Vi annuncio una grande gioia!

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Transcript della presentazione:

Vi annuncio una grande gioia! Avvento 2010

Sta per venire nel mondo la luce vera che illumina ogni uomo

“Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace, del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza …” (Is 52,7)

L’attesa del Figlio di Dio è attesa del nostro riscatto Ora che la Luce sta per illuminare la nostra storia, siamo chiamati a rendere più spedito il passo, a proseguire il cammino di conversione, spesso appesantito e lento, con la gioia nel cuore

E’ tempo di invertire la rotta e correre, con il cuore di un bambino, verso la grotta della meraviglia, spianando la strada al Signore che viene

“Mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore” (Lc 4,18-19) …

… nella pienezza dei tempi il Verbo verrà ad abitare in noi e a quanti lo accoglieranno darà il potere di diventare figli di Dio (cf. Gv 1,12)

“E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio” (Gal 4,4-7)

I protagonisti dell'Avvento

Il profeta della grande speranza Il precursore Isaia Giovanni Battista Il profeta della grande speranza Il precursore

Il padre terreno di Gesù Maria Giuseppe La serva del Signore Il padre terreno di Gesù

Giuseppe, in ebraico Yosef, in latino Ioseph Sposo della Vergine, divenuta protagonista del Mistero dell'Incarnazione, Giuseppe, il falegname, è il padre putativo di Gesù, (dal latino puto, credo), cioè colui "che era creduto" suo padre. Le notizie dei Vangeli su Giuseppe sono poche, né viene mai riportata una sua parola. Ne parlano solo Matteo e Luca dai quali sappiamo che, discendente del re Davide, abitava nella piccola città di Nazareth Giuseppe, in ebraico Yosef, in latino Ioseph

Amato dalla pietà popolare, scelto da Dio come compagno di Maria nel difficile cammino accanto al Messia, Giuseppe, non ha il dovuto rilevo nella liturgia Anche nell’iconografia della natività sembra essere lì per caso, un personaggio secondario che guarda altrove …

Giuseppe, custode di Maria e del piccolo Gesù, pur essendo un personaggio decisivo nella storia della salvezza compare in pochi episodi Certamente testimone dell'adorazione del Bambino, nemmeno viene citato nella visita dei Magi, che "entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre e, prostratisi, lo adorarono" (Mt 2,11)

Il Vangelo di Matteo lo definisce il giusto, ma non fa menzione delle sue emozioni, delle sue paure. A torto nell’iconografia viene rappresentato come un uomo anziano con la barba e i capelli bianchi, per allontanare ogni dubbio sulla sua castità, sminuendo così il sacrificio di un uomo giovane che rinuncia ai suoi sogni

Pronto a immolarsi per salvare dalla lapidazione la fanciulla amata, di fronte a quella misteriosa gravidanza, "Giuseppe suo sposo che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di allontanarla in segreto” (Mt 1,19 )

Giuseppe è dunque molto di più di un uomo giusto: è l’uomo dall’animo sacerdotale che ha aperto il suo cuore al Signore che viene, prestando fede alla Parola: “Ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: Giuseppe figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Ella partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli salverà il suo popolo dai suoi peccati“ (Mt1,20).

Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa. Sposando Maria assunse la paternità legale di Gesù e le conseguenti responsabilità: “Anche per la Chiesa, se è importante professare il concepimento verginale di Gesù, non è meno importante difendere il matrimonio di Maria con Giuseppe, perché giuridicamente è da esso che dipende la paternità di Giuseppe” (RC, n.7).

Con la Redemptoris Custos, Giovanni Paolo II, inserisce il falegname di Nazareth nel mistero della Redenzione: “Giuseppe è il padre: non è la sua una paternità derivante dalla generazione; eppure, essa non è ‘apparente’, o soltanto ‘sostitutiva’, ma possiede in pieno l’autenticità della paternità umana, della missione paterna nella famiglia” (RC n.21)

“San Giuseppe è stato chiamato da Dio a servire direttamente la persona e la missione di Gesù mediante l’esercizio della sua paternità: proprio in tale modo egli coopera nella pienezza dei tempi al grande mistero della redenzione ed è veramente ministro della salvezza” (RC n.8)

