19.00 Lettera 307 Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

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Transcript della presentazione:

19.00

Lettera 307

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce

Carissima suora e figliuola in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava dei servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo;

Con desiderio di vedervi con vero e perfetto lume; perché senza il lume non potremo conoscere la verità di Dio, né la verità delle creature; anco, cadremmo nel falso e miserabile giudizio.

Perché? perché saremmo privati del lume; perché l'anima che è illuminata e ha levata la passione sensitiva da sé medesima, discerne e conosce la verità; e perciò giudica giustamente, e con grande discrezione.

Che giudizio è questo, il quale noi dobbiamo rendere e dare a Dio? e che verità dobbiamo conoscere in lui e nel prossimo nostro? Ve lo dico.

Che noi dobbiamo conoscere questa verità, non veduta con l'occhio del corpo, ma con l'occhio dell'intelletto, dentro il lume della santissima fede: che Dio ci ama inestimabilmente, e per amore ci creò all'immagine e similitudine sua, perché noi ricevessimo e gustassimo il suo sommo eterno bene.

Chi ci manifesta che questa sia la verità? Il sangue dell'umile e immacolato Agnello, sparso con tanto fuoco d'amore in sul legno della santissima Croce.

Poiché l'anima ha veduta e conosciuta questa verità, sì l'ama; e coll'amore giudica che ciò che Dio dà e permette in questa vita alla creatura che ha in sé ragione, lo permette per nostro bene, acciò che siamo santificati in lui; e giudica giustamente col lume di discrezione.

Che se ella è in prosperità, sì la conosce dal suo Creatore data a lei non per la sua virtù, ma per la infinita bontà di Dio; onde per questo conoscimento l'ama con amore ordinato, amandola per Dio e possedendola come cosa prestata a lei, e non come cosa sua, perché sue non sono.

A questo ce n'avvediamo; che tal ora le vogliamo tenere, che elle ci sono tolte. E non tanto che la sostanza temporale, ma la vita e la sanità dell'uomo e ogni altra cosa, tutte passano come il vento che nessuno le può tenere a modo suo; se non quanto piace a Colui che le dà. Questo giudica quello ch'è illuminato in questa dolce verità.

E se ella è avversità e tribolazione, sì la riceve umilmente, con vera e santa pazienza, reputandosi degna della pena, e indegna del frutto che segue dopo la pena; giudicando in sé medesima con umiltà, che per i suoi peccati le venga.

Perché conosce che il sommo Giudice è rimuneratore d'ogni bene e punitore d'ogni male; a grande grazia si reca (e così è) che Dio gli faccia tanta misericordia, che la colpa che merita pena infinita per avere offeso il Bene infinito, ella sia finita, in tempo finito dandoci fatica e tribolazioni.

In qualunque modo ce le dà, tutte ce le dà la Verità eterna, o perché noi ci correggiamo dei difetti nostri, o per farci venire a grande perfezione. Per qualunque modo ce le dà, certi siamo che ce le dà per amore, e non per odio.

Questo vede e conosce l'anima illuminata della dolce verità: e però ha ogni cosa in debita riverenza; giudica giustamente la volontà di Dio e la provvidenza sua in sé: perché la sua provvidenza provvede a ogni nostra necessità, e la sua volontà non vuole altro che il nostro bene.

Poiché l'anima così dolcemente ha conosciuta la verità nel suo Creatore, e giudicato così dolcemente i misteri suoi in bene, si volge, in questa medesima verità e giudizio, nel prossimo suo; perché la carità del prossimo esce dalla carità di Dio.

Onde questa è la regola di coloro che lo temono: che mai giudizio alcuno non vorranno fare a nessuna creatura se non in bene; guarda già che non vedesse il male espressamente colpa di peccato mortale.

Né questo piglia per giudizio, ma, per una santa compassione, lo porta dinanzi a Dio, dicendo: «Oggi tocca a te, domani a me; se non fosse la somma Bontà che mi conserva. Ogni giudizio lascio al sommo Giudice che ha a giudicare e buoni e rei, e al giudice temporale, il quale è posto perché tenga e faccia giustizia ad ognuno secondo che merita».

Non si pone a giudicare per detto delle creature, né per costumi e atti di fuori; perché vede bene che Cristo benedetto glielo vieta nell’Evangelo dicendo: «Non vogliate giudicare in faccia».

Ché nel suo prossimo ama (con quell’amore che egli ha in Dio, schietto senza rispetto di sé) la verità in lui; e giudica santamente la volontà di Dio nelle sue creature, giudicandole in bene, e lasciando il male giudicare a Dio.

