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La vita di Foscolo Niccolò Ugo Foscolo nacque a Zante il 6 febbraio 1778 e morì a Londra il 10 settembre 1827 è stato un poeta, scrittore e traduttore.

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4 La vita di Foscolo Niccolò Ugo Foscolo nacque a Zante il 6 febbraio 1778 e morì a Londra il 10 settembre 1827 è stato un poeta, scrittore e traduttore italiano, uno dei principali letterati del neoclassicismo e del romanticismo. Foscolo fu uno dei più notevoli esponenti letterari italiani del periodo a cavallo fra Settecento e Ottocento, nel quale si manifestano o cominciano ad apparire in Italia le correnti neoclassiche e romantiche, durante l'età napoleonica e la prima Restaurazione. Costretto fin da giovane ad allontanarsi dalla sua patria l'isola greca di Zacinto allora territorio della Repubblica di Venezia, si sentì esule per tutta la vita, strappato da un mondo di ideali classici in cui era nato e cresciuto, tramite la sua formazione letteraria e il legame con la terra dei suoi antenati (nonostante un fortissimo legame con l'Italia che considerò la sua madrepatria). La sua vita fu caratterizzata da viaggi e fughe, a causa di motivi politici (militò nelle forze armate degli stati napoleonici, ma in maniera molto critica, e fu un oppositore degli austriaci, a causa del suo carattere fiero e dei suoi sentimenti repubblicani), ed egli, privo di fede religiosa in quanto intellettualmente formatosi alla scuola degli Illuministi più materialisti, ed incapace di trovare felicità nell'amore di una donna, avvertì sempre dentro di sé un infuriare di passioni. Foscolo nacque sull'isola greca di Zante il 6 febbraio 1778 e morì a Londra il 10 settembre 1827 figlio di Andrea Foscolo medico di vascello di origini veneziane, e della greca Diamantina Spathis che si erano sposati a Zante il 5 maggio 1777 secondo il rito cattolico. Primogenito di quattro fratelli, lo seguivano la sorella Rubina, e i due fratelli morti suicidi Gian Dionisio e Costantino Angelo -Venne chiamato Niccolò come il nonno paterno - anch'egli medico -, ma preferì lui stesso soprannominarsi Ugo sin dalla giovinezza. Pare che questo fosse il nome del leggendario capostipite della sua famiglia, membro della gens Aurelia, trasferitosi da Roma nella Laguna Veneta al tempo delle invasioni barbariche, per fondare Rialto.Certamente la famiglia era tutt'altro che benestante: il padre era un modesto medico, mentre la madre, pur essendo vedova in prime nozze del nobiluomo Giovanni Aquila Serra, era figlia di un sarto zantioto. Trascorse l'infanzia in una casetta che sorgeva di fronte alla chiesa della Beata Vergine Odigitria,[3] e che andò distrutta a causa di un terremoto nel 1953. Il trasferimento a Venezia: i primi versi e il contatto con la società poetica Nei primi mesi del 1789 la madre si trasferì a Venezia, mentre Ugo e Giovanni rimasero a Zante, Giovanni presso la nonna materna Rubina e Ugo presso una zia materna, mentre Costantino e Rubina soggiornarono assieme ad altre due zie paterne a Corfù. Nel 1792, accompagnato dal Provveditore dell'isola, Paolo Paruta, poté raggiungere la madre e i fratelli a Venezia e stabilirsi con loro nella piccola casa in campo de le gate, nel sestiere Castello. Il trasferimento a Bologna Senza lavoro e infelice per il travagliato amore per Teresa Pikler Monti, nell'estate del 1798 il poeta si trasferì a Bologna dove iniziò la sua collaborazione a Il Genio Democratico, fondato dal fratello Giovanni e poi riassorbito dal Monitore bolognese. L'arruolamento nella Guardia Nazionale (1799-1801) Foscolo nel frattempo si arruolò nella Guardia Nazionale della Repubblica Cisalpina e combatté con le truppe francesi fino alla battaglia di Marengo. Ferito nella battaglia di Cento a una gamba, venne arrestato dagli austriaci durante la fuga e liberato a Modena dalle truppe di MacDonald Morte e posterità Povero e debole, gli venne diagnosticata una malattia al fegato, esito probabile di tubercolosi miliare, che fece peggiorare ulteriormente le sue condizioni di vita; decise dunque di trasferirsi nel piccolo sobborgo londinese di Turnham Green, dove si ammalò di idropisia polmonare, stadio finale della malattia, e venne inutilmente operato per due volte dal medico italiano che lo assisteva. Ugo Foscolo morì infine il 10 settembre del 1827 a quarantanove anni; la figlia, che lo accudì fino all'ultimo, morì circa due anni dopo a soli 22 anni. Fu sepolto nel cimitero di Chiswick, a spese del banchiere quacchero Gurney, suo amico.

