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1 Sociologia economica del welfare Piera Rella – 7 aprile  corso di laurea in Programmazione Gestione e Valutazione dei Servizi Sociali PROSS- I anno.

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1 1 Sociologia economica del welfare Piera Rella – 7 aprile  corso di laurea in Programmazione Gestione e Valutazione dei Servizi Sociali PROSS- I anno  12 crediti formativi (inclusi 6 Accorinti sul welfare locale) – gruppo disciplinare SPS/09  Dal 2 marzo al 26 maggio Dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche E-mail: piera.rella@uniroma1.itpiera.rella@uniroma1.it Ricevimento stanza B12 dopo la lezione di giovedì

2 La volta scorsa e oggi  Abbiamo analizzato le politiche del lavoro secondo Sacchi e Vesan  Oggi analizziamo Le politiche pensionistiche di David Natali (cap.2 libro Ascoli) ↓ Analisi delle politiche pensionistiche in senso stretto, senza la parte assistenziale, negli ultimi 3 decenni

3 “paesaggio ghiacciato” anni ’80: assenza riforme di un sistema poco sostenibile  a ripartizione (i contributi versati da chi lavora vanno a pagare le pensioni di chi non lavora),  frammentato in 47 casse previdenziali,  assenza del 2° pilastro (previdenza integrativa)  Alto deficit (disavanzo Inps = 47% di quello pubblico nel 1993)  preminenza spesa pensionistica sul totale spesa sociale: 55% - pensioni invalidità usate come strumento di lotta alla povertà  Pubblici e autonomi favoriti con le baby pensioni  Irregolari ed atipici di fatto esclusi Commissione Castellino del 1981 fece previsioni catastrofiche, ma fu approvata un’ultima riforma espansiva del metodo retributivo agli autonomi(1990)

4 Le riforme sottrattive  La riforma Amato del 1992-93, fatta in una fase di crisi finanziaria da un governo tecnico con decreti legge  La riforma Dini 1995: la più ampia fatto in accordo con i sindacati, dividendo previdenza e assistenza (la pensione sociale diventa assegno sociale attribuito con la prova dei mezzi e a carico fiscalità generale) equiparazione contributi pubblici e privati e innalzamento quelli autonomi e scoraggiamento evasione contributiva  Riforma Berlusconi 2004 aumenta età pensionabile introducendo lo scalone al posto dell’ uscita flessibile della Dini  Berlusconi 2009: innalza età pensionabile donne dopo condanna Ue e aggancia l’età pensionabile alla speranza di vita

5 Riforme pensioni 1992-2004 Metodo calcolo Età pensiona bile Minimo contribu ti 2° pilastro altro Amato 1992- 3 Retributivo per i nuo- vi assunti su tutta la carriera per le D: 55  60 U:60  65 35 anni Fondi pensione chiusi o negoziali Dini 1995 Dal meto- do retribu- tivo al con- tributivo Flessibile min 57, max 65 per D e U contributi figurativi +5 anni reali Deducib. Fiscale pensione integrat. Contro evasione contribut Berlus coni 2004 con- tributivo 35 anni(o almeno 40 anni contrib.) e età via via crescente da 60 a 62 Silenzio/ assenso Tfr a fon- di pensioni Tasse 4 % su pen- sioni alte e + con- trib atipici

6 Il protocollo sul welfare del 2007 e la riforma Fornero del 2012  Il protocollo con le parti sociali, siglato durante l’ultimo governo Prodi, che riguarda anche ammortizzatori sociali, vuole abolire lo scalone  Riforma Monti –Fornero  obiettivo mantenere l'equilibrio nel bilancio dello Stato o per meglio dire nel conto economico consolidato delle ammini- strazioni pubbliche, tra entrate fiscali ed uscite per la spesa pensionistica.conto economico consolidato delle ammini- strazioni pubblichespesa pensionistica  allungamento dell'età per il pensionamentoetà per il pensionamento

7 Segue riforma Fornero del 2012  contributo di solidarietà a carico dei pensionati dal 2012 al 2017  a carico degli iscritti e dei pensionati delle gestioni previdenziali confluite nel Fondo pensioni lavoratori dipendenti e del Fondo di previdenza per il personale di volo: scopo di riequilibrio dei predetti fondi  (Comma 24), misure volte ad assicurare l'equilibrio tra entrate contributive e spesa per prestazioni pensionistiche secondo bilanci tecnici riferiti ad un arco temporale di cinquanta anni  + un contributo di solidarieta', per gli anni 2012 e 2013, a carico di tutti i pensionati nella misura dell'1 per cento.

