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Economia Manageriale e Industriale

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Presentazione sul tema: "Economia Manageriale e Industriale"— Transcript della presentazione:

1 Economia Manageriale e Industriale
Introduzione Davide Vannoni Corso di Economia Manageriale e Industriale a.a

2 Il programma è trattato:
-         nei capitoli del testo di Cabral “Economia industriale» – Carocci Editore -         nei files di .ppt con diapositive che integrano il libro Modalità di esame: scritto

3 Economia industriale = economia delle imprese e dei mercati
La divisione dei compiti con i colleghi aziendalisti: Il loro punto di vista è quello dell’imprenditore, che cerca opportunità di guadagno. Il nostro è quello dell’osservatore esterno, che studia e giudica il modo di operare dei sistemi economici.

4 Efficienza Rapporto tra il risultato ottenuto e il risultato che si poteva ottenere. Massima efficienza: si è capaci di ottenere il risultato migliore Inefficienza: non si raggiunge il risultato massimo che si sarebbe potuto ottenere

5 efficienza statica: allocativa, produttiva
Una parola che sarà ripetuta spesso: efficienza efficienza statica: allocativa, produttiva Efficienza dinamica: innovazioni di processo: progresso tecnico innovazioni di prodotto

6 Una parola che sarà ripetuta spesso: efficienza
e. allocativa: si produce un ammontare di beni tale da massimizzare il surplus dei consumatori e dei produttori insieme = assenza di perdita da monopolio e. produttiva: si produce al minimo costo – assenza di sprechi - dimensioni ottime delle imprese

7 Efficienza allocativa e produttiva
Se q < q∗: inefficienza allocativa (area C ) Se S H > SL , inefficienza produttiva (area D) Concorrenza di mercato minimizza l’inefficienza allocativa e produttiva p p SH A A pl S pl SL ..... C . B ..... . B . ..... ..... . D ..... . D D . ..... . ..... . ..... q q .. . .. ql q∗ ql

8 Una parola che sarà ripetuta spesso: efficienza
Efficienza dinamica: Ricorrono le condizioni che favoriscono: innovazioni di processo: progresso tecnico innovazioni di prodotto

9 La relazione tra Efficienza Tecnica, Scala e Progresso Tecnico: La Produttività e le sue componenti
Fattori di produzione aggregate

10 Definizione di mercato: esempio
Qual è il mercato rilevante per la Pepsi Cola? Deve includere altre bevande simili (es. Coca Cola!)... E altre bevande? Succhi di frutta, latte, acqua, birra, vino …? Qual è l’area geografica di riferimento? Usa, Europa, mondo?

11 Il potere di mercato è la capacità di fissare prezzi al di sopra del costo marginale e si può misurare: Questo è l’indice di Lerner Il potere di mercato provoca una perdita di efficienza allocativa

12 Acquisire e mantenere potere di mercato
Acquisire potere di mercato: Protezione legale (brevetti) Differenziazione di prodotto Pubblicità Mantenere potere di mercato: Integrazione verticale Reputazione Esternalità di Rete e switching costs

13 I livelli di un sistema produttivo
Trattati nel corso: L’impresa Il settore merceologico Il sub sistema (filiera, supply chain) Non trattati nel corso: La macroeconomia L’economia internazionale

14 I caratteri di un sistema produttivo
settore subsistema Strutture di mercato concorrenza perfetta concorrenza monopolistica oligopolio monopolio Filiere, supply chain, subsistemi chain commodity analysis

15 L’immagine di una supply chain

16 Chain commodity analysis: due tipi di processi
Catene dominate dai produttori (auto, aeronautica, semiconduttori). caratteristiche rilevanti: economie di scala; innovazioni tecnologiche, multinazionali che controllano la catena dei fornitori Catene dominate dai distributori (abbigliamento, calzature, caffé). caratteristiche rilevanti: marketing; marchi; design; finanza