5 Il Neoclassicismo Neoclassicismo è il nome dato ad una tendenza culturale sviluppatasi in Europa tra il XVIII ed il XIX secolo. Il neoclassicismo fu variamente caratterizzato, ma ben riconoscibile nelle varie arti, nella letteratura, in campo teatrale, musicale e nell'architettura. Il neoclassicismo nacque come reazione al tardo barocco e al Rococò; come dice il termine esso fu caratterizzato da uno sviluppato interesse per l'arte antica, in particolar modo verso quella greco-romana. Fondamentale fu il contributo dell'archeologo, storico dell'arte Johann Joachim Winckelmann e del pittore e storico dell'arte Anton Raphael Mengs. Inoltre, grande influenza nello sviluppo dello stile Neoclassico ebbero gli scavi di Pompei, avviati intorno al 1740 da Carlo di Borbone, re di Napoli, che ispirarono tra gli altri Luigi Vanvitelli. Gli esponenti principali Giovan Battista Piranesi e Johann Joachim Winckelmann sono i maggiori esponenti in arte del Neoclassicismo, due importanti teorici, rispettivamente sostenitori dell’arte romana e greca. Entrambi privilegiano l’imitazione dell’arte alla sterile copia. Nelle vedute romane di Piranesi si nota maggiormente lo spirito della Roma antica. I tesori scoperti ad Ercolano mostrarono che anche i più classici interni romani o le stanze romane di William Kent erano basati sulla struttura architettonica esterna del tempio e della basilica. Questo lo si può notare dalle dorature negli specchi dei frontoni delle finestre. In Italia, fra i più noti esponenti del Neoclassicismo figurativo compaiono anche: Antonio Canova,Luigi Acquisti e Cosimo Morelli per l'arte, per la poesia Ugo Foscolo. Neoclassicismo letterario In Italia i più importanti esponenti della letteratura neoclassica furono Ludovico Savioli, Giuseppe Parini, Vincenzo Monti e Ugo Foscolo. Foscolo celebrò cioè quei valori insopprimibili nell'uomo che erano secondo lui la patria (l'Italia, ma anche Zante) –come una grande famiglia che garantisce "certezza di campi, di sepoltura" - l'amore, la poesia, la libertà, la bellezza, l'arte, il piacere della vita e soprattutto le nobili imprese, che rendono degni di essere ricordati. È assunto a simbolo di questa filosofia il sepolcro che, da legame di affetto, simbolo di civiltà ed esempio per i compatrioti.Foscolo, oltre all'inquietudine tipicamente preromantica, è molto legato al Neoclassicismo : fa frequente ricorso alla mitologia e usa spesso i latinismi segno evidente della presenza di un influsso neoclassico- così come Giambattista Vico, per cui gli dèi furono eroi e persone illustri, resi immortali dai poeti e dagli uomini comuni -, vede nella Grecia classica non solo la propria origine, ma anche il rifugio ideale di serenità lontano dal mondo dilaniato dalle guerre, Il suo neoclassicismo è profondamente spiritualizzato

