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LINEE GUIDA ODV FONTI NORMATIVE, COMPOSIZIONE, ATTIVITA, REQUISITI, POTERI, RESPONSABILITA PENALE E CIVILE D. Lgs. 231/2001: da novità normativa a strumento.

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1 LINEE GUIDA ODV FONTI NORMATIVE, COMPOSIZIONE, ATTIVITA, REQUISITI, POTERI, RESPONSABILITA PENALE E CIVILE D. Lgs. 231/2001: da novità normativa a strumento gestionale Torino, 28 settembre 2010 Dott. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino

2 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 2 Lart. 6 del D.lgs. n. 231/2001 prevede che la società (ente) possa essere esonerata dalla responsabilità conseguente alla commissione dei cosiddetti reati presupposto se lorgano dirigente ha, fra laltro: a) adottato modelli di organizzazione, gestione e controllo idonei a prevenire i reati considerati; b) affidato il compito: (i) di vigilare sul funzionamento e losservanza del Modello di Organizzazione e (ii) di curarne laggiornamento ad un organismo dellente dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo. FONTI NORMATIVE

3 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 3 Laffidamento di detti compiti allOrganismo di Vigilanza e quindi il corretto ed efficace espletamento degli stessi, concorrono quali presupposti indispensabili per lesonero dalla responsabilità dellente ex D.lgs. 231/2001, sia che il reato sia stato commesso dai soggetti apicali (espressamente contemplati dallart. 6) che dai soggetti sottoposti allaltrui direzione (di cui allart. 7). Lart. 6, 2° comma, lett.d, pone lOdV al centro del sistema informativo aziendale in relazione alle aree sensibili ai reati presupposto, là dove prevede …obblighi di informazione nei confronti dell'organismo deputato a vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli…. Lart. 7, 4° comma, ribadisce, infine, che lefficace attuazione del Modello richiede, oltre allistituzione di un sistema disciplinare, una sua verifica periodica, evidentemente da parte dellorganismo a ciò deputato. FONTI NORMATIVE (segue)

4 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 4 Lart. 30 del D.Lgs 81/2008 (cd Testo Unico Sicurezza), al 4^ comma prevede che il modello organizzativo deve altresì prevedere un idoneo sistema di controllo sull'attuazione del medesimo modello e sul mantenimento nel tempo delle condizioni di idoneità delle misure adottate. Il riesame e l'eventuale modifica del modello organizzativo devono essere adottati, quando siano scoperte violazioni significative delle norme relative alla prevenzione degli infortuni e all'igiene sul lavoro, ovvero in occasione di mutamenti nell'organizzazione e nell'attività in relazione al progresso scientifico e tecnologico. FONTI NORMATIVE (segue)

5 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 5 Lart.52 del D.lgs. 231/2007(norma antiriciclaggio) per la prima volta, grava expressis verbis lOrganismo di Vigilanza di un obbligo di controllo circa losservanza della normativa stessa. Da quanto sopra sinteticamente richiamato emergelimportanza del ruolo dellOdV nonché la complessità e lonerosità dei compiti ad esso assegnati. FONTI NORMATIVE (segue)

6 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 6 La funzione dellOrganismo di Vigilanza di cui al D.lgs. 231/2001, si innesta su un sistema di controllo interno allimpresa in cui interagiscono molteplici attori con un certo rischio di confusione di ruoli : LAlta direzione; Il Controllo di Gestione; LInternal Auditing; La Società di Revisione; Il Collegio Sindacale. FONTI NORMATIVE (segue)

7 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 7 Su questo punto sarà importante definire idonee linee guida di comportamento per lOdV al fine di garantire i compiti a cui lo stesso è preposto, evitando però inutili sovrapposizioni. In particolare: lestensione dellapplicazione del decreto 231/2001 ai delitti colposi pone un problema di rapporti tra: - il piano della sicurezza e quello del Modello organizzativo; - le attività dei soggetti responsabili dei controlli in materia di salute e sicurezza sul lavoro e lOdV. Sul punto pare opportuno evidenziare che lautonomia di funzioni proprie di questi organi non consente di ravvisare una sovrapposizione dei compiti di controllo, che sarebbe quindi tanto inutile quanto inefficace. FONTI NORMATIVE (segue)

8 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 8 Daltra parte, deve essere chiaro che i diversi soggetti deputati al controllo svolgono i propri compiti su piani differenti: - compito dellOdV non è quello di vigilare sulla condotta dei soggetti apicali e/o degli addetti sottoposti alla altrui direzione e vigilanza, ma di vigilare sul rispetto dei modelli di organizzazione e gestione, che risultassero essere stati elusi. A sua volta il massimo vertice societario (es. Consiglio di Amministrazione o Amministratore Delegato), pur con listituzione dellOrganismo ex D.lgs. n. 231/2001, mantiene invariate tutte le attribuzioni e le responsabilità previste dal Codice Civile alle quali si aggiunge oggi quella relativa alladozione ed allefficace attuazione del Modello, nonché alla nomina dellOrganismo (art. 6, co. 1, lett. a) e b)). FONTI NORMATIVE (segue)

9 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 9 E comunque necessario un raccordo fra i Modelli di Organizzazione e di Gestione introdotti dallart. 6 D.lgs. 231/2001 ed il decalogo del modello antinfortunistico di cui allart. 30 D.lgs. 81/2008. Auspicabile che, soprattutto nelle realtà industriali, lOdV presenti al suo interno almeno un soggetto in possesso di capacità e requisiti professionali adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro e relativi alle concrete attività lavorative svolte. NB Se è vero che nulla vieta che i componenti dellOdV metaforicamente mettano il casco e si rechino nellunità produttiva per verificare le concrete condizioni di lavoro, è però da escludere che il sopralluogo possa tradursi in direttive immediate al Datore di lavoro e/o al RSSP che a loro volta non sono tenuti a raccoglierle. FONTI NORMATIVE (segue)

10 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 10 Composizione Attività Requisiti Poteri Flussi informativi da e per IOdV Suggerimenti procedurali Test OdV Responsabilità penale Responsabilità civile Tutela componenti OdV Adozione del Modello: recenti riferimenti giurisprudenziali Ruolo del Dottore Commercialista e dellesperto contabile SINTESI LINEE GUIDA

11 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 11 La disciplina in esame non fornisce indicazioni circa la composizione dellOrganismo di Vigilanza (OdV). Ciò consente di optare per una composizione sia mono che plurisoggettiva, sia interna che mista. La scelta tra luna o laltra soluzione deve tenere conto delle finalità perseguite dalla legge e, quindi, deve assicurare il profilo di effettività dei controlli in relazione alla dimensione ed alla complessità organizzativa della società/ente. COMPOSIZIONE

