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I Rivelatori di Particelle Elementari Idee generali sui rivelatori di particelle Le interazioni radiazione-materia I sistemi di tracciatura I sistemi calorimetrici.

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Presentazione sul tema: "I Rivelatori di Particelle Elementari Idee generali sui rivelatori di particelle Le interazioni radiazione-materia I sistemi di tracciatura I sistemi calorimetrici."— Transcript della presentazione:

1 I Rivelatori di Particelle Elementari Idee generali sui rivelatori di particelle Le interazioni radiazione-materia I sistemi di tracciatura I sistemi calorimetrici Esperimenti ai collisori Identificazione di particella Stefano Miscetti LNF - 17 Set 2002

2 La fisica delle particelle elementari Esperimenti a bersaglio fisso La fisica delle alte energie (HEP) studia le interazioni tra le particelle effettuando degli esperimenti di diffusione tra differenti particelle Come risultato si possono: Modificare direzione, energia, impulso delle particelle Creare nuove particelle lunghezze donda piccolissime ( = h/P) studio della struttura interna creazione di nuove particelle E = mc 2 Collisioni P tot = 0 s.c.m. ALTE ENERGIE

3 Quantità misurabili 4-impulso (E, Px, Py, Pz) E = m o c 2 (energia in eV) P = m o v (impulso in eV/c) Massa (in eV/c 2 ) - quantità derivata da E, P - misurata dai prodotti di decadimento m o c 4 = (E 1 +E 2 ) 2 - (cp 1 + cp 2 ) 2 Carica Vita media (Lab) = (cm) - dal percorso prima di decadere Spin dalle distribuzioni angolari E 2 = P 2 c 2 + m o 2 c 4 = 1/ (1- 2 ) = v/c m E1,p1E1,p1 E2,p2E2,p2

4 Scale di masse, energie, lunghezze e tempi (I) 1 MeV1 GeV1 TeV M e = 0.5 MeV M m = 105 MeV M p = 140 MeV M n,p = 1 GeV M Z = 91 GeV M LEP = 200 GeV M LHC = 14 TeV Scala energia e masse in HEP: Paragone energie HEP con energie macroscopiche m ape = 1 g = 5.8 · eV/c 2 v ape = 1 m/s E ape = J = 6.25 · eV 1eV = J, c = km/s 1eV/c 2 = kg E LHC (1 protone) = 1.4 x eV Se però si considerano tutte le particelle in un fascio (10 14 ).... E tot = x 1.4 x eV 10 8 J Energia cinetica di un tir in corsa

5 Scale di masse, energie, lunghezze e tempi (II) spesso per semplificare le formule si pone = c = 1 c = 1 = 197 MeV fm E 2 = p 2 + m 0 2 [E] = [m] = [p] = eV = /|p| = 1/|p| T = L/c = 1/|p| = 1/E Valori tipici di lunghezze 1 m (10 -6 m) risoluzione spaziale rivelatori 1 nm (10 -9 m) lunghezza donda visibile nm 1 A ( m) dimensione dellatomo 1 fm ( m) dimensione del protone Valori tipici di tempo 1 s (10 -6 s) tempo di deriva e – in 5 cm di Ar 1 ns (10 -9 s) un e – relativistico percorre 30 cm 1 ps ( s) vita media di un mesone B ( s) tempi decadimenti nucleari forti 1 fm 200 MeV 1 A 2000 eV (raggi X) 400 nm 0.5 eV (visibile) Paragone lunghezze energia

6 Particelle cariche –Leptoni e –, e +, (muoni) solo interazioni em+deboli –Adroni p (protoni) subiscono anche interazioni forti –Mesoni (pioni), K (Kaoni) subiscono anche interazioni forti Particelle neutre (fotoni) propagatori della interazione em –Adroni n (neutroni) –Mesoni K 0 (Kaoni) –Leptoni (neutrini) solo interazioni deboli! Particelle da rivelare

7 Rivelatori di particelle (I) I rivelatori di particelle sono degli strumenti che permettono di misurare i segnali rilasciati al passaggio della particella in un mezzo. Esiste una grande quantità di rivelatori diversi, ognuno ottimizzato per effettuare delle misure specifiche. In generale i rivelatori vengono grossolanamente suddivisi in 3 grandi categorie: contatori (frequenza) traccianti (traiettoria,carica, momento) calorimetri (energia, tempo di volo) Combinando le informazioni di più rivelatori si ottengono informazioni più dettagliate come massa, velocità, spin, tipo di particella.

