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Campania? 270 ca - Utica 201 a.C.. "Civis" romano, ma "sine iure suffragii" (ovvero, senza diritto di voto nelle assemblee di Roma, e ciò in quanto propriamente.

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1 Campania? 270 ca - Utica 201 a.C.

2 "Civis" romano, ma "sine iure suffragii" (ovvero, senza diritto di voto nelle assemblee di Roma, e ciò in quanto propriamente campano, e non romano), N. combatté nella I guerra punica ( ). Probabilmente era un plebeo di nascita e questo spiega il fatto delle sue frequenti sortite politiche antinobiliari: non abbiamo inoltre indizi che si appoggiasse a protettori aristocratici, come invece nel caso dei rapporti Ennio- Nobiliore ed Andronico-Salinatore. Si sospetta che fosse stato incarcerato per certe allusioni contenute nei suoi drammi, soprattutto contro la potente famiglia dei Metelli.

3 Famosissimo, a riguardo, l'aneddoto del suo famoso, ambiguo saturnio "fato Metelli Romae fiunt consules" (traducibile sia in "E' destino di Roma che i Metelli siano fatti consoli" che in "E' sventura di Roma…"); ad esso, i Metelli avrebbero risposto con un saturnio divenuto altrettanto famoso: "dabunt malum Metelli Naevio poetae". Morì durante l'esilio, forse volontario, in Africa (dove ebbe anche occasione di trarre materiale per il suo capolavoro epico). Nevio è il primo letterato latino di nazionalità romana, e ci appare anche come il primo letterato latino vivacemente inserito nelle vicende contemporanee. Fece recitare la sua prima rappresentazione nel 235.

4 Di Nevio conosciamo 2 praetextae (tragedie di ambientazione romana), il "Romulus" (sulla mitica fondazione di Roma) e il "Clastidium" (celebrazione di Marco Claudio Marcello, vincitore degl'Insubri nella decisiva battaglia omonima, nella guerra di Gallia); almeno 6 tragedie mitologiche: "Equos troianus", "Lesiona" (altra leggenda relativa alle catastrofi troiane), "Hector proficiscens", "Iphigenia", "Danae" e "Lycurgus", (rappresentazione con argomento dionisiaco forse in rapporto col diffondersi del culto di Bacco nell'Italia meridionale e nel Lazio durante gli ultimi decenni del III sec.); 1 commedia, la "Tarentilla" ("La ragazza di Taranto"), ossia il ritratto di una ragazza civettona; ci rimangono almeno altri 27 titoli, un'ottantina di frammenti, per un totale di 125 versi, spesso incompleti.

5 Nel teatro Nevio fu un innovatore, infatti introdusse per primo la novità delle "praetextae", e alla sua "libertà di parola e di pensiero" aggiunse per primo, e in modo "sistematico", l'espediente della "contaminatio" (commedie ibride di elementi o scene desunte da più modelli greci), che tanta fortuna avrà nella successiva produzione teatrale latina. Non abbiamo testimonianze dirette di commedie, anche se molto probabilmente fu poeta più grande nella commedia che nella tragedia: usò, nei suoi intrecci e soprattutto nel suo linguaggio, una "fantasia" [ secondo A. Traina] che gli antichi gli conferirono in quel genere la palma del terzo posto, dopo lo stesso Plauto e Cecilio Stazio.

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7 Il capolavoro è il "Carmen belli Poenici", meglio conosciuto come "Bellum Poenicum ("Guerra punica"), scritto in saturni, probabilmente durante la vecchiaia, intorno al 209 (nel momento in cui l'Italia era per gran parte occupata dalle truppe di Annibale). Il carmen comprende circa 4000/5000 versi, che hanno come argomento la I guerra punica; in origine era un lungo carme e solo in seguito (II sec. a.C.) venne diviso in 7 libri. I frammenti che possediamo sono brevi, ma relativamente numerosi (una settantina) e consentono di farsi una minima idea d'insieme di questa opera, ch'è il primo esempio di epica storica romana.

8 Il poeta non si limita a trattare in poesia le vicende della guerra cartaginese, ma con un salto temporale non indifferente tratta della preistoria di Roma. Nevio (ad esempio) parla nei primi canti ( in quella che viene indicata come l' "archeologia" del poema), con certa ampiezza dell'impresa di Enea, considerato il fondatore di Roma e dei suoi amori con la regina Didone, la fondatrice di Cartagine. Egli utilizzò questa storia drammatica per spiegare la rivalità mortale che opponeva Roma a Cartagine. Il suo scopo è dimostrare che il fato è dalla parte di Roma; proprio in un momento cruciale della II guerra punica. Roma riceveva così dal suo poeta una duplice certezza: che gli dèi erano con lei e che le passate vittorie su Cartagine garantivano il successo finale.

9 Pur mantenendo di fondo un'ispirazione nazionale al poema, Nevio non si distacca troppo dalla tradizione letteraria greca; nel Bellum Poenicum si intrecciano una storia di viaggi e una storia di guerra, quasi a ricalcare le orme dell'Odissea e dell'Iliade. Di certo non vi era, però, una narrazione continua, perché il mito di fondazione e la storia contemporanea si fronteggiavano in blocchi ben distinti. Anche certi aspetti, come ad esempio le figure di suono, presuppongono un'originale mescolanza di cultura romana e greca nel testo.

10 Comunque sia, mentre l' Odyssia di Livio Andronico era a suo modo ispirata dalla tradizione greco-italica, il Bellum Punicum è più profondamente romano. Le diverse circostanze storiche vedono Roma non più arbitro dell'Italia, ma una città che lotta per la sua stessa esistenza e questo restringimento dei suoi orizzonti provoca un accesso di nazionalismo, di cui è palese manifestazione l'esaltazione storica degli eroi nazionali. Infatti é anche il momento in cui si forma, anche e soprattutto per opera del nostro autore, la tragedia praetexta, simbolo di una nuova orgogliosa consapevolezza della propria identità "nazionale".

11 Dunque la storia recente diventava, per la prima volta, con Nevio materia di poesia in un'opera originale, nuova ma non primitiva, perché presenta complessità di struttura, ricercatezza stilistica e significativi punti di contatto con la produzione alessandrina, mediante la stilizzazione epica e la presenza dell'elemento mitico- religioso. Questi elementi fanno a buon diritto di Nevio epico il precursore di Virgilio epico, ammirato ancora dallo stesso Cicerone.

12 Sicuti de Naevio quoque accepimus fabulas eum in carcere duas scripsisse, Hariolum et Leontem, cum ob assiduam maledicentiam et probra in principes civitatis de Graecorum poetarum more dicta in vincula Romae a triumviris coniectus esset. (Aulo Gellio, Noctes atticae, III-15)


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