La rivoluzione scientifica e l’età della Terra

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Transcript della presentazione:

La rivoluzione scientifica e l’età della Terra La scoperta del tempo geologico di Cristina Brunella – Agnese Latini – Alessandro Mancia – Alessandra Saltamartini

Secondo i filosofi greci il divenire del cosmo è ciclico e la terra e il cielo non hanno né un principio né una fine nel tempo. Con l’avvento del cristianesimo si afferma la concezione lineare della storia della salvezza: il cosmo ha un principio e una fine nel tempo. Inoltre, la stessa storia della salvezza, dalla creazione fino all’avvento di Cristo e alla storia della Chiesa, si svolge in un tempo relativamente breve, che alcuni teologi basandosi sulla cronologia biblica stimarono in appena seimila anni. Tali credenze cominciarono a mutare principalmente a partire dalla rivoluzione scientifica nel XVII secolo.

Riguardo alla storia della Terra Cartesio fu un grande innovatore. Egli, sebbene con grande prudenza e non mettendo mai apertamente in discussione la storia biblica della creazione, suppose che il cosmo, dopo che Dio dopo aveva creato le leggi di natura e conferito alla materia una determinata quantità di moto, fosse autosufficiente e non necessitasse per il suo movimento di alcun particolare intervento divino.

In tal modo, sulla sola base delle leggi della fisica meccanica, Cartesio spiegava come le particelle di materia, a partire dal caos primordiale, si disponessero secondo la loro forza e le loro dimensioni fino a formare il Sole, i pianeti, la Luna e la Terra. Inoltre, le particelle di materia che formavano la Terra, attraverso varie vicissitudini, finirono per disporsi in strati concentrici, secondo il loro peso, fino a formare un nucleo interno pesante, una zona intermedia, e una crosta esterna (i continenti e le catene montuose) circondata da oceani.

La Terra secondo Cartesio, dai Principia Philosophiae (1644) L’approccio di Cartesio non era, tuttavia, condiviso da un altro grande protagonista della rivoluzione scientifica come Newton. Egli credeva che la scienza dovesse occuparsi solo del corso attuale della natura e descriverne oggettivamente, mediante analisi matematica, i fenomeni, senza immaginare ipotesi (hypotheses non fingo) sulla formazione del mondo. Tale evento infatti non è di competenza della scienza, ma della teologia, cui spetta il compito di scrutare, interpretando il testo biblico, i destini ultimi del cosmo.

Ma il reverendo Thomas Burnet, cappellano del Re d’Inghilterra non era di questa opinione. Egli, con grande scandalo, nella sua Telluris Theoria Sacra (1680) tentò di accordare il racconto biblico della creazione con la fisica cartesiana, mostrando come lo stesso Diluvio universale narrato dalla Bibbia poteva essere spiegato alla luce della scienza naturale, così come la consumazione di tutte le cose, cioè la fine del mondo e il giudizio universale. Burnet aveva con ciò innestato all’interno della storia della salvezza il divenire ciclico del tempo.

I newtoniani ortodossi, come John Woodward (1665-1728) reagirono molto duramente alla tesi di Burnet, bollando come “immaginaria e romanzesca” la sua teoria della terra. Tuttavia altri newtoniani, come Edmund Halley (1656-1742) e Wiliam Whiston (1667-1752), furono tentati di trovare una spiegazione naturale al Diluvio universale, basata sulle leggi della gravitazione newtoniana. Secondo costoro fu il passaggio di una cometa in prossimità della Terra la vera causa del diluvio.

Robert Hooke (1635-1703), competitore di Newton nella costruzione del vero sistema del mondo, si spinse nel suo Discourse on Earthquakes (1668, ma pubblicato postumo nel 1705) molto avanti nel recupero della concezione ciclica del tempo geologico. Egli, pur non contestando direttamente il tempo biblico della creazione, spiegò i mutamenti che hanno alterato nel tempo la crosta terrestre (terremoti, inondazioni, diluvi, eruzioni vulcaniche) con una serie di natural powers, escludendo i miracoli divini. A sostegno delle sue tesi portava i suoi studi sui fossili, di cui aveva provato con l’osservazione microscopica l’origine organica, ma anche le testimonianze delle fonti classiche, come le Metamorfosi di Ovidio, a proposito degli incessanti mutamenti avvenuti nel globo terrestre.

