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Marta Giambelli, Marina Morando, Eva Trasforini Fondazione CIMA

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Presentazione sul tema: "Marta Giambelli, Marina Morando, Eva Trasforini Fondazione CIMA"— Transcript della presentazione:

1 Marta Giambelli, Marina Morando, Eva Trasforini Fondazione CIMA
Il percorso partecipato di revisione del piano di emergenza comunale: il caso del Comune di Arenzano Marta Giambelli, Marina Morando, Eva Trasforini Fondazione CIMA DISASTRI NATURALI: IL RUOLO DEL VOLONTARIATO E DELLE COMUNITÀ LOCALI – 18 novembre 2016

2 INDICE 1 2 3 4 5 6 Perché revisionare il piano di emergenza comunale?
La pianificazione d’emergenza comunale 3 Perché coinvolgere la popolazione? 4 Il contesto del percorso partecipato di revisione dei piani 5 Il percorso di Arenzano 6 Verso un modello nazionale

3 PERCHÉ È NECESSARIO REVISIONARE IL PIANO DI EMERGENZA?
1 L’efficacia di un Piano di Protezione Civile è strettamente legata alla sua attualità. La procedura di revisione prevede: Aggiornamento dei sistemi di monitoraggio e allerta alla popolazione; Adeguamento al quadro normativo vigente (es. D.G.R del 6 ottobre 2015); Aggiornamento e sviluppo delle Procedure di Intervento, anche in seguito ad esercitazioni o a riorganizzazione interna dell’Amministrazione; Evoluzione dell’assetto del territorio e delle possibili variazioni degli scenari attesi ; Censimento periodico delle banche dati delle risorse, dei materiali e dei mezzi disponibili all’Amministrazione (aggiornamento).

4 La Protezione Civile in pillole
Legge n. 225 del 1992 e ss.mm. 1 In Italia la protezione civile è una FUNZIONE, non un’Amministrazione 2 Fanno parte del Sistema di Protezione Civile le «COMPONENTI» e le «STRUTTURE OPERATIVE» 3 L’Istituzione di riferimento a livello nazionale è il DIPARTIMENTO della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri. 4 A livello locale il RESPONSABILE della protezione civile è il Sindaco. 5 Il SINGOLO CITTADINO è parte attiva del Servizio nazionale della Protezione Civile.

5 LA PIANIFICAZIONE D’EMERGENZA
2 LA PIANIFICAZIONE D’EMERGENZA DICHIARAZIONE DEI LIVELLI DI ALLERTA Codice giallo Codice arancione Codice rosso REGIONI -PROTEZIONE CIVILE DICHIARAZIONE DEI LIVELLI DI CRITICITÀ ATTESI RETE DEI CENTRI FUNZIONALI Criticità ordinaria Criticità moderata Criticità elevata Assenza di fenomeni significativi prevedibili ATTIVAZIONE DELLE FASI OPERATIVE PREVISTE NEL PIANO DI EMERGENZA COMUNALE COMUNI Attenzione Preallarme Allarme NORME DI AUTOPROTEZIONE CITTADINI

6 LA PIANIFICAZIONE D’EMERGENZA – Le fasi operative
2 LA PIANIFICAZIONE D’EMERGENZA – Le fasi operative ATTENZIONE Il sistema inizia a prestare attenzione a quanto succede sul territorio , anche tramite attività di monitoraggio e sorveglianza. ES: si verifica reperibilità dei responsabili, si monitora ad ampia scala. PRE-ALLARME Il sistema si prepara all’allarme ed intensifica il monitoraggio sul territorio; possono essere necessari locali interventi di mitigazione del rischio. ES: si attiva il C.O.C., si evacuano piani seminterrati in aree ad alto rischio, si effettua il presidio territoriale. ALLARME Il sistema mette in atto TUTTI gli interventi locali di contenimento delle situazioni di pericolo. ES: si intensifica il presidio territoriale, si predispone la. chiusura della viabilità a rischio, si mettono In sicurezza le aree a rischio.

