Valorizzare le donne conviene

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Transcript della presentazione:

Valorizzare le donne conviene Silvia Pasqua Università di Torino, ChilD e Collegio Carlo Alberto

Cosa sappiamo sul lavoro delle donne? “Sorpasso” da parte delle donne nei tassi di scolarizzazione ...ma senza un proporzionale aumento della partecipazione femminile al lavoro ...e senza un significativo incremento della partecipazione degli uomini al lavoro familiare Nessuno sviluppo di politiche di conciliazione adeguate L’Italia resta tra i paesi dove si fa meno per le donne e per le famiglie

Scolarizzazione

Scolarizzazione e lavoro Salario medio mensile e % di donne iscritte alle diverse Facoltà in Italia Fonte: MIUR (2010) e Almalaurea (2010)

Occupazione A questo aumento nella scolarizzazione non corrisponde una altrettanto forte crescita dell’occupazione: il forte cambiamento è avvenuto tra il 1970 e gli anni ottanta, mentre dagli anni ‘90 in poi la crescita dell’occupazione femminile si è fermata la diminuzione del divario di genere avviene a causa della diminuzione della partecipazione maschile più che per la crescita della partecipazione femminile

Tasso di occupazione, popolazione tra i 15 e i 64 anni (anno 2009) Fonte: Eurostat

Occupazione femminile in tempo di crisi La crisi economica ha ulteriormente ridotto i tassi di occupazione femminile (15-64 anni) che sono tornati ai livelli del 2006 In Francia nello stesso periodo il tasso di occupazione femminile è rimasto stabile e in Germania è addirittura aumentato dell’1%

Quando si aggrava il divario? Alla nascita del primo figlio più di un quarto delle madri occupate lascia il lavoro (Casadio et al., 2009; Bratti, Del Bono e Vuri, 2007) Circa i due terzi delle donne che abbandonano dichiarano di averlo scelto per difficoltà a conciliare vita familiare, per la scarsa flessibilità nel lavoro e per la mancanza di aiuti da parte dei familiari Tra le giovani generazioni sono in crescita le dimissioni imposte dal datore di lavoro (13% della madri nate dopo il 1973)

Occupazione femminile per età del figlio più piccolo

Tasso di occupazione dei coniugi o conviventi di 25-64 anni con figli (media 2010) Fonte: ISTAT, Rilevazione sulle forze di lavoro 2010

Per chi si aggrava il divario? La probabilità di non tornare al lavoro 18-21 mesi dopo la nascita del figlio è di quasi il 50% E’ più facile rientrare la lavorare dopo la nascita di un figlio per le donne istruite, per le impiegate nel settore pubblico e nelle imprese più grandi per le donne che vivono dove ci sono opportunità di childcare per chi lavorava part-time o riesce a passare a part-time

Perché in Italia le donne (con figli) lavorano poco? Mancanza di aiuto da parte dei partner Pregiudizi contro il lavoro femminile: il lavoro femminile riduce la fecondità le donne che lavorano sono madri peggiori Mancanza di politiche di conciliazione

1) Le donne italiane sono stracariche di lavoro domestico e di cura Se si somma lavoro remunerato e lavoro domestico le donne italiane lavorano un’ora al giorno in più degli uomini e hanno meno tempo libero di loro. Il divario cresce se ci sono figli In media il 76% del tempo dedicato al lavoro familiare è sulle spalle delle donne (era l’85% nel 1988 e il 78% nel 2002). Quando la donna lavora, la condivisione dei carichi familiari è meno sbilanciata. Gli uomini però si occupano prevalentemente di figli. Poco lavoro domestico.

