Comitati Aziendali Europei in Italia: Analisi e prospettive

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Comitati Aziendali Europei in Italia: Analisi e prospettive A cura di Claudio Stanzani, Presidente SINDNOVA Aprile 2010

la nuova direttiva CAE Il 6 maggio 2009 il giornale ufficiale dell’Unione Europea ha pubblicato il testo della nuova direttiva (2009/38/CE) recast della direttiva 94/45/CE, relativa alla costituzione di comitati aziendali europei o procedure di informazione e consultazione nelle imprese a dimensione comunitaria. I paesi membri hanno tempo fino al maggio 2011 per prendere i provvedimenti trasposizione; a partire da quel momento la nuova direttiva potrà essere pienamente in vigore e base per la negoziazione o rinegoziazione di accordi CAE. Le innovazioni contenute nel nuovo testo necessitano di approfondimento ed occorre favorire il più ampio confronto tra le parti sociali per permettere una trasposizione fedele e partecipata alle intenzioni del legislatore europeo.

Contenuti della nuova direttiva 2009/38/CE Le parti sociali, di alcuni paesi dell’Unione Europea, sono chiamate a conoscere e ad approfondire le soluzioni più idonee alla corretta trasposizione dei punti più critici della nuova direttiva. Il nuovo testo europeo presenta molti rinvii alle norme e pratiche nazionali che potrebbero condurre ad orientamenti disomogeni dei legislatori nazionali. L'esperienza legata alla direttiva 94/45/CE ci insegna quanto sia importante una trasposizione coerente per evitare che il lavoro dei CAE sia ostacolato dalle potenziali incongruenze delle singole leggi nazionali.

L’esperienza del ‘96 In alcuni paesi (Italia, fra questi) il contributo delle parti sociali si è concretizzato in accodi o pareri congiunti o atti di indirizzo del legislatore nazionale. Vale ricordare che il Dlgs 74/2002 recepisce nel nostro paese con ben sei anni di ritardo la direttiva 94/45/CE, che nel frattempo aveva prodotto i suoi risultati con la costituzione di oltre 20 Comitati Aziendali Europei a legislazione italiana sulla base dell’accordo interconfederale firmato da CGIL CISL UIL, CONFINDUSTRIA e ABI nel 1996.

Oggi il contributo delle parti sociali può avere il valore aggiunto dell'esperienza di 15 anni tanto da lasciar pensare che il legislatore nazionale potrà difficilmente fare a meno del coinvolgimento delle parti sociali per garantire che la sua opera traspositiva resti aderente al vissuto dei CAE.

La direttiva introduce alcune novità che necessitano più che mai una trasposizione coordinata in quanto l'applicabilità deriva dalla coerenza delle leggi nazionali. Mi riferisco, ad esempio: al nuovo articolo 1 che determina l'ambito di competenza transnazionale del CAE e la gerarchia tra livello europeo e nazionale nella priorità dell'informazione e della consultazione.

La direttiva tenta di mettere in ordine aspetti della vita dei CAE effettivamente controversi, sui quali le parti sociali hanno spesso trovato difficoltà a trovare punti di incontro o le soluzioni adottate sono varie ed eterogenee.

Le principali innovazioni introdotte dalla direttiva 2009/38/CE Nuove regole nella istituzione di un CAE: Obbligo per ogni management locale di trasmettere alle parti interessate le informazioni necessarie per avviare i negoziati (struttura, numero di dipendenti) (art. 4) Nuova formula per la composizione più equilibrata della DSN e CAE garantendo un minimo di rappresentanza (art. 5) Prima e dopo l'incontro con la direzione centrale, la DSN può riunirsi senza la presenza del datore di lavoro (art. 5) Il riconoscimento del ruolo dei sindacati riconosciuti a livello comunitario (art. 5) che devono essere  informati della composizione della DSN e dell'inizio dei negoziati e che sono esplicitamente riconosciuti come esperti all'interno della DSN

Nuova definizione di informazioni e più dettagliata definizione della consultazione (art. 2) .... f) «informazione», la trasmissione di dati da parte del datore di lavoro ai rappresentanti dei lavoratori per consentire a questi ultimi di prendere conoscenza della questione trattata e di esaminarla. L’informazione avviene nei tempi, secondo modalità e con un contenuto appropriati che consentano ai rappresentanti dei lavoratori di procedere a una valutazione approfondita dell’eventuale impatto e di preparare, se del caso, la consultazione con l’organo competente dell’impresa di dimensioni comunitarie o del gruppo di imprese di dimensioni comunitarie;

g) «consultazione», l’instaurazione di un dialogo e lo scambio di opinioni tra i rappresentanti dei lavoratori e la direzione centrale o qualsiasi altro livello di direzione più appropriato, nei tempi, secondo modalità e con contenuti che consentano ai rappresentanti dei lavoratori, sulla base delle informazioni da essi ricevute, di esprimere, entro un termine ragionevole, un parere in merito alle misure proposte alle quali la consultazione si riferisce, ferme restando le responsabilità della direzione, che può essere tenuto in considerazione all’interno dell’impresa di dimensioni comunitarie o del gruppo di imprese di dimensioni comunitarie; ....