12 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 12 Per quanto concerne le piccole imprese, lart. 6, comma 4, del D.lgs. n. 231/2001, prevedendo che …negli enti di piccole dimensioni (PMI) i compiti indicati nella lettera b), del comma 1, possono essere svolti direttamente dall'organo dirigente… offre la possibilità di scegliere il tipo di composizione anche in relazione alle dimensioni aziendali; In via di prima approssimazione, si può ritenere che nelle realtà di piccole dimensioni, che non si avvalgano della facoltà di cui al comma 4 dellart. 6 (che presta il fianco a possibili conflitti dinteresse), la composizione monocratica ben potrebbe garantire le funzioni demandate allOrganismo, mentre in quelle di dimensioni medio grandi sarebbe preferibile una composizione di tipo collegiale: ciò al fine di garantire una maggiore effettività dei controlli demandati dalla legge. COMPOSIZIONE (segue)

13 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 13 Per gli enti di medio-grandi dimensioni la composizione plurisoggettiva- mista, rappresenta la soluzione che - ferma restando la valutazione costi benefici che ciascun ente deve effettuare - meglio risponde alla filosofia del decreto oltre che, in generale, al buon senso. In particolare la presenza di soggetti esterni nellambito di un consesso collegiale costituisce una ricchezza di visione, di professionalità, di tempo da mettere a disposizione della causa, di esperienza, di terzietà nella valutazione dei fatti intesa proprio come capacità di vedere le vicende aziendali dallesterno, senza la suggestione che è tipica di chi, ogni giorno, vive e lavora nellambito di certi processi. COMPOSIZIONE (segue)

14 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 14 Adeguatezza del Modello: disamina in merito alla sua reale (e non meramente formale) capacità di prevenire i reati ed i comportamenti non voluti. Attività di ricognizione delle aree sensibili: qualora il Modello non sia stato adottato con la collaborazione del nominando/nominato OdV è opportuno che questi ripercorra nella sua fase di start-up, gli step che hanno comportato la definizione delle aree sensibili e, quindi, i relativi reati presupposto al fine di verificarne la corretta individuazione e, quindi, ladeguatezza del Modello. ATTIVITA

15 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 15 Trattasi in specie di ripercorrere in senso critico delle seguenti fasi: AS - IS ANALYSIS: é lanalisi della situazione corrente, funzionale alla rilevazione dei processi aziendali da un punto di vista informativo e organizzativo, volta alla una creazione di una mappatura dei Processi sensibili sulla base della quale vengono svolte una serie di interviste con i soggetti chiave nellambito della struttura aziendale; GAP ANALYSIS: é lanalisi delle eventuali aree critiche con evidenziazione per le diverse aree delle soluzioni per i gap rilevati; in specie vengono individuate le azioni di miglioramento del sistema di controllo interno (processi e procedure) e dei requisiti organizzativi essenziali per la definizione di un modello specifico di organizzazione, gestione e controllo coerente con la norma di riferimento. ATTIVITA (segue)

16 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 16 Effettività: verifica della coerenza tra i comportamenti concreti ed il Modello Istituito anche attraverso appositi test; Verifica flussi informativi: sussistenza, efficiente funzionamento e completezza dei flussi informativi: …più le porte sono aperte minore è il rischio di commissione dei reati presupposto…. Mantenimento nel tempo: dei requisiti di solidità e funzionalità del Modello; ATTIVITA (segue)

17 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 17 Aggiornamento in senso dinamico del Modello: nellipotesi in cui le analisi operate e/o mutamenti morfologici dellazienda oppure modifiche normative rendano necessario effettuare correzioni ed adeguamenti. Tale cura, di norma, si realizza in due momenti distinti ed integrati: presentazione di proposte di adeguamento (refresh) del Modello verso la Direzione aziendale / Organi delegati. Follow-up, ossia verifica dellattuazione e delleffettiva funzionalità delle soluzioni prospettate. ATTIVITA (segue)

18 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 18 AUTONOMIA ED INDIPENDENZA Indica lindipendenza di giudizio dellOrganismo di Vigilanza rispetto ai soggetti controllati: lart. 6, comma 1, lett. b) prevede proprio che …il compito di vigilare sul funzionamento e losservanza dei modelli e di curare il loro aggiornamento venga affidato ad un organismo dellente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo. Per assicurare la massima autonomia/indipendenza é indispensabile che non vengano assegnati allOdV compiti operativi/gestori, poiché al momento delle verifiche sui comportamenti e sul Modello, comprometterebbero lobiettività; REQUISITI: AUTONOMIA ED INDIPENDENZA

19 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 19 la posizione dellOdV nellambito dellente deve garantire lautonomia delliniziativa di controllo da ogni forma dinterferenza e/o di condizionamento da parte di qualunque componente dellente (ed in particolare dellorgano dirigente). Tali requisiti sembrano assicurati dallinserimento dellOrganismo di Vigilanza come unità di staff in una posizione gerarchica elevata, prevedendo il riporto al massimo Vertice operativo aziendale ovvero al Consiglio di Amministrazione nel suo complesso, o comunque, allOrgano Amministrativo; REQUISITI: AUTONOMIA ED INDIPENDENZA (segue)

20 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 20 Nel caso di composizione plurisoggettiva mista dellOrganismo, non essendo esigibile dai componenti di provenienza interna una totale indipendenza dallente, il grado di indipendenza dellOrganismo dovrà essere valutato nella sua globalità ; REQUISITI: AUTONOMIA ED INDIPENDENZA (segue)

21 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 21 PROFESSIONALITA Questo connotato si riferisce al bagaglio di strumenti e tecniche che lOrganismo deve possedere o direttamente o attingendo da opportune consulenze per poter svolgere efficacemente lattività assegnata. In specie con riferimento alle competenze giuridiche, non va dimenticato che la disciplina in argomento è in buona sostanza una disciplina penale e che lattività dellOdV (forse sarebbe più corretto dire dellintero sistema di controllo previsto dal decreto in parola) ha lo scopo di concorrere a prevenire la realizzazione di reati. REQUISITI: PROFESSIONALITA (segue)

22 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 22 Inoltre sia la vigilanza circa (i) la effettività del Modello che (ii) il suo mantenimento nel tempo in termini di solidità e funzionalità, che (iii) le modalità di aggiornamento del Modello, comportano attività specialistiche, prevalentemente di controllo, che presuppongono la conoscenza, o comunque lutilizzo, di tecniche e strumenti ad hoc, nonché una continuità di azione elevata. REQUISITI: PROFESSIONALITA (segue)