8 Rivelatori di particelle (II) m, P, E m, P 1, E 1 Sistema di tracciatura m, P, E Sistema Calorimetrico Il sistema di tracciatura determina la traiettoria della particella Se immerso in un campo magnetico B si riescono a determinare anche la carica Q ed il momento P La particella subisce una minima perdita denergia nel sistema In questo caso invece la particella viene quasi completamente assorbita Il segnale è proporzionale alla sua energia: S = K E + - B

9 Risposta e risoluzione di un rivelatore Il segnale di risposta, Q, prodotto dal rivelatore al passaggio della particella determina il valore della quantità misurabile S: Q è legata ad S dalla relazione S = f(K i, Q) dove K i sono le costanti di calibrazione. Tipicamente la risposta è lineare ( E = KQ, X = V (T-T 0 ) ) La risposta è distribuita solitamente secondo una curva gaussiana la cui deviazione standard rappresenta la risoluzione del rivelatore Le costanti di calibrazione: - possono dipendere dalla posizione nel rivelatore - devono essere determinate per ogni singolo canale di lettura - la loro stabilità deve anche essere controllata nel tempo

10 Proprietà di un rivelatore di particelle ideale In un rivelatore ideale vorremmo essere in grado di ricostruire tutte le variabili in esame con: - risoluzione perfetta - in tutto langolo solido - per tutte le particelle incidenti - con una velocità di risposta elevata - senza alcun rumore - facilità e stabilità nella calibrazione Lefficienza di un rivelatore è il rapporto = N R N I tra il numero di particelle segnalate dal rivelatore e il numero di particelle incidenti. Lefficienza di un rivelatore è il rapporto = N R N I tra il numero di particelle segnalate dal rivelatore e il numero di particelle incidenti. Il rumore è dato dai segnali prodotti dal rivelatore non correlati alla particella in esame ma dovuti a fluttuazioni intrinseche del sistema (es: rumore elettronico). Il rumore è dato dai segnali prodotti dal rivelatore non correlati alla particella in esame ma dovuti a fluttuazioni intrinseche del sistema (es: rumore elettronico).

11 Le particelle cariche Due effetti principali caratterizzano il passaggio delle particelle cariche nella materia: 1) collisioni inelastiche con gli elettroni atomici del materiale 2) diffusione elastica dai nuclei fenomeni più rari sono: emissione Cerenkov, reazioni nucleari, bremsstrahlung Il fenomeno 1) determina per le particelle pesanti la perdita di energia nella materia - In tali collisioni dellenergia viene trasferita dalla particella allatomo causando ionizzazione o eccitazione degli stati atomici. - Talvolta gli elettroni estratti hanno energia sufficiente per creare altre ionizzazioni (delta rays). La diffusione elastica con i nuclei avviene molto più raramente e lenergia trasferita è poca poiché la massa nucleare è tipicamente maggiore della particella incidente. Particella pesante di massa M e carica ze Elettroni atomici EoE1 x

12 La perdita media di energia, dE, per unità di percorso, dx(g/cm 2 ) = dx(cm), di una particella pesante (M, q=ze) in un materiale di densità, numero atomico Z, peso atomico A è dato dalla formula di Bethe-Block. dE dx = 4 N A r e 2 m e c 2 z 2 1/2 ln T max 2 Z A 2 2m e c I2I2 discesa di Bragg 1/ 2 minimo di ionizzazione 2, 11, 13 MeV/cm in plastica, ferro, piombo risalita relativistica Per e + e – la massa del bersaglio e del proiettile sono uguali T max = E/2. Inoltre BREMS Per e + e – la massa del bersaglio e del proiettile sono uguali T max = E/2. Inoltre BREMS T max = m e c 2 massima energia trasferita I = I o Z (I o = 10 eV) potenziale di eccitazione medio dE dx Dipende solo da non da M La formula di Bethe-Block

