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GABRIELE BIEL.

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Presentazione sul tema: "GABRIELE BIEL."— Transcript della presentazione:

1 GABRIELE BIEL

2 La volontà divina Regola suprema dell’ordine morale.
Voluntas signi: creatura o effetto che manifesta ciò che Dio vuole, conoscibile mediante la recta ratio, la sacra Scrittura, la Chiesa o mediante determinati accadimenti. Collegamento tra volontà divina e ragione divina; rectissima ratio di Dio e la recta ratio dell’uomo, tra l’ordine naturale e quello morale, tra la legge eterna, la legge naturale, la legge divina positiva e la legge umana. Lontano dall’impostazione occamista e vicino all’ortodossia agostiniana (Gregorio da Rimini). Il peccato consiste nell’andare contro la legge di Dio, che “si estende ad ogni ragione retta e non solo al precetto o alla proibizione in senso stretto”. Anche nell’ipotesi assurda che Dio non esistesse o che la ragione di Dio non fosse retta, qualsiasi atto contrario alla retta ragione dell’angelo o dell’uomo sarebbe ugualmente peccato (prima di lui Gregorio da Rimini, dopo di lui Grozio)

3 La legge “Una legge obbligante è un segno vero per la creatura razionale, che rende nota la retta ragione la quale afferma di obbligare la creatura a qualcosa da fare o da non fare”. “La legge naturale obbligante è un segno ricevuto in modo naturale, che rende nota la retta ragione divina che vuole obbligare la creatura razionale a qualcosa da fare o da non fare per il conseguimento del suo fine naturale, che è la felicità umana, sia individuale, sia familiare, sia politica”. La legge divina positiva ha la sua fonte di conoscibilità nella rivelazione ed il suo fine nella beatitudine eterna; la legge naturale ha la sua fonte di conoscibilità nella conoscenza naturale (ex naturali lumine intellectus) ed ha come fine la felicità umana sulla terra (ad felicitatem humanam huius vitae). La legge naturale: un segno notificativo della volontà di Dio; non costituisce lo spazio per un’etica autonoma intramondana, va considerata, in senso ampio, come legge divina. L’uomo, con le sue forze naturali, è in grado di conoscere la legge morale che conduce al raggiungimento del proprio fine naturale. Da principii evidenti, si giunge a conclusioni dimostrate, secondo necessità o convenienza.

4 La legge naturale Tutto il contenuto della legge si compendia nel duplice comandamento dell’amore di Dio e del prossimo. Il Decalogo ne costituisce l’esplicazione Ma solo i primi due comandamenti sono di legge naturale in senso stretto, , perché noti in forza dei termini; gli altri non lo sono né sono conclusioni strettamente derivate da essi (Scoto); Nei beni tutelati dal Decalogo c’è una bontà intrinseca che è consona al fine ultimo, ma sul piano di una semplice convenienza o sconvenienza: è il precetto positivo di Dio a conferire necessità al rapporto. Dio, de potentia absoluta, potrebbe dispensare dall’osservanza dei comandamenti della seconda tavola e tuttavia, de potentia ordinata, Dio non usa farlo (la dispensa come chiarimento delle intenzioni del legislatore). Sintesi tra la prospettiva di Scoto e quella di Ockham: assoluta libertà di Dio e la sua sovranità sul contingente, limitata soltanto dal principio di non contraddizione, ma ciò non significa che nella realtà contingente non vi siano beni reali e che questi non siano ordinati a Dio. Tuttavia quest’ordine non è necessario e i comandamenti restano, in linea di principio, a disposizione della volontà divina, come testimoniato dal sacrificio di Abramo, dall’adulterio di Osea, dalla spoliazione degli Egiziani nell’Esodo.


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