7 LA PIANIFICAZIONE D’EMERGENZA – Le fasi operative
2 LA PIANIFICAZIONE D’EMERGENZA – Le fasi operative

8 LA PIANIFICAZIONE D’EMERGENZA
Livello REGIONALE 2 LA PIANIFICAZIONE D’EMERGENZA Previsione - Allerta regionale Monitoraggio regionale/ presidio idraulico CODICE GIALLO CODICE ARANCIONE CODICE ROSSO Monitoraggio strumentale SOGLIA 1 ATTENZIONE Livello COMUNALE SOGLIA 2 PRE-ALLARME SOGLIA 3 ALLARME RISCHIO BASSO RISCHIO MEDIO RISCHIO ALTO Presidio territoriale idrogeologico

9 LA PIANIFICAZIONE D’EMERGENZA – Scenari di rischio
2 LA PIANIFICAZIONE D’EMERGENZA – Scenari di rischio PERICOLOSITÀ ESPOSTI VULNERABILITÀ

10 PERCHÉ COINVOLGERE LA POPOLAZIONE?
3 PERCHÉ COINVOLGERE LA POPOLAZIONE? COME COSTRUIRE PIANI DI EMERGENZA EFFICACI? Il piano di emergenza non deve essere un’enciclopedia ma uno STRUMENTO DI AIUTO per la GESTIONE DEL RISCHIO !

11 PERCHÉ COINVOLGERE LA POPOLAZIONE?
3 PERCHÉ COINVOLGERE LA POPOLAZIONE? QUELLO CHE SERVE È UN APPROCCIO NUOVO TECNICI DI PIANO AMMINISTRATORI CITTADINI VOLONTARI FACILITATORI UNA SQUADRA MULTIDISCIPLINARE

12 PERCHÉ COINVOLGERE LA POPOLAZIONE?
3 PERCHÉ COINVOLGERE LA POPOLAZIONE? FUNZIONA PERCHÈ FAVORISCE L’ASCOLTO RECIPROCO tra tecnici e cittadini La VALORIZZAZIONE delle conoscenze della POPOLAZIONE l’individuazione delle CRITICITÀ DEL TERRITORIO La diffusione di INFORMAZIONI CORRETTE

13 4 IL CONTESTO DEL PERCORSO PARTECIPATO DI REVISIONE del piano – Il piano di Quiliano

14 4 IL CONTESTO DEL PERCORSO PARTECIPATO DI REVISIONE del piano – Il piano di Quiliano 1 IL PERCORSO SPERIMENTALE DI ASCOLTARE PRESENTAZIONE DEL PERCORSO QUILIANO agosto e settembre 2013 PUNTO DI ASCOLTO 2 INTERVISTE SUL TERRITORIO SPERIMENTARE CAMMINATA PER RIPERCORRERE L’ALLUVIONE DEL ‘92 ESERCITAZIONE CON LA COMUNITÀ E LE SCUOLE 3 settembre 2013 CONFRONTO SULL’ESPERIENZA PARTECIPARE LABORATORI PARTECIPATI PER INDIVIDUARE SOLUZIONI E STRATEGIE novembre 2013

15 4 IL CONTESTO DEL PERCORSO PARTECIPATO DI REVISIONE del piano – Il piano di Quiliano Il team IL PERCORSO SPERIMENTALE DI QUILIANO SINDACO E TECNICI COMUNALI VOLONTARI SOCIOLAB CITTADINI FONDAZIONE CIMA

16 4 IL CONTESTO DEL PERCORSO PARTECIPATO DI REVISIONE - Il piano di Quiliano I RISULTATI OTTENUTI La redazione di un nuovo Piano di Emergenza (stralcio idro-meteo) La capacità operativa di un Gruppo di Lavoro Il forte coinvolgimento di scuola e volontariato Una maggiore diffusione della cultura di PC L’emulazione da parte di altri comuni