13 (Bremsstrahlung = Irraggiamento) A causa della piccola massa gli elettroni subiscono oltre alla perdita di energia anche deviazioni sostanziali per diffusione da parte del nucleo emettendo radiazione e.m. dE/dx| irr = –E/X o dE/dx| tot = dE/dX| coll + dE/dx| irr Lenergia in cui dE/dX| coll = dE/dx| irr è chiamata energia critica ed è parametrizzabile come E c = 550 MeV/z. Per E > E c la Brems. è dominante e lenergia decresce esponenzialmente come E(x) = E o e (–X/X o ) X 0 = g cm A Z (Z+ 1) ln (287/ Z) Perdite di energia per elettroni e positroni Lunghezza di radiazione EcEc e Ze e

14 Rivelazione di fotoni Per poter essere rivelato un fotone deve creare o cedere energia ad una particella carica + atomo ione + + e XX e Vengono estratti principalmente elettroni delle shell K foto Z 5 compton Z + campo Coul. e + + e Diffusione su elettrone quasi libero e + e + e Effetto fotoelettrico Diffusione Compton Produzione di coppie La creazione di coppie avviene solo per energie maggiori di 2 m e ed è il fenomeno dominante per E > 20 MeV. pair 7/9 A/(NaXo) I(x) = I o exp(-7/9 x/X o )

15 Rivelazione di adroni Z,A Adrone n p Gli adroni nei materiali, oltre alla perdita di energia se carichi, danno origini ad interazioni nucleari eccitando o frantumando il nucleo. molteplicità è ln(E) per analogia con interazioni e.m. si definisce la lunghezza di assorbimento adronico - = A/ ( N A INEL ) - N(X) = N O exp (-X/ )

16 Rivelazione di neutroni e neutrini 1) n + 6 Li + 3 He 2) n + 10 B + 7 Li 3) n + 3 He p + 3 H I neutroni sono adroni neutri. Ad alte energie si rivelano come tutti gli adroni (sciami) Ad energie < 1 GeV si rivelano per diffusione elastica di protoni Ad energie < 20 MeV I neutroni termici ( E = 1/40 eV ) danno origine a fenomeni di fissione l + n l + p l + p l + n l = e, lefficienza di rivelazione 1 m di Ferro La sezione durto del processo n e + n e - + p e` circa cm 2 I neutrini sono leptoni neutri e si rivelano solo con processi indiretti (deboli) Per rivelare i neutrini : - (direttamente) flussi elevati, rivelatori giganteschi - (indirettamente) in collisioni con rivelatori ermetici si trovano i neutrini come assenza di energia, impulso nellevento

17 I rivelatori a gas (I) Le particelle cariche che attraversano un gas lo ionizzano creando delle coppie elettrone (e – ) Ione (X + ) (Ionizzazione primaria). Gli e – emessi ( -rays) possono produrre Ionizzazione secondaria. Tipicamente si crea una coppia e – X + ogni 30 eV. In Ar gas a STP una m.i.p. deposita circa 3 keV/cm i.e. si producono 100 coppie/cm. Poca carica amplificazione In presenza di campo elettrico gli elettroni viaggiano (drift) verso lanodo (gli ioni verso il catodo) dove il segnale viene raccolto Le miscele privilegiano i gas Nobili in quanto le shell esterne sono completamente riempite, riducendo la ricombinazione degli elettroni lungo il percorso Anodo HV + Catodo a massa Z

18 I rivelatori a gas (II) In funzione della tensione applicata ci sono diversi regimi diversi di lavoro HV (Volts) N ioni /N A1 A2 A3 A4 Regime di ionizzazione: carica raccolta senza moltiplicazione Regime proporzionale: si forma una valanga nella regione intorno allanodo che è proporzionale alla carica iniziale. Regime di streamer limitato: si formano più valanghe, si perde la proporzionalità Regime Geiger: la scarica si estende lungo tutto il filo. Si interrompe spengendo Nelle prossimità del filo la valanga crea atomi eccitati che emettono fotoni capaci di ionizzare ulteriormente. Si utilizzano molecole poliatomiche aggiunte come assorbitori quencher es. metano (CH4), Isobutano

19 MWPC (Camera Proporzionale a Molti Fili) ITC (ALEPH) Inner Tracking Chamber Spaziatura tra anodi (d) è 1 –2 mm Coordinata Z si determina con: - piani incrociati di fili - divisione di carica - tempo di arrivo (delay line) - induzione su strisce catodiche segmentate d xz Risoluzioni migliori: x 100 m, z 2-3 mm Ar 80% Isobutano 24.5% Freon 0.5%