2) Pregiudizi sul lavoro femminile: riduce la fecondità Rapporto tra il tasso di occupazione femminile e il numero medio di figli per donna (TFT) nel 2009 Fonte: dati OCSE e Nazioni Unite

2) Pregiudizi sul lavoro femminile: ha effetti negativi sui bambini Ricerche recenti mostrano che la presenza di due redditi in famiglia riduce la vulnerabilità nei confronti di rischi occupazionali e familiari (disoccupazione, divorzio) Il lavoro femminile riduce anche il rischio di povertà della famiglia e dei minori, in netta crescita in molti paesi europei (Cavalcanti e Tavares, 2007, Del Boca 2010)

Lavoro femminile e children outcomes L’occupazione delle madri non sembra danneggiare i figli soprattutto se le madri sono istruite se il tempo della madre è sostituito in modo adeguato, ad esempio da nidi di qualità (pubblici) (Del Boca e Pasqua 2010) I risultati cognitivi e comportamentali dei bambini non ne soffrono

Lavoro femminile e children outcomes Correlazione tra partecipazione femminile e risultati scolastici in Italia (dati Invalsi 2008-2009)

3) Mancanza di politiche di conciliazione Congedi parentali Part-time e lavoro flessibile Politiche di conciliazione “aziendali” Servizi di cura per i bambini

Congedi parentali In Italia il congedo parentale (facoltativo) è troppo breve, poco remunerato e per nulla condiviso con i padri Esistono categorie di lavoratrice (precarie) che non hanno diritto… vediamo se con la manovra sara’ esteso anche a loro…. Nel 2009 solo 24mila padri contro oltre 253mila madri hanno usufruito in Italia del congedo parentale La spiegazione per il limitato utilizzo da parte dei padri sta senza dubbio nella scarsa abitudine e informazione tra i lavoratori rispetto a questo tipo di congedo, ma anche nel fatto che un’indennità pari solo al 30% del salario rende economicamente conveniente per le famiglie la scelta di far prendere il congedo a chi ha il salario più basso, tipicamente la donna. L’utilizzo da parte dei padri cresce con il loro livello di istruzione. *26 settimane per 3° figlio Fonte: dati CE e OCSE, elaborazioni De Henau et al. (2008)

Part-time e lavoro flessibile Possono essere uno strumento di conciliazione per le donne con figli piccoli, consentendo loro di rimanere sul mercato del lavoro Donne che lavorano part-time e numero di figli (2008) Fonte: dati OCSE Benché spesso annoverato tra le forme di lavoro flessibile, il part-time comporta solo una riduzione dell’orario giornaliero, ma non prevede flessibilità di orario. Consente quindi di rispondere ad alcune delle esigenze delle famiglie (andare a prendere i bambini a scuola, occuparsi maggiormente dei figli), ma non è la soluzione a tutti i problemi. I tempi delle città e dei servizi pubblici e privati (ufficio pubblici, negozi) sono ancora fortemente penalizzanti per le famiglie in cui entrambe i coniugi lavorano. Il part-time però è uno strumento di conciliazione solo laddove ci siano almeno due redditi in famiglia e il reddito del coniuge sia sufficientemente alto. L’esperienza nelle aziende, specie se private, ha poi dimostrato come la richiesta di un passaggio da full-time a part-time venga spesso interpretata come segnale di scarso attaccamento al lavoro e quindi può precludere avanzamenti di carriera. Gli effetti negativi anche nel lungo periodo: con il sistema pensionistico contributivo, un minor salario percepito durante la vita lavorativa si rifletterà su una minor pensione. Quindi il lavoro part-time rischia di trasformarsi da opportunità di breve periodo a trappola nel lungo periodo.

Part-time Percentuale di lavoratori part-time sul totale degli occupati in Italia Cresciuto dopo il 2000 Ma sono andate peggiorando le condizioni…. Se prima i lavoratori part-time non erano discriminati in termini di salario, oggi lo sono maggiormente + è in aumento il part-time involontario In questo ci stiamo avvicinando all’Europa!!!! Lavoro flessibile: in assenza di ammortizzatori sociali, difficile pensare che le donne possano usare i lavori flessibili per entrare e uscire dal mk del lavoro in corrispondenza dei primi anni di vita dei loro figli. Fonte: Eurostat

