educativi (oggetto di studio della pedagogia) e dei processi di formazione in stretta connessione tra LA TEORIA E LA PRASSI (circolo virtuoso) COME LI DESCRIVIAMO? DA QUALI ELEMENTI SONO COSTITUITI? STRUTTURA STATICA E DIMENSIONE DINAMICA PEDAGOGIA GENERALE E SOCIALE IN COSA CONSISTE IL CIRCOLO???

1 IL QUADRO GENERALE DEFINIZIONE: – La competenza pedagogica si può definire come l’insieme complesso e dinamico di conoscenze, di abilità, di procedure metodologiche, di esperienze consolidate e ordinate di tipo educativo fondate sulla riflessione e sulla teorizzazione pedagogica che connota in modo specifico la professionalità educativa e che i soggetti che operano in questo settore devono sapere mettere in campo in modo personale e critico quando progettano, attuano e valutano il proprio intervento. (Milani, 2000, pp ) – ACLUNE DIMENSIONI RILEVANTI: Educabilità Relazione Tendere ai fini dell’educazione: Libertà, Autonomia, Responsabilità (Corsi, 1997).

Competenze comunicative Interconnessione comunicazione-cultura: – “la comunicazione dà visibilità alla cultura e contribuisce a definirla, mantenerla e modificarla. La cultura sopravvive se è comunicata, si trasmette mediante pratiche comunicative” (77). Connessione con le competenze interculturali: – Differenze culturali, diversi codici linguistici verbali e non verbali, incomprensioni o conflitti: Pensiero e linguaggio Linguaggio non verbale Segnali e simboli Modalità di espressione (79)

Competenze interculturali La prospettiva di Fantini (2007) “un complesso di abilità atte a gestire, in maniera efficace ed appropriata, l’interazione con persone culturalmente e linguisticamente diverse” (Fantini, 2007, p. 9) (80). – 3 aree: relazione, comunicazione e collaborazione – 4 dimensioni: conoscenze, attitudini, abilità e consapevolezza – Competenza nella lingua del Paese ospite – Livelli di sviluppo

I modelli di competenza interculturale Dall’analisi di letteratura di Spitzberg e Changnon (2009) (81-82) 1.Compostional models – elementi significativi per costruire relazioni efficaci in contesti multiculturali. 2.Co-orientational models – concettualizzare il processo che porta alla comprensione interculturale. 3.Developmental models – un ruolo centrale è attribuito alla dimensione temporale. Visione evolutiva delle competenze. 4.Adaptational models – componenti adattive e interdipendenza tra diversi elementi in gioco, competenza come frutto di interazione con le differenze, mutamento e flessibilità 5.Causal process – rapporto lineare-causale tra i diversi elementi che costituiscono la competenza interculturale.

I modelli di valutazione delle competenze interculturali Quali strutture possibili? (82-84) e quali limiti da individuare? (84-86) – Dimensioni costitutive delle competenze – Luoghi di utilizzo e modalità di osservazione/rilevazione – Stadi di sviluppo – Aspetti relazionali – Dimensione dei professionisti – Fino a giungere alle INTERCULTURAL COMPETENCES

Alcune prospettive D. K. Deardoff (2006) - “intercultural competence come capacità di interagire in modo efficace e adeguato in situazioni interculturali; essa è supportata da specifici atteggiamenti e particolari caratteristiche affettive, da conoscenze (inter)culturali, abilità e riflessività” (2006, p. 4) (86). Acquisire tali competenze è un processo “complesso e multidimensionale e può assumere forme diverse. L’acquisizione delle competenze interculuruali può essere definita come un processo continuo e dinamico, che coinvolge aspetti differenti mentre si sviluppa e si arricchisce” (2006, pp. 6-7) (87).

Learning spiral Visione dinamica delle intercultural competences: – Attitude: apertura, rispetto, curiosità, tolleranza dell’ambiguità; – Knowledge and skills: consapevolezza culturale, conoscenza della propria e dell’altrui cultura, osservazione, capacità di valutare; – Internal outcome: adattabilità, flessibilità, empatia, decentramento; – External outcome: comportamrnti e comunicazione appropriati secondo le situazioni. (87)

Alcune prospettive (2) 2 Portera – Centro studi interculturale di Verona – riconoscere gli elementi che favoriscono le competenze personali (87). Santerini (2010) – modello formativo dove emergono “il concetto di cultura dinamica, lo sviluppo dell’autoriflessione, l’influsso reciproco dei singoli elementi (empatia, autoriflessione, apertura), nonché le dimensioni etiche e politiche” (87).

Alcune prospettive (2) 2 L’educazione interculturale fornisce le “lenti” per guardare le culture nella loro dinamicità, nelle loro trasformazioni temporali e territoriali, attraverso l’irripetibile storia delle persone che si incontrano. Proprio in quanto la cultura è un dato dinamico e variabile, è a questo livello che si colloca una prassi educativa che agisce nel tessuto sociale. M. Santerini, P. Reggio, Formazione interculturale. Teoria e pratica, Unicopli, Milano 2007, p.19.