17 4 IL CONTESTO DEL PERCORSO PARTECIPATO DI REVISIONE – Corso di formazione Pian dei Corsi L’emulazione da parte di altri Comuni Più di 20 Comuni hanno partecipato al percorso di condivisione per la revisione dei Piani di emergenza (Pian dei Corsi , giugno-settembre 2015) PARTECIPAZIONE E RESPONSABILITÀ FOCUS SULLE FASI OPERATIVE UTILIZZO CONSAPEVOLE DELLE TECNOLOGIE Tutti hanno avviato un percorso di revisione del Piano Alcuni hanno già avviato un percorso di condivisione con la popolazione. Altri Comuni si sono avvicinati successivamente, sottolineando la necessità di un nuovo percorso di formazione e/o di una struttura di supporto

18 Esercitazione congiunta tra 3 Comuni
IL CONTESTO DEL PERCORSO PARTECIPATO DI REVISIONE – Esercitazione congiunta 4 Esercitazione congiunta tra 3 Comuni Coinvolgimento del livello regionale Organizzazione di incontri preparatori con target specifici della popolazione Test di procedure preventive che coinvolgevano le scuole, la viabilità, il commercio e gli abitanti in aree a rischio Attivazione del presidio territoriale idrogeologico Partecipazione osservatori internazionali Debriefing finale ARENZANO QUILIANO Novembre 2015 VADO LIGURE

19 IL PERCORSO DI ARENZANO
Abitanti: Superficie: 24 km2 5 IL PERCORSO DI ARENZANO incontri informativi sul processo di revisione del Piano e sul nuovo sistema di allertamento con: membri del COC, tecnici e amministratori comunali, insegnanti delle scuole, consulte dei commercianti, associazioni di volontariato organizzazione di un’esercitazione congiunta con altri Comuni che avevano partecipato al percorso di Pian dei Corsi redazione di un estratto del Piano relativo alle procedure adottate in esercitazione, articolate in fasi operative e che prevedono l’attivazione del presidio territoriale in fase di allerta attivazione di un percorso partecipato per la condivisione delle azioni di Piano pre-evento più impattanti sulla popolazione (chiusura scuole, esercizi commerciali e viabilità, sgomberi) e delle condizioni di rischio sul territorio integrazione della rete di sensori sul territorio comunale realizzazione di una campagna di informazione per la popolazione

20 IL PERCORSO DI ARENZANO
5 IL PERCORSO DI ARENZANO 1 Costituzione e rafforzamento di un Gruppo di Lavoro misto 2 Realizzazione di un percorso di revisione e condivisione del Piano a diversi livelli 3 Organizzazione di un’esercitazione di PC con la comunità 4 Integrazione delle indicazioni sul Piano a diversi livelli e revisione del Piano

21 Step 1: Il Gruppo di Lavoro misto
5 IL PERCORSO DI ARENZANO Step 1: Il Gruppo di Lavoro misto Il Sindaco Fondazione CIMA La struttura tecnica di PC I mediatori La comunità (volontari, scuole, ..) Gli uffici dell’ Amministrazione Comunale

22 Step 1: Il Gruppo di Lavoro misto e ruoli
5 IL PERCORSO DI ARENZANO Step 1: Il Gruppo di Lavoro misto e ruoli Elabora i documenti preparatori per gli incontri Elabora una bozza di Piano Acquisisce le informazioni provenienti dal percorso ed elabora la proposta finale di Piano Coordina le attività in fase di preparazione ed emergenza Il Sindaco La struttura tecnica di PC

23 Step 1: Il Gruppo di Lavoro misto e ruoli
5 IL PERCORSO DI ARENZANO Step 1: Il Gruppo di Lavoro misto e ruoli Mettono a disposizione informazioni per la redazione delle proposte di Piano Condividono procedure per l’aggiornamento del Piano Condividono procedure operative per la gestione delle emergenze Partecipano alle attività di gestione secondo le proprie competenze sulla base di funzioni di supporto Il Sindaco La struttura tecnica di PC Gli uffici dell’ Amministrazione Comunale

