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Schopenhauer Fonti Confronti:Platone, Cartesio,KantPlatoneCartesioKant Le influenze culturali Il Mondo come Volontà e rappresentazioneIl Mondo come Volontà

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Presentazione sul tema: "Schopenhauer Fonti Confronti:Platone, Cartesio,KantPlatoneCartesioKant Le influenze culturali Il Mondo come Volontà e rappresentazioneIl Mondo come Volontà"— Transcript della presentazione:

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2 Schopenhauer Fonti Confronti:Platone, Cartesio,KantPlatoneCartesioKant Le influenze culturali Il Mondo come Volontà e rappresentazioneIl Mondo come Volontà e rappresentazione Caratteri della Volontà di Vivere Dolore, piacere, noia Le vie di liberazione esci

3 Le Fonti

4 Platone il mito della caverna Repubblica, 514 a-517 a [514 a] – In séguito, continuai, paragona la nostra natura, per ciò che riguarda educazione e mancanza di educazione, a unimmagine come questa. Dentro una dimora sotterranea a forma di caverna, con lentrata aperta alla luce e ampia quanto tutta la larghezza della caverna, pensa di vedere degli uomini che vi stiano dentro fin da fanciulli, incatenati gambe e collo, sí da dover restare fermi e da [b] poter vedere soltanto in avanti, incapaci, a causa della catena, di volgere attorno il capo. Alta e lontana brilli alle loro spalle la luce dun fuoco e tra il fuoco e i prigionieri corra rialzata una strada. Lungo questa pensa di vedere costruito un muricciolo, come quegli schermi che i burattinai pongono davanti alle persone per mostrare al di sopra di essi i burattini. – Vedo, rispose. – Immagina di vedere uomini che portano lungo il muricciolo oggetti [c] di ogni sorta sporgenti dal margine, e statue e altre [515 a] figure di pietra e di legno, in qualunque modo lavorate; e, come è naturale, alcuni portatori parlano, altri tacciono. – Strana immagine è la tua, disse, e strani sono quei prigionieri. – Somigliano a noi, risposi; credi che tali persone possano vedere, anzitutto di sé e dei compagni, altro se non le ombre proiettate dal fuoco sulla parete della caverna che sta loro di fronte? – E come possono, replicò, se sono costretti a tenere immobile il [b] capo per tutta la vita? – E per gli oggetti trasportati non è lo stesso? – Sicuramente. – Se quei prigionieri potessero conversare tra loro, non credi che penserebbero di chiamare oggetti reali le loro visioni? – Per forza. – E se la prigione avesse pure uneco dalla parete di fronte? Ogni volta che uno dei passanti facesse sentire la sua voce, credi che la giudicherebbero diversa da quella dellombra che passa? – Io no, per Zeus!, [c] rispose. – Per tali persone insomma, feci io, la verità non può essere altro che le ombre degli oggetti artificiali. – Per forza, ammise. – Esamina ora, ripresi, come potrebbero sciogliersi dalle catene e guarire dallincoscienza. Ammetti che capitasse loro naturalmente un caso come questo: che uno fosse sciolto, costretto improvvisamente ad alzarsi, a girare attorno il capo, a camminare e levare lo sguardo alla luce; e che così facendo provasse dolore e il barbaglio lo rendesse incapace di [d] scorgere quegli oggetti di cui prima vedeva le ombre. Che cosa credi che risponderebbe, se gli si dicesse che prima vedeva vacuità prive di senso, ma che ora, essendo più vicino a ciò che è ed essendo rivolto verso oggetti aventi più essere, può vedere meglio? e se, mostrandogli anche ciascuno degli oggetti che passano, gli si domandasse e lo si costringesse a rispondere che cosa è? Non credi che rimarrebbe dubbioso e giudicherebbe più vere le cose che vedeva prima di quelle che gli fossero mostrate adesso? – Certo, rispose.

