Myricae di Giovanni Pascoli ( )

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Myricae di Giovanni Pascoli (1855-1912) Cenni sulla vita di Pascoli Tragedie familiari Il poeta professore Gli ultimi anni Myricae e la poesia delle piccole cose Caratteri della raccolta Analisi critica Poetica del Fanciullino Il saggio del 1897 Risvolti psicologici Altre raccolte di versi I.I.S. “Carlo Urbani” – Ostia A cura del prof. Luigi O. Rintallo

Cenni sulla vita di Pascoli Tragedie familiari 1855/1867 Quarto di otto figli, Giovanni Pascoli nasce il 31 dicembre 1855 a San Mauro di Romagna. Fino all’età di dodici anni vive nella serenità e sicurezza dell’ambiente familiare, legato alla cultura agreste e patriarcale. Il 10 agosto 1867 il padre Ruggero, amministratore di una tenuta dei principi Torlonia, è assassinato e il delitto resta impunito. Da allora la vita del poeta è funestata da una serie di lutti familiari. 1868/1873 Lasciata la casa d’origine, nel 1868 muoiono la sorella Margherita e la madre. Nel 1871 muore il fratello Luigi, appena diplomatosi al Liceo. Il fratello maggiore Giacomo (il “piccolo padre”) riunisce la famiglia a Rimini, per cui P. lascia il collegio degli Scolopi di Urbino, che frequentava dal 1862, per iscriversi nel liceo della città romagnola. Nel 1872 torna presso gli Scolopi di Firenze, ma bocciato sostiene gli esami a ottobre a Cesena. Nel 1873, dopo il diploma, vince una borsa di studio che gli consente di iscriversi alla Facoltà di Lettere di Bologna, dove ha come docente e protettore Giosué Carducci. 1873/1882 Con le 600 lire della borsa si mantiene agli studi a Bologna, dove stringe nuove amicizie. Nel 1876 muore di tifo anche Giacomo: la perdita del sostegno fraterno porta P. a condurre una vita sregolata, fra osterie e anarchici. Persa la borsa di studio, patisce freddo e fame. Andrea Costa lo avvicina al socialismo, mentre Carducci gli fa ottenere un posto di supplente per sei mesi nel 1878. L’anno dopo è arrestato per oltraggio all’autorità, per aver partecipato a una manifestazione in favore dell’anarchico Passanante, che aveva attentato al Re. Uscito di prigione dopo tre mesi, grazie ancora una volta a Carducci che contribuisce a farlo assolvere per inesistenza del reato, riprende gli studi interrotti e si laurea nel 1882 a 27 anni, dando inizio alla sua carriera di professore al Liceo Ginnasio di Matera. 1883/1887 A Matera ha l’incarico di sistemare la biblioteca dell’Istituto e stringe amicizia col collega Antonio Restori. Nel 1884 è trasferito al Liceo “Pellegrino Rossi” di Massa, dove a maggio del 1885 lo raggiungono le sorelle Ida e Maria ricostruendo così il “nido” familiare. Un decreto ministeriale lo trasferisce nel 1887 a Livorno.

Cenni sulla vita di Pascoli Il poeta professore 1888/1893 Su “La Tribuna”, d’Annunzio loda i suoi sonetti usciti su fogli e opuscoli locali. La riunione con le sorelle a Livorno rischia di interrompersi per il profilarsi di doppie nozze: Giovanni è attratto dalla ventenne Lia Bianchi, mentre Ida si fa corteggiare dal conterraneo Fortunato Vitali. Entrambi rinunciano ai progetti nuziali. Nel 1891 esce la prima edizione della raccolta Myricae. L’anno seguente, vince la prima delle dieci medaglie d’oro del concorso di poesia latina di Amsterdam Certamina hoeffuiana. D’Annunzio loda sul “Mattino” di Napoli la seconda edizione delle Myricae (1892). 1894/1897 Nel 1894 esce la terza edizione di Myricae corredata da illustrazioni. A Livorno, P. è intervistato da Ugo Ojetti, su suggerimento di d’Annunzio, ed entra così fra i protagonisti delle patrie lettere. Dispensato dall’insegnamento nel 1895, inizia a collaborare al “Convito” la nuova rivista nata sotto l’egida di d’Annunzio. Per essa scrive Gog e Magog e i componimenti che faranno poi parte nel 1904 della raccolta dei Poemi conviviali. Per conto del Ministero dell’Istruzione si occupa di libri di testo. Gulì, un cagnolino balzano diventa compagno fedele di P., che lo accoglie nel “nido” ora limitato alla sorella Maria dopo che Ida si è fidanzata nel settembre 1894 con Salvatore Berti. A giugno 1895, P. va a Roma dove è raggiunto da Maria; in settembre Ida si sposa e i due fratelli, rimasti soli, prendono in affitto una casa rustica a Castelvecchio, nella Val di Serchio. Nel 1896 diviene professore incaricato di Grammatica Latina all’Università di Bologna; pronuncia il discorso per celebrare i 35 anni di insegnamento di Carducci. In quest’anno va a monte, per volontà di Maria, l’ultimo progetto matrimoniale di P. con la cugina trentenne Imelde Morri. Pubblica il 9 agosto sul “Marzocco” la poesia X agosto. Nel 1897 esce, sempre sul “Marzocco”, la prima stesura del saggio Il Fanciullino. Il fratello minore Giuseppe dà pubblico scandalo a Bologna e minaccia di denunciarlo per maltrattamenti subiti nell’infanzia. P. si dimette dall’incarico bolognese in attesa di una cattedra più prestigiosa a Roma, ma il ministero lo nomina ordinario di Letteratura Latina a Messina. Nell’agosto ’97 pubblica sulla “Tribuna” una lettera aperta a d’Annunzio, intitolata La siepe, dove esprime condivisione alle idee politiche del pescarese che è candidato alla Camera e difende la piccola proprietà terriera.