8 Solidarietà si o no?  sentenza della Corte Costituzionale 116/2013 annulla il contributo di solidarietà come modificato dalla riforma Fornero (comma 24)  L. 147/2013 (Finanziaria 2014) ripristina contributo di solidarietà dal 1 gen 2014 e per un periodo di tre anni, su pensioni > 14 volte il trattamento minimo INPS pari al 6 % della parte eccedente, fino 18% per la parte eccedente l'importo lordo annuo di 30 volte il trattamento minimo INPS.

9 Il problema degli esodati esodati = disoccupati, senza la possibilità di ricevere l'assegno mensile guadagnato con anni di contributi versati regolarmente  sono tutti quei lavoratori che, prossimi alla pensione, hanno deciso di lasciare il lavoro dietro corresponsione da parte della propria azienda di una buonuscita- ponte, firmando il licenziamento o accettando di essere messi in mobilità. Una soluzione diffusa nell'imprenditoria italiana per cercare di far quadrare i conti  le nuove disposizioni in merito all'età pensio- nabile creano una situazione molto critica.  Un problema che si crea per quanti avrebbero dovuto maturare i requisiti dal 2012(con possibilità di pensionamento dal 2013 in poi)

10 Indennità e ammortizzatori: il problema dei costi degli esodati  65 mila persone secondo il governo Monti che poi ha riveduto i numeri al rialzo, arrivando a ipotizzare che gli esodati possano essere addirittura 350 mila  7 sanatorie si sono susseguite per gli esodati che, in buona fede e molto spesso per fare un favore alle proprie aziende, hanno scelto di firmare degli accordi  Lo spostamento in avanti dell'età pensionabile è stato fatto per dare respiro alle casse dello Stato, ma rischia di avere l'effetto opposto . pagare un'indennità transitoria più lunga della neonata Aspi (18 mesi per gli over 55), ma con le stesse caratteristiche, significa mettere in conto una spesa superiore a 3 miliardi di euro all'anno (1.119 euro per 12 mesi da pagare a 350 mila persone  4,7 mld. l’anno).Aspi  Come reperire i fondi, che per legge dovrebbero essere acquisiti con un aumento dei contributi per gli ammortizzatori versati dalle aziende ?

11 Conseguenze istituzionali e distributive delle riforme  Anche nelle riforme “sottrattive” si cerca di ridistribuire le risorse con il “secondo pilastro” la previdenza integrativa, che non risolve il problema per i più svantaggiati: precari specie se molto intermittenti  Aumenta l’uguaglianza tra gli insiders (omogeneizzazione tra le diverse casse previdenziali e dei contributi nell’Inps), ma non si risolve il problema degli outsiders e dell’equità tra generazioni  Entra in gioco un nuovo attore:il mercato assicurativo, che produce nuova segmentazione anche territoriale (al Sud ci sono meno insiders)  Individualizzazione del rischio nella II repubblica

12 conclusioni  Finita la I Repubblica lo Stato ha ridotto il suo impegno finanziario, anche con la previdenza integrativa, ma soprattutto riducendo i benefici futuri col metodo contributivo  aumento disparità tra pensionati e tra uomini e donne ( con carriera più intermittente)  rischio povertà per 40-50% pensionati nel 2040-50  Divaricazione Nord - Sud

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14 Proposta di una piccola ricerca sulle agenzie per l’impiego  Definizione gruppi di lavoro e responsabile  Analisi di un rapporto di monitoraggio soprattutto Isfol sui Servizi per l’impiego, di cui vi do il file  con uno schema comune  2 interviste a gruppo in un centro per l’impiego da fare, sbobinare e confrontare  La traccia sarà definita insieme  Obiettivo una didattica più partecipata.. E una migliore valutazione

15 Elenco rapporti 1)Monitoraggio Spi 2002 Analisi di profondità dei centri per l’impiego: per target, per funzioni per strutture (sintesi Indice 180 p. 2)Baronio et al.,L’UTENZA DEI CPI E IL LIVELLO DI SODDISFAZIONE PER I SERVIZI EROGATI Isfol 2003 sintesi, indice, file 3)Le procedure di accertamento dello stato di disoccupazione e di attivazione dei disoccupati nei Centri per l’impiego collana Studi Isfol numero 2008/5 - diRoberto Landi indice, file, conclusioni  Bonanni Massimiliano, Il ruolo degli operatori dell'intermediazione al lavoro nei servizi pubblici e privati per l'impiego, Roma, Isfol, 2009 divisibile in 2 parti 4)PARTE I - Dimensioni e caratteristiche delle figure professionali 5)PARTE II - Analisi qualitativa delle macrodimensioni delle figure professionali

