GLI SPAZI DELLA VITA LE CITTÀ.

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GLI SPAZI DELLA VITA LE CITTÀ

IL MONDO URBANO Può essere o meno: Che cos’è una città? La città, in genere, è: circondata da mura sede di una guarnigione sede di uffici giudiziari o di magistrature territoriali sede di un mercato Può essere o meno: sede di una corte o residenza di un principe (=capitale) sede di un vescovo (=diocesi)

La città di Asti nel XV secolo

Torino nel XVII secolo La pianta settecentesca di Torino consente di distinguere, entro la cerchia delle mura cinquecentesche: La Cittadella fortificata Il centro del comando La zona residenziale

Parigi nel XVIII secolo: una capitale europea

LA CITTA’ Non tutti i centri urbani sono riconosciuti con il titolo di città La città è detentrice di privilegi (di carattere giuridico e fiscale) concessi e riconosciuti dal sovrano e con esso ricontrattati periodicamente. Tutti i privilegi di una Città sono menzionati negli Statuti. Il privilegio di gran lunga più importante e distintivo di una Città è il diritto all’autoamministrazione, cioè a possedere autonomi organi di governo. La città esercita il suo potere sul Contado, ossia sulle comunità rurali e sul territorio da essa dipendente. Il Contado si estende fin dove il potere della Città viene riconosciuto e legittimato da Atti di sottomissione.

IL MONDO URBANO MANUFATTI ma soprattutto SCAMBIA e CONSUMA PRODUCE

Chi vive in città? Poveri e vagabondi Lavoratori a giornata Il 15% della popolazione europea (della quale solo il 2% vive nelle grandi città). Poveri e vagabondi Lavoratori a giornata Piccoli venditori ambulanti Lavoratori stagionali Lavoratori nelle botteghe e nelle manifatture Maestri artigiani Bottegai Servi

Chi vive in città? Mercanti e negozianti Professionisti Segretari e impiegati Mercanti e negozianti Professionisti (medici, avvocati e notai) Ecclesiastici di ogni livello

Chi vive in città? Prelati Funzionari e giuristi Patrizi Signori Nobili di corte Principe

Chi sono i “cittadini” e i “borghesi”? Non tutti gli abitanti sono cittadini, ma solo chi è in possesso del diritto di cittadinanza La Comunità urbana è la “persona giuridica” che rappresenta i “borghesi” o “cittadini” (da non confondersi con gli abitanti della città).

GLI SPAZI URBANI Osserviamo ora la struttura fisica di una città di antico regime, ancor oggi riconoscibile nella fisionomia del centro storico di qualsiasi città di antica origine. Entro la cinta muraria e all’esterno di un’eventuale centro fortificato (castrum) si distinguono quasi sempre tre spazi. (Es. le mura medicee di Grosseto)

Centro amministrativo: con Palazzo municipale, tribunale e relativa piazza (es. Piazza dei Signori a Verona)

Il principe e la corte Solo nelle città capitali si trova la residenza del Principe, sede della corte e solo i qualche caso degli uffici amministrativi dello Stato (Es. i Palazzi Ducali di Venezia e di Mantova)

Il principe e la corte I Palazzi Reali di Torino e di Napoli

Il Principe e la corte Il palazzo del Quirinale a Roma, residenza dei Papi fino al XIX secolo.

Centro commerciale (spesso, ma non necessariamente, coincidente con il primo): con piazza del mercato ed eventuale Palazzo dei Mercanti (es. Piazza dei Mercanti a Milano e Piazza delle Erbe a Verona)

3. Centro religioso: con Chiesa cattedrale, Palazzo vescovile e relativa piazza (Es. Piazza del Duomo a Trento)

Il potere religioso (Es. Palazzo del Vescovado a Parma) Sul piano religioso la Comunità urbana è inserita all’interno di una Diocesi guidata da un vescovo; se la città è sede vescovile il Consiglio cittadino si confronta direttamente con il potere ecclesiastico rappresentato dal Vescovo e dal Capitolo del quale fanno parte – con il titolo di Canonici – alcuni ecclesiastici provenienti dalle principali famiglie del patriziato cittadino.

La presenza religiosa Le chiese parrocchiali ed i conventi sono variamente disseminati nella città; si notano anche le cappelle delle Confraternite delle Arti, gestite dai laici e spesso collegate con un ospedale o un ospizio. (Es. Piazza del Popolo a Roma)

Spazi vuoti All’interno dello spazio urbano si distinguono spesso ampi spazi vuoti, coltivati ad orto, vigneto, frutteto, o addirittura a pascolo, utili ad alimentare la città in caso di assedio. (Es. Porta San Giorgio a Verona)

Giardini urbani e palazzi L’allestimento dei bastioni e dei giardini reali a Torino (metà Settecento)

Dimore nobiliari (Es. Palazzo Forti e Palazzo Canossa a Verona) I palazzi signorili, a volte ornati da alte torri, si affacciano sulle vie principali e attorno ad essi si stringono le abitazioni dei clientes delle principali famiglie patrizie.

Palazzi urbani e giardini (Es. Palazzo Giusti a Verona) Le dimore aristocratiche e borghesi posseggono quasi sempre orti e giardini, mentre le stalle per gli animali da trasporto (muli e cavalli) sono presenti ovunque.

Dimore borghesi (Es. Casa Mazzanti a Verona) Le strade ed i quartieri subiscono facilmente un processo di specializzazione dovuto alla necessità economica, all’abitudine o alla legislazione: le botteghe artigiane si affacciano su vie caratterizzate all’insegna dell’arte (Es.: Piazza delle Erbe, Via dei Calzaiuoli, Via delle Lane, Via dei Pellicciai, Vicolo del Vino, Contrada della Spezieria,Calle delle Mercerie, ecc.), ancor oggi riscontrabili nella toponomastica urbana.

