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Ciclo dell’azoto
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Azotofissazione Piante, animali e la maggioranza dei microrganismi possono utilizzare solo azoto combinato Processi di combinazione dell’azoto: Fissazione biologica N2 + 6 e- => 2NH3 Processo fissazione industriale (circa Kcal per Kg di azoto) Attività vulcanica, radiazioni ionizzanti, scariche elettriche
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Fissazione abiotica costituisce solo il 15-20% del totale
Sono capaci di fissare solo i microrganismi procarioti (circa 150 X 106 t N all’anno) La capacità di azotofissare è distribuita tra microrganismi fisiologicamente molto diversi La quantità di azoto fissato è molto variabile
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Azotofissazione N2 + 6 e- + 6 H+ + energia => 2NH3 Per ogni elettrone vengono spese due molecole di ATP per cui la reazione completa dovrebbe essere N2 + 6 e- + 6 H ATP => 2NH3+12 ADP+12 Pi In realtà è
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In realtà le reazione è la seguente Perché?
N2 + 8 e- + 8 H ATP => 2NH3+H2+16 ADP+16 Pi Perché? Non tutto il potere riducente viene utilizzato per la riduzione dell’azoto, si forma infatti H2 che sembra una fase obbligatoria per la reazione di fissazione dell’azoto
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Ferro-molibdeno proteina
Ferro proteina Componente II Ferro-molibdeno proteina Componente I Azoto molecolare Acetilene Protoni 15 mg di N per g di glucosio
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Meccanismo di azione della nitrogenasi
Componente II Componente I
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Proprietà della nitrogenasi
Dinitrogenasi Componente I Dinitrogenasi riduttasi Componente II Peso molecolare Subunita 4 2 Mo (atomi-molecola) Fe (atomi-molecola) 24-36 Zolfo non proteico 20-36 Sensibilità all’O2 (tempo necessario per ridurre l’attività enzimatica del 50%) 10 minuti 0,5-0,75 secondi
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Ulteriori sistemi di difesa della nitrogenasi
Produzione di esopolisaccaridi Differenziamento di vescicole (Frankia) Differenziamento temporale (cianobatteri)
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Saggio di riduzione dell’acetilene
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Azotofissatori liberi
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Tasso di fissazione dell’azoto
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Fissazione simbiontica
Simbiosi rizobi-leguminose Piante attinorriziche-batteri genere Frankia Azolla - Anabaena (felce-cianobatterio) Licheni (funghi-cianobatteri) Simbiosi delle Cicas-cianobatteri
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Simbiosi Rizobi-leguminose
È stato stimato che più della metà dell’azoto fissato biologicamente è dovuto a questa simbiosi I rizobi sono: Batteri Gram negativi Aerobi Generalmente mobili Generi: Rhizobium, Bradyrhizobium, Sinorhizobium, Azorhizobium……….
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Specificità della simbiosi
Caratteristiche della pianta e del batterio che facilitano il contatto e l’adesione delle cellule del rizobio alla radice ospite Gruppi di infezione crociata Riconoscimento da parte dei due simbionti Processo di invasione della radice e sviluppo di noduli infettivi
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Dialogo molecolare tra rizobi e leguminose
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polisaccaridi
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Formazione del nodulo batteroide
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Eventi che portano alla formazione del nodulo ed all’azotofissazione nelle leguminose
Attacco del rizobio alla radice Incremento del numero dei rizobi (alcune ore) Ripiegamento del pelo radicale (entro 5 ore) Filo di infezione visibile (entro 3 giorni) Nodulo visibile (entro 5-12 giorni) Fissazione evidente in piante di 15 giorni
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I noduli sono unilobati e annuali
Sinorhizobium meliloti
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1 2 3 1 medica 2 soia 3 arachide
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Infettività e effettività
Infettività: capacità di un rizobio di dare origine ad un nodulo Effettività: capacità di un nodulo di fissare azoto Noduli efficaci ed inefficaci
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Fattori ambientali Disponibilità di fonti di energia Acidità