23 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 23 A titolo esemplificativo: campionamento statistico; tecniche di analisi e valutazione dei rischi; misure per il loro contenimento (procedure autorizzative, meccanismi di contrapposizione di compiti, ecc.); flow-charting di procedure e processi per lindividuazione dei punti di debolezza; tecniche di intervista e di elaborazione di questionari; elementi di psicologia; metodologie per lindividuazione di frodi, ecc. REQUISITI: PROFESSIONALITA (segue)

24 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 24 Utilizzo delle suddette tecniche: - a posteriori, tramite approccio ispettivo, per la verifica del reato; - a priori, per evitare la commissione di reati. REQUISITI: PROFESSIONALITA (segue)

25 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 25 I requisiti di autonomia, onorabilità e professionalità potranno anche essere definiti per rinvio a quanto previsto per altri settori della normativa societaria. Ciò vale, in particolare, quando si opti per una composizione plurisoggettiva dellOrganismo di Vigilanza ed in esso vengano a concentrarsi tutte le diverse competenze professionali che concorrono al controllo della gestione sociale nel tradizionale modello di governo societario (es. un amministratore non esecutivo o indipendente membro del comitato per il controllo interno, membro del collegio sindacale, ecc.). REQUISITI: PROFESSIONALITA (segue)

26 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 26 CONTINUITA DAZIONE: Le linee Guida degli organismi ed associazioni di categoria abilitate non escludono che alcune funzioni, ruoli e/o organi aziendali, già esistenti, possano ricoprire il ruolo dellOrganismo di Vigilanza. Daltra parte si è dianzi ricordato che per le PMI è la stessa legge a prevedere al comma 4, dellart. 6 che … Negli enti di piccole dimensioni i compiti dell OdV possano essere svolti direttamente dall'organo dirigente…. REQUISITI: CONTINUITA DAZIONE (segue)

27 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 27 In linea di massima, salvo il caso delle PMI, si ritiene che per poter dare la garanzia di efficace e costante attuazione di un modello così articolato e complesso quale é quello delineato dalla 231/2001, soprattutto nelle aziende di grandi e medie dimensioni, si rende necessaria la presenza di un Organismo terzo e di una struttura dedicata in via esclusiva allattività di vigilanza sul Modello priva, come detto, di mansioni operative che possano portarla ad assumere decisioni con effetti economico-finanziari. In concreto, al momento della formale adozione del Modello lorgano dirigente dovrà: Disciplinare gli aspetti relativi al funzionamento dellOrganismo; Comunicare alla struttura i compiti dellOrganismo ed i suoi poteri. REQUISITI: CONTINUITA DAZIONE (segue)

28 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 28 Lart 6 della 231/2001 prevede per lOdV …autonomi poteri di iniziativa e di controllo …. I poteri in oggetto dovranno essere utili e funzionali alla: a) verifica dellefficienza ed efficacia del Modello organizzativo adottato rispetto alla prevenzione ed allimpedimento della commissione dei reati previsti dal D.lgs. n. 231/2001; b) verifica del rispetto delle modalità e delle procedure previste dal Modello organizzativo e alla rilevazione degli eventuali scostamenti comportamentali che dovessero emergere dallanalisi dei flussi informativi e dalle segnalazioni alle quali sono tenuti i responsabili delle varie funzioni; POTERI (segue)

29 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 29 c)formulazione delle proposte allorgano dirigente per gli eventuali aggiornamenti ed adeguamenti del Modello organizzativo adottato, da realizzarsi mediante le modifiche e/o le integrazioni che si dovessero rendere necessarie in conseguenza di: significative violazioni delle prescrizioni del Modello organizzativo; significative modificazioni dellassetto interno della Società e/o delle modalità di svolgimento delle attività dimpresa; modifiche normative; d)segnalazione allorgano dirigente, per gli opportuni provvedimenti, di quelle violazioni accertate del Modello organizzativo che possano comportare linsorgere di una responsabilità in capo allente. POTERI (segue)

30 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 30 Per rendere operativi i poteri corrispondenti ai compiti i Modelli di norma prevedono quindi che: lOrganismo abbia libero accesso presso tutte le funzioni della Società - senza necessità di alcun consenso preventivo - onde ottenere ogni informazione o dato ritenuto necessario per lo svolgimento dei compiti previsti dal D.lgs. n. 231/2001; lOrganismo possa avvalersi - sotto la sua diretta sorveglianza e responsabilità dellausilio di tutte le strutture della Società ovvero di consulenti esterni; lOrganismo benefici di una adeguata dotazione di risorse finanziarie, di cui disporre per ogni esigenza necessaria al corretto svolgimento dei compiti (es. consulenze specialistiche, trasferte, ecc.). POTERI

31 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 31 Fonti Nellambito delle Linee Guida per lOrganismo di Vigilanza assumono un ruolo centrale la cura e la gestione del sistema informativo. Sul punto lart.6, comma 2, lett. d) del D.lgs. 231/2001 richiede che íl Modello Organizzativo preveda "obblighi di informazione nei confronti dell'organismo deputato a vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli" ma non introduce regole specifiche in tema di flussi informativi, lasciando ampio spazio all'autonomia privata. FLUSSI INFORMATIVI DA E PER LODV (segue)

32 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 32 Resta quindi da approfondire il significato concreto della previsione normativa in tema di obblighi di informazione nei confronti dellOrganismo. Su questaspetto la Relazione di accompagnamento alla legge non fornisce ulteriori chiarimenti, pertanto si è costretti a procedere sperimentalmente, tenuto conto della migliore dottrina in materia. FLUSSI INFORMATIVI DA E PER LODV (segue)

33 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 33 Al riguardo, è stato rilevato che "l'organo amministrativo dell'ente deve prevedere idonei strumenti, procedure e canali dinformazione che consentano all'OdV di venire tempestivamente a conoscenza di quegli eventi dai quali dipendono i suoi obblighi specifici di attivazione e di avere percezione dinosservanze di controlli o anomalie o insufficienze''. Motivazioni In linea di massima lobbligo dinformazione allOrganismo di Vigilanza sembra concepito (a) quale mezzo per incrementarne lautorevolezza, (b) quale ulteriore strumento per agevolare lattività di vigilanza sullefficacia del Modello e (c) di accertamento a posteriori delle cause che hanno reso possibile il verificarsi del reato. FLUSSI INFORMATIVI DA E PER LODV (segue)

34 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 34 AS - IS ANALYSIS e GAP ANALYSIS del sistema dei Flussi Informativi Se questo è lo spirito della prescrizione normativa, allora è da ritenere opportuno che nelle attività di start-up post nomina lOdV, una volta revisionate le Aree ed i Processi Sensibili, esamini con chiarezza le funzioni aziendali a rischio di reato cui dovrà essere specialmente rivolto lobbligo dinformazione. Questanalisi è propedeutica alla verifica puntuale che il Modello Organizzativo contempli in modo dettagliato un'apposita procedura sui flussi informativi, atta a regolare le modalità di circolazione delle informazioni e la loro gestione da parte di specifici soggetti, in particolare: gli organi dirigenti e la direzione aziendale e, quindi, i diversi referenti delle varie funzioni (cosiddetti apicali). FLUSSI INFORMATIVI DA E PER LODV (segue)

