Il valore della Comunicazione La buona comunicazione è rispetto di sé e degli altri.

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Transcript della presentazione:

Il valore della Comunicazione La buona comunicazione è rispetto di sé e degli altri.

Il valore della comunicazione. Docenti: Maria Rosaria Morricone - Lucio Marfella Tempi: 20 minuti Difficoltà: media Sistema competenze: La comunicazione intesa nel senso più alto di costruttrice di relazione, ciò che fa comunità. Sistema valutazione: n. 1 test a risposta unica

Panoramica In questa sessione si affrontano le problematiche inerenti il valore della comunicazione intesa nel senso più alto di fare comunità. Per prima cosa si è definita (1) la necessità stessa della comunicazione come ( 2 ) trasmissione di informazioni e mezzo di relazione, e con il presupposto essenziale dell’ascolto (3). Poi si è evidenziato nella comunicazione verbale (4) le frasi da semaforo rosso (5) e quelle da semaforo verde (6) per far riflettere sul peso che termini e frasi possono avere nelle relazioni. Specificando che la comunicazione verbale è solo una piccola parte del messaggio che si scambiano due o più persone, si è trattato della comunicazione non verbale (7) e degli stili della comunicazione (8). Un accenno è stato fatto ai canali sensoriali (9) di ricezione della realtà e si è concluso ribadendo lo scopo della comunicazione (10) essenzialmente motivata da valori di condivisione e rispetto.

Vocabolario Sensoriale: legato ai sensi Empatia : capacità di porsi in maniera immediata nello stato d’animo di un’altra persona Verbale: comunicato a voce Incomunicabilità:Incapacità o impossibilità di comunicare con altri, di stabilire un rapporto vivo e profondo di conoscenza con sé stessi e con gli altri, da cui deriva un senso di solitudine e di isolamento.

1 - Necessità della comunicazione La necessità di comunicare è una caratteristica propria dell'uomo, perché noi siamo “animali sociali”. E' sin dall'età della pietra che l'uomo ha cercato l'approccio con i suoi simili, prima con gesti poi con parole. LA COMUNICAZIONE E’ NECESSARIA SIA PER TRASMETTERE E RICEVERE INFORMAZIONI CHE PER ENTRARE IN RELAZIONE CON GLI ALTRI. Molti di noi parlano, non comunicano … Essenziale diventa come si considera l’altro (superiore, inferiore, paritario) e come si desidera che risponda alla comunicazione.

2 - Non si può non comunicare “ Non si può non comunicare “ in una relazione perché ogni comportamento è già comunicazione e ogni comunicazione ha due aspetti, uno di contenuto (quello che si dice) e uno di relazione (come lo si dice, a chi, in quale ambito). La Comunicazione verbale avviene attraverso l'uso del linguaggio, sia scritto che orale; la Comunicazione non verbale, è un linguaggio che si manifesta attraverso i segnali del corpo, quali mimiche facciali, sguardi, gesti, posture. Il linguaggio para verbale, riguarda tono, volume e ritmo della voce di chi parla, pause ed altre espressioni sonore (come lo schiarirsi la voce) e non (come il giocherellare con le mani con qualsiasi cosa capiti a tiro).

3 - L’ascolto C’è differenza fra sentire ed ascoltare. L’ascolto influenza in maniera determinante la relazione: è l’arte di accogliere le informazioni di chi parla, altre persone o se stessi, senza esprimere giudizi, rispecchiandosi nell’altro per mettersi sulla stessa lunghezza d’onda, per creare armonia nei pensieri, parole, sentimenti. La buona comunicazione richiede tempo. Il semplice fatto di essere ascoltati da qualcuno ci dà la forza di accettare situazioni inaccettabili o confuse perché non siamo da soli a doverle dipanare.

4 – La comunicazione verbale Appena il 7% della comunicazione è di tipo verbale. Questo non significa che le parole non siano importanti, anzi possono essere pietre … Con le parole un uomo può rendere felice un altro o spingerlo alla disperazione, con le parole l’insegnante trasmette il suo sapere agli studenti, con le parole l’oratore trascina l’uditorio con sé e ne determina i giudizi e le decisioni. Le parole suscitano affetti e sono il mezzo generale con cui gli uomini si influenzano reciprocamente.( Freud) Vi sono vari linguaggi: autoritario, indicativo, evocativo

