La catena di assicurazione LE CARATTERISTICHE DEI MATERIALI

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La catena di assicurazione LE CARATTERISTICHE DEI MATERIALI Scuola di Alpinismo e Scialpinismo “Giorgio Graffer” La catena di assicurazione LE CARATTERISTICHE DEI MATERIALI INA INSA Mauro LOSS

LA CATENA DI ASSICURAZIONE La C. di A. è l’insieme di tutti gli elementi che concorrono alla sicurezza della cordata nel caso si verifichi una caduta. Sostanzialmente tutto ciò che utilizziamo o possiamo utilizzare durante un’ascensione sia essa su roccia, su neve o su ghiaccio. Quindi: la corda l'imbracatura i cordini, le fettucce i moschettoni gli ancoraggi artificiali (chiodi e blocchetti ad incastro gli ancoraggi naturali i freni (1/2 barcaiolo, piastrina Stick, Tubo, ect.) Scuola di Alpinismo e Scialpinismo “Giorgio Graffer” 2

OBIETTIVI DELLA CATENA DI ASS.NE I danni connessi con gli urti con la parete non sono sempre evitabili e rappresentano un evento la cui pericolosità è ridotta se la CdA è predisposta in maniera opportuna e corretta. Molto più pericolosi e gravi, per le potenziali conseguenze che implicano, sono i danni legati alla decelerazione perché il nostro corpo ha una resistenza limitata. (nel sangue avviene un aumento della pressione tale che può provocare danni ai vasi) Ridurre al minimo i danni Scuola di Alpinismo e Scialpinismo “Giorgio Graffer”

Scuola di Alpinismo e Scialpinismo “Giorgio Graffer” Studi svolti durante il II^ conflitto mondiale dall'aeronautica francese sui paracadutisti hanno individuato il valore max di decelerazione sopportabile dal corpo umano in 15g G = accelerazione di gravità valore che si può sopportare per tempi brevi e una complicazione: “l’arresto di caduta a testa in giù”, L’aeronautica francese si accorse che i paracadutisti giungevano a terra svenuti o addirittura morti. La causa fu individuata nelle dimensioni del paracadute: questo era troppo grande e provocava una decelerazione troppo elevata. Questa decelerazione elevata comportava un forte e veloce afflusso di sangue dalla periferia (arti inferiori) verso la testa e il cervello che essendo racchiuso in un involucro (la scatola cranica) non deformabile aveva conseguenze spesso letali. Scoprendo il valore massimo di decelerazione sopportabile dal corpo umano (15g) e una pericolosa complicazione: la caduta a testa in giù (in questo caso la decelerazione fa fluire il sangue verso il cervello e il nostro corpo non può sopportare più 15g ma solamente 2-3 volte l’accelerazione di gravità.) Scuola di Alpinismo e Scialpinismo “Giorgio Graffer” 4

80 kg * 15g = 1200 daN (daN ~ 1 Kg peso) COSA SUCCEDE IN ALPINISMO? La caduta di un corpo collegato ad una corda genera, in fase di arresto, una Forza di breve durata (“strappo”) che si trasmette al corpo e a tutti gli elementi della catena di assicurazione. FORZA D’ARRESTO 80 kg * 15g = 1200 daN (daN ~ 1 Kg peso) In alpinismo il nostro paracadute è la corda e questa in fase di arresto genera una Forza (strappo) trasmesso al corpo e a tutti gli elementi della CdA. Questa Forza si definisce Forza d’Arresto e il valore massimo sopportabile dal corpo umano è pari a 1200daN Questo valore si ottiene moltiplicando: 80Kg rappresenta la massa di riferimento presa dall’UIAA per la realizzazione di tutte le prove sui materiali 15g rappresenta il valore massimo di decelerazione sopportabile dal corpo umano tra l’altro per breve tempo (pochi decimi di secondo) Scuola di Alpinismo e Scialpinismo “Giorgio Graffer”