20 Camere a deriva Regione di deriva a alto campo anodo deriva Regione di deriva a basso campo x scintillatore ritardo start stop TDCTDC La posizione della particella si ricostruisce misurando il tempo di arrivo degli elettroni di deriva allanodo rispetto ad un tempo di partenza (T 0 ). Tale tempo viene o assegnato tramite un contatore esterno o ricalibrato come la posizione intorno al filo X = V d (T-T 0 ) Miscele tipiche Ar-Etano (50%-50%) G in regime proporzionale V d = 50 m /ns con velocità saturata (dV d /dHV = 0) Risoluzione spaziale determinata da 3 fattori - risoluzione temporale (1-2 ns) - fluttuazione statistica della ionizzazione primaria - diffusione longitudinale Risoluzioni tipiche: 150 – 300 m

21 Risoluzione in impulso Ricostruiti i punti spaziali, la curvatura della traiettoria ( in presenza di B) permette di determinare la carica e limpulso della particella. La particella descrive un elica nello spazio ma tipicamente (nei collisori) B è parellelo al fascio(z) e la traiettoria è un arco di cerchio nel piano trasverso X-Y. mv 2 / = F lor =qvB/c R x y S B // z P(GeV) = 0.3 B(Tesla) (m) S R 2 /2 p/p = s/s = (3/2) xy p/(0.3BR 2 ) S1 R 2 /8 =.3BR 2 /8P p/p = (720/N+4) xy p/(0.3BR 2 ) Utilizzando 3 punti Utilizzando N punti equidistanti: Buona risoluzione in P grandi B e R, buona risoluzione spaziale!! Peggiora allaumentare di P

22 Camere a proiezione temporale (TPC) Cilindro riempito Di miscela gassosa Cilindro riempito Di miscela gassosa Fili anodici MWPC Determina r, MWPC Determina r, z = v drift t E B Unione delle 2 tecniche: Drift lungo Z MWPC nel piano trasverso Permette di tracciare in una grande quantità di spazio con pochi fili nella direzione longitudinale: - Alta risoluzione - Lenta - Limitata dalla diffusione longitudinale E // B E = V/cm, B = T Catodo a massa

23 Aleph TPC Massima frequenza sopportabile ~ KHz, grazie alla griglia per ioni intorno alla MWPC OK a LEP con collisioni di bassa frequenza TPC di: 3.6 m diametro Lunghezza = 4.4m Ar-CH4 91%, 9% Pads r- 6x30 mm 2 Max T drift = 45 s (r- ) = 150 m, (z) = 750 m Pt /P t = 0.1 % P t (GeV) 0.3%

24 Rivelatori di microvertice Ci sono altre tecnologie che permettono tracciatura ad alta precisione e non sono limitate in frequenza: fibre scintillanti, microstrips a gas, GEM. Non ne tratteremo in questa lezione: per una discussione approfondita vedere sito educational Rivelatori 2001 di P.Giannotti.www.lnf.infn.it Accenniamo soltanto ai rivelatori a stato solido per limportanza che svolgono nei rivelatori di vertice secondario. - limitati dalle strips di silicio (tipicamente 50 m). - risoluzioni spaziali di m. Now precision limited by strip distance m Now precision limited by strip distance m Permettono di ricostruire vertici secondari distanti dal vertice primario con risoluzione 30–50 m

25 Misure di vite medie

26 Rivelatori a scintillazione Una particella carica, attraversando uno scintillatore, perde energia eccitando gli atomi del materiale. Questi ultimi, diseccitandosi, emettono luce visibile (detta luce di scintillazione). Una particella carica, attraversando uno scintillatore, perde energia eccitando gli atomi del materiale. Questi ultimi, diseccitandosi, emettono luce visibile (detta luce di scintillazione). Scintillatori inorganici (NaI, CsI, BGO, BaF2) sono cristalli ionici drogati con impurità - alta efficienza di scintillazione 1 / eV - elevata densità (rivelatori compatti) 4-5 g/cm 2 - tempi di emissione elevati ( ns) - possono essere igroscopici ed avere la risposta dipendente dalla temperatura Scintillatori organici (BC102, POPOP,... ) sono complesse molecole organiche (tipicamente solute in opportune basi plastiche) in cui si ha emissione di luce UV in seguito alleccitazione di livelli molecolari. Si aggiungono poi altre molecole (wave length shifter) per trasferire la luce nel visibile: - tempi di emissione rapidi ( ns) - minor risposta luminosa 1 / 400 eV Tipi di scintillatori