5 PLATONE e SCHOPENHAUER Nel settimo libro della Repubblica Platone narra il mito della caverna. In esso è esposta la teoria platonica della separazione tra il mondo delle ombre e le idee,della conoscenza e del rapporto tra filosofia e impegno di vita: conoscere il Bene significa anche praticarlo. Il filosofo che ha contemplato la Verità del Mondo delle Idee ha una missione: tornare fra gli uomini, anche se questo può comportare la morte, per liberarli dalle catene della conoscenza illusoria del mondo sensibile. Linfluenza di Platone su Schopenhauer qui è chiara, non solo per il riferimento allillusorietà della conoscenza umana, ma anche per le vie di liberazione dalla volontà. Tuttavia bisogna ricordare la svalutazione Platonica del corpo sede solo di istinti e morte, opposta a Schopenhauer che, seppur lo considera natura destinata al dolore e schiava della volontà, ne fa lo stesso linizio possibile della conoscenza non illusoria e posto nel quale riconosciamo la forza della Volontà. Inoltre Platone individua un dualismo fra lessenza noumenica (cosa in sé) lidea e il fenomeno, la copia del mondo sensibile, per Schopenhauer, invece, lessenza della realtà - la Volontà - è immanente a tutte le sue manifestazioni, ovvero non è separata dal mondo e dalle cose.

6 Cartesio Il genio maligno Cartesio cercando di stabilire quali idee siano chiare e distinte, ovvero certe e indubitabili, intraprende la strada del dubbio. Cartesio introduce il dubbio iperbolico, un dubbio che si spinge allinfinito. Potrebbe esserci un genio maligno che si diverte ad ingannarmi, che mi fa apparire vero ciò che è falso e viceversa. Il genio maligno però può ingannarmi su tutto meno sul fatto che io dubito, e poiché l'azione del dubitare rientra in quella del pensare, questo vuol dire che se io dubito, p e n s o e il pensare appartiene a un c o r p o che sono io stesso: cogito ergo sum. La verità del cogito ergo sum è e v i d e n t e : e l'evidenza era la prima regola del metodo da cui derivavano le altre regole: quindi tutte le regole del metodo sono valide di una validità assoluta perché sono uscite indenni dal dubbio assoluto. La sconfitta del dubbio porta alla sconfitta dello scetticismo e alla affermazione delluniversalità del metodo.

7 Cartesio e Schopenhauer Dobbiamo rilevare grandi differenza tra Cartesio e Schopenhauer. Ad esempio Cartesio elabora una prova dellesistenza di Dio basata proprio sul principio di causalità. Cartesio, infatti, afferma che se cè in me lIdea di Dio, con la quale intendo una certa sostanza infinita, eterna, immutabile, indipendente, onnisciente e onnipotente e la realtà oggettiva di questIdea (= essere infinito) non è contenuta in me in quanto riconosco chiaramente che non sono un essere infinito. Dunque esiste fuori di me una sostanza che è infinita. Quindi Dio esiste, ha causato la mia esistenza allinizio e continua a conservarmi nellessere in ogni istante di tempo. Inoltre per Cartesio afferma che tutte le idee che provengono dal corpo, avventizie,non sono ancora sicuro che siano reali, sono sicuro che lIdea di Dio non è fattizia (= non lho prodotta da me stesso) e daltronde sento che lIdea di Dio non è provenuta, in un certo momento della mia vita, dallesterno perché è in me da sempre, è connaturata al mio pensiero. LIdea di Dio è quindi unIdea innata, impressa in me come un marchio dellartefice che mi ha causato. Schopenhauer è ateo, nel suo sistema filosofico non cè posto per Dio, un ente unico, incausato, eterno: questi caratteri, tradizionalmente attribuiti a Dio, qui, invece, definiscono la Volontà di Vivere, unico e vero Assoluto. Per Schopenhauer la vita e luomo non hanno finalità, ma solo il comando della volontà da seguire. Il genio maligno di Cartesio ribadisce lesistenza di un Dio superiore e garante della conoscenza e del bene opposto allessere umano limitato che possiede, però un anima immortale fatta di pensiero. Per Schopenhauer La Volontà che è superiore alluomo produce invece dolore e finzione, manipolandolo. Quindi in Schopenhauer non cè il superamento della sfera materiale per una metafisica, ovvero non cè fuga dal dolore in unaltra vita o in una divinità benevola, ma solo nella vita materiale presente.