Scuola di Alpinismo e Scialpinismo “Giorgio Graffer” FUNZIONE DEI COMPONENTI LA C.D.A. hanno il compito di evitare che un corpo che cade subisca una decelerazione troppo brusca devono ridurre il più possibile il valore della FORZA D’ARRESTO Scuola di Alpinismo e Scialpinismo “Giorgio Graffer”

NON CONTRIBUISCE A RIDURRE LA DECELERAZIONE SUBITA L'IMBRACATURA NON CONTRIBUISCE A RIDURRE LA DECELERAZIONE SUBITA ripartisce la Forza d’Arresto in modo razionale e non traumatico mantiene la corretta posizione in fase di decelerazione Deve distribuire la FA verso i distretti muscolari più forti e quindi bacino, cosce e articolazione coxo-femorale. Deve mantenere la corretta postura in fase di caduta. La posizione verticale è fondamentale per evitare i pericoli legati alla caduta a testa in giù Scuola di Alpinismo e Scialpinismo “Giorgio Graffer”

NON CONTRIBUISCONO A RIDURRE LA DECELERAZIONE SUBITA CORDINI, FETTUCCE, MOSCHETTONI NON CONTRIBUISCONO A RIDURRE LA DECELERAZIONE SUBITA permettono lo scorrimento (ottimale) della corda e la vincolano alla parete Servono per un buon e corretto movimento della corda. Aiutano la progressione e la rende più fluida, fa si che l’intero tratto di corda che collega chi sale alla sosta contribuisca alla riduzione della FA Ci interessa conoscere il loro valore di rottura che viene individuato dalla semplice formula: D2 * f Dove D=diametro del cordino f=è una costante che possiamo considerare pari a 20 sono elementi statici ed è importante conoscere il loro valore di rottura Scuola di Alpinismo e Scialpinismo “Giorgio Graffer”

È L’ELEMENTO FONDAMENTALE LA CORDA È L’ELEMENTO FONDAMENTALE è progettata e realizzata per trasmettere al corpo una forza d’arresto <1200daN possiede due importanti caratteristiche: È l’elemento FONDAMENTALE grazie anche alle sue caratteristiche di deformabiltà e allungamento DEFORMABILITÀ ALLUNGAMENTO Scuola di Alpinismo e Scialpinismo “Giorgio Graffer” 9

Scuola di Alpinismo e Scialpinismo “Giorgio Graffer” DEFORMABILITÀ permette di assorbire quasi tutta l’energia cinetica prodotta dalla caduta non deve essere statica (decelerazione elevata, allungamento nullo, F.A. > 1200 daN); non deve essere nemmeno troppo deformabile (decelerazione piccola, allungamento eccessivo, F.A. molto inferiore a 1200daN); la corda, deformandosi, può assorbire quasi tutta l’energia cinetica prodotta dalla caduta trasformandola in energia di deformazione Scuola di Alpinismo e Scialpinismo “Giorgio Graffer”

Scuola di Alpinismo e Scialpinismo “Giorgio Graffer” L’ALLUNGAMENTO è l’effetto macroscopico della deformabilità della corda dovuta all’energia cinetica uno spezzone di corda di un metro con carico di 80 kg si allunga di 8 cm (una corda di 50 mt con carico di 80 kg raggiungerà i 54 mt) alla prima caduta arriva a volori di poco inferiori al 40% più è lunga la corda che lega l’alpinista alla sosta più sarà in grado di assorbire energia e di restituire una Forza d’Arresto contenuta 2 tipologie di allungamento: STATICO Determinato attaccando ad uno spezzone di corda la massa di riferimento UIAA (80kg) e dato dalla costruzione stessa delle corda e dalle sue caratteristiche principali (elasticità e allungamento) NON può essere superiore all’8% DINAMICO È quello che permette alla corda di assorbire energia in fase di arresto e restituire una Forza d’Arresto contenuta. NON può avere un valore superiore al 40% Scuola di Alpinismo e Scialpinismo “Giorgio Graffer”