27 Raccolta di luce e fotomoltiplicatori In un rivelatore a scintillatore la luce visibile prodotta viene trasportata verso un apparecchio (fotomoltiplicatore, fotodiodo) che la converte in un segnale elettrico. fotomltiplicatore Fotocatodo: vetro o quarzo con deposito di materiale FOTOSENSIBILE a basso potenziale di estrazione Efficienza quantica q = Np.e./N = 10-30% Dinodi Estrazione secondaria K = 3-4 Partitore divisore resistivo per applicare HV sui dinodi Anodo raccolta segnale G K Ndinodi

28 Le fibre scintillanti TR = 21 particella cladding core 36 aria Gli scintillatori si realizzano anche sotto forma di fibra ottica. La fibra è costituita da: un nucleo scintillante interno detto core costituito da materiale plastico (polistirene) opportunamente drogato. Indice di rifrazione: n 1 = 1.6. Un rivestimento trasparente detto cladding costituito di plexiglass. Indice di rifrazione: n 2 = 1.5 Gli scintillatori si realizzano anche sotto forma di fibra ottica. La fibra è costituita da: un nucleo scintillante interno detto core costituito da materiale plastico (polistirene) opportunamente drogato. Indice di rifrazione: n 1 = 1.6. Un rivestimento trasparente detto cladding costituito di plexiglass. Indice di rifrazione: n 2 = 1.5 La luce prodotta in un cono di 21 si propoga per riflessione totale entro la fibra. - 3% raccolta - buona qualità (fluttuazioni temporali, attenuazione)

29 Calorimetri I calorimetri assorbono lenergia della particella incidente E e rilasciano un segnale ad essa proporzionale: Svolgono un ruolo rilevante e complementare alla tracciatura per la loro versatilità di uso e per il fatto che la risoluzione migliora allaumentare dellenergia della particella! Si dividono in due categorie: - Omogenei ( tutto il materiale è sia assorbitore che attivo ) - Eterogenei ( è costituito da strati alternati di assorbitore e attivo ) Si dividono in calorimetri elettromagnetici (EM) o adronici (HAD) in funzione della capacità di rivelare, 0 o adroni (n, p,, K) Le dimensioni dei calorimetri HAD sono maggiori di quelli EM in quanto int > X 0 !! EMHAD, 0 n, p,, K

30 Calorimetri Elettromagnetici (I): sciami I calorimetri elettromagnetici sono i più semplici da comprendere in quanto il fotone e lelettrone che incidono creano degli sciami nel materiale il cui comportamento è oggi completamente descritto da simulazioni dettagliate al computer (EGS4). Lead atom Massimo sciame dE/dt = E 0 ct exp(- t) t = X/X 0 Coda sciame

31 Calorimetri EM (II): modello semplice di sciami Lo sciame è creato da e +, e – che emettono per BREMS e che creano coppie e +, e – Questi processi avvengono a distance di 1 X 0 In ogni processo E = E i / 2 Alla distanza X abbiamo n processi avvenuti con: n = X/X o E s = E 0 /2 n N s = 2 n La valanga si ferma ad E s = E c Il massimo dello sciame si ottiene ad L max = ln (E 0 /E c ) / ln 2 Lo sciame procede poi con processi dissipativi tipo ionizzazione, effetto Compton o fotoelettrico. Si forma così la coda dello sciame

32 I calorimetri eterogenei Materiali assorbenti Densi ad alto Z: PB, W... Rivelatori di particelle cariche, scintillatori, camere proporzionali, camere a ionizzazione (Kr, Xe), fibre scintillanti Struttura a sandwich!! Strati di assorbitore e materiale attivo intervallati: Facilità di montaggio Costi ridotti Alta versatilità in - granularità di lettura - componente attiva Struttura a sandwich!! Strati di assorbitore e materiale attivo intervallati: Facilità di montaggio Costi ridotti Alta versatilità in - granularità di lettura - componente attiva