35 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 35 Daltra parte lo stesso OdV dovrà provvedere a indicare nel proprio Regolamento le modalità di trasmissione dei flussi informativi in assonanza con quanto previsto dal Modello Organizzativo Modalità gestione dei Flussi Informativi Al fine di facilitare i flussi informativi e le segnalazioni da e per l'Organismo di Vigilanza e per garantire levidenza del buon funzionamento del sistema informativo è opportuno che la società (anche su indicazione dello stesso OdV) istituisca e divulghi lattivazione di opportuni canali di comunicazione, quali esemplificativamente: casella di posta elettronica dedicata per comunicare via , numero di fax dedicato, ecc. FLUSSI INFORMATIVI DA E PER LODV (segue)

36 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 36 Lo stesso OdV dovrà effettuare i propri report e richieste di informative per iscritto (via mail e/o fax), richiedendo sempre evidenza ai propri interlocutori delle attività e comunicazioni fatte e ricevute. Sarà poi cura dello stesso Organismo di Vigilanza conservare le informazioni fornite e ricevute in apposito archivio informatico e/o cartaceo. FLUSSI INFORMATIVI DA E PER LODV (segue)

37 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 37 Classificazione Flussi Informativi Schematizzando pare opportuno individuare lattività informativa riferita allOdv distinguendo tra: 1) report verso l'Organismo di Vigilanza (i) da parte dellorgano dirigente e della direzione aziendale, inclusi i referenti delle diverse aree aziendali sensibili come individuate nel MOG, nonché (ii) comunicazioni ed informazioni (motivate) verso lOrganismo di Vigilanza da parte di chiunque vi abbia interesse: addetti, collaboratore, ecc.; 2) report e richieste dinformative dellOrganismo di Vigilanza rispettivamente verso gli organi sociali nonché verso gli stessi organi sociali ed i referenti delle diverse aree sensibili ai fini del MOG. FLUSSI INFORMATIVI DA E PER LODV (segue)

38 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 38 In questo contesto, fermo restando che l'elaborazione di procedure idonee a rappresentare un sistema di reportistica integrato e funzionale non può prescindere da una attenta ricognizione di ogni singola realtà aziendale, pare utile fornire alcuni spunti, di carattere necessariamente esemplificativo e generale, per meglio connotare le due linee di reportistica sopra evidenziate sub (1) e (2). FLUSSI INFORMATIVI DA E PER LODV (segue)

39 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino Modalità gestione dei flussi: Flussi informativi verso l'Organismo di Vigilanza L'obiettivo di tale attività di report è quello di consentire all'Organismo di Vigilanza di essere informato in ordine a fatti che potrebbero comportare una responsabilità della società ai sensi del D.Lgs, 231/2001. In tema di flussi informativi verso l'Organismo di Vigilanza pare utile premettere che lopinione dominante distingue la portata del Codice Etico rispetto al MOG: mentre il primo rappresenta la Carta costituzionale della società/Ente ed esplica non solo una efficacia interna ma è rivolto anche verso lesterno, cioè verso tutti gli stakeholders, il Modello organizzativo esplica principalmente una efficacia interna alla società/Ente essendo prevalentemente rivolto ai soggetti che, nel compiere un reato, possono coinvolgere la FLUSSI INFORMATIVI DA E PER LODV (segue)

40 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 40 responsabilità amministrativa della società/Ente (cd soggetti apicali - espressamente contemplati dallart. 6 D.Lgs 231/2001- e soggetti sottoposti allaltrui direzione -di cui allart. 7 D.Lgs 231/2001 -) Dunque deve ritenersi che se ai fini della corretta applicazione del MOG, qualunque addetto della società/Ente (subordinato o para-subordinato), a partire dai membri degli organi sociali, abbia l'obbligo di fornire tutte le informazioni e le relazioni all'OdV, al fine di prevenire la responsabilità diretta della società/Ente, per contro, secondo l opinione dominante, nel caso di violazioni del Codice Etico -in assenza di previsioni normative e quindi fuori dalla responsabilità della società/Ente-, l'opportunità di informazione coinvolgerebbe non solo gli addetti ed i membri degli organi sociali della società/Ente, ma anche i soggetti esterni ad essa collegati (intendendosi per tali i lavoratori autonomi, i professionisti, i consulenti, i collaboratori, fornitori contrattualizzati, ecc.). FLUSSI INFORMATIVI DA E PER LODV (segue)

41 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 41 Da segnalare che la violazione degli obblighi dinformazione verso l'Organismo di Vigilanza dovrebbe essere considerata dal MOG quale illecito disciplinare e quindi adeguatamente sanzionata. E' comunque da escludersi, nella maniera più assoluta, che tutti i soggetti di cui sopra possano sostituirsi alle forze di polizia facendosi carico di attività investigative. Nel disciplinare un sistema di reporting efficace sarà opportuno garantire la massima riservatezza a chi segnala le violazioni. Interessante sul punto lindicazione contenuta nelle citate Linee Guida di Confindustria, con particolare riferimento al lavoro dipendente: …Occorre sottolineare che lobbligo di informare il datore di lavoro di eventuali comportamenti contrari al Modello organizzativo rientra nel più ampio dovere di diligenza ed obbligo di fedeltà del prestatore di lavoro di cui agli artt e FLUSSI INFORMATIVI DA E PER LODV (segue)

42 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 42 Allo stesso tempo, sarà opportuno prevedere misure deterrenti contro ogni informativa impropria, sia in termini di contenuti che di forma. Mediante la regolamentazione delle modalità di adempimento allobbligo di informazione non si intende infatti incentivare il fenomeno del riporto dei c.d. rumors interni (whistleblowing), ma piuttosto realizzare quel sistema di reporting di fatti e/o comportamenti reali che non segue la linea gerarchica e che consente, in specie al personale, di riferire casi di violazione di norme da parte di altri allinterno dellente, senza timore di ritorsioni. In questo senso lOrganismo viene ad assumere anche le caratteristiche dellEthic Officer, senza - però - attribuirgli poteri disciplinari che sarà opportuno allocare in un apposito comitato o, infine, nei casi più delicati al Consiglio di amministrazione. FLUSSI INFORMATIVI DA E PER LODV (segue)

