IMMIGRAZIONE E PLURALISMO IN EUROPA.

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IMMIGRAZIONE E PLURALISMO IN EUROPA
Pluralismo e libertà religiosa
IMMIGRAZIONE E PLURALISMO IN EUROPA
Transcript della presentazione:

IMMIGRAZIONE E PLURALISMO IN EUROPA

Sbarchi in Italia (Dati Ministero dell’Interno) 2011: : : :

Nazionalità dichiarate dai migranti al momento dello sbarco Tunisia 17,1%Siria 26,3%Siria 23,6% Somalia 16,4%Eritrea 22,9%Eritrea 22,0% Afghanistan 13,1%Somalia 7,6%Mali 5,8% Eritrea 12,2%Egitto 6,4%Nigeria 5,2% Pakistan 9,4%Nigeria 6,2%Gambia 4,4% Egitto 9,2%Gambia 6,1%Palestina 3,3%

Popolazione straniera residente nei principali Paesi europei (dati 2013) Valore assolutoIncidenza sulla popolazione totale UNIONE EUROPEA % Svizzera ,8% Belgio ,2% Spagna ,9% Germania ,4% Norvegia % Grecia ,8% Inghilterra ,7% Italia ,4% Svezia ,9% Francia ,2%

RIFUGIATI Art. 1. Convenzione di Ginevra del 1951 «Chiunque… nel giustificato timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato; oppure a chiunque, essendo apolide e trovandosi fuori del suo Stato di domicilio in seguito a tali avvenimenti, non può o, per il timore sopra indicato, non vuole ritornarvi».

Europa: rifugiati (dati 2013) Numero rifugiatiIncidenza sul totale della popolazione Malta9.9062,35% Svezia ,19% Austria ,66% Svizzera ,65% Olanda ,45% Francia ,35% Danimarca ,24% Belgio ,23% Germania ,23% Regno Unito ,20% Italia ,13% Spagna4.6370,01%

Siria. La Siria è sconvolta da quattro anni da una confusissima guerra civile da cui, semplicemente, la gente scappa. Dall’inizio del conflitto nel 2011 sono morte più di 200 mila persone, e 11 milioni di persone sono state costrette a lasciare le loro case. Di queste, circa 7 milioni si trovano ancora in Siria, mentre 4 milioni hanno lasciato il paese. La grande maggioranza di questi esuli si trova in Turchia (2 milioni di persone), Libano (1 milione) e Giordania (600 mila). Gli altri sono sparsi tra Iraq ed Egitto, oppure sono in viaggio per l’Europa. Finora nel 2015 ne sono arrivati 126 mila, il 43% del totale degli arrivi nel 2015.

Eritrea, Nigeria e Somalia. L’Eritrea è alle prese da 20 anni con la dittatura di Isaias Afewerki, che obbliga tutti, uomini e donne, a un servizio militare obbligatorio e praticamente perenne, utilizza sistematicamente la tortura, le carcerazioni arbitrarie, le sparizioni e gli assassini di stato. La Nigeria fronteggia dal 2002 l’ingombrante presenza del gruppo islamista radicale Boko Haram, attivo soprattutto nel nord del paese, con sequestri, attentati e veri e propri atti di guerra. La Somalia è alle prese con una guerra civile praticamente ininterrotta dal 1991, che ha favorito lo sviluppo di un forte gruppo islamista, Al-Shabab, che è arrivato a controllare ampie porzioni di territorio, rendendosi protagonista di numerosi attentati, ed è uno dei paesi più poveri del mondo: l’81% dei suoi abitanti è considerato in situazione di povertà.

Matrimoni misti in Italia (dati ISTAT 2013) , il 13,4%

Immigrazione e lavoro Nel terzo trimestre 2012 i lavoratori stranieri occupati in Italia erano 2,357 milioni di cui 783 mila di nazionalità U.E. e 1,574 milioni di origine extracomunitaria, pari complessivamente al 10,2% degli occupati. Rispetto al terzo trimestre del 2011 l’occupazione straniera è aumentata di 81 mila unità (+3,5%) con una crescita di 37 mila lavoratori di provenienza U.E. (+4,9%) e 44 mila extra UE (+2,8%).

Immigrazione e carcere Al 30 aprile 2012 erano gli stranieri, su un totale di detenuti. Ciò significa che gli stranieri rappresentano il 36% dei detenuti. Dei detenuti stranieri il 20% (4.995) è costituito da cittadini comunitari, gran parte dei quali rumeni (ben il 73% ). Il restante 80% del totale dei detenuti stranieri è costituito da cittadini extracomunitari.

La religione degli immigrati (dati Caritas) al 31 dicembre 2010 tra i stranieri residenti in Italia vi sono cristiani (53,9%), musulmani (32,9%), induisti (2,6%), buddhisti (1,9%), fedeli di altre religioni orientali (1,3%), che fanno riferimento alle religioni tradizionali, per lo più dell’Africa (1,0%)

7.000 ebrei (0,1%) (1,8%) appartenenti ad altre religioni. Si aggiungono immigrati (4,3%) classificati come atei o non religiosi, in prevalenza provenienti dall’Europa e dall’Asia (dalla Cina in particolare).

Il pluralismo religioso

La reazione al pluralismo «Cuius regio eius et religio» (Pace di Augusta 1555) Tolleranza (Inghilterra Act of Toleration 1689). John Locke: Epistola de Tolerantia pone i fondamenti della libertà religiosa (1689) Libertà religiosa: Rivoluzione americana e Rivoluzione francese

Il multiculturalismo Si riconosce e rispetta l’identità culturale e religiosa delle diverse comunità presenti all’interno della compagine statale. E’ il modello canadese o inglese. Il caso particolare della «cultural defence»

Rischi del multiculturalismo Si lega l’individuo al gruppo. L’appartenenza al gruppo prevale sull’individuo. Si congela il gruppo nella sua configurazione attuale inibendo processi di revisione interni della sua cultura Considerare il gruppo come soggetto di diritti culturali vuol dire dare per scontate le strutture esistenti e sacrificare l’individuo rispetto alla maggioranza

La proposta interculturale La cultura non viene considerata come un elemento fisso e immutabile ma in continua evoluzione nel rapporto con le altre culture. La legislazione privilegia l’approccio multiculturale, ma solo quello interculturale aiuta a superare i conflitti e a tutelare l’identità e la libertà individuali.