E però non è scandalizzata nei misteri di Dio, né nel prossimo suo; e non diminuisce la carità e l'amore e riverenza verso il suo Creatore per nessuna tribolazione che egli gli permettesse, né verso la creatura, per ingiuria o danno temporale che ricevesse;

perché ha giudicato santamente con verità, che Dio glielo permette per provare l'affetto della carità nell'anima inverso di colui che gli fa ingiuria, e per punizione del peccato suo; dicendo:

«Signore, giustamente mi permetti questo: perché, se io non ho offeso questa creatura che mi fa ingiuria, io ho offeso te. Sicché, per mio bene l'hai messa, per strumento a correggermi dei difetti miei».

Vi dico, carissima figliuola, che quest’anima gusta vita eterna in questa vita; perché ogni cosa in Dio e nel prossimo suo giudica con lume di verità.

A questo v'invito, che sempre v'ingegniate, mentre che vivete, di tenere questo dritto modo; acciocché siate privata del sommo male, e perveniate al sommo eterno bene. Perché in quel giudizio che giudichiamo altrui, saremo giudicati noi.

Non facciamo come gli stolti che fanno il contrario di questo; che solamente si vogliono fare giudici della volontà degli uomini, non guardando come, né in che modo; ma come accecati dalla propria passione, la verità giudicando in bugia, e la bugia in verità.

Oh come è torta la loro via, che, essendo ciechi, vogliono giudicare la luce! Vorranno giudicare i grandi misteri di Dio, e quello che egli adopra nei servi suoi, i modi e costumi loro, a modo suo.

Oh superbia umana! E come non si vergogna la creatura di volere togliere l'officio di mano al suo Creatore? Che alla creatura sta d'aspettare d'essere giudicata, e non di giudicare.

Ma ella non conosce, perché è privata del lume della verità: e però leggermente giudica e condanna quello che ha udito o ode del prossimo suo, e quello che non vide mai. E così rimane avviluppata la coscienza sua, scandalizzata in Dio e nel prossimo suo.

Privata della dilezione della carità, ogni male n'esce: e ne diventa indiscreta; il gusto gli si guasta, sapendogli quello che è buono di cattivo; e quello che è cattivo, gli pare buono. Viene in odio e in dispiacimento dei misteri di Dio e opere delle creature; egli si priva del prezzo del sangue di Cristo crocifisso, si toglie ogni bene, e cade in ogni male.

Diventa ingrato e sconoscente dei benefici che ha ricevuti e riceve: la quale ingratitudine fa seccare la fonte della pietà. Diventa incomportabile a sé medesima, tenendo e amando disordinatamente senza Dio le ricchezze, delizie e stati del mondo.

E le fatiche porta con impazienza, non ponendo la cagione delle fatiche a peccati suoi; ma spesse volte la pone in colui che non ha colpa.

Questo ben pare che oggi si veda nel mondo, e specialmente nella vostra città; che le grandi tribolazioni e mutazioni avute e siamo per avere per le colpe i difetti nostri, noi le vogliamo scaricare queste some sopra altri,

siccome infermi, giudicando la santa intenzione in male e in perversa; e la disordinata e cattiva intenzione, che non attende altro che ad amore proprio, in bene. Questo è per la privazione del lume. Ma le pietre cadono pure sopra colui che le getta.

Non si vuol fare così, dolcissima figliuola; ma, riputandola a noi e ai difetti nostri, ognuno a sé medesimo: e facendo così, placheremo l'ira di Dio, fuggiremo il male e tante fatiche, e riceveremo misericordia.

Son certa che se voi e gli altri sarete fondati nel lume, col quale lume conoscerete la verità, come detto è, voi lo farete; in altro modo, no.

E però vi dissi che io desideravo di vedervi fondata in vero e perfettissimo lume: e così vi prego per l'amore di Cristo crocifisso, che sempre v'ingegniate d'acquistarlo.

Ponete fine e termine oggimai a ogni vostra passione, e non vogliate prestare l'orecchie in udire quello che non dovete: ma, come persona che non vuole la dannazione dell'anima sua, attenetevi alla verità; e non vogliate scandalizzarvi così di leggiero.

Guardate l'affetto di chi v'ama teneramente. A questo modo godrete del bene, e non avrete pena.

Son certa che se vorrete usare il conoscimento che Dio v'ha dato, voi vi disporrete ad intendere quello che per salute vostra io v'ho scritto.

Altro non vi dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Fuggite la morte della bugia e di falso giudizio, voi e gli altri.

E non ci dormite più; non aspettate a levare, quel tempo che voi non avete.