Anche Leibniz nella Protogaea, composta fra il 1691 e il 1692, sostenne la tesi dell’origine organica dei fossili e difese anche la realtà dei grandiosi mutamenti sulla superficie del globo, come la formazione degli oceani e delle catene montuose. Egli tuttavia perseguiva il progetto apologetico di accordare la scienza moderna con il fina- lismo, e quindi con i princìpi cristiani. Non trovò dunque nulla di particolarmente scandaloso nelle tesi di Cartesio e nella Teoria della Terra di Burnet, osservando che i mutamenti avvenuti sulla superficie della Terra hanno prodotto infine un mondo ordinato, ove la vita dell’uomo è possibile, come nei piani della provvidenza divina, e che i diluvi e le varie catastrofi naturali appaiono essere tali solo dal limitato e contingente punto di vista umano. Così, relativizzando il caos originario e l’attuale condizione della Terra, definita da Burnet nell’età postdiluviale come “un piccolo sporco pianeta” e “un ammasso di rovine”, Leibniz neutralizzava le empie tesi dei materialisti, degli atei e dei libertini.

”Non abbiamo né vestigia di un principio, James Hutton (1726-1797), “filosofo della natura” scozzese, fu tra i primi a sostenere con prove tratte dallo studio delle rocce, in uno scritto del 1788, The Theory of the Earth, che l’età della Terra doveva essere ben più antica dei seimila anni ipotizzati dai teologi e che essa fosse probabilmente insondabile. Dopo aver studiato per anni la natura e la disposizione delle rocce della Scozia, Hutton era giunto alla rivoluzionaria conclusione che: ”Non abbiamo né vestigia di un principio, né indizi di una fine” Il nostro pianeta aveva avuto origini in un passato così remoto la cui durata non può essere stimata con precisione.

Hutton produsse prove inconfutabili circa la sua teoria della remota antichità della Terra. Il rilevamento di Siccar Point mostrava, infatti, gli strati di Arenaria rossa in DISCORDANZA ANGOLARE sopra gli Scisti grigi. Le due formazioni rocciose furono evidentemente deposte durante due differenti cicli temporali. La formazione sottostante, e quindi più antica, mostrante gli strati in giacitura verticale era stata sollevata dal fondale marino (quando si depositano i sedimenti sul fondale marino questo è, infatti, orizzontale) e quindi sottoposta ad erosione. Successivamente la stessa formazione era stata di nuovo sommersa dal mare, come mostrano gli strati di Arenaria rossa deposti sopra, che a loro volta furono nuovamente sollevati dal fondo marino, come mostra la loro giacitura non più orizzontale, come al tempo della loro deposizione, ma inclinata.

Nacque così la consapevolezza di un tempo geologico infinitamente più antico dei seimila anni calcolati dai teologi sulla base del testo biblico. Affermando che non era possibile fare una stima neanche approssimativa dell’età del nostro pianeta, Hutton venne accusato di essere ateo e di sostenere che l’empia teoria dei filosofi greci, come Aristotele, che la Terra fosse eterna, mentre egli aveva semplicemente sostenuto l’impossibilità di stimare con precisione a quando risalissero le origini della Terra, che in ogni caso apparivano essere antichissime

Ad Hutton si deve la formulazione di un principio di grande importanza che è a fondamento dell’odierna geologia: il PRINCIPIO DELL’ATTUALISMO, versione geologica del principio newtoniano dell’uniformità della natura, che è in contrasto con la teoria del catastrofismo : PRINCIPIO DELL’ATTUALISMO “IL PRESENTE E’ LA CHIAVE DEL PASSATO” Tutta la storia della Terra veniva ricondotta all’azione degli stessi fenomeni naturali che si verificano ancora oggi la cui quotidiana opera aveva portato in un lasso di tempo lunghissimo infiniti cambiamenti. IL PRINCIPIO DEL CATASTROFISMO Tale principio era stato fino a quel momento ritenuto la teoria più valida per spiegare la formazione della Terra: affermava che tutte le maggiori strutture della Terra si sono formate in seguito ad eventi soprannaturali e catastrofi.

TEORIA DELL’UNIFORMISMO: Nel nostro pianeta la Terra si rigenera di continuo secondo un ciclo fondamentale che Hutton riscontrò osservando l’erosione e la formazione di nuove terre affemando che “i meccanismi della Terra sono uniformi e costanti”