I poteri dei media. Esperienza mediale e vita quotidiana

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I poteri dei media. Esperienza mediale e vita quotidiana Noi e i media I poteri dei media. Esperienza mediale e vita quotidiana

I media come cultura “Il lettore dovrà rammentarsi di quanto sia qui compreso nel termine cultura. Essa include tutte le attività e gli interessi politici di un popolo. Il derby, la regata di Henley, Cowes, il 12 agosto, la finale di campionato, le corse dei cani, il tiro al bersaglio con le frecce, il formaggio Wesleydale, il cavolo bollito a pezzi, le barbabietole nell’aceto, le chiese gotiche dell’800 e la musica di Elgar. Il lettore può fare da sé la sua lista. Dovremo poi affrontare la strana idea che quel che è parte della nostra cultura è anche parte della nostra religione vissuta”. T.S. Eliot, Appunti per una definizione della cultura, 1949 Attenzione al versante del consumo: la moda, il cibo, lo sport sono elementi che anticipano il sistema dei media Oggi bisognerebbe aggiungere i media e i loro prodotti: la musica di Vasco Rossi, Sanremo, i film di Natale di Boldi e de Sica, Grande Fratello etc. Dalla cultura materiale e dai suoi consumi a quella simbolica i meccanisminon cambiano in modo radicale (i consumi sono sempre simbolici: distruzione di merci per produrre significati). Munari e il cucchiaio di legno

I media come ambiente “I media non sono più uno schermo che si guarda, una radio che si ascolta. Sono un’atmosfera, un ambiente nel quale si è immersi, che ci avvolge e ci penetra da ogni lato. Noi stiamo in questo mondo di suoni, di immagini, di colori, di impulsi e di vibrazioni come un primitivo era immerso nella foresta, come un pesce nell’acqua. E’ il nostro ambiente, i media sono un nuovo modo di essere vivi”. C.M. Martini Il lembo del mantello, 1991 Dire che i media sono un ambiente vuol dire diverse cose: Pervasività: ubiquità, portabilità etc. - Ridefinizione dello spazio (pubblico-privato: cellulare in treno, ma anche Grande Fratello; vicino-lontano: vignette su Maometto; dentro-fuori casa-in nessun posto: la bedroom culture) Ridefinizione del tempo (simultaneità: il Titanic nel 1912; presente/passato: la memoria collettiva dei media; il calendario nazionale scandito dai media) In una parola: ridefinzione dell’ESPERIENZA

I media come esperienza “I media sono oggi parte del tessuto generale dell’esperienza […] Ecco dunque il punto di partenza: l’esperienza, la mia e la vostra, e la sua normalità. […] Infatti media sono in primo luogo normali, sono una presenza costante nella nostra vita quotidiana. […] Ne consegue la necessità di riconoscere la realtà dell’esperienza: le esperienze sono concrete, anche quelle mediali”. R. Silverstone, Perché studiare i media ?, 2002 Normalità: i media non sono normali / sono problematici per tre categorie di persone. Chi fa, chi studia i media e i disturbati mentali. I media alimentano la normalità, la sicurezza ontologica, attraverso: Riti Miti

Miti: l’esperienza, per essere comprensibile, si nutre di storie Elisa vs. Elisa 2: da cenerentola principessa, da principessa a piccola borghese Il gossip e il pettegolezzo: controllo sociale, affermazione delle regole

I media e la gestione delle emozini: il caso del lutto

L’evento e la rottura della normalità

Tsunami e terremoto in Kashmir: L’ambiguità della compassione il senso di colpa / impotenza Se la sono voluta pago

I media come senso comune “Che cos'è il senso comune? […] Per certi versi, è la cultura in cui ciascuno è inserito. Ma il senso comune è cultura secondo un'accezione particolare: è la cultura in quanto e per la parte in cui è data per scontata. Esso intende tutto ciò riguardo a cui, interrogati, risponderemmo che "è ovvio", o che "lo sanno tutti" e dunque non vale la pena di metterlo in dubbio […] Pensare, agire e vedere secondo il senso comune significa infatti, per ciascuno, farlo secondo ciò che egli crede che ciascun altro penserebbe, farebbe o vedrebbe al suo posto […] Così, mentre ne attribuisce ad altri la responsabilità, ne è lui il responsabile”. P. Jedlowski, Un giorno dopo l’altro, 2005 I media alimentano il senso comune attraverso l’implicito, i luoghi comuni, gli stereotipi, le rappresentazioni sociali. Non importa la loro veridicità: se un fenomeno è creduto “reale”, le sue conseguenze sono reali (gli untori durante la peste, la stregoneria, la sfortuna, l’amore romantico …) Conseguenze drammatiche in caso di crisi / rischio / pericolo (l’aviaria) Conflitto per la definizione del senso comune: ciò che è normale Messa in crisi del senso comune: riflessività

I media come responsabilità “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e sapere riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”. I. Calvino, Le città invisibili, 1972 La responsabilità di chi fa i media è speculare a quella di chi li consuma; il compito è lo stesso, nella vita di tutti i giorni, dentro e fuori dai media