I sei regni dei viventi Archeobatteri (A) Eubatteri (B) Protisti (C)

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Transcript della presentazione:

I sei regni dei viventi Archeobatteri (A) Eubatteri (B) Protisti (C) Piante (D) Funghi (E) Animali (F) F A B C E

I sei regni comprendono organismi viventi costituiti da cellule. In questa classificazione, i virus non trovano posto perché non sono formati da cellule, pur essendo in grado di riprodursi. I virus hanno un involucro proteico, detto capside, nel quale è contenuto il materiale genetico, composto da una molecola di DNA o di RNA. Non avendo altre strutture, per riprodursi un virus deve penetrare in una cellula e utilizzare gli organuli della cellula per ricostruire i suoi due componenti (capside e acido nucleico). Le cellule infettate dal virus lavorano perciò al servizio del virus e spesso, dopo la sua riproduzione, muoiono liberando i virus riprodotti che vanno a infettare altre cellule.

I virus sono i microrganismi più abbondanti sulla terra. Il primo virus a essere studiato fu, nel 1935, il TMV, il virus del mosaico del tabacco, una malattia che danneggia le foglie delle piante di tabacco.

I virus: caratteristiche generali I virus sono microrganismi costituiti da un involucro proteico detto capside che contiene il materiale genetico

I virus: caratteristiche generali sono visibili soltanto al microscopio elettronico e, pertanto, è stato possibile identificarli solo alla fine degli anni ’30 non contengono citoplasma né dispositivi metabolici sono parassiti obbligati in quanto possono riprodursi solo all’interno di una cellula viva

Alcuni esempi di virus Virus del Mosaico del tabacco Adenovirus (virus dell’influenza)

New Delhi virus in melone, 15 marzo 2017

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Capside Il capside può: essere costituito da un’unica proteina che si ripete più volte o da proteine diverse avere sulla superficie glicoproteine che servono a riconoscere le cellule bersaglio Le forme più comuni sono: elicoidale, come quella del mosaico del tabacco icosaedrica, come quella del virus del raffreddore

Pericapside Il capside può essere avvolto da un rivestimento lipoproteico, detto pericapside (o envelope), che deriva dalla membrana della cellula ospite ed è composto da un doppio strato di fosfolipidi intervallati da numerose glicoproteine

Genoma virale Il genoma virale codifica le proteine del capside e uno o più enzimi che catalizzano la sua duplicazione; il genoma virale può essere costituito da DNA oppure da RNA a doppio filamento o a filamento singolo con disposizione lineare o circolare

Classificazione dei virus I virus si possono distinguere in base all’organismo nel quale si riproducono in: batteriofagi (o fagi), che infettano i batteri virus vegetali, che infettano le cellule delle piante (come il virus del mosaico del tabacco) virus animali, che infettano le cellule animali (come Herpes virus che provoca la varicella)

Ciclo litico e lisogeno I principali gruppi virali utilizzano meccanismi di riproduzione specifici che si possono ricondurre a due modalità principali: il ciclo litico il ciclo lisogeno

Ciclo litico Nel ciclo litico la cellula ospite diventa una “fabbrica” di virus: dopo l’ingresso nella cellula ospite, l’acido nucleico e le proteine virali sono prodotti rapidamente sfruttando le strutture e l’energia della cellula la cellula ospite si rompe e le particelle virali sono liberate all’esterno

Ciclo lisogeno Nel ciclo lisogeno il genoma virale si integra nel cromosoma ospite Il genoma virale si duplica durante il processo di duplicazione della cellula ospite. Quando questa si divide, quindi, trasmette alle cellule figlie anche il DNA virale (che però non è espresso) Dopo migliaia di divisioni cellulari, il DNA virale può attivarsi, staccandosi dal cromosoma e dando inizio a un ciclo litico Il genoma virale integrato è chiamato profago, se la cellula ospite è un batterio, o provirus, se la cellula ospite è eucariote

Entrambi i cicli riproduttivi sono caratterizzati da cinque fasi: Fasi del ciclo virale Entrambi i cicli riproduttivi sono caratterizzati da cinque fasi: attacco penetrazione replicazione maturazione liberazione