Nuova definizione di transnazionalità (art.1) .... 4. Sono considerate questioni transnazionali quelle riguardanti l’impresa di dimensioni comunitarie o il gruppo di imprese di dimensioni comunitarie nel loro complesso o almeno due imprese o stabilimenti dell’impresa o del gruppo ubicati in due Stati membri diversi.

Relazione tra livello europeo e livello nazionale (art. 12) - Il rispetto delle competenze dei diversi livelli di rappresentanza degli interessi dei lavoratori '(Art.12.1), - Modalità di articolazione tra i diversi livelli da stabilire nel contratto (art. 12.2) - Se queste modalità non sono definite mediante accordo, gli Stati membri assicurano che i processi di informazione e consultazione siano esigibili nel CAE così come a livello nazionale quando le decisioni possono comportare modifiche sostanziali nell'organizzazione del lavoro, trasferimenti d’impresa o nei contratti di lavoro (art. 12.3, considerando 38)

E ancora…. Nuove regole nel funzionamento dei CAE (art. 10): esempio diritto alla formazione dei membri della DSN e del Comitato. Clausole e procedure di adattamento dell’accordo costitutivo in caso di cambiamenti nella struttura dell’impresa (art. 13). Impatto della nuova direttiva 2009/38/CE sugli accordi esistenti (art. 14).

I COMITATI AZIENDALI EUROPEI: bilancio di una esperienza. I CAE attualmente costituiti e in funzione sono in Europa all’incirca 940 ed interessano una popolazione di oltre 14,5 milioni di lavoratori. Sulla base della legislazione italiana sono stati costituiti oltre 40 comitati, di questi poco più di una trentina sono effettivamente funzionanti. In oltre la meta dei CAE costituiti in Europa, il nostro paese è compreso nel campo geografico costituente l’organismo ed è quindi da presumere che i lavoratori italiani siano rappresentanti, direttamente o indirettamente, nell’istanza.

L’impatto della crisi. L’entità della crisi che ha colpito le imprese, i lavoratori e i suoi rappresentanti ha coinvolto direttamente i CAE, ma la domanda circa il ruolo dei CAE nell’affrontare la crisi attuale può essere valutata solo esaminando la natura e la portata del coinvolgimento nei processi di ristrutturazione realizzati sulla scia della crisi. Bisogna sottolineare come tuttavia non siano ancora disponibili dati statistici concreti o casi studio in materia. Le informazioni sul coinvolgimento dei CAE nella gestione e negli esiti della recente crisi sono pertanto necessariamente frammentarie.

La banca dati sui CAE gestita dalla ETUI e dalla SDA (www. ewcdb La banca dati sui CAE gestita dalla ETUI e dalla SDA (www.ewcdb.eu) offre informazioni sulle aziende, dotate di Comitati Aziendali Europei, che sono state sottoposte a fusione o acquisizione, trattandosi di forme di ristrutturazione che necessitano di segnalazione obbligatoria e autorizzazione da parte della Commissione Europea (Regolamento 139/2004).

La figura (fonte ETUI) mostra che il numero dei casi di fusioni e acquisizioni si è mantenuto in crescita stabile. Le statistiche disponibili non coprono tutti i casi nei quali i CAE sono stati coinvolti in processi di ristrutturazione. Facendo riferimenti ad altre fonti, tuttavia, è possibile in una certa misura completare l’analisi dell’impatto che le ristrutturazioni hanno avuto sui CAE. Per il periodo compreso tra il 1990 e il 2008 la banca dati ETUI riporta circa 2260 casi (in 554 compagnie con un CAE attivo) di aziende che hanno fatto domanda alla Commissione Europea per l’autorizzazione ad eseguire una fusione o un’acquisizione.