43 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 43 L'Organismo di Vigilanza è comunque tenuto a valutare con attenzione le segnalazioni ricevute, ascoltando eventualmente l'autore della segnalazione, il responsabile della presunta violazione e altre persone a conoscenza dei fatti ed acquisendo i documenti considerati rilevanti. Lo stesso riferirà al vertice della società gli esiti delle proprie verifiche proponendo gli eventuali provvedimenti. In linea di massima è quindi opportuno che il Modello preveda che il vertice aziendale o una funzione a ciò delegata informi correttamente e tempestivamente l'Organismo di Vigilanza, di ogni variazione della strutturo organizzativa; dei mutamenti intervenuti nelle aree di attività dell'ente; FLUSSI INFORMATIVI DA E PER LODV (segue)

44 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 44 di ogni variazione che coinvolga le aree sensibili e/o i relativi soggetti referenti in rapporto ai reati considerati potenziale presupposto per lattribuzione della responsabilità amministrativa della società. L'attività di report di cui si discute può essere distinta fra (1a) flussi informativi da effettuarsi al verificarsi di particolari eventi e (1b) flussi informativi periodici. (1a) Flussi informativi da effettuarsi al verificarsi di particolari eventi Nel Modello Organizzativo è opportuno prevedere l'obbligo di trasmettere immediatamente all'Organismo di Vigilanza le informazioni concernenti: ogni fatto o notizia relativi ad eventi che potrebbero, anche solo potenzialmente, determinare la responsabilità della società, ai sensi del D.Lgs. 231/2001; FLUSSI INFORMATIVI DA E PER LODV (segue)

45 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 45 provvedimenti e/o notizie o comunque lavvio di procedimenti da parte di organi di polizia giudiziaria, o da parte di qualsiasi altra autorità dai quali si evinca lo svolgimento di indagini, anche nei confronti di ignoti, per gli illeciti ai quali è applicabile il D.lgs. 231/2001, qualora tali indagini coinvolgano la società o suoi dipendenti od organi societari o collaboratori o comunque la responsabilità della società stessa; le richieste di assistenza legale inoltrate dai dirigenti e/o dai dipendenti nei confronti dei quali la Magistratura procede per i reati previsti dalla richiamata normativa; FLUSSI INFORMATIVI DA E PER LODV (segue)

46 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 46 le violazioni del Modello o del Codice Etico e i comportamenti che possano far sorgere il sospetto di trovarsi di fronte ad un atto illecito o comunque ad una condotta non in linea con i principi, le procedure e le regole prefissate nell'ambito del Modello o del Codice Etico; le anomalie o le atipicità rispetto ai principi delineati nel Modello (un fatto non rilevante se singolarmente considerato, potrebbe assumere diversa valutazione in presenza di ripetitività od estensione dellarea di accadimento); Secondo quanto esposto al punto precedente appare quindi imprescindibile la previsione nel MOG secondo cui ciascuna area aziendale alla quale sia attribuito un determinato ruolo in una fase di un processo sensibile debba segnalare tempestivamente all'Organismo di Vigilanza: FLUSSI INFORMATIVI DA E PER LODV (segue)

47 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 47 a) comportamenti significativamente difformi da quelli descritti nel MOG e le motivazioni che hanno reso necessario od opportuno tale scostamento; b) eventi che potrebbero, anche solo potenzialmente, determinare la responsabilità della società, ai sensi del D.Lgs. 231/2001, quali esemplificativamente:infortuni sul lavoro (che costituiscono o potrebbero costituire reato), notizie relative a commesse attribuite da enti pubblici, richiesta e/o erogazione ed utilizzo di finanziamenti pubblici, le decisioni di procedere ad operazioni comportanti modifiche dell'assetto societario, eventuali operazioni da ritenersi sensibili ai fini delle fattispecie delittuose di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, ecc.; FLUSSI INFORMATIVI DA E PER LODV (segue)

48 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 48 le notizie relative ai procedimenti disciplinari avviati o archiviati in relazione alle violazioni del Modello Organizzativo, specificando il tipo di sanzione applicata o i motivi dell'archiviazione. Di norma le sanzioni disciplinari applicate al personale dipendente vengono comunicate allOdV dall'Amministratore Delegato che segnalerà altresì le iniziative assunte verso collaboratori, consulenti o altri soggetti terzi collegati alla società da un rapporto contrattuale non di lavoro dipendente. Qualora le iniziative e/o i provvedimenti riguardino i componenti di organi sociali la comunicazione all'Organismo di Vigilanza deve essere fatta dal Consiglio di Amministrazione. FLUSSI INFORMATIVI DA E PER LODV (segue)

49 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 49 (1b) Flussi informativi periodici Per quanto riguarda i flussi informativi periodici, è possibile svolgere le seguenti considerazioni. All'Organismo di Vigilanza devono essere trasmessi i flussi informativi periodici da tutti i soggetti coinvolti con funzioni dì responsabilità e controllo nei processi "sensibili" come definiti nel Modello Organizzativo. In particolare, devono essere comunicate all'OdV (a seconda dei casi con cadenza mensile, trimestrale o semestrale) le risultanze periodiche dell'attività di controllo posta in essere dai soggetti a tal fine individuati nel Modello Organizzativo adottato. FLUSSI INFORMATIVI DA E PER LODV (segue)

50 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 50 Pertanto, tali soggetti devono attestare periodicamente: il livello di attuazione del Modello; il rispetto dei principi di controllo e comportamento; le eventuali criticità nei processi gestiti, gli eventuali scostamenti rispetto alle indicazioni dettate dal Modello o più in generale dall'impianto normativo; le variazioni intervenute nei processi e nelle procedure. Inoltre in base alla natura e specificità della singola realtà aziendale e quindi al particolare rilievo delle diverse aree sensibili, verranno individuate le informazioni ed i dati da fornire con le citate cadenze allOdV. FLUSSI INFORMATIVI DA E PER LODV (segue)

51 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 51 Ad esempio si può ritenere che per unazienda dotata di componente produttiva sia opportuno che lOdV riceva periodicamente un report dai responsabili del sistema di sicurezza e salute sul luogo di lavoro. Lo stesso potrà comprendere: informativa periodica sulla corretta attuazione delle disposizioni contenute nel Documento di Valutazione Rischi e negli eventuali Documenti Unici per la Valutazione dei Rischi da Interferenza in relazione alle attività appaltate a terzi; segnalazione delle incoerenze e dei problemi riscontrati; informativa periodica sullo stato di attuazione delle diverse fasi di implementazione dellprogramma di SGS (eventualmente finalizzato alla certificazione); informativa periodica sulla programmazione e attuazione dei corsi di formazione e aggiornamento ai dipendenti in merito al SGS; FLUSSI INFORMATIVI DA E PER LODV (segue)

52 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 52 informativa periodica sugli infortuni o circostanze che possano minare la salute degli addetti sul luogo di lavoro (naturalmente escludendo quelle fattispecie che costituendo reato rientrano nella casistica precedente); altri. FLUSSI INFORMATIVI DA E PER LODV (segue)