Ciclo riproduttivo dei virus: attacco L’attacco (o adsorbimento) consiste nella formazione di un legame specifico tra molecole (in genere glicoproteine) presenti sulla superficie virale e molecole proteiche recettrici presenti sulla superficie della cellula ospite In tal modo solo alcuni tipi di cellule vengono infettate da un particolare virus: il virus del raffreddore, per esempio, attacca solo le cellule della mucosa nasale

Ciclo riproduttivo dei virus: penetrazione La penetrazione è l’ingresso dell’intera particella virale o l’iniezione del solo acido nucleico all’interno della cellula ospite La maggior parte dei fagi inocula il genoma all’interno del batterio, lasciando all’esterno le proteine del capside

Ciclo riproduttivo dei virus: penetrazione Quasi tutti i virus umani entrano nella cellula con il capside intatto In presenza del pericapside, questo si fonde con la membrana cellulare; altrimenti il virus può entrare per endocitosi

Ciclo riproduttivo dei virus: replicazione La replicazione consiste nella duplicazione del materiale genetico virale utilizzando le risorse energetiche e gli enzimi della cellula ospite La replicazione dell’acido nucleico può avvenire con il materiale genetico virale separato da quello della cellula ospite (come si verifica nel ciclo litico) o inserito nel DNA della cellula ospite (come si verifica nel ciclo lisogeno)

Ciclo riproduttivo dei virus: maturazione Durante la maturazione sono sintetizzati i componenti strutturali del virus (capside, enzimi virali) Nel ciclo litico questa sintesi avviene subito dopo l’infezione, mentre nel ciclo lisogeno il virus può rimanere “latente” (duplicarsi senza produrre nuove componenti strutturali del virus) anche a lungo

Ciclo riproduttivo dei virus: liberazione La liberazione dei virus dalla cellula può avvenire per gemmazione o per lisi cellulare I virus caratterizzati dalla presenza del pericapside fuoriescono per gemmazione (es. virus Ebola), i virus senza pericapside per lisi cellulare Fuoriuscita per gemmazione

Latenza I virus che integrano i loro geni all’interno del DNA della cellula ospite sono di due tipi: virus a DNA e retrovirus a RNA Un esempio di virus a DNA che alterna lunghi periodi di latenza a brevi periodi riproduttivi è l’Herpes simplex che viene attivato da fattori legati a stress fisico o emotivo Un esempio di retrovirus a RNA è il virus HIV che provoca la cosiddetta immunodeficienza umana, in quanto colpisce le cellule immunitarie (linfociti T)

Retrovirus L’integrazione di un virus a RNA in un cromosoma costituito da DNA può avvenire grazie a un importante enzima virale: la trascrittasi inversa La trascrittasi inversa copia l’RNA virale in un filamento singolo di DNA complementare (cDNA) Dal cDNA si origina una molecola di DNA a doppio filamento che si inserisce nel cromosoma della cellula ospite e si replica con essa Meccanismo d’infezione di un retrovirus

Virus e ricombinazione genica Un virus batteriofago si può comportare da vettore e trasferire DNA da una cellula batterica a un’altra, processo noto come trasduzione Durante il ciclo litico di molti virus il DNA batterico si spezza in frammenti Alcuni tratti di DNA batterico possono essere inglobati nei nuovi virus

Trasduzione generalizzata Se il virus infetta una nuova cellula batterica e non svolge la fase litica, i geni batterici trasportati dal virus possono essere incorporati nel DNA della nuova cellula ospite Questo processo è detto di trasduzione generalizzata poiché qualunque gene batterico può essere trasferito

Trasduzione specializzata Quando i profagi si staccano dal cromosoma ospite per iniziare un ciclo litico, possono portarsi dietro un frammento del cromosoma batterico contiguo al sito d’inserzione del profago. In questo caso si parla di trasduzione specializzata, perché solo la porzione di DNA adiacente al DNA virale può essere trasferita

Trasduzione specializzata Una successiva infezione porta all’inserzione, nel nuovo genoma batterico, di geni provenienti dal primo ospite I geni trasferiti sono quelli situati nella zona contigua all’inserzione del profago, per questo la trasduzione è detta specializzata