8 Il Velo di Maya Nei Veda è Maya il velo dellillusione, che ottenebra le pupille dei mortali e fa loro vedere un mondo di cui non si può dire né che esista né che non esista; il mondo, infatti, è simile al sogno, allo scintillio della luce solare sulla sabbia che il viaggiatore scambia da lontano per acqua, oppure ad una corda buttata per terra chegli prende per un serpente.

9 La spiritualità orientale Quanto profondamente infatti essa respira il sacro spirito dei Veda! Quanto profondamente colui che con lattenta lettura si è reso familiare il persiano-latino di questo libro incomparabile, si sente penetrato dallo stesso spirito! Ogni riga vi ha il suo senso preciso, sicuro e generalmente ben concatenato: da ogni pagina parlano a noi pensieri profondi, originali ed elevati, mentre sul tutto si libra una gravità sacra e solenne. Tutto respira qui laria dellIndia e ci trasporta in una vita piú vicina alle origini e alla natura. E come qui lo spirito vien purificato da tutte le superstizioni giudaiche impresse in esso dallinfanzia e da tutte le filosofie che ne sono schiave! Esso è la lettura piú feconda e piú nobilitante che (eccetto il testo originale) sia possibile al mondo; essa è stata il conforto della mia vita e sarà la consolazione della mia morte. Morale e religione

10 Il filosofo tedesco Arthur Schopenhauer ( ), entusiasta del pensiero indiano – tanto da definire la lettura delle Upanishad conforto della mia vita e consolazione della mia morte –, mette in evidenza come questo abbia un carattere universale e possa rivolgersi a ogni uomo, compreso luomo europeo, che potrà sentirsi più vicino alle origini e alla natura. Nello stesso tempo, però, Schopenhauer sottolinea quanto distante sia il mondo occidentale da quello indiano: ma le difficoltà linguistiche che egli descrive – che sono il segno dellabisso fra questi due mondi – devono essere superate, rinunciando alla grammatica e alla sintassi del pensiero occidentale, se vogliamo avvicinarci in maniera proficua alla sapienza indiana.

11 Nella opera più importante di Schopenhauer, Il mondo come Volontà e rappresentazione, troviamo due chiavi di lettura della realtà che corrispondono alla distinzione kantiana fra fenomeno e noumeno. fenomeno e noumeno. È la dimensione esteriore che lindividuo conosce applicando le categorie di spazio, tempo e causalità.categorie È illusione, dimensione onirica, il Velo di Maya.Velo di Maya LA VOLONTALA RAPPRESENTAZIONE È lorizzonte che si schiude allindividuo quando rivolge lo sguardo alla sua interiorità. È essenza della realtà, accessibile al filosofo che squarcia il Velo di Maya.essenza della realtà

12 Le categorie Schopenhauer ammette tre forme a priori: SPAZIO, TEMPO e CAUSALITA. Esse sono paragonate a dei vetri sfaccettati attraverso cui la visione delle cose si deforma. La rappresentazione è diversamente da Kant un inganno e la vita simile ad un sogno. Tra la vita ed il sogno un confine sottile tra dimensioni. "Vita e sogni sono fogli di uno stesso libro: leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare" Arthur Schopenhauer

13 A. Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, I, 5 Noi abbiamo sogni; non è forse tutta la vita un sogno? – o più precisamente: esiste un criterio sicuro per distinguere sogno e realtà, fantasmi ed oggetti reali? – Laddurre la minor vivacità e chiarezza dellimmagine sognata rispetto a quella reale non merita alcuna considerazione; dato che nessuno ancora ha avuto presenti contemporaneamente luno e laltro per confrontarli, ma si poteva confrontare soltanto il ricordo del sogno con la realtà presente. Kant risolve così il problema: Il rapporto delle rappresentazioni fra di loro secondo la legge della causalità distingue la vita dal sogno. Ma anche nel sogno ciascun particolare dipende parimenti in tutte le sue forme dal principio di ragione, e questo si rompe soltanto fra la vita e il sogno e fra i singoli sogni. La risposta di Kant potrebbe quindi essere formulata così: il lungo sogno (la vita) ha in sé connessioni costanti secondo il principio di ragione, ma non le ha coi sogni brevi; sebbene ciascuno di questi abbia in sé la stessa connessione: fra questi e quello è dunque rotto il ponte, e in base a ciò si distinguono tra loro. [...] Lunico criterio sicuro per distinguere il sogno dalla realtà è in effetti quello affatto empirico del risveglio, col quale in verità il nesso causale fra le circostanze sognate e quelle della vita cosciente viene espressamente e sensibilmente rotto. [...] Calderon infine era preso così profondamente da questo pensiero, che cercò di esprimerlo in un dramma, che in un certo modo è metafisico: La vita è sogno. Sogno e vita