53 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino Modalità gestione dei flussi: Flussi Informativi dallOdV verso il vertice societario Si è avuto modo di rilevare in precedenza che lOrganismo di Vigilanza è sostanzialmente una unità di staff in posizione gerarchica elevata che riporta al massimo vertice operativo aziendale ovvero al Consiglio di Amministrazione nel suo complesso. Pare quindi condivisibile la classificazione segnalata in dottrina circa lassegnazione all' Organismo di Vigilanza di tre linee di report verso il vertice societario, così sintetizzabili: FLUSSI INFORMATIVI DA E PER LODV (segue)

54 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 54 (2a) Informativa su base continuativa allAmministratore Delegato/Amministratore Unico Tale flusso rappresenta la costante informativa circa l'attività esercitata dallOdV. Essa consente di mantenere uno stretto contatto fra l'Organismo di Vigilanza ed il vertice operativo della società. A sua volta, l'Amministratore Delegato informerà il Consiglio di Amministrazione. Si può ritenere che nell'ambito di tale reportistica rientrino anche due particolari tipi di attività svolta dall'Organismo di Vigilanza: (i) le informative di aggiornamento in relazione alla formazione del personale su argomenti rilevanti in tema dì responsabilità amministrativa degli enti e (ii) informative circa levoluzione della normativa di riferimento con particolare riguardo al monitoraggio per il refresh/implementazione del Modello Organizzativo. FLUSSI INFORMATIVI DA E PER LODV (segue)

55 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 55 2b) informativa periodica al Consiglio di Amministrazione Trattasi del report periodico al Consiglio di Amministrazione riguardante in via esemplificativa (NB: cadenza almeno semestrale): informativa sulle attività di verifica e, sui test effettuati e sul loro esito. Tale comunicazione deve dettagliare il contenuto dei controlli compiuti, specificando le eventuali problematiche riscontrate e lindicazione sulle opportune misure da adottare; piano delle attività che si intendono svolgere nel corso dell'anno, con specifica della cadenza temporale e dell'oggetto della verifica che si intende compiere (ad es. verifica della mappatura delle aree a rischio, del sistema delle procure, dell'adeguatezza e del rispetto del Modello, dell'adozione di opportune iniziative per la formazione del personale). Questa relazione è di norma parte della relazione semestrale relativa al II semestre dellanno precedente; FLUSSI INFORMATIVI DA E PER LODV (segue)

56 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 56 informativa circa l'attuazione del Modello da parte della società. Tale comunicazione consente di rendere noto allOrgano amministrativo della società il livello di osservanza delle procedure adottate con il Modello. (2c) informativa immediata al Consiglio di Amministrazione La stessa ha per oggetto informazioni, fatti o eventi di notevole gravità, emersi nel corso dell'attività svolta e riferita ad eventuali comportamenti o azioni non in linea con le procedure aziendali e tali da esporre la società al rischio di essere esposta a responsabilità e sanzioni amministrative conseguenti alla commissione, anche solo potenziale, di reati presupposto di cui al D.Lgs. 231/2001. FLUSSI INFORMATIVI DA E PER LODV (segue)

57 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 57 Detta informativa riguarderà anche fatti o comportamenti come sopra evidenziati che coinvolgono direttamente componenti degli organi sociali e/o eventuali ritardi o inerzie del vertice aziendale a fronte di segnalazioni ricevute dallOdV, qualora i fatti ad essi sottesi espongano la società al rischio di responsabilità e sanzioni amministrative conseguenti alla commissione, anche solo potenziale, di reati presupposto di cui al D.Lgs. 231/2001. Nei tre casi precedenti esposti sub 2a), 2b) e 2c) si ritiene opportuno che linformativa venga altresì portata a conoscenza del Collegio Sindacale. FLUSSI INFORMATIVI DA E PER LODV (segue)

58 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 58 Naturalmente, l'Organismo di Vigilanza può comunque essere richiesto dal Consiglio di Amministrazione di dare comunicazioni o presentare relazioni in merito all'attività svolta. Oltre alla delineata reportistica dellOdV verso gli organi sociali, lOrganismo, nel corso delle sue attività istituzionali comunicherà con le aree sensibili identificate nel MOG, tramite i relativi responsabili, richiedendo informazioni, anche attraverso la compilazione di apposite check-list, notizie su fatti, eventi, adempimenti, ecc. nonchè per ricevere la documentazione di supporto alle richieste di delucidazione formulate. FLUSSI INFORMATIVI DA E PER LODV

59 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 59 Lorganismo dovrà valutare sistematicamente la funzionalità ed efficienza dei flussi informativi da e verso le Aree sensibili e fornire evidenza delle attività svolte, in particolare: - è opportuno prevedere che le riunioni dellOdV, gli incontri con gli organi societari cui lo stesso riferisce e le audizioni dei diversi referenti delle aree aziendali sensibili siano documentati da appositi verbali datati, sottoscritti e conservati in apposito Libro delle adunanze dellOrganismo di Vigilanza; - copia della documentazione, delle carte di lavoro ed il suddetto Libro dovranno essere custoditi dallOrganismo in apposito archivio delle attività svolte; ALCUNI SUGGERIMENTI PROCEDURALI

60 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 60 - LOdV deve curare la predisposizione per la Direzione aziendale/Organi delegati di una relazione informativa, su base almeno semestrale in ordine alle attività di verifica e controllo compiute ed allesito delle stesse; detta relazione dovrà essere trasmessa al Collegio sindacale. - Altro aspetto degno di nota é quello della dotazione finanziaria; è questo è il punto dirimente per tutta la normativa cautelare in materia di deleghe di funzioni, là dove è previsto lobbligo di dotare di adeguate risorse finanziarie il soggetto che deve in qualche misura gestire o controllare una certa situazione. Quindi, un Organismo di Vigilanza che non fosse attrezzato e dotato di poteri effettivi di controllo, nonché della necessaria dotazione finanziaria, sarebbe unentità oggettivamente inidonea a svolgere il compito per il quale è stato istituito. ALCUNI SUGGERIMENTI PROCEDURALI (segue)

61 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 61 - In proposito le Linee Guida di Confindustria segnalano che …nel contesto delle procedure di formazione del budget aziendale, lorgano dirigente dovrà approvare una dotazione adeguata di risorse finanziarie, proposta dallOrganismo stesso, della quale (esso) potrà disporre per ogni esigenza necessaria al corretto svolgimento dei compiti (es. consulenze specialistiche, trasferte, ecc.)…. - Lo stesso Organismo di Vigilanza dovrà inoltre disciplinare il proprio funzionamento interno. A tale proposito è opportuno che lOdV formuli un Regolamento delle proprie attività (determinazione delle cadenze temporali delle proprie riunioni e dei controlli, modalità di tenuta delle stesse, individuazione dei criteri e delle procedure di analisi, ecc.). ALCUNI SUGGERIMENTI PROCEDURALI (segue)