Nei misteri della vita nascosta di Gesù, era indispensabile l’intervento paterno. Toccava al padre, infatti, iscrivere il bambino all’anagrafe, provvedere al rito della circoncisione, imporgli il nome di Gesù “come era stato chiamato dall’angelo” (Lc 2,21)

Toccava al padre terreno presentare il primogenito a Dio e pagare il relativo riscatto: “portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore,.. e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi (Lc 2,22-24)

Toccava al padre proteggere il Bambino e la madre nei pericoli della fuga in Egitto per difenderlo dalla crudeltà di Erode

È ancora il padre Giuseppe che ha introdotto Gesù nella terra di Israele e lo ha domiciliato a Nazareth, qualificando Gesù come “Nazareno”, che ha provveduto a mantenerlo, a educarlo e a farlo crescere, procurandogli cibo e vestito

Da Giuseppe, Gesù ha imparato il mestiere, che lo ha qualificato come il figlio del falegname: “Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è il figlio di Giuseppe?»” (Lc 4,22); “Non è egli forse il figlio del carpentiere?” (Mt 13,55)

All’inizio della vita pubblica di Gesù, Giuseppe non è più menzionato dai Vangeli, se non per dire che talvolta Gesù è chiamato "figlio di Giuseppe“. Molto probabilmente era già morto, d’altronde, se fosse stato ancora vivo, Gesù in croce non avrebbe affidato la madre a Giovanni: “E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa” (Gv 19,27)

Il Vangelo della IV Domenica d'Avvento anno A Matteo 1,18-24

“Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati".Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa”.

“Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa «Dio con noi»” (Mt 1,23) Con queste parole, l’angelo del Signore, che appare in sogno al promesso sposo di Maria, rimuove ogni lecito dubbio dal cuore di Giuseppe

Per il popolo d’Israele è giunta la pienezza dei tempi, sta per avverarsi la profezia di Isaia: il Bambino, che sta per nascere, generato dallo Spirito Santo, salverà il suo popolo. La storia del mondo sta a una svolta decisiva: sta per essere superata definitivamente la separazione tra Dio e l’uomo. Gesù, il Verbo incarnato nella discendenza di Davide, sarà il Dio con noi

Ogni distanza tra terra e cielo sarà annullata per quanti saranno pronti ad accogliere dentro di loro il Dio bambino che ci indicherà la via che conduce alla casa del Padre

Dalla notte di Natale, quando il suo primo vagito squarcerà le tenebre, sarà lanciato un ponte tra il tempo e l’eternità, tra l’infinito, l’assolutamente Altro, e la finitudine dell’uomo

A tutti i popoli della terra sarà offerta la salvezza: “Non c'è più giudeo né greco; non c'è più schiavo né libero; non c'è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3,28)

Ecco cosa significa preparare la via al Signore che viene: essere uniti in Cristo, come la vite ai tralci, rimanere nel suo amore …

… senza più distinzioni di razza o di ceto sociale, per far crescere quel Bambino che, come ogni bambino, non può crescere senza amore

Quel Dio, che ha chiamato Maria e Giuseppe a collaborare all’incarnazione del Figlio dell’uomo nel cuore dell’umanità, ora chiama ciascuno di noi a dire il suo sì per collaborare al piano salvifico

Certo, alla fine dei tempi, per l’immensa misericordia di Dio, la salvezza arriverà, ma ogni resistenza che impedisce al Bambino di essere il Dio con noi ritarda la primavera dell’umanità

Chi dorme sul dolore del mondo, chi non dà la sua piena adesione a Cristo, chi è sordo alla Parola di Dio, rimane al buio. Prigioniero del dubbio si perde la gioia della rinascita

Il Natale sarà per lui una festa come tante, in famiglia o altrove, ricca di pietanze o di doni sotto l’albero, ma senza quella luce che illumina la notte

Quanti, invece, come Maria e Giuseppe, fanno quanto il Signore chiede, sentiranno il Bambino nascere e crescere in loro e il Natale avrà, allora, un sapore diverso

In cammino verso la grotta della salvezza sentiranno l’angelo del Signore sussurrare al loro cuore. “Non temete .. oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore” (Lc 2,10-11)