5 – Le frasi da semaforo rosso Nella comunicazione le frasi da semaforo rosso sono quelle che evocano un senso di inferiorità in chi ascolta. Conservarle prepara l’insuccesso della comunicazione. Per esempio: Dicendo:“Ora ti spiego io” l’altro capisce: “tu non sai fare“ Dicendo:“Se ti ritrovi in questa situazione è colpa tua” arriva all’altro: “hai meritato una punizione” Dicendo:“Se sto così è colpa tua” arriva all’altro: “tu sei cattivo”

Esempi Dicendo:“Bisogna farlo perché è giusto così” l’altro capisce: “io so cos’è bene fare, al contrario di te” Dicendo:“Eppure ti avevo avvertito” arriva all’altro: “ tu hai agito male malgrado i miei consigli” Dicendo.“Lo faccio perché sei tu, altrimenti …”arriva all’altro: “mi sei debitore” Dicendo: “Sta tranquillo me ne occupo io” arriva all’altro:“tu non sai farlo, lo faccio io per te” Dicendo: “Vorrei essere d’accordo con te, però …” arriva all’altro: “tu pensi male, non posso condividere le tue opinioni”

6 - Le frasi da semaforo verde Come si fa invece ad avere una buona comunicazione con l’altro, da semaforo verde? Occorre innanzitutto: - dare valore all’altro, riconoscendo la validità delle sue argomentazioni; -dire le nostre ragioni perché ci rifletta e non per vincere nella conversazione; - fargli sentire il nostro rispetto personale che è indipendente da un eventuale disaccordo.

7 - La comunicazione non verbale Capita quotidianamente che parliamo a qualcuno e lui guarda da un’altra parte Oppure si dialoga con tono lento e pacato e l’altro replica ad alta voce, parlando a raffica, o ancora qualcuno durante un colloquio si avvicina e noi prendiamo le distanze: queste sono scene di ordinaria incomunicabilità, segnali non verbali che fanno partire male il rapporto e lo compromettono.

8 - Gli stili della comunicazione Stile impositivo: “Ho ragione io.” Pugno chiuso e indice puntato, l postura del corpo eretta, rigida: l’altro è un nemico Stile accomodante: “Troviamo un accordo” Palme delle mani in alto, abbraccio simulato, Corpo lievemente curvo verso l’altro, stato d’animo di chi tende a trovare un accordo. Stile iperlogico:“Analizziamo il problema” Tono medio, parlando disegna con le mani cerchi e sfere, stato d’animo di chi è razionale, e vuole convincere. Stile appianatore: “E’ difficile separare il torto dalla ragione” Palme delle mani rivolte verso il basso, tono rassicurante,quieto, stato d’animo costruttivo, di consapevolezza

Limiti e virtù degli stili Stile limite virtù____ Impositivochiusurasicurezza Accogliente compiacenza disponibilità Iperlogico freddezza obiettività Appianatore iper-concretezza autorevolezza

9 – I canali sensoriali Noi percepiamo la realtà che ci circonda attraverso i cinque sensi (vista,udito,odorato,tatto,gusto) e inviamo questa realtà all’inconscio in un attimo. Questo processo nasce nell’uomo preistorico per l’ esigenza di riconoscere l’altro come amico o nemico, per risolvere situazioni di minaccia o di pericolo. Canale visivo : attraverso le immagini Canale auditivo: attraverso suoni, parole, musica Canale cinestetico: attraverso la pelle (calore), le emozioni Canale olfattivo: attraverso l’odorato Canale gustativo: attraverso il gusto L’impiego esclusivo di un canale è come parlare un linguaggio comprensibile ad alcuni e straniero per tutti gli altri.

10 – Lo scopo della comunicazione In una Buona Comunicazione quindi è importante : Capire quale canale sensoriale utilizza l’altro per percepire il mondo; Capire bene le parole e le idee dell’altro (e chiedere conferma); Comprendere il punto di vista dell’altro, i suoi valori. Chi desidera parlare ha un unico assillo, le cose da dire. Chi desidera comunicare ha un solo imperativo: farsi comprendere

Riepilogo In questa sessione di formazione si è analizzato il processo della comunicazione insistendo sull’importanza del linguaggio non verbale che può condizionare pesantemente una buona comunicazione. Si è accennato agli stili della comunicazione e ai canali sensoriali. Essenziale è lo scopo: comunicare è comprendere e farsi comprendere. Solo l’attenzione e la pratica nella relazione può far crescere la consapevolezza di una buona comunicazione

Ulteriori informazioni Bibliografia F. Cormino “L’arte di comunicare” Edizioni Conoscenza F.Cormino “Dimmi pure … ti ascolto” Edizioni Conoscenza