14 Kant e Schopenhauer differenze Fenomeno Noumeno KANT SCHOPENHAUER Unica realtà accessibile alla mente umana Illusione,sogno, Velo di Maya KANT SCHOPENHAUER Concetto limite puramente intellettuale. Realtà nascosta dietro il Velo di Maya.

15 I caratteri della Volontà di Vivere VOLONTA DI VIVERE INCONSCIA perché è oltre la dimensione fenomenica e si sottrae alle forme a priori che la caratterizzano. UNICA perché esiste al di fuori di spazio e tempo che moltiplicano e dividono gli enti. ETERNA perché è oltre la forma del tempo quindi non ha né inizio né fine. INCAUSATA perché è oltre la categoria di causa e si configura come forza libera. SENZA SCOPO perché non ha una meta, vuole se stessa.

16 La Volontà di vivere Ponendo la Volontà come essenza del reale, Schopenhauer individua una irrazionalità di fondo nella realtà, che lo pone agli antipodi della tradizione idealistica. Hegel, infatti, aveva affermato che: Tutto ciò che è reale è razionale, tutto ciò che è razionale è reale.

17 Dolore, piacere, noia Schopenhauer teorizza tre stati esistenziali Posta la Volontà quale essenza della realtà e poiché volere significa desiderare qualcosa che non si ha, lo stato di tensione continua che ne deriva genera sofferenza. DOLORE PIACERE NOIA Il godimento ( fisico) e la gioia (psichica) è cessazione del dolore, scarico da uno stato preesistente di tensione, che ne è condizione indispensabile. Subentra quando viene meno laculeo del desiderio o il pungolo delle preoccupazioni. La vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente fra il dolore e la noia, passando attraverso lintervallo fugace, e per di più illusorio, del piacere.

18 Il piacere La concezione del piacere come cessazione del dolore era stata già sostenuta da Pietro Verri e da Giacomo Leopardi. Schopenhauer, in uno scritto, cita esplicitamente il poeta Leopardi manifestando grande apprezzamento per litaliano che ha saputo rappresentare in maniera profonda il dolore

19 Il dolore Poiché la Volontà di vivere si manifesta in tutte le cose, il dolore non riguarda solo luomo ma investe ogni creatura. Tutto soffre: dal fiore che appassisce allanimale ferito, dal bimbo che nasce al vecchio che muore. Luomo, tuttavia, soffre più dogni altra creatura perché è dotato di maggiore consapevolezza ed è destinato a sentire in maniera più vivace e distinta il pungolo della Volontà. Fra tutti gli uomini, poi, il genio sperimenta la più acuta sofferenza: chi aumenta il sapere moltiplica la sofferenza (Ecclesiaste I, 18). Anche a questo proposito è evidente lanalogia con il pensiero leopardiano. Il poeta italiano, infatti, scriveva nel suo Zibaldone di pensieri: Non gli uomini solamente, ma il genere umano fu e sarà sempre infelice di necessità. Non il genere umano solamente ma tutti gli animali. Non gli animali soltanto ma tutti gli esseri al loro modo. Non glindividui, ma le specie, i generi, i regni, i globi, i sistemi, i mondi. Pensieri, LXVIII

20 La noia Se finora si è rintracciata una sostanziale analogia fra la filosofia leopardiana e quella schopenhaueriana, le due linee di pensiero divergono a proposito della concezione della noia. Per Leopardi, infatti, la noia è prova della grandezza e della nobiltà delluomo, in quanto segno di sproporzione tra la nullità e linsufficienza delle cose terrene e la grandezza del nostro desiderio. La noia è in qualche modo il più sublime dei sentimenti umani: considerare lampiezza inestimabile dello spazio, il numero e la mole meravigliosa dei mondi, e trovare che tutto è poco e piccino alla capacità dellanimo proprio…