La figura ci mostra come gran parte dei casi analizzati coinvolge aziende multinazionali con circa 10.000 lavoratori nello Spazio Economico Europeo (EEA) (296 imprese ovvero il 53,4% del totale delle aziende in 1647 procedimenti di fusione o acquisizione). Imprese di dimensioni inferiori con dipendenti compresi tra i 5.000 e i 10.000, con un CAE in attivo, erano invece registrate in solo 251 casi di ristrutturazione (99 compagnie o 17,8%). Un indice elevato di imprese multinazionali di piccole dimensioni con un CAE in essere ed un livello di impiego complessivo di meno di 5000 unità (145 ditte o 26% dei casi) era coinvolto in 330 casi di fusione.

I CAE hanno dovuto far fronte in questi anni a questo sviluppo impressionante di casi di fusioni e acquisizioni (oltre che ad un numero di ristrutturazioni incalcolabile). Una acquisizione aziendale ed una fusione con un'altra impresa possono portare allo scioglimento del CAE. Un totale di almeno 193 CAE è stato sciolto per varie ragioni legate a processi di ristrutturazione (v. figura).

Lo scioglimento di un CAE, come diretta conseguenza di una fusione o di una acquisizione, costituisce un serio problema per i lavoratori che, specialmente durante il difficile periodo della ristrutturazione della propria azienda (compresi ingenti licenziamenti e cambiamenti organizzativi, ecc.), sono privati dell’unico canale di accesso all’informazione e alla consultazione transnazionale. Sfortunatamente, la precedente Direttiva 94/45/EC non conteneva disposizioni che disciplinassero la transizione dei CAE e la continuità operativa in caso di ristrutturazioni, una omissione alla quale è stato posto parzialmente rimedio dalla rifusione 2009/38/EC (art.6.2).

Sull’impatto della crisi sulla vita, il funzionamento, la effettività degli accordi ed il turnover dei membri sarà opportuni, in un prossimo futuro, svolgere una approfondita ricerca per quanto riguarda almeno i casi di CAE a legislazione italiana per comprenderne l’impatto e tenerne conto sia nel processo di trasposizione, sia nella (ri)negoziarione degli accordi nel quadro della nuova direttiva

Il quadro dei CAE.a legislazione italiana Dal 1993 (tre anni prima della effettiva entrata in vigore della direttiva, ma anche un anno prima della sua emanazione) ad oggi risultano negoziati e costituiti sulla base della legislazione italiana, perché a casa madre o quartier generale in Italia, 45 comitati aziendali europei.

Impresa/Gruppo Data accordo costitutivo Data rinnovi Accordo in vigore Alitalia 2000 SI (?) Antibioticos 1996 Augusta Westland 2008 SI Autogrill 2002 Bolton/Trinity 2001 Barilla Bormioli 2004 Buzzi CF Gomma Conserve Italia 2003

Danieli 1999 SI Dayco/Mark IV 1996 2001 ENI 1995 2004 Ferrero FIAT 2005 General Electric 1998 Generali 1997 2000 2006 2007 Gucci SI (?) Heinz Indesit 1993 2008

ISEO 2006 SI (?) Italcementi 1995 2003 2007 SI Lucchini 2000 Marazzi 1996 1999 2002 2005 Marzotto 2001 Mediaset Menarini Miroglio N&W 2009 Parmalat

Pirelli 1998 SI Polimeri Europa 1996 SI (?) RCS 2009 Reno de Medici 2003 Riva 2007 Saffa Same Deutz Selex Galileo Snaidero 2001 STMicroelectrocis 1999

Tenaris 2008 SI TNT Automotive Logistic 1996 SI (?) Unicredit 2007 Whirpool Zucchi 2000

Non risultano accordi formalmente disdetti, anche se per molti CAE è difficile rintracciare tracce di funzionamento. In alcuni casi, il CAE non si è mai formalmente costituito in ragione di rottura con la direzione, per ristrutturazione sopravvenute o dissensi a livello sindacale. In altri casi, il CAE si è regolamente costituito ed ha preso a funzionare, ma a seguito dei processi di ristrutturazione in alcuni casi ha perso la dimensione numerica e geografica per giustificarne l’esistenza (es. ALITALIA). In alcuni casi, il CAE è entrato in una sorta di “sonno” che permane con qualche timido caso di risveglio (es. Barilla, Parmalat). Il solo caso noto di dissolvimento riguarda il CAE Eridania Beghin Say, costituito nel 1995 con accordo rinnovato nel 1999, che, seppure a casa proprietà italiana, era basato sulla legislazione francese.

www.cae-ewc.eu www.sindnova.eu I testi degli accordi Analisi accordi e links con banche dati I testi direttive e legislazione di riferimento Testo accordo interconfederale del ’96 Documentazione e approfondimenti Newsletter “PaRL” Avvenimenti Forum

Grazie per l’attenzione!