Cenni sulla vita di Pascoli Gli ultimi anni 1898/1905 A gennaio del 1898 è a Messina, con la sorella Maria e Gulì. Durante l’estate torna a Castelvecchio e a Lucca. A dicembre si ammala di tifo. Dalle colonne del “Marzocco” polemizza con d’Annunzio, giudicato fatuo e mondano. Ida, divenuta madre di due figlie, per onorare il nido a tre di Livorno, le chiama Nannina e Myriam. Nel 1900 esce sulla “Rivista d’Italia” il poemetto L’Aquilone. Contemporaneamente sono pubblicati i saggi danteschi e un’altra antologia scolastica. Nel 1901 commemora a Messina i vent’anni dalla morte di Garibaldi. L’anno seguente, gli amici di Barga, il comune ove sorge la casa di Castelvecchio, portano a termine le trattative per il suo acquisto e così nel marzo 1902 può prenderne possesso, anche se mal sopporta le controversie coi vicini Arrighi. Nel 1903 escono per Zanichelli i Canti di Castelvecchio e la sesta edizione riveduta di Myricae. D’Annunzio gli dedica il terzo volume delle Laudi, l’Alcyone. Viene nominato ordinario di Grammatica greca e latina a Pisa. Nel 1904, gli viene proposto di succedere sulla cattedra di Carducci, al posto dell’allievo Severino Ferrari oramai ammalato. Succede così all’antico maestro a insegnare Letteratura Italiana a Bologna. 1906/1912 Prende casa a Bologna, ma trascorre molto tempo a Castelvecchio di Barga. Il 16 febbraio 1907 muore Carducci e P. subito lo commemora sul “Resto del Carlino”. Sempre nel 1907 Zanichelli gli pubblica Pensieri e discorsi. A un anno dalla morte del poeta toscano, pronuncia il discorso Il poeta del secondo Risorgimento. Nel 1909 pubblica presso Zanichelli Nuovi poemetti. Prima di lasciare l’Italia, d’Annunzio lo incontra nel 1910 a Bologna. Nel 1911 commemora i cinquant’anni dell’unità del Regno con un discorso nell’aula magna di Bologna. Riunisce col titolo Poemi italici il trittico Tolstoi, Paolo Uccello e Rossini. Nel teatro dei Differenti, a Barga, pronuncia in occasione della guerra di Libia il discorso La grande Proletaria si è mossa. Nel 1912, gravemente ammalato di cirrosi epatica, è trasferito da Castelvecchio a Bologna, dove è visitato dal clinico Augusto Murri che, a marzo, gli diagnostica un tumore al fegato. Poco prima della morte, avvenuta il 6 aprile 1912, riceve l’ultima medaglia d’oro al concorso di Amsterdam con la poesia latina Thallusa. E’ sepolto nella cappella della casa di Castelvecchio, in una tomba in marmo con bassorilievi di Leonardo Bistolfi.