16 Bergamante F., Marocco M., Lo stato dei Servizi pubblici per l’impiego in Europa: tendenze, confer- me e sorprese, Isfol, 2014 (Isfol Occasional Paper,13)  INDICE 1 Politiche attive del lavoro, SPI ed Europa …….. 5 2 L’investimento economico e l’impegno organizzativo negli SPI dei principali paesi europei. 8 2.1 La spesa per gli SPI. 9 2.2 Lo staff degli SPI 11 3 Il ruolo degli SPI e delle APL nella ricerca di lavoro e nell’intermediazione 16 3.1 I canali formali di ricerca di lavoro 17 3.2 I disoccupati e gli SPI: costi medi e carichi di lavoro degli operatori. 19 3.3 Il tasso di penetrazione degli SPI e delle APL 21 4 Riflessioni conclusive 26 Bibliografia 30

17 Prime osservazioni sulla base dei risultati provvisori dell’ Indagine nazionale sui Centri per l’impiego realizzata dall’Isfol 2008  Indice 1. Premessa 2. Introduzione  3. Il percorso di analisi  4. Individuazione delle variabili di osservazione  5. Verifica del disegno operativo delle procedure di accertamento dello stato di disoccupazione e accesso alle politiche attive: prima ipotesi di misurazione  a. condizioni di intervento b. condizioni temporali c. condizioni relative al trattamento dei dati amministrativi  6. Alcune riflessioni conclusive attorno alla prima ipotesi di misurazione  7. Verifica del disegno operativo delle procedure di accertamento dello stato di disoccupazione e accesso alle politiche attive: seconda ipotesi di misurazione a. condizioni di intervento b. condizioni temporali c. condizioni legate al trattamento delle informazioni  8. Ulteriori elementi di riflessione 9. 

18  5)La filiera dei servizi per il lavoro rivolti alle persone dai centri per l’impiego di Fabrizio Giovannini – ISFOL 2011 (, file 29 p) Rilevazione Cawi 2010 1. - Note introduttive 2. - I servizi per l’impiego rivolti alle persone 2.1 - Accesso, informazione e presa in carico dei bisogni dell’utenza 2.2 – Orientamento 2.3 - Incontro domanda/offerta 2.4 - Rinvio alla formazione e tirocini 2.5 - Ricollocazione professionale 2.6 - Consulenza all’imprenditorialità  6) clic lavoro Ministero del lavoro e delle politiche sociali INDAGINE SUI SERVIZI PER L’IMPIEGO 2013 sintesi, indice, file  7)Bergamante e Marocco Lo stato dei Servizi pubblici per l’impiego in Europa: tendenze, conferme e sorprese Isfol 2014 sintesi, indice, file

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20 Un sistema multilivello di politiche Attive del Lavoro ANPAL (Agenzie Nazionale politiche attive del lavoro), Regioni (Cpi) e soggetti privati accreditati (Apl) debbono garantire a tutti gli utenti i servizi minimi essenziali stabiliti per legge.  Il Governo, (Ministero del lavoro e delle politiche sociali) previa intesa con le Regioni, definisce i livelli essenziali delle prestazioni (LEP) in materia di politiche attive del lavoro validi su tutto il territorio nazionale.  l’ANPAL coordina su scala nazionale la rete degli enti attuatori delle politiche attive (Cpi e Apl), il monitoraggio delle stesse, la sostituzione in caso di malfunzionamento e lo sviluppo del sistema informativo unitario delle politiche attive.  Le Regioni assumono la gestione operativa delle politiche attive (incluse quelle che spettavano alle Province) e la responsabilità dei CpI.  Perché il personale dei Cpi possa continuare a lavorare senza soluzione di continuità con le Regioni, Governo e Regioni s’impegnano a reperirne le risorse nella proporzione 2/3 a carico del Governo e 1/3 a carico delle Regioni

21 La situazione attuale secondo l’Isfol Attualmente le regioni hanno 2 modelli:  lombardo con equiparazione e concorrenza pubblico e privato  prevalenza del pubblico, ma accreditamento agenzie private e alcune operazioni insieme fino ad un unico data base in comune con gli enti accreditati  Il Lazio ha un modello intermedio che utilizza l'assegno di ricollocazione regionale per l'avvio al lavoro.  Il monitoraggio del sistema è stato tolto per 1 anno all'Isfol e dato ad Agenzia lavoro.  Il monitoraggio in corso ha prodotto una lista degli enti accreditati, con alcune informazioni.  E' prevista una rilevazione sui centri privati del Lavoro (Apl) con un questionario ancora non definito

22 Chi fa che cosa?  Studio letteratura disponibile (già in parte svolto)  Progettazione di una piccola ricerca qualitativa sul campo  A chi ci rivolgiamo? a chi lavora in un’agenzia e/o agli utenti Definizione traccia Interviste qualitative ed eventuale test somministrazione


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