62 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 62 Definite le aree sensibili ed i relativi reati presupposto si passa alla disamina delle verifiche e test che è opportuno vengano definiti nel programma di lavoro dellOdV per le diverse aree sensibili. Questa attività è in corso di approfondimento da parte del Gruppo di lavoro 231 dell Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti contabili di Ivrea, Pinerolo e Torino e verrà resa disponibile entro la fine dellanno TEST ODV

63 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 63 Fatto salvo lo specifico caso introdotto dal D.lgs. 231/2007 in tema di antiriciclaggio, la fonte di detta responsabilità potrebbe essere individuata nellart. 40, comma 2, cod. penale e, dunque, nel principio in base al quale non impedire un evento, che si ha lobbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo. Sulla base di questa impostazione, lOrganismo di Vigilanza potrebbe risultare punibile a titolo di concorso omissivo nei reati commessi dallente, a seguito del mancato esercizio del potere di vigilanza e controllo sullattuazione di modelli organizzativi allo stesso attribuito. RESPONSABILITA PENALE

64 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 64 Al riguardo, però, è opportuno tenere presente che lobbligo di vigilanza non comporta di per sé lobbligo di impedire lazione illecita: esso, e la responsabilità penale che ne deriva ai sensi del citato art. 40, co. 2, cod. penale, sussiste solo quando il destinatario è posto nella posizione di garante del bene giuridico protetto. Dalla lettura complessiva delle disposizioni che disciplinano lattività e gli obblighi dellOrganismo di Vigilanza si evince però che ad esso siano devoluti compiti di controllo non in ordine alla realizzazione dei reati, ma al funzionamento ed allosservanza del Modello, curandone, altresì, laggiornamento e leventuale adeguamento ove vi siano modificazioni degli assetti aziendali di riferimento. RESPONSABILITA PENALE (segue)

65 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 65 Vi è assenza di poteri impeditivi: lOrganismo non può neppure modificare, di propria iniziativa i modelli esistenti, assolvendo, invece, un compito consultivo della Direzione aziendale/Organi delegati cui compete il potere di modificare i modelli. Tale situazione non muta con riferimento ai delitti colposi realizzati con violazione delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Anche in questo caso lOrganismo di Vigilanza non ha obblighi di controllo dellattività, ma doveri di verifica della idoneità e sufficienza dei modelli organizzativi a prevenire i reati. RESPONSABILITA PENALE (segue)

66 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 66 Dr. Santoriello, Sostituto Procuratore della Repubblica di Pinerolo, in Rivista 231 n. 2/2009 …i componenti dellOrganismo di Vigilanza devono operare per garantire e controllare il corretto funzionamento del modello societario di organizzazione e gestione per la prevenzione dei rischi contro la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro: tuttavia, se non adempiono a tale obblighi e si verifica un infortunio a carico di uno dei dipendenti dellimpresa, nei loro confronti può maturare una ipotesi di responsabilità civile nei confronti dellente collettivo nel cui ambito operano, ma nessuna contestazione di violazione delle previsioni penali di cui agli artt. 589 e 590 c.p. può essere loro mossa.. RESPONSABILITA PENALE (segue)

67 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 67 Come dianzi accennato, la nuova normativa antiriciclaggio ( D.lgs. 231/2007), per la prima volta, grava invece expressis verbis lOrganismo di Vigilanza di un obbligo di controllo circa losservanza della normativa stessa da parte dei soggetti destinatari del decreto in oggetto. La normativa in questione pone dei divieti e degli obblighi e li presidia con sanzioni amministrative e penali; vigilare sul rispetto del decreto significa vigilare sulladempimento degli obblighi e sul rispetto dei divieti dallo stesso posti: potremmo dire che in questo caso dal compito di vigilare sul funzionamento e losservanza dei modelli (cfr. art. 6, comma 1, lett. b, D.lgs. 231/2001) si passa ad una vigilanza di merito avente ad oggetto losservanza delle norme di cui al D.lgs. 231/2007 (cfr. art. 52, decreto citato). RESPONSABILITA PENALE (segue)

68 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 68 Nel caso specifico il legislatore configura una vera e propria posizione di garanzia a carico dellOdV, il quale verrebbe ad essere coinvolto ope legis nella prevenzione di illeciti penali; non a caso la norma prevede che lomissione delle segnalazioni comporta una responsabilità penale per lo stesso, come per gli altri soggetti obbligati (Collegio sindacale, Consiglio di sorveglianza, ecc.). RESPONSABILITA PENALE (segue)

69 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 69 In sintesi, tolto il caso testè citato in tema di norme antiriciclaggio, lOrganismo di Vigilanza non impedisce, ma concorre a creare presupposti per la sussistenza della condizione esimente di cui allarticolo 6 del D.lgs. 231/2001, attraverso: la sua stessa nomina e relativo monitoraggio su adeguatezza Modello; Osservanza del Modello; Aggiornamento del Modello. RESPONSABILITA PENALE (segue)

70 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 70 Nellattuale quadro normativo gli artt e 2403 c.c. (come riformulati dal D.lgs. 6/2003 di riforma del diritto societario) hanno creato, in sostanza, la saldatura tra il sistema della responsabilità esterna (e cioè della società nei confronti del mondo esterno, per i reati commessi dai suoi amministratori) ed il sistema della responsabilità interna (degli amministratori nei confronti della società e degli altri soggetti danneggiati dai predetti comportamenti); RESPONSABILITA CIVILE

71 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 71 E infatti incontestabile che lapplicazione di una sanzione conseguente allaccertamento di una responsabilità dellente, in caso di commissione di uno dei reati presupposto previsti dal D.lgs. 231/2001, costituisce una lesione degli interessi della società e dei soci. Ne consegue che lapplicazione della sanzione comporterà la necessità di valutare se il danno derivato alla società sia imputabile, sotto il profilo causale, ad un inadempimento, da parte degli amministratori e dei sindaci, ai doveri di controllo loro attribuiti dagli artt e 2403 c.c. sopra richiamati; RESPONSABILITA CIVILE (segue)

72 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 72 In questo contesto va collocata la disciplina della responsabilità civile dellOdV. E infatti opinione maggioritaria che lente condannato ex D.lgs. 231/2001 per responsabilità da reato possa esperire azioni civili intese a conseguire, da coloro che ne hanno creato i presupposti, il risarcimento del danno economico conseguente alla condanna; fra questi soggetti, oltre agli amministratori, i sindaci e gli altri organi sociali deputati alla gestione ed al controllo, si può annoverare anche lOrganismo di Vigilanza qualora sia provato che lo stesso non ha vegliato in modo diligente sul funzionamento e sullosservanza del Modello di organizzazione e gestione. RESPONSABILITA CIVILE (segue)