Myricae e la poesia delle piccole cose Caratteri della raccolta Il titolo dell’opera – Myricae – significa “tamerici” ed è tratto da un verso delle Bucoliche di Virgilio: non omia iuvant arbusta humilesque myricae (non a tutti piacciono gli arbusti e le umili tamerici). Con quel verso il poeta latino annunciava di voler elevare il suo discorso, mentre Pascoli sceglie invece proprio le “umili tamerici” per indicare che l’argomento del libro sono le “piccole cose” e la sua vuol essere una poesia umile. Dedicata al padre, la raccolta riunisce 156 componimenti, risultato di quasi vent’anni d’attività poetica (dai primi testi scritti nel 1881 alla quinta edizione da lui riveduta nel 1900; seguirono altre quattro edizioni sino al 1911 senza ulteriori aggiunte). Natura e vita agreste sono l’argomento privilegiato delle 15 sezioni in cui è diviso il libro: 1. Dall’alba al tramonto, 2. Ricordi, 3. Pensieri, 4. Creature, 5. Le pene del poeta, 6. L’ultima passeggiata, 7. Le gioie del poeta, 8. Finestra illuminata, 9 Elegie, 10. In campagna, 11. Primavera, 12. Dolcezze, 13. Tristezze, 14. Tramonti, 15. Alberi e fiori. Le sezioni sono intervallate, ma non regolarmente, da 15 poesie dedicate invece all’evocazione e alla contemplazione della morte, a cominciare dalla prima - Il giorno dei morti - che funge anche da proemio introduttivo al volume. Ricorrono nei testi soluzioni linguistiche molteplici, che testimoniano una ricerca di forme espressive nuove che rasenta lo sperimentalismo. E’ innovativa anche la metrica, pur rimanendo nel solco della tradizione: rime interne, versi frantumati, ricorso a puntini sospensivi e punti esclamativi, enjambements sono frequenti. Sul piano del lessico la parola poetica è arricchita da analogie, allusioni fonosimboliche ed onomatopee, mentre la sintassi è paratattica e talora priva di nessi, procedendo per asindeti di immagini prive di legami. Nelle sezioni frammenti lirici e bozzetti descrivono con rapidi tocchi fenomeni naturali, proiezioni di memorie, inquietudini e suggestioni simboliche. Simbolo chiave è il nido-culla, metafora della famiglia e dei suoi affetti, rifugio dalla violenza della vita e della storia.

Myricae e la poesia delle piccole cose Analisi critica Poeta dell’800, Pascoli accetta la visione materialista divulgata dal Positivismo. Nelle sue poesie c’è una cura attenta della descrizione naturale e soprattutto del mondo vegetale. Tuttavia, il suo atteggiamento di fondo è tutt’altro che ottimista percorso com’è da uno smarrimento angoscioso che ha origine nelle sventure familiari che ha vissuto. Come leggiamo nella poesia X agosto, la terra è per lui un “atomo opaco di male”, per cui in contraddizione con la visione scientifica Pascoli finisce per evocare un mondo alternativo, attraversato da presenze misteriose. E’ il mondo dei morti, in primo luogo quelli della famiglia, che inviano messaggi e parlano dall’al di là quasi a riproporre una concezione animista che rimanda alla civiltà contadina più primitiva. Pascoli non ha la lucidità di Leopardi che rifiutava le consolazioni e le illusioni in modo consapevole, proponendo nell’ultima fase della sua vita una riscossa dell’uomo sulla natura attraverso la resistenza al dolore da realizzarsi in modo solidale con gli altri. Pascoli privilegia piuttosto l’ideologia del nido, dove rifugiarsi evitando così di aderire attivamente alla vita. In Myricae ricorre la dialettica vita/morte, ma pur nella riflessione su questi temi fondamentali essi vengono proposti al lettore attraverso il registro semplice, quasi infantile delle descrizioni naturali e delle suggestioni simboliche. E’ davvero la poesia delle piccole cose, fatta di evocazioni stagionali, oggetti e attività umane della campagna dove soltanto il poeta si trova a suo agio, perché richiama l’età felice dell’infanzia. Al di là dell’apparenza quotidiana la poesia coglie le radici misteriose delle cose, dando luogo a una forma superiore di conoscenza. Le umili cose della vita contadina acquistano impreviste connotazioni simboliche. In questo Pascoli va accomunato ai simbolisti francesi, anche se in lui l’ansia di evasione si esprime nel ripiegamento intimistico piuttosto che nella ricerca di mondi esotici e piaceri raffinati.