21 Le vie di liberazione dalla volontà Linfluenza delle sentenze pessimistiche del pensiero orientale (esistere è soffrire), di Platone (è meglio non essere nati piuttosto che vivere) e della tradizione biblico-cristiana (la vita è valle di lacrime) inducono Schopenhauer alla teorizzazione della forma più radicale di pessimismo mai formulata nella storia del pensiero occidentale. Egli stesso però, rifiutato il suicidio come fuga da questo universo doloroso, individua un percorso salvifico che conduca luomo alla liberazione dal dolore.rifiutato il suicidio Le vie di liberazione dal dolore Larte Letica della pietà Lascesi

22 Lascesi è lesperienza attraverso cui luomo si propone di espiare il proprio desiderio di esistere, godere, volere. Essa è preparatoria allo stato di Nirvana, in cui i legami con il mondo sono completamente azzerati. A questo punto la Volontà, vinta in un solo individuo, poiché unica, perisce tutta. Le tre tappe del processo di ascesi Castità perfetta Digiuno Povertà

23 Il rifiuto del suicidio Schopenhauer rifiuta il suicidio perché non è negazione della Volontà ma, al contrario, la sua stessa forte affermazione: il suicida vuole la vita ed è solo malcontento delle condizioni che gli sono toccate il suicidio è negazione di una sola manifestazione della Volontà, la quale, pur morendo in un individuo, rinasce in mille altri.

24 Il suicidio non sconfigge la Volontà di vivere, ma ne è unaffermazione Chi è oppresso dal peso della vita, chi vorrebbe e afferma la vita, ma ne aborre i tormenti, e soprattutto non riesce a tollerare piú a lungo il duro destino, che proprio a lui è capitato: questi non deve sperare una liberazione dalla morte, e non può salvarsi col suicidio; solo con un falso miraggio lo attrae loscuro, freddo Orco, come porto di quiete. La terra si volge dal giorno verso la notte; lindividuo muore; ma il sole arde senza interruzione in eterno meriggio. Alla volontà di vivere è assicurata la vita: la forma della vita è un presente senza fine; non importa che nascano e periscano nel tempo gli individui, fenomeni dellidea, simili a sogni fugaci. Il suicidio ci appare già da questo come unazione inutile e quindi stolta: quando saremo proceduti più oltre nella nostra indagine, ci si presenterà in una luce ancor più sfavorevole.

25 Larte Larte è una forma di conoscenza che si rivolge alle idee, ossia alle forme pure, ai modelli eterni delle cose. Ciò avviene perché in una qualsiasi produzione artistica questo amore, questa guerra, questa sofferenza vengono sublimate per rappresentare lamore, la guerra, la sofferenza. La contemplazione di unopera darte permette alluomo di svincolarsi dalla realtà, dalla dimensione del particolare; ma solo temporaneamente: subito dopo, infatti, luomo ricade vittima della Volontà.

26 Arte come liberazione Nella contemplazione estetica abbiamo ritrovato due inseparabili elementi: la conoscenza delloggetto, non come cosa singola, ma come idea platonica, cioè come forma permanente di tutta questa specie di oggetti; e la coscienza del soggetto conoscente, non come individuo, ma come soggetto della conoscenza puro, libero dalla volontà.[...] Finché dunque la nostra coscienza è riempita dalla nostra volontà, finché siamo abbandonati allimpulso dei desideri, col suo perenne sperare e temere, finché siamo soggetti del volere, non ci è concessa duratura felicità né riposo. Che noi andiamo in caccia o in fuga, che temiamo sventura o ci affatichiamo per la gioia, essenzialmente è la stessa cosa: la preoccupazione della volontà con le sue continue esigenze, sotto qualsiasi aspetto, riempie e agita senza posa la coscienza; e senza pace nessun reale benessere è mai possibile. Il soggetto del volere è così senza tregua legato alla volgente ruota di Issione, attinge sempre col vaglio delle Danaidi, è Tantalo che in eterno si strugge. Quando però una causa esteriore, o una disposizione interna ci trae allimprovviso fuori dallinfinita corrente del volere e sottrae la conoscenza alla schiavitù della volontà, e quando lattenzione non è più rivolta ai motivi del volere, ma percepisce le cose sciolte dal loro rapporto col volere, ossia le considera senza interesse, senza soggettività, in modo puramente oggettivo, immergendosi tutta in esse, in quanto esse sono mere rappresentazioni e non motivi: allora sopraggiunge, improvvisa e spontanea, quella pace che, sempre dapprima cercata sulla via del volere, ognora sfuggiva, e noi siamo allora perfettamente felici. È quello stato senza dolore, che Epicuro lodò come il massimo bene e come condizione degli dèi: perché noi siamo, in quellistante, liberati dal vile impulso della volontà, e celebriamo, noi forzati lavoratori della volontà, il nostro giorno di festa: la ruota di Issione si arresta. Questo è appunto lo stato, da me più sopra descritto come necessario per la conoscenza dellidea in quanto pura contemplazione, assorbimento nellintuizione, smarrimento di sé nelloggetto, oblio di ogni individualità, abolizione della conoscenza legata al principio di ragione, che afferra soltanto relazioni; è lo stato, in cui immediatamente e inseparabilmente il singolo oggetto intuito si eleva allidea della sua specie, lindividuo conoscente si eleva a puro soggetto del conoscere libero dalla volontà, ed entrambi, in quanto tali, non si trovano più nella corrente del tempo e di tutte le altre relazioni. È indifferente, allora, se il sole che tramonta si veda da un carcere o da un palazzo.