73 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 73 Dunque anche allinfuori dei casi di dolo e di colpa grave, può sussistere una responsabilità civile dellOdV per condotta omissiva o comunque non diligente. La natura delle obbligazioni dei componenti dellOrganismo di Vigilanza va individuata nellambito della qualificazione delle prestazioni dedotte in contratto (cioè dal Modello) e ricondotta alla fattispecie dellobbligazione di mezzi (e non come obbligazione di risultato). RESPONSABILITA CIVILE (segue)

74 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 74 Dal dettato normativo emerge infatti in modo assolutamente chiaro ed inequivocabile che lOrganismo di Vigilanza non è tenuto a garantire un risultato utile, consistente nellimpedire che, attraverso la vigilanza sul funzionamento, losservanza e laggiornamento del Modello, gli amministratori ed i loro sottoposti commettano illeciti; né lOdV è tenuto a garantire (come risultato atteso) che il Modello organizzativo, sul cui funzionamento, osservanza ed aggiornamento lOrganismo deve vigilare, regga alle censure del Tribunale. Da ciò consegue che la responsabilità dei componenti dellOdV è di tipo schiettamente contrattuale essendo -per relationem- il contratto rappresentato dal Modello; RESPONSABILITA CIVILE (segue)

75 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 75 Da quanto precede si può quindi rilevare: che lunico soggetto deputato ad esperire leventuale azione di risarcimento danni per responsabilità civile dei componenti dellOdV è lente/società: solo questultimo ha infatti la legittimazione attiva ad esercitare lazione di inadempimento e risarcimento danni nei confronti dei componenti dellOdV, in quanto creditore della prestazione (di vigilanza) in base al rapporto contrattuale di affidamento del relativo incarico; la non configurabilità di una responsabilità extracontrattuale verso i terzi in genere, ivi inclusi i creditori. RESPONSABILITA CIVILE (segue)

76 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 76 Nella prassi aziendalistica un sistema efficiente di gestione dei rischi presuppone un rimedio assicurativo a copertura del rischio che sfugge al controllo (rischio residuo). A tuttoggi sono molto limitati sia i casi di inserimento nelle normali polizze di RC professionale dei rischi derivanti dallincarico di componente dellOdV sia di specifici prodotti assicurativi volti a coprire in via esclusiva i suddetti rischi. TUTELA COMPONENTI DELLOdV

77 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 77 Come visto nelle slides precedenti: la responsabilità dei componenti dellOdV potrà essere accertata: allesito di un giudizio civile promosso dalla società/ente nei loro confronti; sempreché in tale giudizio la società/ente dia: –(i) la prova dellinadempimento dei componenti dellOdV ai loro obblighi e –(ii) della sussistenza del nesso di consequenzialità causale tra linadempimento ed il danno (i.e.: la sanzione applicata alla società/ente dal giudice penale). Alla luce di quanto sopra si suggerisce ai professionisti componenti di OdV di valutare linserimento nella propria RC professionale dei rischi derivanti dai suddetti incarichi. TUTELA COMPONENTI DELLOdV (segue)

78 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 78 D.Lgs. 231/2001, norma relativamente di recente attuazione. Iniziano però a emergere alcuni interessanti orientamenti: Responsabilità concorrente degli amministratori per omessa predisposizione del Modello Organizzativo. (Trib. Milano, sez. 8^, Civile, n.1774) La tempestiva adozione del Modello Organizzativo comporta lassoluzione dellente in forza del riconoscimento della forza esimente per aver adottato ed efficacemente attuato il Modello Organizzativo ex D.Lgs 231/2001, benchè lo stesso sia stato eluso dagli autori del reato: Presidente e AD della Società, poi condannati. (Tribunale di Milano - Ufficio del Giudice per le indagini preliminari - Sentenza 17 novembre 2009) ADOZIONE DEL MODELLO: RECENTI RIFERIMENTI GIURISPRUDENZIALI COMPONENTI ODV

79 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 79 Secondo la Cassazione senza ladozione del Modello Organizzativo, in presenza di commissione di un reato presupposto, lente è sempre sanzionato. Naturalmente in dottrina la sentenza ha destato non pochi dubbi: opinione dominante è infatti che con la 231 non si è introdotto un automatico obbligo di adozione dei Modelli. Lautorevolezza della fonte spezza però inevitabilmente una lancia a favore delladozione degli stessi. (Cassazione n del 2009) ADOZIONE DEL MODELLO: RECENTI RIFERIMENTI GIURISPRUDENZIALI COMPONENTI ODV (segue)

80 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 80 Il Dottore Commercialista e lEsperto Contabile sono figure dotate delle necessarie caratteristiche e requisiti professionali per ricoprire diversi ruoli in relazione alladozione di un Progetto 231 in azienda. In particolare nellambito dellattività professionale potranno ricoprire le seguenti figure (warning : conflitti dinteresse/incompatibilità) Come consulente abituale della società: funzione propedeutica alladozione del Progetto 231 in azienda (Codice Etico, MOG, delibere CdA, nomina OdV, ecc.) e di informazione sul D.Lgs 231/2001. Vantaggi e svantaggi, criticità. Assistenza nellindividuazione del miglior approccio metodologico in relazione al tipo di azienda assistita. RUOLO DEL DOTTORE COMMERCIALISTA E DELLESPERTO CONTABILE

81 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 81 Come consulente incaricato dalla società per la definizione e approntamento del Progetto 231 (di norma facendo parte di un team di lavoro): assistente per elaborazione e approvazione del Codice Etico, del Modello Organizzativo e della nomina dellOdV, predisposizione delibere e carte di lavoro connesse, ecc. Come sindaco e/o revisore della società: cura dei rapporti fra Organi sociali ed in particolare fra il Collegio sindacale e Organismo di Vigilanza. RUOLO DEL DOTTORE COMMERCIALISTA E DELLESPERTO CONTABILE

82 Convegno: Il D.Lgs. 231/ settembre 2010 – Torino – Dr. Paolo Vernero Vernero-Manavella & Associati - Torino 82 Come componente dellOrganismo di Vigilanza: - partecipa alle attività dellOdv (nella sua azione si accerterà che vengano seguite linee guida idonee, tenuto conto della sua qualifica professionale); - cura dei rapporti fra Organi sociali ed in particolare fra Collegio sindacale e Organismo di Vigilanza. RUOLO DEL DOTTORE COMMERCIALISTA E DELLESPERTO CONTABILE


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