Scuola di Alpinismo e Scialpinismo “Giorgio Graffer” La Forza d’Arresto risulta essere legata ALTEZZA del volo (H) LUNGHEZZA corda interessata (L) è funzione crescente del loro RAPPORTO FATTORE DI CADUTA In montagna il valore massimo che il FC può assumere è: 2 Con due importanti pericoli: le FERRATE l’eventualità che si verifichi la situazione di CORDA BLOCCATA (spuntone, lame, ecc) NOTA BENE A parità di FC lo sforzo sopportato dalla CdA rimane costante! Scuola di Alpinismo e Scialpinismo “Giorgio Graffer”

Scuola di Alpinismo e Scialpinismo “Giorgio Graffer” In montagna il valore massimo che il FC può assumere è: 2 Con due importanti eccezioni: le FERRATE l’eventualità che si verifichi la situazione di CORDA BLOCCATA (spuntone, lame, ecc) NOTA BENE A parità di FC lo sforzo sopportato dalla CdA rimane costante! il rapporto rimane costante come costante resta lo sforzo che la corda deve sopportare per assorbire l’energia Scuola di Alpinismo e Scialpinismo “Giorgio Graffer”

Scuola di Alpinismo e Scialpinismo “Giorgio Graffer” A T T E N Z I O N E ! caduta su via ferrata caduta con corda bloccata (fessura, spuntone) occhio al posizionamento delle protezioni intermedie! Lungo le vie Ferrate soprattutto quelle con tratti verticali (p.e. Monte Albano, Pisetta, ecc) il FC può arrivare a valori molto superiori a due! Anche 5 o 6. É quindi indispensabile usare il dissipatore! Una situazione simile, FC molto elevati, si può verificare con una caduta a corda bloccata a causa di uno spuntone o di una lama dietro cui la corda potrebbe incastrarsi. In questo caso, nonostante ci possa essere molta corda tra chi cade e la sosta, l’energia in gioco viene dissipata unicamente da uno spezzone di corda rendendo tutta la CdA più rigida e creando una situazione molto molto pericolosa (possibile rottura della corda) NOTA BENE Prestare molta attenzione a questa situazione cercando di leggere la morfologia della parete ed agendo di conseguenza. Piazzando in maniera opportuna le protezioni intermedie. Scuola di Alpinismo e Scialpinismo “Giorgio Graffer”

Il nostro obiettivo sarà sempre quello di ridurre il più possibile il FATTORE DI CADUTA H di caduta bassa e L di corda interessata al volo lunga poca energia cinetica e grande capacità di deformazione COME sistemando opportunamente tutta una serie di protezioni intermedie, la prima delle quali molto vicino alla sosta. Quanto deve essere vicina alla sosta la prima protezione? Difficile dare un valore preciso comunque sicuramente, compatibilmente alla morfologia della parete, entro i 3/5 metri. Meglio molte protezioni ravvicinate nel primo tratto successivo alla sosta e piuttosto allungare successivamente Scuola di Alpinismo e Scialpinismo “Giorgio Graffer”

Scuola di Alpinismo e Scialpinismo “Giorgio Graffer” FORZA D’ARRESTO: ALCUNI CASI 250 kg 2/10 sec Kg = 1192 FC = 2 Corda bloccata FC < 2 Kg = 846 Kg = 563 FC = 1 Perché la corda deve essere bloccata? Due importanti ragioni: Le prove risultano essere ripetibili con le medesime condizioni e caratteristiche La prova così effettuata è decisamente più stressante per la corda, lo sforzo risulta essere più intenso per corda e CdA. Scuola di Alpinismo e Scialpinismo “Giorgio Graffer”