Case popolari Le povere abitazioni del popolo minuto, per lo più in legno, si ammassano nella zona attigua al mercato o nelle zone più periferiche. In molti casi veri e proprie borgate popolari (sobborghi) sorgono immediatamente fuori dalle mura. (Es. Ponte delle Navi a Verona e particolare di casa popolare)

Regge, palazzi e castelli extra urbani Nel Settecento, sull’esempio della reggia francese di Versailles, si moltiplicano anche in Italia palazzi reali e “luoghi di delizie” collocati a breve distanza dai caotici centri urbani (Es. i palazzi Reali di Rivoli e di Stupinigi, presso Torino)

Chi governa la città? Come viene esercitato il potere? «Non appena ci accostiamo a una città per respirarne il clima e distinguere le forme della vita che vi si svolge, siamo colti da una folla di quesiti: e il primo cui sentiamo di dover fornire una risposta è di natura politico-istituzionale. Chi la governa, o meglio e più specificamente, come vi viene esercitato il potere?». (Marino Berengo, L’Europa delle città, 1999)

Ambrogio Lorenzetti, Il Buon Governo di Siena

LA COMUNITA’ URBANA Ben più complessa ed articolata al suo interno, rispetto alla Comunità rurale, La Comunità urbana come soggetto giuridico ben definito e stratificato al suo interno si confronta (e si scontra) con gli altri soggetti giuridici (=poteri) presenti sul suo territorio: Principe Signori territoriali Chiesa Corporazioni Comunità rurali Altre Comunità urbane

Ogni Comunità urbana è dotata: di Statuti riconosciuti dagli altri soggetti di organi di governo (Consigli) che - ripartiscono il carico fiscale; - amministrano la giustizia, - amministrano i beni comunali; - amministrano e governano il contado; - presiedono all’ordine pubblico, alla beneficenza

Il governo della città e le magistrature organo amministrativo della città è il Consiglio (Senato, Scabinato,Consolato, Capitolato, ecc.), del quale fanno parte solo gli esponenti delle famiglie più eminenti (patriziato) e che può esprime a sua volta un Consiglio ristretto ed alcune magistrature cittadine in alcuni casi (=città libere) l’amministrazione cittadina è presieduta da un magistrato, per lo più elettivo (Sindaco, Podestà, Burgmeister, Maire, Mayor,ecc.), espressione del Consiglio in altri casi (=città suddite) l’amministrazione è presieduta o sottoposta al controllo di un rappresentante del Principe (Governatore,Sceriffo,Corregidor, Intendente, Podestà, ecc.) o della città dominante (Rettori)

Una classica oligarchia urbana: il patriziato veneziano

Il governo della città e le corporazioni L’amministrazione cittadina recluta autonomamente una propria burocrazia (cancelleria) al cui salario deve provvedere Ad un livello inferiore rispetto al Patriziato urbano - che riunisce le famiglie più antiche e che costituisce una vera e propria aristocrazia cittadina - si distingue un ceto borghese formato dagli esponenti delle famiglie mercantili che si riconoscono delle Corporazioni di mestiere (Lanaioli, Speziali,Cartai, ecc.) o dei professionisti (medici, causidici, notai, ecc.) che si riconoscono nei Collegi delle Arti. Anche questi gruppi sono generalmente rappresentati nel Consiglio cittadino.

Le Corporazioni e i Collegi delle Arti sono le vere articolazioni della società civile urbana

La struttura corporativa come segno delle antiche città europee In gran parte delle antiche città ci viene offerta una sorta di raffigurazione fisica della società che vi risiede: quella struttura corporativa che si è stratificata nei centri urbani, che si è impressa nell’urbanistica e nella toponomastica, che ne ha fondato l’identità politica e che ne ha racchiuso la vita e l’esistenza per circa seicento anni, attraverso cambiamenti anche profondi, fino a costituire una gabbia troppo stretta per le straordinarie trasformazioni in atto nell’epoca della prima rivoluzione industriale.

Ambrogio Lorenzetti, Il Buon Governo di Siena

Una civiltà del lavoro Nei sei secoli che separano gli inizi del Duecento dalla fine del Settecento la società urbana fu profondamente segnata dalla presenza del lavoro ed in particolare del lavoro artigiano. Attorno alle Arti e alle Corporazioni si disegnò il quadro economico ed istituzionale dal quale emerse la civiltà moderna: l’economia monetaria, il capitalismo, l’idea di cittadinanza e di rappresentanza politica. Gli artigiani medievali forgiarono nelle loro botteghe non solo gli strumenti del loro lavoro, ma anche il linguaggio della politica e le categorie entro le quali l’uomo europeo si mosse fino alla vigilia della Rivoluzione francese.

Arti Maggiori e Arti Minori

L’esercizio di un’arte come requisito di cittadinanza. Qualche esempio. Dante Alighieri fu immatricolato nell’arte fiorentina dei medici e degli speziali, per concorrere all’elezione dei priori delle Arti; Michelangelo Buonarroti preparò nel 1504 l’affresco della battaglia di Cascina in una sala concessagli dai capitani dell’arte dei tintori, che lo finanziarono; Giovanni Calvino, giungendo profugo a Strasburgo, prima di diventare il grande riformatore di Ginevra, entrò nella corporazione dei sarti per ottenere la cittadinanza. L’esercizio di un’arte, o comunque il legame con le sue espressioni istituzionali, era il prerequisito essenziale per poter svolgere qualsiasi attività. L’iscrizione ad una corporazione precedeva i diritti di cittadinanza.