17 Chain commodity analysis: producer driven chain
Economie di scala Innovazioni tecnologiche Multinazionali controllano la catena dei fornitori produttori fornitori Autoveicoli Velivoli Semiconduttori Computer Macchinario distributori

18 Chain commodity analysis: buyer driven chain
Marketing Marchi Design Finanza intermediari fornitori produttori Abbigliamento Alimentari Prodotti per la casa Elettronica di consumo distributori

19 Per stupire: le relazioni dell’industria (dalla tavola intersettoriale) Italia

20 3 Mining and quarrying (non-energy),
4 Food products, beverages and tobacco. 5 Textiles, textile products, leather and footwear, 6 Wood and products of wood and cork, 7 Pulp, paper, paper products, printing and publishing, 8 Coke, refined petroleum products and nuclear fuel, 9 Chemicals excluding pharmaceuticals, 11 Rubber & plastics products, 12 Other non-metallic mineral products, 13 Iron & steel, 15 Metal products, except machinery & equipment, 16 Machinery & equipment, nec , 17 Office, accounting & computing machinery, 18 Electrical machinery & apparatus, nec, 1 9 Radio, television & communication equipment. 20 Medical, precision & optical instruments, 21 Motor vehicles, trailers & semi-trailers, 22 Building & repairing of ships & boats. 25 Manufacturing nec; recycling (include Furniture), 30 Construction

21 Si studiano i i comportamenti delle imprese nei settori produttivi considerando:
studiano i settori produttivi Si STRUTTURE (il contesto in cui operano le imprese) CONDOTTE (i comportamenti delle imprese)‏ PERFORMANCES (i risultati ottenuti)‏

22 SCP esempio di ragionamento tratto da ciò che tutti devono sapere di microeconomia
studiano i settori produttivi Si STRUTTURE in un mercato di concorrenza perfetta con libertà di entrata CONDOTTE le imprese scelgono di massimizzare il profitto PERFORMANCES ma nel lungo periodo i profitti si annullano ed è garantita massima efficienza allocativa: massimo valore dei surplus dei consumatori + surplus dei produttori

23 Strutture La tecnologia natura e caratteristiche dei prodotti
combinazioni dei fattori grado di meccanizzazione struttura dei costi rendimenti di scala Distribuzione delle imprese secondo la dimensione Concentrazione delle vendite Barriere all’entrata

24 Condotte (comportamenti delle imprese)‏
Le scelte delle imprese: Prodotti Prezzi Pubblicità Ricerca e sviluppo Le strategie delle imprese

25 Strategie Successioni di scelte pensate per creare opportunità nuove, o per mantenere quelle che che già si hanno, con la previsione delle scelte degli avversari, che competono per sottrarre all’impresa quote di mercato.

26 Strategie, rappresentate con un albero di decisioni
Prima mossa dell’impresa A Prima mossa dell’impresa B (dipende da ciò che ha scelto A)‏ Seconda mossa dell’impresa A

27 Una delle possibili strategie di A
Prima mossa dell’impresa A Prima mossa dell’impresa B (dipende da ciò che ha scelto A)‏ ? A prevede che B.. Seconda mossa dell’impresa A

28 Mettere a punto ogni mossa in risposta a quelle dell’avversario, come nel gioco degli scacchi
E’ possibile immaginare tutte le ramificazioni dell’albero delle decisioni? E’ possibile valutare tutte le combinazioni di mosse? Che cosa si fa nel gioco degli scacchi, dove ciò è impossibile? La teoria dei giochi cerca di dare delle istruzioni su come fare a scegliere le strategie ottime, anche quando non si può immaginare tutte le combinazioni di mosse.