Poetica del Fanciullino Il saggio del 1897 Pubblicato per la prima volta nel 1897 sulla rivista “Il Marzocco”, Il fanciullino è il saggio di venti capitoli nel quale Pascoli ha riassunto la sua poetica. In estrema sintesi, essa può articolarsi in quattro motivi fondamentali. 1. In ciascun uomo è presente, dentro il suo animo, un fanciullo: è lo spirito evocatore del sentimento spontaneo e naturale, non ancora contaminato dalla vita adulta che, col passare del tempo, lo ammutolisce. Il poeta è colui che continua ad ascoltare la voce del fanciullino e ne fa la fonte della sua ispirazione. 2. La vera conoscenza è sempre intuitiva, così come è intuitivo il fanciullo. La poesia pura coincide con questa conoscenza, fatta di suggestioni simboliche che rivelano il mistero della vita al di là del razionale. 3. La poesia nasce dalle piccole cose e procede con un linguaggio semplice, che può ricorrere anche al dialetto per essere più preciso e vicino alla realtà innata dell’uomo. Dialettismi, onomatopee, sinestesie, sintassi a-logica sono gli strumenti linguistici che servono al poeta per dare voce alla spontaneità del fanciullino presente in lui. 4. La poesia insegna una morale, basata sull’idea che bisogna accontentarsi di quello che si ha per essere felici. Il poeta deve ispirare ai lettori buoni costumi e diffondere un messaggio di fratellanza, fondato su una religione umanitaria e sulla conciliazione universale che sana le ingiustizie.

Poetica del Fanciullino Risvolti psicologici Pascoli crea una poesia di “fuga” e di evasione nel proprio passato, ritornando con la memoria all’epoca che precede la morte del padre, l’evento traumatico che lo segnò indelebilmente per la vita. In sé ricerca l’innocenza di un animo bambino, privo delle preoccupazioni dell’adulto e che può intuire e rivelare analogie misteriose tra gli oggetti. In questo senso, il nido diventa il luogo della regressione psicologica, del ritorno all’infanzia, in una sorta di auto-reclusione che tiene al riparo dalle esperienze adulte, che sono guardate sempre con un misto di seduzione e di timore. Anche il sesso è vissuto da Pascoli con attrazione, paura e insieme rifiuto, come testimonia la vicenda del suo mancato matrimonio e la decisione di convivere con le sorelle Ida e Maria per tentare di ricostruire il nucleo originario, dove trovare riparo e sentirsi sicuri dalla realtà esterna, sempre infida e pericolosa. Pascoli percepisce il mondo come ostile e ingigantisce ogni minima difficoltà: prevale insomma in lui un fondo di infantilismo, che lo rende incapace di aderire attivamente alla vita, alle ideologie e alla storia. Da qui derivano pure i caratteri peculiari delle sue posizioni politiche: l’adesione al socialismo, anziché come lotta di classe, è da lui vissuto come solidarietà fra gli uomini. E pure il nazionalismo dell’ultimo periodo, con l’appoggio dato alla conquista della Libia, va letto come una proiezione dell’ideologia del “nido”. Pascoli avverte il dramma degli emigrati costretti a lasciare la patria e per questo legittima le conquiste coloniali, allo scopo di offrire ai figli della nazione “proletaria” (l’Italia) una terra. Nel discorso La grande Proletaria si è mossa (26 novembre 1911), Pascoli fonde così socialismo e nazionalismo. Egli allarga alle proporzioni della nazione la visione del rapporto sociale come affetto del sangue e difende il nido-culla costituito dalla nazione, allo stesso modo che l’uguale cerchio chiuso e segreto della famiglia.

Poetica del Fanciullino Altre raccolte di versi Poemetti – Usciti nel 1897, furono in seguito divisi in Primi poemetti (1904) e Nuovi poemetti (1909). Più ampi dei testi delle Myricae, il loro andamento narrativo è favorito dalla composizione in terzine. Due i filoni tematici: da un lato la contemplazione della vita rurale, dall’altro lo smarrimento di fronte al mistero dell’universo. Al loro interno è descritta la vita di una famiglia di contadini di Barga, suddivisa secondo i cicli stagionali. Canti di Castelvecchio – Del 1903, tornano sui temi della prima raccolta: vita di campagna, ricordi familiari, mondo delle cose umili. Una novità rispetto a Myricae è rappresentata dalla visione cosmico-astrale e dalla più accentuata sperimentazione linguistica. Poemi conviviali – Raccolgono i testi usciti nel “Convito” e furono pubblicati in numero di venti nel 1904. La raccolta riprende i miti del mondo classico, rivisitato in chiave decadente. Ne deriva un’atmosfera suggestiva fondata sulla dialettica vita-morte. Protagonisti dei componimenti Ulisse, Alessandro Magno, Tiberio… Nella Buona novella, descrive il Cristianesimo e il mondo che si apre ad accogliere le parole del Redentore. Odi e Inni – Pubblicati nel 1906, sono componimenti di ispirazione storico-civile, dove si cantano l’eroismo, la Patria, l’aspirazione alla fratellanza e alla giustizia sociale.