6 La morte Foscolo nei sonetti “Alla sera”,”In morte del fratello Giovanni,”A Zacinto fa spesso riferimento alla sua tragica situazione e alla morte.Nel sonetto “A Zacinto” evidenzia la mancanza di toccare la sua terra, attribuendo a essa caratteristiche divine.Egli poiché esiliato, si paragona ad Ulisse che però dopo tempo toccò finalmente la sua rocciosa terra quello che lui non potrà mai fare.Nell’ultima terzina Foscolo fa riferimento alla morte infatti lui dice che la sua sepoltura sarà “illacrimata”, perché accanto alle sue spoglie non ci sarà nessuna sua figura familiare a piangere la sua morte.Il tema della morte e del riposo eterno viene ripreso da Foscolo anche nei sonetti:”Alla sera” e “In morte del fratello Giovanni”.Nel primo sonetto egli identifica nella sera la morte,definendola quiete fatale,ciò fa capire che per il poeta l’arrivo della sera è una cosa positiva,per questo lui desidera il suo arrivo in qualsiasi stagione e giorno proprio perché la morte pone fine alla sua tragica vita.Nel terzo sonetto ancora una volta il tema principale è la morte,questa volta però di suo fratello Giovanni, in quest’opera evidenzia fortemente il dolore, identificato nella madre per due motivi : La morte del figlio Giovanni E la lontananza della sua figura Foscolo ancora una volta usa un paragone, tra lui e suo fratello,poiché anch’egli non favorito dalla sorte.Nonostante il sonetto fosse interamente dedicato al fratello ancora una volta Foscolo fa riferimento alla sua tragica situazione nell’ultima terzina.

7 A Zacinto Né più mai toccherò le sacre sponde ove il mio corpo fanciulletto giacque, Zacinto mia, che te specchi nell'onde del greco mar da cui vergine nacque Venere, e fea quelle isole feconde col suo primo sorriso, onde non tacque le tue limpide nubi e le tue fronde l'inclito verso di colui che l'acque cantò fatali, ed il diverso esiglio per cui bello di fama e di sventura baciò la sua petrosa Itaca Ulisse. Tu non altro che il canto avrai del figlio, o materna mia terra; a noi prescrisse il fato illacrimata sepoltura.

8 Parafrasi Non toccherò più le sacre rive dove vissi da fanciullo, mia Zacinto, che ti rifletti nelle acque del mar Ionio, dalle cui acque nacque Venere che col suo primo sorriso rese fertili quelle isole. Perciò, non potè non celebrare le tue limpide nuvole e la tua vegetazione, il verso illustre di Omero che cantò il viaggio nel mare e l'esilio di Ulisse in seguito al quale, reso famoso anche per le sue sventure, potè baciare la sua rocciosa Itaca. Tu,Zacinto terramadre, avrai solo la poesia di questo tuo figlio ; a me il destino ha dato una sepoltura in terra straniera che non sarà confortata dalle lacrime dei parenti.

9 Il sonetto si fonda sul tema dell’esilio del poeta e del suo definitivo distacco dalla patria Zacinto. Temi espressi in un mumero ingente di emozioni: nostalgia, amarezza e sofferenza Partendo dalla dolorosa consapevolezza dell’impossibilità del ritorno, Foscolo si esprime con una serie di immagini che fuoriescono una dall’altra, in modo fluido e naturale.