29 Performances = risultati
Per le imprese: redditività, produttività, efficienza Per il sistema economico: produttività, progresso tecnico, efficienza competitività crescita dei redditi pro capite

30 Risultati: La redditività delle imprese
Studiare i settori che compongono il sistema Gli indici di bilancio Utile + Oneri finanziari ROI = Capitale netto + debiti finanziari Utile ROE = Capitale netto

31 Il paradigma Struttura-Condotta-Performance
Scuola di Harvard (1940 – 1960: Joe Bain) Struttura  caratteristiche di un certo settore industriale (numero di venditori e acquirenti, tecnologia, grado di differenziazione del prodotto) Condotta  comportamento delle imprese in una data struttura di mercato (comprende decisioni di prezzo, concorrenza, pubblicità) Risultato  competitività del mercato, efficienza (tecnologica, allocativa, dinamica) Nesso causale Struttura  Condotta  Risultato (SCR) I lavori empirici stimano correlazioni basandosi su OLS [i.e. Profitti = f(concentrazione)] Suggerisce che un’elevata concentrazione di mercato è dannosa per i consumatori aprendo la via per la legislazione Antitrust. Debolezza principale: assunzione che la struttura di mercato sia esogena.

32 2. Scuola di Chicago (1960 – 1980) Le imprese si ingrandiscono per motivi particolari Enfasi sulla teoria dei prezzi Applicazione di tecniche econometriche più sofisticate Usa schemi teorici diversi per studiare strutture e tipologie di mercati diversi Quando il monopolio esiste, spesso è transitorio  è importante studiare l’entrata sul mercato (o anche solo la minaccia di entrata)

33 3. Teoria dei giochi (1980 - 1990): IO
Enfasi sulle decisioni strategiche Modelli matematici che usano il concetto di “equilibrio di Nash” Proliferazione di modelli spesso molto intuitivi dal punto di vista teorico Difficoltà: trovare il modello adatto per descrivere una reale industria 4. Nuova IO Empirica (1990 →) Complessa combinazione di teoria ed econometria Modelli empirici sofisticati e con elevato uso di metodi computazionali Non tutti gli economisti della disciplina pensano nello stesso modo o usano gli stessi metodi Continua evoluzione della disciplina

34 Regolamentazione e politica della concorrenza
Politiche pubbliche: Regolamentazione e politica della concorrenza Regolamentazione standard tecnici: sicurezza, tutela dell’ambiente prezzi che garantiscano l’efficienza (scopo: eliminare le perdite che i monopoli infliggono alla collettività)‏ Deregolamentazione: libertà di entrata semplificazioni di procedure per creare e gestire imprese

35 Politica della concorrenza: garantire la concorrenza e limitare il potere di mercato delle imprese.
La normativa Antitrust Le indagini dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) Il sito

36

37 Politica industriale: favorire la specializzazione di un paese nei settori produttivi più convenienti. Politica per l'innovazione Politiche di incentivi agli investimenti e alle esportazioni. Domanda pubblica. Riequilibrio del territorio Imprese pubbliche (?) Salvataggi di imprese

38 Politica industriale: favorire la specializzazione di un paese nei settori produttivi più convenienti. Critiche a queste politiche: un governo è in grado di scegliere i settori il cui sviluppo è più probabile e conveniente? Limiti di queste politiche in ambiti UE. I singoli governi non devono favorire le imprese nazionali. Titolo VI del trattato che istituisce la comunità europea. Articolo 87.

39 Titolo VII del trattato sul funzionamento dell’Unione Europea
Articolo 107. 1. Salvo deroghe contemplate dal presente trattato, sono incompatibili con il mercato comune, nella misura in cui incidano sugli scambi tra Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza.

40 Politiche industriali che sono oggi considerate più importanti
Politica dell’innovazione (sostegno a sistemi di imprese sovranazionali nell’Unione Europea – istruzione) Tutela dell’ambiente – politica energetica (incentivi alle fonti alternative)

41 Gli auspici della politica industriale europea
Growth Smart Sustainable Inclusive

42 Growth Smart: developing an economy based on knowledge and innovation. Sustainable promoting a more resource efficient, greener and more competitive economy Inclusive fostering a high-employment economy delivering social and territorial cohesion

43 Siti principali Unione Europea http://ec.europa.eu/growth/index_en.htm
Regione Piemonte Ires piemonte Nazioni Unite The Economist


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