Realtà e paradigma interpretativo del dopoguerra

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Transcript della presentazione:

Realtà e paradigma interpretativo del dopoguerra La Guerra Fredda (1945-1989) Realtà e paradigma interpretativo del dopoguerra Bernardini Giovanni Istituto Storico Italo-Germanico di Trento bernardini@fbk.eu

È più a est Vienna o Praga?

Termine entrato (spesso a sproposito) nel linguaggio comune per definire periodi e situazioni contingenti del dopoguerra: se l’inizio è incerto, la fine è comunemente identificata nella caduta del Muro di Berlino Nell’immaginazione popolare, ricondotta spesso alla sua dimensione puramente militare o spionistica Dai contorni geografici incerti Spesso sfruttata con spirito revisionistico o per uso giornalistico decontestualizzato

Cosa fu la Guerra Fredda Conflitto “congelato” (mai giunto a una deflagrazione totale tra i contendenti) tra due Superpotenze, Stati Uniti d’America e Unione Sovietica, portatrici di messaggi universalistici, tendenzialmente antitetici e inconciliabili. Le Superpotenze furono capaci di estendere la loro influenza con mezzi e metodi differenti dapprima in Europa, poi su vaste aree del globo, e di fare di queste ultime dei campi di battaglia.

Cosa fu la Guerra Fredda Campi di battaglia diversissimi, eppure unificati dalla volontà delle due Superpotenze di farli rientrare nel conflitto complessivo: “gioco a somma zero” “proxy wars”, o guerre per procura

Cosa fu la Guerra Fredda Questo rende già l’idea di come: Gli ideali di cui erano portatori Stati Uniti ed Unione Sovietica abbiano avuto una diffusione transnazionale senza precedenti (anche grazie ad imponenti apparati di propaganda e al tentativo di influenzare le leadership locali) Le specificità locali siano state spesso sacrificate brutalmente sull’altare della Guerra Fredda: pro-americani o pro-sovietici, “tertium non datur”

La fine dell’alleanza antinazista

La stagione dei vertici tripartiti Nel frattempo, la guerra continua e il “miracolo” sembra possibile… Il 25 aprile truppe americane e sovietiche si incontrano a Torgau, Germania

La fine dell’alleanza di guerra Incapacità di trovare una soluzione concordata per la Germania e per l’Europa Stalin: “una guerra senza precedenti” esige una pace senza precedenti Da Roosevelt a Truman: “Tired of babying the Soviet”. Il timore di un nuovo “appeasement”

La fine dell’alleanza antinazista Stati Uniti ed Unione Sovietica “riscoprono” la loro vocazione universalistica: impero della libertà vs. impero dell’uguaglianza Si lotta “per l’anima dell’umanità” Possesso di arsenali dal potenziale distruttivo senza precedenti

La fine dell’alleanza antinazista Inconciliabilità di fondo, un nuovo conflitto è inevitabile: Per gli americani il comunismo è inconciliabile con la concezione di libertà che è alla base dell’ “American way of life” Per l’URSS il capitalismo non può sopportare l’esistenza di un regime fondato sul comunismo, perché sa che questo è destinato a vincere

Germania divisa

La Guerra Fredda in Europa In questi anni nasce la definizione di Guerra Fredda con una connotazione negativa anche nei confronti degli Stati Uniti: George Orwell: una guerra che non è guerra, ma non sarà mai neanche pace Walter Lippman: rinuncia volontaria alla diplomazia Raymond Aron: pace impossibile – guerra improbabile

La Guerra Fredda in Europa Nascono le alleanze economiche: Piano Marshall e COMECON. Sfida di modelli, la Guerra Fredda entra nelle società e nelle case degli europei Nascono le alleanze militari: Patto Atlantico e poi NATO. Dall’altra parte nasce il Patto di Varsavia. DA NOTARE: entrambe si configurano come alleanze difensive

La Guerra Fredda in Europa Alla metà degli anni ‘50 la Guerra Fredda in Europa è ormai una realtà: il fronte del conflitto non si muoverà più fino al 1989 Nel 1956 l’Ungheria tenta di uscire dall’orbita sovietica: l’invasione del Patto di Varsavia e la mancata reazione occidentale sono la dimostrazione che: L’URSS non intende cedere un metro La politica aggressiva statunitense è mera propaganda: non si possono “liberare” i paesi dell’est con la forza

Scontro bipolare globale La decolonizzazione apre nuovi spazi di azione nel Terzo mondo, che Stati Uniti e Unione Sovietica hanno intenzione di sfruttare per ampliare la rispettiva sfera di influenza Lo scontro bipolare diventa globale

Scontro bipolare globale … anche se la definizione di “Guerra Fredda” è quantomeno improbabile: si tratta di conflitti molto spesso “caldi” (cioè combattutti) Eventi simili in tutto il globo (crisi del Congo 1960 è un esempio) La sfida di modelli si estende. Se oggi la superiorità di quello statunitense appare evidente, non era così all’epoca Aumento vertiginoso dei costi per la difesa e gli “aiuti” allo sviluppo

Cosa significa “competizione di modelli”?