27 Letica della pietà Questo secondo momento delliter salvifico implica, a differenza del primo, un impegno concreto nel mondo a favore del prossimo. La morale schopenhaueriana non nasce da un imperativo categorico, come per Kant, ma da un sentimento di pietà attraverso cui lindividuo avverte come proprie le sofferenze degli altri (compassione). Ai suoi massimi livelli la pietà consiste nel far proprio il dolore di tutti gli esseri passati e presenti e nellassumere su di sé la sofferenza cosmica. Ma anche letica della pietà permette una liberazione solo parziale dalla Volontà: sarà con lascesi che luomo si riscatterà definitivamente dalla condizione di vittima della Volontà di vivere.

28 Lo Stato e la pace Per Schopenhauer lo stato esiste per combattere gli effetti dannosi della volontà di vivere, ma la sua battaglia non può mai considerarsi definitivamente conclusa e vinta differentemente da Hegel che lo vede come la realizzazione dello Spirito nel mondo, lEticità concreta e realizzata nella quale gli individui si fondono. Dobbiamo rilevare una differenza tanto con Kant che con Hegel: la pace è dannosa allumanità che ai singoli individui se realizzata. Abbiamo dunque conosciuto nello Stato il mezzo mediante cui legoismo armato di ragione cerca di sfuggire ai suoi propri perniciosi effetti rivolgentisi contro se medesimo; ciascuno favorisce il bene di tutti, perché vi vede compreso il bene suo proprio. Ove lo Stato raggiungesse appieno il suo fine, potrebbe aversi da ultimo, poiché esso mediante le forze umane in sé congiunte sa ognor piú trarre a suo servigio anche la rimanente natura, con la rimozione dogni maniera di mali alcunché danalogo al paese di Cuccagna. Ma per un verso esso è tuttora sempre lontano da questo termine; per laltro innumerevoli mali, alla vita necessariamente inerenti, manterrebbero come prima la vita in dolore; tra i quali, fossero pur tutti gli altri elementi, da ultimo la noia occuperebbe ogni posto da quelli lasciato, per un altro verso ancora la discordia degli individui non può mai dallo Stato esser tolta in tutto di mezzo, ché essa stuzzica nel piccolo, dovè interdetta nel grande, ed infine Eris, felicemente cacciata dallinterno, si volge ancora al di fuori: bandita per mezzo dellordinamento civile dalle contese degli individui, ritorna dallesterno in forma di guerra da popoli, e pretende allora in grosso e tutto in una volta, come debito accumulato, le sanguinose vittime, che mediante saggia provvidenza le si erano sottratte singolarmente. E ammesso finalmente, che tutto ciò si potesse superare e toglier di mezzo, con una saggezza fondata sullesperienza di millenni, il risultato ultimo sarebbe leccesso di popolazione sullintero pianeta: terribile male, che oggi solo unaudace fantasia riesce a rappresentarsi. A. Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione


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