Temperatura Nutrienti minerali (azoto combinato, fosforo, molibdeno, ferro)
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Inoculazione Necessità di inoculazione Selezione dei ceppi
Inoculanti ed inoculazione Inoculazione dei semi Pellettizzazione Inoculazione del suolo Inoculazione al momento della semina Competitività e persistenza dei ceppi
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Simbiosi Frankia-piante attinorriziche
Con il termine attinorriziche si indicano le simbiosi che si instaurano tra un attinomicete del genere Frankia e le radici di piante superiori non leguminose Le simbiosi attinorizziche in natura hanno un’elevata attività azotofissatrice con guadagni in azoto fino a 200 Kg per ettaro per anno. Genere Frankia: Batteri, Gram positivi Micelio ramificato e settato Differenzia vescicole (sede dell’azotofissazione) e sporangi sia in coltura pura che in simbiosi Abilità di infettare radici di piante superiori (non leguminose) dando origine a noduli Possono essere isolati dal nodulo ma non dal suolo Spettro di infettività : alcuni sono molto specifici mentre altri hanno ampio spettro di infettività
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Caratteristiche delle simbiosi attinorriziche
La struttura tipica della simbiosi attinorrizica è come per la simbiosi rizobi-leguminose il nodulo radicale che permettono il riconoscimento tra i due partner (penetrazione attraverso i peli radicali o lamella mediana) Come nella simbiosi rizobi-leguminose non tutti i noduli che si originano sono effettivi La presenza di noduli effettivi è indicata dal differenziamento da parte del microsimbionte di numerose vescicole, sede dell’azotofissazione (la presenza di noduli è una condizione necessaria ma non sufficiente) I noduli radicali sono perenni e hanno struttura coralloide, sono multilobati Le attinorizze seguono il ciclo della pianta (durante l’inverno le vescicole del microsimbionte degenerano e l’attività azotofissatrice si riduce o cessa Ad ogni ripresa vegetativa con l’accrescersi del meristema del nodulo si attiva la proliferazione ifale nei tessuti neoformati, la differenziazione di nuove vescicole e la ripresa dell’attività azotofissatrice
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Ecologia delle piante attinorriziche
Le piante attinorriziche sono distribuite in 24 generi di 8 famiglie di angiosperme tassonomicamente distanti. Sono tutte dicotiledoni perenni arboree o arbustive, eccetto il genere Datisca che presenta fusto erbaceo In Italia ritroviamo: Alnus Coryaria myrtifolia Dryas octopetale e Hippophae rhamoides (olivello spinoso) Ceanothus, Casuarina ed Elaeagnus diffusi a scopo ornamentale
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Semenzali di Alnus glutinosa (ontano nero) allevati senza azoto
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Ontano
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Applicazioni Interventi agroforestali (spesso usate in consociazione, sia con conifere che latifoglie) Ripristini ambientali di suoli degradati (arricchiscono in azoto), anomali, privi di azoto, sabbiosi o desertici, stabilizzazone delle dune (molto importanti sono le relazioni con i funghi micorrizici) Piante colonizzatrici e pioniere nei primi stadi di successioni vegetali in ambienti colpiti da eventi catastrofici come incendi alluvioni, frane etc.
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Tecniche di inoculazione
Verifica della presenza di ceppi di Frankia capaci di sviluppare la simbiosi Inoculazione: con colture pure con suolo rizosferico o noduli
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Pochi mg di biomassa microbica per pianta
Colture pure Utilizzo di isolati di Frankia con nota capacità infettiva ed effettiva verso determinate piante ospiti è una condizione essenziale per il successo dell’inoculazione Utilizzo di sospensioni cellulari partendo da colture pure cresciute in laboratorio Utilizzo di inoculi commerciali Pochi mg di biomassa microbica per pianta
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Suolo rizoferico Utilizzo di suolo proveniente dalla rizosfera di piante attinorriziche Uso di piante trappola
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Inoculazione e nodulazione in vivaio
Ridurre al minimo la fertilizzazione azotata Inoculo contemporaneo con funghi micorrizici
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Coralloid Root Nodules of a Cycad
cycas
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