Flessibilità e lavoro femminile Part-time: è da sempre considerato uno strumento di conciliazione, ma oggi è in aumento il pt involontario (43% delle donne nel 2009 contro il 28% nel 198364% delle donne tra i 18 e i 29 anni) Donne 15-64 anni: 14,5% aveva un contratto a tempo determinato nel 2010 (contro l’11,4% tra gli uomini). Erano il 7,7% nel 1991 (4% tra gli uomini) Affinché la flessibilità posso aiutare la conciliazione occorre che sia protetta e preveda gli stessi diritti (es. maternità) del lavoro “tipico”

Politiche aziendali L’articolo 9 della legge 53 del 2000 prevede contributi a fondo perduto per l’introduzione di forme di flessibilità o servizi: telelavoro banca delle ore orario flessibile orario concentrato flessibilità dei turnie servizi salva-tempo voucher babysitter convenzioni con strutture di cura per figli minori o anziani non autosufficienti Non esistono adeguati indicatori di efficacia ma l’esperienza ne restituisce un quadro confortante dal punto di vista qualitativo

Servizi di cura per i bambini

Servizi di cura per i bambini Rapporto percentuale tra posti disponibili all’asilo nido e numero di bambini sotto i 3 anni Fonte: ISTAT E scarso sviluppo dei privati perché non riescono a competere con i pubblici (di alta qualità) se non imponendo rette molto alte (e quindi accessibili solo a famiglie in cui i redditi dei genitori sono alti)

Servizi di cura per i bambini La disponibilità di asili nido è di importanza strategica per promuovere l’occupazione femminile: tra gli obiettivi della strategia di Lisbona per l’anno 2010 vi era anche l’aumento dell’offerta di nidi fino a coprire il 33% della popolazione nella fascia di età sotto i 3 anni È stato calcolato che un incremento del numero dei nidi del 10% farebbe aumentare la probabilità di lavorare del 7% per le donne più istruite e addirittura del 14% per le donne meno istruite

Womenomics L’occupazione femminile rappresenta un fattore produttivo che può contribuire alla crescita e allo sviluppo economico la crescita dell’occupazione femminile contribuisce direttamente alla crescita dell’economia aumentando il PIL tramite più ore lavorate e maggiore produttività contribuisce indirettamente facendo crescere la richiesta di servizi (per lavori domestici, servizi sociali), aumentano alcuni consumi (cibi pronti, lavanderie) e agendo quindi da volano per occupazione addizionale le donne nel mercato del lavoro offrono nuovi talenti, competenze e stili di lavoro diversi

Occupazione e crescita Un aumento della partecipazione femminile fino a raggiungere la soglia del 60% di donne occupate (obiettivo di Lisbona) produrrebbe in Italia un incremento del PIL del 7% (Banca d’Italia) Un aumento dell’occupazione femminile che raggiunga quella maschile potrebbe generare incrementi del PIL del 22% in Italia (Goldman Sachs)

Incremento del PIL derivante dalla chiusura del divario di genere

Bibliografia Del Boca D. (2002), ‘The Effect of Child Care and Part Time Opportunities on Participation and Fertility Decisions in Italy’, Journal of Population Economics, 15(3): 549-573 Del Boca D., Pasqua S. E Pronzato, C. (2009), ‘Motherhood and Market Work Decisions in Institutional Context: a European Perspective’, Oxford Economic Papers, 61(suppl. 1): i147-i171 Del Boca D. e Pasqua S. (2010), “Esiti Scolastici e Comportamentali, Famiglia e Servizi per l’Infanzia”, FGA Working Paper No. 36/2010, Fondazione Giovanni Agnelli Del Boca D., Mencarini L. e Pasqua S. (2012), Valorizzare le donne conviene, Il Mulino Del Boca D. e Mencarini L. (2011), Un altro passo indietro per le donne italiane, www.lavoce.info, 10/06/2011 Del Boca, Mencarini L. e Pasqua S. (2012), Valorizzare le donne conviene, www.lavoce.info, 07/03/2012 Del Boca D., Pasqua S. e Pronzato C. (2012), In nido fa bene. Ai genitori e ai figli, www.lavoce.info, 15/12/2012 Del Boca D. (2012), Troppo poco per le donne, www.lavoce.info, 11/04/2012 30