D.T.P. PSICOLOGO della Polizia di Stato PAGLIAROSI Dr.ssa Cristina

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Transcript della presentazione:

D.T.P. PSICOLOGO della Polizia di Stato PAGLIAROSI Dr.ssa Cristina

PERCHÉ ALCUNI GIOVANI SONO VIOLENTI CON I LORO COETANEI?

IL BULLISMO: abuso sistematico di potere Aggressività fisica Aggressività verbale Aggressività indiretta o manipolazione sociale

CHI È IL BULLO? Ragazzo che: Combatte la NOIA e il senso di INADEGUATEZZA attraverso esibizioni di forza fisica, peseudomaturità, potere e attraverso il tentativo di controllo sull’altro e/o sugli oggetti dell’altro. Tenta di costruire la propria identità attraverso gesti di prevaricazione che assumono il significato di CONFERIRE IMPORTANZA a un individuo che sente di non poterla avere altrimenti… Le ragazze BULLE tendono a mettere in atto comportamenti sregolati in ambito sessuale e/o relazionale

IL BULLISMO RELAZIONALE Vittime passive Vittime che provocano Bulli/vittime SPETTATORI

PRECURSORI DEL BULLISMO Disturbo da deficit di attenzione e iperattività Disturbo della condotta Disturbo oppositivo provocatorio

Criteri di lettura degli atti bulli DA PARTE DEL BULLO: mezzo per sentirsi grandi, affermarsi, “esserci”, in un contesto nel quale mancano regole e valori forti che indirizzano il ragazzo verso iniziative più costruttive. Si desidera apparire più grandi, più adulti DA PARTE DEI MASCHI SPETTATORI: reagiscono con indifferenza o addirittura a favore dei bulli. Li considerano ragazzi arrabbiati e forti, come dimostrazione di virilità DA PARTE DELLE FEMMINE SPETTATRICI: colgono “qualcosa che non va” negli atti di prevaricazione, lo considerano solo, triste e debole

LA FAMIGLIA DEL BULLO Disciplina rigida, ma raramente atti di violenza contro di loro. Sentono i membri della famiglia distanti e poco coinvolti; Relazione tra fratelli spesso caratterizzate da lotte per la dominanza. Spesso assenza di figura paterna

LA FAMIGLIA DEL BULLO/VITTIMA Presenza di violenza contro i bambini o tra membri adulti della famiglia; conflitti tra coniugi; criteri educativi incoerenti e difficoltà di controllo da parte dei genitori. Spesso assenza di figura paterna

LA FAMIGLIA DELLE VITTIME PASSIVE Non particolarmente conflittuali o disadattate; madri iperprotettive che percepiscono i figli come particolarmente vulnerabili. Può esserci la tendenza di assumere il ruolo di vittima in maschi che hanno un padre critico e distante: in tal modo il padre non rappresenta un modello maschile valido per il figlio

COME PREVENIRE IL BULLISMO?

CAPACITÀ Di RISOLUZIONE DEL CONFLITTO Dipende da: Abilità di rapportarsi agli altri e di mettersi nei loro panni Capacità di immaginare le intenzioni proprie e altrui Capacità di saper tollerare le delusioni e le frustrazioni

Concetto di MOI (Modello Operativo Interno) I MOI sono rappresentazioni mentali, costruite dall’individuo come strutture mentali che contengono le diverse configurazioni (spaziale, temporale, causale) dei fenomeni del mondo e che hanno la funzione di veicolare la percezione e l’interpretazione degli eventi, consentendogli di fare previsioni e crearsi aspettative sugli accadimenti della propria vita relazionale. Sono, in definitiva, modelli di sé-con-l’altro (Liotti, 2001), vale a dire dunque della relazione

J. BOWLBY E LA TEORIA DELL’ATTACCAMENTO Stile di Attaccamento sicuro Stile di Attaccamento insicuro ambivalente Stile di Attaccamento insicuro evitante Stile di Attaccamento disorganizzato

Processo di alfabetizzazione emotiva attraverso il rispecchiamento del caregiver Accoglienza del mondo emotivo del bambino ed interiorizzazione della qualità dell’accudimento