Scuola di Alpinismo e Scialpinismo “Giorgio Graffer” I FRENI buona parte dell’energia in gioco andrà nel freno e non nell’allungamento (45% freno, 31% attrito su rinvio, 19% allungamento) il fattore di caduta perde significato lo scorrimento della corda nel freno attiva un meccanismo di dissipazione diverso che coinvolge in minima parte la deformabilità della corda il freno genera una forza variabile e non eccessiva che resiste allo scorrimento della corda questa forza dipende dal tipo di freno, dal tipo di corda, dalla forza della mano e soprattutto dalla tecnica di assicurazione utilizzata la scelta e l’uso del freno più adatto deve essere effettuata in relazione al tipo di terreno che si affronta e non sulla base di criteri generalizzanti Il freno rappresenta un notevole aiuto per chi sta in sosta. È un elemento di dissipazione dell’energia notevole. È un moltiplicatore di forze, ci aiuta a trattenere assorbendo energia cinetica e trasformandola in calore. Quando siamo in presenza di un freno non ha più senso parlare di FC infatti la dissipazione dell’energia avviene tramite il calore e solo in minima parte tramite l’allungamento e la deformabilità della corda. Circa il 45% dell’energia in gioco è assorbita dal freno e circa il 20% dalle capacità elastiche della corda. Il freno è un moltiplicatore di forze ma questo “k” moltiplicativo è diverso per i diversi tipi di freno. Scuola di Alpinismo e Scialpinismo “Giorgio Graffer”

Scuola di Alpinismo e Scialpinismo “Giorgio Graffer” FORZA D’ARRESTO: ALCUNI CASI 250 kg 2/10 sec Secchiello Kg 314 Kg 394 Mezzo Barcaiolo Kg 639 Kg 683 Tuber Permette una frenata più morbida a causa di un minor k frenante che comporta un maggior scorrimento della corda nel freno stesso e un maggior intervallo di frenata Mezzo Barcaiolo Frenata più decisa (maggior carico sulla sosta e sul rinvio tra il 10 e il 20% in più) ma minor scorrimento e maggior potere frenante. È l’unico ha garantire la trattenuta in caso di voli importanti o in FC=2 Scuola di Alpinismo e Scialpinismo “Giorgio Graffer”

Scuola di Alpinismo e Scialpinismo “Giorgio Graffer” FORZA D’ARRESTO: ALCUNI CASI Scuola di Alpinismo e Scialpinismo “Giorgio Graffer”

Scuola di Alpinismo e Scialpinismo “Giorgio Graffer” BIBLIOGRAFIA Carlo Zanantoni “I marchi CE ed UIAA per gli attrezzi da alpinismo”, La rivista del Club Alpino Italiano, settembre-ttobre 1997, Novembre-Dicembre 1997 p. 84-86 Carlo Zanantoni “Corde e Dodero”, La rivista del Club Alpino Italiano, Gennaio-Febbraio 2000 p. 96-100 Claudio Melchiorri,Carlo Zanantoni, Patrizio Casavola “L’apparecchio DODERO: passato, presente e futuro”, La rivista del Club Alpino Italiano, Luglio-Agosto 2001 p. 88-94 Gigi Signoretti “ Corde e luce solare: una questione…di colore” La rivista del Club Alpino Italiano, Luglio-Agosto 1999, p. 76-82 Gigi Signoretti “L’acqua che non ti aspetti” La rivista del Club Alpino Italiano, Gennaio-Febbraio 2001, p. 74-79 Claudio Melchiorri, Patrizio Casavola, Carlo Zanantoni “ Nuove attrezzature per studi sulle corde dinamiche”, La rivista del Club Alpino Italiano, Luglio-Agosto 2003 p. 76-79 Vittorio Bedogni, Giuliano Bressan, Claudio Melchiorri, Gigi Signoretti, Carlo Zanantoni “ Le tecniche di assicurazione in parete” , La rivista del Club Alpino Italiano, Gennaio-Febbraio 2001 p. 77-83 Elio Guastalli “Moschettoni con chiusura a ghiera” , La rivista del Club Alpino Italiano, Marzo-Aprile 2000 p. 79-81 Carlo Zanantoni, Claudio Melchiorri “Le imbracature a confronto: l’imbraco basso, completo e combinato”, La rivista del Club Alpino Italiano, Maggio-Giugno 1999 p. 94-98 Vittorio Bedogni “Preparati per arrampicata” , La rivista del Club Alpino Italiano, Marzo-Aprile 2000 p. 92-96 Vellis Baù “ Come mettere i moschettoni nei rinvii?” La rivista del Club Alpino Italiano, Maggio-Giugno 2001, p. 88-90 Sito Kong www.kong.it Sito Beal www.beal-planete.com Scuola di Alpinismo e Scialpinismo “Giorgio Graffer”