VERSO L’ESPRESSIONISMO

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Transcript della presentazione:

VERSO L’ESPRESSIONISMO I fauves Henri Matisse Nato a Cateau-Cambrésis il 31 dicembre 1869, Henri Matisse compi i suoi primi studi nella cittadina natale e, successivamente a Parigi dove seguì corsi di giurisprudenza. Una malattia, che lo costrinse a letto nel 1889, fu l'occasione perché Matisse cominciasse a dipingere come passatempo. Matisse trascorse diversi anni nel Sud della Francia. La vita di Matisse si svolse per tutto il suo corso nella serenità dell'ambiente familiare, in una casa dal gusto borghese e senza che l'artista desse mostra di condurre un'esistenza ribelle, spregiudicata o scandalosa che, invece, sembrava dover essere tipica di un innovatore rivoluzionario. Henri Matisse morì a Cimiez, nei pressi di Nizza, l'amata località del soleggiato e caldo meridione francese, il 3 novembre 1954.

Il 18 ottobre 1905 a Parigi si ebbe la terza edizione del Salon d'Àutomne (altro Salon di rottura rispetto a quelli ufficiali ). Nell'ottava sala dell'esposizione il brillante giornalista Louis Vauxcelles, critico d'arte del quotidiano «Gil Blas», si trovò circondato da dipinti dai colori talmente violenti da fargli esclamare - e scrivere sul resoconto dell'inaugurazione - facendo riferimento a una scultura tradizionalista in stile quattrocentesco fiorentino: «Donatello chez les fauves» («Donatello fra le belve»)» talmente classica gli pareva quella statua in mezzo a tanta aggressiva novità. Come altre volte era capitato (si ricordino i Macchiaioli e gli Impressionisti) il dispregiativo fauves) belve venne accolto dagli stessi artisti che avevano esposto nell'ottava sala del Salon quale segno di riconoscimento» termine che li raggruppava sotto un'unica bandiera. Il gruppo dei Fauves pur non essendo sorto come movimento - né divenne mai tale - si riconosceva in alcune comuni convinzioni: il dipinto deve dare spazio essenzialmente al colore; non bisogna dipingere secondo l'impressione» ma in relazione al proprio sentire interiore; si deve esprimere se stessi e rappresentare le cose solo dopo averle fatte proprie; la pittura» dando corpo alle sensazioni dell'artista di fronte all'oggetto da riprodurre» deve essere istintiva e immediata

Il percorso artistico del grande pittore può essere sintetizzato con le parole che egli stesso usò attorno al 1919: «Come impressionista ho dipinto direttamente dalla natura, poi ho aspirato a una maggiore concentrazione e a un'espressività più intensa nelle linee e nei colori. Per raggiungere questo obiettivo ho dovuto sacrificare altri valori: la materia, la tridimensionalità, la ricchezza di dettagli. Ora voglio riconciliare questi valori». Donna con cappello L'insieme dei colori, appena giustificati dalla forma a cui danno vita, parve a un critico che visitò l'esposizione «una pentola di colori rovesciata in faccia al pubblico». Un altro parlò di «giochi barbari e ingenui di un bimbo che si trastulla con una scatola di colori». Donna con cappello

[a] La donna (Amélie, la moglie di Matisse), di tre quarti, volge lo sguardo verso l’osservatore.

[b] Si mostra nel suo ricco abbigliamento borghese dominato da un fastoso e monumentale cappello.

[c] Un lungo guanto le copre la mano e il braccio destri.

[d] Un ventaglio aperto, in primo piano, le copre la parte superiore del busto.

[e] Le masse di colore del viso sono verdi o azzurre…

[f] quelle del collo sono arancio.

La violenza delle tinte è il modo impiegato dall'artista per affermare se stesso e la propria personalità. I colori sono usati sia puri sia in unione con altri; in particolare i gialli vengono accostati al violetto, il rosso al verde, il blu all'arancio, in un rinforzarsi vicendevole dei complementari; e poi gli stessi pri­mari sono disposti affiancati. Contrariamente a Van Gogh e a Gauguin, per i quali i colori decisi a cui facevano ricorso costituivano un'enfatizzazione di quelli comunque presenti nel soggetto rappresentato, Matisse non cerca la somiglianza cromatica oggettiva. Tuttavia ogni tinta ha una precisa funzione nel modellare le masse e nel creare ombre: quelle del viso, ad esempio, sono verdi o azzurre, mentre quelle del collo sono arancio . Il colore è distribuito con veemenza sulla tela e con un’immediatezza tale da non coprirla mai totalmente: ampi brani non dipinti del supporto, infatti, affiorano qua e là, diventando essi stessi elementi della composizione. Una linea scura e sfrangiata sottolinea i contorni di alcune parti della figura (spalle» braccio, cappello) sostenendola e rendendola più graffiante e incisiva. La tecnica rapida fa sì che il dipinto sembri non finito e solo abbozzato.

La stanza rossa è un dipinto del 1908, attualmente all’Ermitage di San Pietroburgo. Al colore dato per strisce e chiazze dirompenti in molteplici tonalità si sono sostituite la grande superficie di colore pieno e la bidimensionalità decorativa. I primari rosso, blu e giallo costituiscono le tinte dominanti. La costruzione prospettica è approssimativa. Da un lato, essa è suggerita dalla sottile linea nera del bordo del tavolo e dalla piega della tovaglia, sulla sinistra, appena accennata, nonché dalla sedia e dallo spessore del muro in cui è ritagliata la finestra, dall'altro, è annullata dalla scelta dello stesso rosso, con l'identico motivo floreale in blu e azzurro ad anse, sia per la tovaglia che ricopre il tavolo sia per il rivestimento murario. L'aspetto piatto, che esalta i colori e i decori, è confermato dal paesaggio al di là della finestra, dove alberi fioriti si stagliano contro un prato verde e un cielo azzurro, come in un suggestivo ricamo. La stanza rossa

Con il tempo Matisse si indirizzerà verso l’ulteriore semplificazione delle forme l'essenzialità cromatica, l’uso di tinte contrastanti e di linee ritmiche, ornamentali. La danza Fra le maggiori creazioni di questo periodo si pone La danza, opera che ebbe una lunga gestazione e sul cui soggetto l'artista ritornò spesso- Cinque fanciulle nude sono colte in una danza vertiginosa mentre si tengono per mano muovendosi in circolo. Il ritmo convulso comporta che la danzante in primo piano, al centro, lasci la mano della compagna di sinistra e si lanci verso di lei per riagguantarla e ricomporre così il cerchio. La compagna la asseconda inarcandosi. Il dipinto, di notevole superficie, è risolto con l'uso di tre soli colori principali: il verde brillante per il prato, il blu per il cielo, il rosso per i corpi delle fanciulle

La brillantezza delle tinte e la scelta del rosso, piuttosto che il rosa della prima versione, allontanano il soggetto dalla verità del colore naturale. La campitura piatta sottolinea l'aspetto decorativo dell'opera nella sua essenzialità di forme sciolte nel colore, per quanto permanga ancora una necessità volumetrica ben leggibile nei corpi modellati dalla linea scura.