33 Calorimetri composti solo di componente attiva Segnale elettrico Fotoni dello sciame e.m. Questi cristalli sono usati anche in altri campi, in particolare in campo medico perchè permettono alte risoluzioni per fotoni di bassa energia (PET) Questi cristalli sono usati anche in altri campi, in particolare in campo medico perchè permettono alte risoluzioni per fotoni di bassa energia (PET) Fotodiodo Crystal (BGO, PbWO 4,…) I calorimetri omogenei

34 Le risoluzioni energetiche sono dominate da 3 fattori - Fluttuazioni del segnale raccolto (es: N di fotoelettroni = N p.e. ) dipendono dalla statistica di Poisson: 1/N p.e. - Fluttuazioni di campionamento dipendono dalla fluttuazione del numero di secondari prodotti nellassorbitore e sono proporzionali a d / Np.e. (d=spessore) - Perdite dello sciame per non completo contenimento (leakage laterale o longitudinale) Calorimetri Elettromagnetici: risoluzioni Per calorimetri eterogenei: ( E /E) 2 = 1 / N p.e. + Ks / N p.e. Per calorimetri a cristalli: ( E /E ) = K / E 1/4 (4 – 20 %)/ E(GeV) 2 – 4 % / E ¼ NaI (Tl) 14 % a 6 keV 2% ad 1 MeV 1% ad 1 GeV Assumendo completo contenimento

35 I calorimetri adronici sono molto più complicati di quelli EM perchè gli sciami creati dagli adroni nel materiale non sono perfettamente descrivibili. Difatti in uno sciame adronico troviamo: 1) complicata produzione di secondari 2) presenza di componente elettromagnetica per creazione di 0 f em (E) 0.11 ln(E) 3) neutrini e muoni da decadimenti deboli di, 4) processi nucleari I calorimetri adronici con migliore risoluzione e linearità sono quelli con e/h = 1 (vedi ref. Wigmans) in cui /E = 44 % E(GeV) vs % Calorimetri Adronici Oltre ai fenomeni di campionamento e raccolta segnale questi calorimetri mostrano un limite intrinsico nella risoluzione causato dalle fluttuazioni in energia non rivelata (3)+(4). Inoltre se cè diversità nella risposta tra elettroni e adroni (e/h > 1) si crea a causa di (2) una non-linearità nella risposta ed un deterioramento della risoluzione.

36 Struttura di un General purpose experiment

37 Identificazione delle particelle (I) StartStop Tempo di volo t= L c t per L = 1 m t = 300 ps separazione p/K fino ad 1 GeV/c t = 300 ps separazione p/K fino ad 1 GeV/c Perdita di energia ALEPH TPC risoluzione dE/dx 5% P(GeV) Se si dispone di un rivelatore con buona risoluzione temporale e per tragitti (L) della particella abbastanza elevati.... Sfruttando la differenza di perdita di Energia dE/dx per particelle cariche in un gas e utilizzando molte misure di carica > 40 (media troncata) si riescono ad ottenere buone separazioni di particella fino ad 1 GeV

38 Identificazione delle particelle (II) specchioradiatore particelle PM Cherenkov a soglia: c fronte donda cos c = 1 n Ring imaging e RICH: viene misuranto langolo di apertura del cono DELPHI RICH Effetto Cherenkov: le particelle cariche che avanzano in un materiale a velocità maggiore di quella della luce nel mezzo (β>1/n) producono della luce veloce per depolarizzazione del materiale.

39 Conclusioni Le applicazioni dei rivelatori di HEP nella vita di tutti i giorni sono rilevanti particolarmente in medicina nucleare: rivelatori per PET La storia e lutilizzazione dei rivelatori di particelle è senza fine la complessità e la dimensione degli esperimenti sta raggiungendo dei valori incredibili (frequenza degli eventi, dimensioni,numero di persone partecipanti allesperimento... ) tali da rendere importanti anche considerazioni di carattere sociologico!

40 Bibliografia K. Kleinknecht, Detectors for Particle Radiation, 2nd edition, Cambridge University press R.Fernow, Introduction to Experimental Particle Physics, 1st edition, Cambridge University Press W.R. Leo, Techniques for Nuclear and Particle Physics Experiments, 2nd edition, Springer R.Wigman, Calorimetry: Energy measurement in particle physics, 1st edition, Oxford Science Publications Review of Particle Physics, Phys.Rev.D 66, 2002.


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