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Azioni di Sistema in materia di Pari Opportunità tra uomini e donne ed inclusione sociale Giovanna Indiretto Cosenza 2 marzo 2005.

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Presentazione sul tema: "Azioni di Sistema in materia di Pari Opportunità tra uomini e donne ed inclusione sociale Giovanna Indiretto Cosenza 2 marzo 2005."— Transcript della presentazione:

1 Azioni di Sistema in materia di Pari Opportunità tra uomini e donne ed inclusione sociale Giovanna Indiretto Cosenza 2 marzo 2005

2 Le azioni positive e il quadro legislativo italiano in tema di pari opportunità Cosenza 2 marzo 2005 Il contributo delle azioni positive nelle politiche di sviluppo locale

3 Azioni positive Strumenti creati dalla normativa per assicurare la propria realizzazione

4 Come si configurano Provvedimenti o misure diseguali perché ripercorrono in senso contrario le diseguaglianze esistenti nella società

5 Il quadro legislativo italiano Raccomandazione del Consiglio delle Comunità Europee n. 84/635 Legge 125 del 1991 Legge 215 del 1992 Decreto legislativo 196 del 2000

6 Legge 125/91 Finalità “Favorire l’occupazione femminile e…realizzare l’uguaglianza sostanziale tra uomini e donne nel lavoro, anche mediante l’adozione di misure, denominate azioni positive per le donne, al fine di rimuovere gli ostacoli che di fatto impediscono la realizzazione di pari opportunità”

7 combattere le ambiti di intervento  Accesso alla formazione e al lavoro, anche autonomo e imprenditoriale  Progresso di carriera  Diversificazione delle scelte professionali  Inserimento in settori in cui le donne sono sottorappresentate  Promozione della riorganizzazione nei luoghi di lavoro, sia per promuovere la posizione delle donne che per agevolare la ripartizione delle responsabilità tra i sessi DISCRIMINAZIONI INDIRETTEDISCRIMINAZIONI DIRETTE

8 Comitato Nazionale Struttura 24 componenti con diritto di voto 16 senza diritto di voto per ciascuno è previsto un supplente la carica dura tre anni Ha sede presso il Ministero del Welfare Funzioni Elabora codici di condotta per promuovere la parità Verifica l’attuazione della legislazione in materia di parità Adotta un programma-obiettivo per l’adozione di azioni positive Seleziona e monitora i progetti di azioni positive I Consiglieri di parità Sono componenti delle commissioni regionali e provinciali dell’impiego Sono nominati dal ministero del Welfare Sono pubblici funzionari Hanno sede, attrezzature, personale

9 I soggetti che promuovono un’azione positiva Centri per la parità (nazionale, locale, aziendale Datori di lavoro pubblici e privati Centri di formazione professionale Organizzazioni sindacali

10 Il doppio ruolo della Pubblica Amministrazione Legge delega 421 del 1993 hh) del primo comma dell’art.2 disposto l’obbligo per la P.A. di “prevedere criteri e progetti per assicurare l’attuazione della legge 125/91 Decreto legislativo n.29 del 1993 commi 1 e 4 dell’art.7 “Le pubbliche amministrazioni garantiscono parità e pari opportunità tra uomini e donne per l’accesso al lavoro e il trattamento sul lavoro” e “curano la formazione e l’aggiornamento del personale ivi compreso quello con qualifiche dirigenziali” Art. 61 le PP.AA dovrebbero “riservare alle donne almeno un terzo dei posti nelle commissioni di concorso, con la clausola di salvezza, salvo “motivata impossibilità” “adottare propri atti regolamentari nell’ottica promozionale della politica paritaria e adottare le misure necessarie per dare attuazione alle direttive della Comunità Europea in tema di parità di trattamento, anche attraverso la contrattazione con le organizzazioni sindacali e secondo gli indirizzi forniti dal Dipartimento della Funzione Pubblica”

11 Decreto legislativo 387/1998 aggiunge al comma 1 Lettera d) La possibilità per le Amministrazioni Pubbliche di finanziare “programmi di azioni positive e l’attività dei Comitati pari opportunità, nell’ambito delle proprie disponibilità di bilancio” Decreto Legislativo 196 del 2000 Art. 7 comma 1 Modifica l’art.2 comma 1 della L. 125: parificazione definitiva dei datori di lavoro pubblici a quelli privati nell’accesso al rimborso parziale o totale dei costi finanziari di interventi di promozione delle pari opportunità

12 Legge 215/92 Finalità “…promuovere l’uguaglianza sostanziale e le pari opportunità per uomini e donne nell’attività economica imprenditoriale”

13 obiettivi  Favorire la creazione e lo sviluppo dell’imprenditorialità femminile, anche in forma cooperativa  Promuovere la formazione imprenditoriale e la professionalità delle imprenditrici  Agevolare l’accesso al credito per le imprese femminili  Favorire la qualificazione e la gestione delle imprese familiari da parte delle donne  Promuovere la presenza delle imprese femminili nei comparti innovativi