24 1 3 2 revisione e condivisione Step 2: Il percorso di
5 IL PERCORSO DI ARENZANO Step 2: Il percorso di revisione e condivisione Condivisione con la comunità delle effettive condizioni di rischio e valutazione della vulnerabilità a livello locale Dicembre 2016 1 Definizione di un programma a medio termine di formazione / sensibilizzazione per le scuole 3 Revisione condivisa delle azioni che impattano sulla comunità in fase di allarme 2 Marzo 2017 Febbraio 2017

25 1 revisione e condivisione Step 2: Il percorso di
5 IL PERCORSO DI ARENZANO Step 2: Il percorso di revisione e condivisione Condivisione con la comunità delle effettive condizioni di rischio e valutazione della vulnerabilità a livello locale Dicembre 2016 1

26 2 revisione e condivisione Step 2: Il percorso di
5 IL PERCORSO DI ARENZANO Step 2: Il percorso di revisione e condivisione Revisione condivisa delle azioni che impattano sulla comunità in fase di allarme 2 POLITICHE DI APERTURA-CHIUSURA DEGLI ESERCIZI COMMERCIALI COORDINAMENTO CON IL PIANO DELLE SCUOLE COORDINAMENTO CON IL PIANO DEL PARCO Febbraio 2017

27 3 revisione e condivisione Step 2: Il percorso di
5 IL PERCORSO DI ARENZANO Step 2: Il percorso di revisione e condivisione Definizione di un programma a medio termine di formazione / sensibilizzazione per le scuole 3 SISTEMATIZZAZIONE DELLE ATTIVITA’ EDUCATIVE CON LE SCUOLE Marzo 2017

28 VERSO UN MODELLO NAZIONALE
6 VERSO UN MODELLO NAZIONALE PER REPLICARE L’ESPERIENZA SERVE UN MODELLO SOSTENIBILE STRUMENTI PRATICI, SEMPLICI DA UTILIZZARE REALIZZATI A PARTIRE DALL’ESPERIENZA CONCRETA ATTIVITA’ MODULARI E INTERATTIVE PER COSTRUIRE IL PERCORSO STEP BY STEP TOOLKIT PER COSTRUIRE PIANI DI EMERGENZA PARTECIPATI

29 VERSO UN MODELLO NAZIONALE
6 VERSO UN MODELLO NAZIONALE QUILIANO ARENZANO + NUS (VALLE D’AOSTA) + 3 COMUNI LIGURIA + 2 UNIONI DI COMUNI SARDEGNA IL PROCESSO VIENE COSTRUITO AUTONOMAMENTE DAL COMUNE, MA COINVOLGIMENTO DEI PARTECIPATORI NUMERO LIMITATO DI INCONTRI CON LA COMUNITA’ TEAM MULTIDISCIPLINARE TOOLKIT PER COSTRUIRE PIANI DI EMERGENZA PARTECIPATI

30 VERSO UN MODELLO NAZIONALE
6 VERSO UN MODELLO NAZIONALE CRITICITA’ A LIVELLO LOCALE percezione della popolazione INTERVENTO NON STRUTTURALE INTERVENTO STRUTTURALE

31 VERSO UN MODELLO NAZIONALE
6 VERSO UN MODELLO NAZIONALE CRITICITA’ A LIVELLO LOCALE: ASCOLTO , DISCUSSIONE e condivisione INTERVENTO NON STRUTTURALE INTERVENTO STRUTTURALE

32 VERSO UN MODELLO NAZIONALE
6 #italiasicura LINEE GUIDA PER LE ATTIVITÀ DI PROGRAMMAZIONE E PROGETTAZIONE DEGLI INTERVENTI PER IL CONTRASTO DEL RISCHIO IDROGEOLOGICO Il programma/progetto dovrà prevedere la gestione del rischio residuo attraverso il coordinamento con i piani di emergenza comunali VALUTAZIONE DEL RISCHIO ED ESPLICITAZIONE DEI CRITERI DI GESTIONE Per gestire adeguatamente la percezione degli impatti sul sistema sociale ed economico è indispensabile un’approfondita fase di ascolto delle istanze del territorio, attraverso processi partecipativi EFFETTI SOCIALI ED ECONOMICI DELL’INTERVENTO


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