Scontro bipolare globale Sul piano militare: rischi incalcolabili per l’umanità intera. Arma nucleare come inaccia sempre presente, anche per scontri localizzati Inizia ad affacciarsi da entrambe le parti il desiderio di giungere ad un “codice di condotta” condiviso, che però stenta ad emergere per motivi interni ed internazionali

Disordine bipolare Lo schema bipolare dà segni di cedimento: Crisi cecoslovacca, cancellazione di ogni speranza di un “Socialismo dal volto umano” Coinvolgimento statunitense nella guerra del Vietnam: l’orrore entra nelle case grazie ai mezzi di informazione; “l’impero della libertà” viene messo sotto accusa dall’esterno ed entra in crisi di identità

Disordine bipolare Ragioni economiche, politiche, sistemiche, di prestigio, incoraggiano le Superpotenze a trovare una “tregua” alla Guerra Fredda Primo passo: firma del Trattato di Non Proliferazione Nucleare nel 1968

Disordine bipolare Il controllo degli armamenti diventa un campo preferenziale di intesa tra le superpotenze per vari motivi: Ne hanno tradizionalmente un controllo quasi esclusivo, che però inizia a sfuggire con rischi incalcolabili e danno di immagine Voce di spesa quantomeno preoccupante

Grande Distensione Il fattore ideologico passa in secondo piano Accordi in campo nucleare (concetto di parità strategica), economico, prevenzione di conflitti nucleari MA: incapacità di gestire congiuntamente le crisi regionali In definitiva si tratta di tregue, non di una pace

Il tramonto della Distensione Ultimo risultato apprezzabile, e che verrà rivalutato soltanto con il tempo: l’Atto Finale stipulato da tutti gli stati europei (più USA) il 1 agosto 1975.

La Fine della Distensione Impressione (spesso non confermata da ciò che sappiamo oggi) di una nuova aggressività sovietica nel mondo In realtà, questo cela l’incapacità del regime di rinnovarsi fino all’avvento di Gorbacev (le figure di Andropov e Cernenko lo dimostrano) È soprattutto l’amministrazione Reagan a utilizzare l’idea per spronare e mobilitare l’America alla nuova Guerra Fredda

La “nuova” Guerra Fredda Episodio dell’Afghanistan è paradigmatico: per contenere il fenomeno del fondamentalismo islamico, i sovietici non trovano miglior soluzione che un intervento militare diretto, che si rivelerà disastroso Gli Stati Uniti interverranno, ma soltanto in un’ottica bipolare (“somma zero”), sfruttando un fenomeno di cui sottovalutano la pericolosità per il futuro

Verso la conclusione Ascesa di Gorbacev, atteggiamento più conciliante della seconda Amministrazione Reagan Sostanziale e rovinoso fallimento delle politiche riformatrici di Gorbacev (tentativo in ritardo di salvare il socialismo) “Il crollo”

La Fine della Guerra Fredda In conclusione: gli Stati Uniti hanno vinto la Guerra Fredda, o l’Unione Sovietica l’ha persa ? Cosa ha guadagnato e cosa ha perso il mondo durante la Guerra Fredda ? Che mondo ha lasciato la Guerra Fredda ?

Fine della Guerra Fredda In eredità rimangono conflitti aperti fino a oggi, scaturiti da dinamiche locali ma che la logica della Guerra Fredda non ha risolto: semmai “controllato”, o peggio fomentato

Fine della Guerra Fredda Tra il 1986 e il 1988 cadono i governi autoritari nelle Filippine, in Corea del Sud e in America Latina che avevano trovato giustificazione nell’anticomunismo. Ma: quali enormi ipoteche (economiche, sociali, politiche) la fase precedenti lascia in eredità? Lo sviluppo più spettacolare è quello del Sudafrica, in cui il regime di apartheid è smantellato nel 1991

Fine della Guerra Fredda Si diffonde il cosiddetto “trionfalismo di Guerra Fredda”: l’Occidente (e in particolare gli Stati Uniti) si appropriano di una narrazione che narra il trionfo della democrazia e della libertà come conseguenza della vittoria contro il comunismo

Fine della Guerra Fredda “Sogno” di un’Europa (e di un mondo) che ritrovi il filo del “wilsonismo”: autodeterminazione In realtà riesplodono conflitti nazionali in qualche modo “compressi” dalla Guerra Fredda: dramma jugoslavo fa crollare l’idea di un progresso generalizzato post-Guerra Fredda

Fine della Guerra Fredda Fuori dall’Europa la situazione è ancora più drammatica. Un esempio per tutti, la guerra civile in Rwanda. dimostrazione che alcuni conflitti avevano trovato un’identificazione con la GF (polarizzazione), ma che in realtà avevano radici più profonde e diverse (scontri all’interno di paesi creati artificialmente; risorse naturali) e che dunque erano destinati a proseguire.

Fine della Guerra Fredda Caso più emblematico il Medio Oriente: Conflitto arabo-israeliano sopravvive alla Guerra Fredda conservando tutti gli squilibri che essa aveva determinato nell’area e senza che sia in vista alcuna soluzione