Alcune prospettive (2) 2 Com-prendere lo straniero: un possibile itinerario di scoperta e avvicinamento PRIMO LIVELLO FENOMENICO L’incontro iniziale può risvegliare estraneità e timore. Attenzione alle distanze e alla sospensione del giudizio (saper fare epochè). Lasciare all’altro il diritto di essere se stesso SECONDO LIVELLO SEGNICO Si percepiscono i segni dell’altro che possono creare separazione e richiedono empatia e partecipazione per entrare nell’altra cultura, prendendone parte TERZO LIVELLO RILEVANZA Viene attribuita importanza a ciò che l’altro rappresenta. Fra riconoscimento e rispetto T. Sundermaier, Comprendere lo straniero. Una ermeneutica interculturale, Querininana, Brescia 1999.

Alcune prospettive (2) 2 Ogni visione delle culture come totalità chiaramente descrivibili è una visione esterna, la quale genera coerenza alla scopo di comprendere e controllare. Al contrario, coloro che della cultura partecipano, esperiscono le proprie tradizioni e storie, i propri rituali e simboli, i propri strumenti e le proprie condizioni di vita per mezzo di condivise, benché controverse e controvertibili, descrizioni narrative. Vista dal’interno, una cultura non ha bisogno di presentarsi come una totalità; piuttosto, essa forma un orizzonte che recede ogni qual volta uno gli si approssimi. S. Benhabib, La rivendicazione dell’identità culturale. Eguaglianza e diversità nell’era globale, Il Mulino, Bologna 2005, pp

Alcune prospettive (2) 2 Il lavoro interculturale si configura come un itinerario di scoperta, ma soprattutto di comprensione e interpretazione dei modi di vivere dell’altro, mai del tutto uguali, mai completamente differenti. Porsi in ascolto significa proporre un intervento di confronto che non si limiti alla pura conoscenza dell’alterità. […] La base dell’intervento sarà, invece, la comprensione della voce narrante, ovvero della cultura così come viene descritta dall’interno, cercando di evitare le semplificazioni o di ridurre la complessità dei percorsi individuali. M. Santerini, P. Reggio, Formazione interculturale. Teoria e pratica, Unicopli, Milano 2007, p. 33.

Alcune prospettive (2) 2 Interculturale è… L’interazione di due identità che si danno reciprocamente un senso in un contrasto da definire ogni volta. È un processo ontologico d’attribuzione di senso e un processo dinamico di confronto identitario che può sfortumnatamente evolvere verso un affrontamento identitario, una “dinamite” identitaria. A. Pretceille - definizione (1985)–. Citato in M. Santerini, P. Reggio, Formazione interculturale. Teoria e pratica, Unicopli, Milano 2007, p. 53.

Alcune prospettive (2) 2 “l’anima dell’interculturalità coincide essenzialmente con il fine prioritario dell’agire educativo, ossia rispettare e promuovere l’irriducibilità, l’irripetibilità e la singolarità della personalità di qualsivoglia persona, così come la peculiarità di qualsivoglia cultura, affinché queste possano coltivare e diventare autenticamente se stesse, nel rispetto e nell’avvaloramento della loro unicità, la quale rinviene la propria forza espressiva proprio nella relazione con la diversità” A. Agazzi – XX Congresso Nazionale di Pedagogia, Verso un’educazione interculturale

Il Consiglio d’Europa (2008) IL LIBRO BIANCO SUL DIALOGO INTERCULTURALE - aper_ID_ItalianVersion.pdf aper_ID_ItalianVersion.pdf “il dialogo interculturale indica un processo di scambio di vedute aperto e rispettoso fra persone e gruppi di origini e tradizioni etniche, culturali, religiose e linguistiche diverse, in uno spirito di comprensione e di rispetto reciproci. La libertà e la capacità di esprimersi, la volontà e la facoltà di ascoltare ciò che gli altri dicono, ne sono elementi indispensabili. Il dialogo interculturale contribuisce all’integrazione politica, sociale, culturale ed economica, nonché alla coesione di società culturalmente diverse. Favorisce l’uguaglianza, la dignità umana e la sensazione di condividere obiettivi comuni. Il dialogo interculturale è volto a far capire meglio le diverse abitudini e visioni del mondo, a rafforzare la cooperazione e la partecipazione (o la libertà di operare scelte), a permettere alle persone di svilupparsi e trasformarsi e, infine, a promuovere la tolleranza e il rispetto per gli altri”. (17)

Mediazione e gestione dei conflitti D. W. Johnson & R. T. Johnson – Negoziare: la logica dell’e (le mie e le tue ragioni) al posto dell’o (le mie o le tue ragioni) I fatti conflittuali Bisogni e scopi Confronto sul problema Comprendere le ragioni Ricercare soluzioni Trovare un accordo soddisfacente E. Arielli & G. Scotto – Negoziato distributivo (win-lose) – Negoziato integrativo (win-win) (89-90)

Riconoscimento delle emozioni Investimento, valore, impegno e responsabilità Focus sulla relazione – interazione e non solo sui singoli individui Costruzione di ambienti accoglienti/inclusivi Movimenti di reciprocità, scambio tra le parti Progettualità condivise e comuni, a partire dagli interessi Sviluppo e pratica di comunità