10 il ricordo di Zacinto lo riporta dapprima al mito di Venere nata dalle onde del mare greco

11 poi alla poesia di Omero che con il suo canto immortalò il lungo e fatale errare di Ulisse e al suo ritorno in patria

12 L’esilio di Ulisse richiama quello del poeta al quale però non sarà concesso di rientrare in patria Il sonetto pertanto si conclude con l’immagine dolorosa dell’illacrimata sepoltura che riprende rendendolo ancora più tragico e sofferto il motivo dell’impossibilità di ritorno espresso nei versi iniziali

13 Foscolo per un verso si riconosce in Ulisse anche se l’esito del viaggio dei due è opposto, per l’altro si identifica in Omero non potendo far altro che cantare la sua patria. ULISSE Baciò la sua petrosa Itaca Bello di fama e di sventura OMERO Onde non tacque L’acque cantò fatali FOSCOLO Né più mai toccherò le sacre sponde Illacrimata sepoltura Tu non altro che il canto avrai del figlio

14 “Alla sera” Ugo Foscolo Alla sera

15 Forse perché della fatal quïete

16 tu sei l'immago

17 a me sì cara vieni o Sera !

18 E quando ti corteggian liete le nubi estive e i zeffiri sereni,

19 e quando dal nevoso aere e quando dal nevoso aere

20 inquïete tenebre e lunghe all’universo meni

21 sempre scendi invocata, sempre scendi invocata,

22 e le secrete vie del mio cor soavemente tieni.

23 Vagar mi fai co' miei pensier

24 su l'orme che vanno al nulla eterno ; su l'orme che vanno al nulla eterno ;

25 e intanto fugge questo reo tempo,

26 e van con lui le torme delle cure e van con lui le torme delle cure

27 onde meco egli si strugge; onde meco egli si strugge;

28 e mentre io guardo la tua pace,

29 dorme quello spirto guerrier ch'entro mi rugge.

30 Testo Forse perché della fatal quiete tu sei l'immago, a me sì cara vieni o Sera! E quando ti corteggian liete le nubi estive e i zeffiri sereni, e quando dal nevoso aere inquiete tenebre e lunghe all'universo meni sempre scendi invocata, e le secrete vie del mio cor soavemente tieni. Vagar mi fai co' miei pensier su l'orme che vanno al nulla eterno; e intanto fugge questo reo tempo, e van con lui le torme delle cure onde meco egli si strugge; e mentre io guardo la tua pace, dorme quello spirto guerrier ch'entro mi rugge.

31 Parafrasi Forse perché assomigli alla morte a me sei così cara, o Sera! Scendi sempre desiderata e occupi dolcemente i miei pensieri più intimi sia quando ti accompagnano le festose nuvole estive e i piacevoli venticelli primaverili, sia quando riversi sul mondo dal cielo nevoso le lunghe e agitate tenebre invernali. Mi fai vagare coi miei pensieri sulle tracce che conducono alla morte e intanto trascorre questo tempo ingrato e fuggono insieme ad esso gli innumerevoli affanni con cui il tempo si consuma. E mentre io contemplo la tua pace, quello spirito battagliero che freme dentro di me si acquieta

32 In morte del fratello Giovanni Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo di gente in gente mi vedrai seduto su la tua pietra o fratel mio, gemendo il fior de’ tuoi gentili anni caduto la madre or sol suo dì tardo traendo parla di me col tuo cenere muto ma io deluse a voi le palme tendo; e se da lunge i miei tetti saluto, sento gli avversi Numi, e le secrete cure che al viver tuo furon tempesta; e prego anch’io nel tuo porto quïete questo di tanta speme oggi mi resta! allora al petto della madre mesta.

33 Parafrasi Un giorno, se io non andrò sempre vagando di nazione in nazione, mi vedrai accostato alla tua tomba, fratello mio, piangendo la tua giovane età, stroncata nel suo sbocciare. Solo la madre ora, trascinandosi dietro la sua vecchiaia, parla di me alle tue mute spoglie: intanto io tendo senza speranza le mani a voi; e soltanto saluto da lontano i tetti della mia patria. Avverto l’ostilità del fato e i reconditi tormenti interiori che tempestarono la tua esistenza, e invoco anch’io la pace, insieme a te, nella morte. Questo, di così tante speranze, oggi mi resta! Popoli stranieri, quando morirò, restituite le mie spoglie alle braccia della madre inconsolabile.

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