14 La Legge 215/92 e il nuovo regolamento (DPR 314/00) Ministero delle attività produttive Titolarità della legge ma destina i fondi alle regioni e province autonome Comitato per l’imprenditorialità femminile Indirizzo e programmazione generale Promozione di studi e ricerche

15 Decreto Legislativo 196 del 2000 Le Consigliere / i Consiglieri di parità:  rilevano squilibri di genere, promuovono azioni positive e verificano i risultati della realizzazione di azioni positive  promuovono la coerenza delle politiche sulle pari opportunità a livello territoriale  sostengono la predisposizione di politiche attive del lavoro e ne promuovono l’attuazione  collaborano con le direzioni provinciali e regionali del lavoro e con gli organi politici locali preposti allo sviluppo del mdl  sostengono la diffusione e lo scambio di prassi

16 Le Consigliere / i Consiglieri di parità  sono organizzate/i in una rete nazionale  vedono riconosciuto un monte ore mensile retribuito per la loro attività e un’indennità per le eventuali ore di impegno in eccedenza  attingono, per le attività svolte, ad un Fondo nazionale ripartito tra le regioni in base ad indicatori oggetti

17 Art. 3 Compiti e funzioni comma 1  Promuovere azioni postive con risorse a ciò finalizzate sia comunitarie che nazionali e locali (punto b)  Garantire la coerenza delle politiche di sviluppo territoriale con gli indirizzi comunitari nazionali e regionali in materia di pari opportunità (punto c)  Realizzare le pari opportunità attraverso il sostegno delle politiche attive del lavoro e della formazione (punto d)  Promuovere l’incontro dei soggetti pubblici e privati per attuare politiche di pari opportunità nel mercato del lavoro (punto c)

18 Art.3 Compiti e funzioni comma 2 Le/i Consigliere/i di parità partecipano  Ai Comitati di Sorvewglianza  Ai tavoli di partenariato locale

19 Convenzione Quadro Stato- Regioni Art. 2 lettera b) È assicurata alle/ai consigliere/i la partecipazione ai tavoli regionali o provinciali di partenariato locale e ai Comitati di Sorveglianza Art. 3 Defninisce gli indirizzi che consentono alle/ai Consigliere/i di espletare i propri compiti in relazione alle lettere b),c),d),e), dell’Art. 3 del D.Lgs 23/05/2000 n. 196

20 Il ruolo delle Azioni Positive nello sviluppo locale La legislazione regionale della Calabria Prima e dopo la Legge 125 Legge 4/87 Costituzione della Commissione parità e pari Opportunità Legge 22/95 “Progetto donna; Biblioteca delle donne; Albo delle Associazioni femminili ” Prima e dopo la Legge 215/1992 Legge 2/88 Priorità finanziamenti per progetti di coop., società, associazioni a prevalente composizione femminile

21 Priorità pari opportunità  contrastare le disuguaglianze tra donne e uomini  vigilare ed intervenire nei meccanismi di esclusione e di discriminazione

22 Obiettivo generale Migliorare le condizioni di vita e l’indipendenza delle donne  Migliorare le condizioni di vita al fine di rispondere meglio ai bisogni delle donne  Migliorare l’accesso delle donne al mercato del lavoro e alla formazione  Migliorare la condizione delle donne sul lavoro e redistribuire il lavoro di cura  Promuovere la partecipazione delle donne alla creazione di attività socio-economiche

23 Contenuti e linee di intervento sulle P.O esempi sul mainstreaming di genere  Costituzione/rafforzamento di strutture/organismi/comitati per le pari opportunità nelle P.A.  Creazione di centri servizi finalizzati a garantire la partecipazione delle donne al mdl (analisi di contesto, analisi dei fabbisogni, raccordo domanda/offerta, …)  Valorizzazione delle competenze di p.o. nelle P.A.  Promozione di una cultura e di una didattica improntata alle differenze di genere negli istituti scolastici

24 esempi sul mercato del lavoro  Creazione di Centri per l’occupabilità femminile e formazione di operatori competenti sulle differenze di genere  Predisposizione di percorsi per l’ingresso/reingresso nel mdl di donne in particolari condizioni di svantaggio (es. immigrate, over 45)  Predisposizione di percorsi di inserimento lavorativo desegreganti  Creazione di raccordi tra i partner dello sviluppo locale al fine di garantire sbocchi occupazionali “sostenibili” Nei PIT, vi è stato il coinvolgimento dei settori a forte concentrazione femminile? Sono stati sviluppati interventi di conciliazione e formazione, volti alla componente femminile

25 esempi sulla conciliazione tra vita lavorativa e vita professionale  Individuazione di modelli organizzativi innovativi (in ambito lavorativo e sociale) volti a favorire la conciliazione  Erogazione di voucher per la fruizione di servizi di conciliazione  Sperimentazioni sui tempi delle città (orari, mobilità, …)

26 esempi sull’empowerment  Interventi di rafforzamento dell’identità al fine di diventare parte attiva del contesto socio- economico  Predisposizione di misure atte a favorire la creazione di lavoro autonomo/imprenditoriale  Predisposizione di strumenti atti a favorire il rafforzamento del ruolo della donna nella politica, nell’amministrazione, nella società


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